Alfonsoi

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VAN GOGH NELLA VILLA DEI CAPOLAVORI

Dal 25 settembre all’8 dicembre 2015
La sedia di Vincent: ritratto di una struggente (disperata) umanità.

Nasce dal prestigioso rapporto di collaborazione tra la National Gallery di Londra e la Fondazione Magnani Rocca questo evento unico che, per la prima volta in Italia, permette di ammirare nella Villa dei Capolavori, sede della Fondazione a Mamiano di Traversetolo (Parma) una delle icone della Storia dell’Arte mondiale: La sedia di Van Gogh (1888). Il celebre ed enigmatico quadro di Vincent Van Gogh viene esposto al pubblico dal 25 settembre all’8 dicembre 2015. Questa è l’unica occasione per vedere l’opera nel nostro Paese al di fuori della sua sede storica.

La sedia, autoritratto di un desiderio
Lo splendido dipinto – eseguito durante il soggiorno del pittore ad Arles, quando egli intendeva creare una comunità di artisti nella celeberrima ‘Casa gialla’ di place Lamartine – venne concepito insieme a un altro, La sedia di Gauguin (1888). È infatti proprio attraverso il rapporto con Gauguin che si comprende l’assenza/presenza della vagheggiata collaborazione tra i due artisti, fortemente idealizzata, di fatto durata solo nove settimane e che trova nel motivo della sedia l’emblema di un desiderio artistico travagliato, un autoritratto a tutti gli effetti, che racchiude un’enigmaticità che prelude ai drammatici eventi successivi, fino alla tragica morte di Van Gogh.

Si manifestano in questo modo la dichiarazione di umiltà e l’introduzione alla vita più intima del pittore già proposte nel dipinto La stanza di Vincent ad Arles (1888), con la stessa sedia inserita come una firma personale, e quelle che l’artista chiamava dècorations ad abbellire le pareti del suo rifugio privato. La ricerca di un ideale domestico ordinato che rispondesse ai desideri dell’artista, ma di fatto non certo alle sue inclinazioni, trova oggi una speciale presentazione nella Villa sede della Fondazione, il cui proprietario Luigi Magnani aveva saputo, all’opposto, con grande ordine, valorizzarne gli ambienti con opere di fine gusto estetico e grande rilievo artistico.

Un’icona della Storia dell’arte mondiale, nella Villa dei Capolavori
Oggi, l’umile sedia di Van Gogh – con la pipa dell’artista in primo piano e la cassetta delle cipolle dove campeggia la celeberrima firma Vincent – viene offerta eccezionalmente allo spettatore in un nuovo allestimento nella sala più sontuosa della Villa, tra i preziosi arredi in stile Impero, in dialogo inedito con le opere della collezione permanente, che vanta nomi di artisti tra i più famosi al mondo. Originale celebrazione della creatività di un pittore diventato mito, che aveva compreso, precorrendo i tempi, il nuovo senso che avrebbe di lì a poco intrapreso la storia dell’arte.

Un’eccezionale operazione culturale frutto della collaborazione tra la Fondazione Magnani Rocca e la National Gallery di Londra.

“È un grande onore essere riusciti a portare in Italia per la prima volta un capolavoro talmente intenso che talvolta persino commuove coloro che hanno la fortuna di poterlo ammirare dal vero. Vorrei che il pubblico si ponesse davanti a questo quadro non soltanto come a un’icona assoluta dell’Arte, ma anche come a uno struggente testamento dell’artista, traccia eterna della sua disperata passione per la vita e per la pittura”” .
Stefano Roffi, curatore artistico della Fondazione

Dal 25 settembre all’8 dicembre 2015.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Clicca per sapere come arrivare alla Villa dei Capolavori.

ORARI
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Aperto anche tutti i festivi. Ingresso: € 9,00 valido anche per la mostra Giacomo Balla Astrattista Futurista e le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita a Van Gogh e Balla con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).

Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.

PARTNER
National Gallery di Londra

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GIACOMO BALLA ASTRATTISTA FUTURISTA

12 settembre – 8 dicembre 2015
Balla coloratissimo nella Villa dei Capolavori.

La mostra GIACOMO BALLA Astrattista Futurista allestita alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano di Traversetolo, presso Parma, dal 12 settembre all’8 dicembre 2015, a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi, intende presentare il percorso artistico di Balla (Torino 1871 – Roma 1958) attraverso l’analisi del manifesto Ricostruzione Futurista dell’Universo, uno dei testi teorici più rivoluzionari dell’arte del Novecento, nel centenario della sua pubblicazione, sottoscritto ‘Astrattista Futurista’ dallo stesso Balla e da Fortunato Depero.

La mostra è articolata per temi, ripercorrendo i capisaldi del Manifesto del 1915:
ASTRATTO – la luce nei pastelli di inizio 900 realizzati a Villa Borghese – in particolare Fontana (che piange) della Banca d’Italia, mai esposto in precedenza – e negli studi dell’iride del 1912, per concludersi con l’affascinante Finestra di Düsseldorf, l’ultimo documento pittorico del tormentato trapasso tra pittura oggettiva e astrattismo, ritrovato da Luce ed Elica Balla nel 1968.
DINAMICO – la velocità nel volo delle rondini, nell’automobile che corre, nella velocità astratta.
TRASPARENTISSIMO – i cicli delle Stagioni e delle Trasformazioni Forme e Spirito.
COLORATISSIMO E LUMINOSISSIMO – il paesaggio artificiale con Linee forze di paesaggio + sera del 1917-18, mai visto in una mostra prima d’ora, Feu d’artifice e i Fiori in 3D.
AUTONOMO – autoritratti come ecce homo dell’artista.
TRASFORMABILE – il vestito e il mobile futurista dalla caleidoscopica Casa Balla.
DRAMMATICO – l’interventismo in guerra, con Dimostrazione interventista del 1915 recentemente riscoperto sul retro del dipinto Verginità del 1926.
VOLATILE – la figura femminile: dal primo pastello con Elisa che cuce (1898) al Dubbio (1907-1908), dai ritratti femminili degli anni venti al celebre Noi 4 allo specchio (1945).
SCOPPIANTE – la linea della velocità nelle sculture: dal rossissimo Pugno di Boccioni al Complesso plastico (studi e progetti da Casa Balla). Le opere provengono da prestigiose collezioni private e dai principali musei italiani che custodiscono opere di Balla, fra i quali la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, gli Uffizi di Firenze, il Museo del Novecento di Milano, la Galleria d’arte Moderna di Torino. Chiude l’esposizione un apparato di documenti originali (fotografie d’epoca, cataloghi, manifesti) dell’Archivio Gigli di Roma.

Questi gli intenti dichiarati all’inizio del Manifesto:1

“… Il futurismo pittorico si è svolto quale superamento e solidificazione dell’impressionismo, dinamismo plastico e plasmazione dell’atmosfera, compenetrazione di piani e stati d’animo … Noi futuristi, Balla e Depero, vogliamo realizzare questa fusione totale per ricostruire l’universo rallegrandolo, cioè ricreandolo integralmente. Daremo scheletro e carne all’invisibile, all’impalpabile, all’imponderabile, all’impercettibile. Troveremo degli equivalenti astratti di tutte le forme e di tutti gli elementi dell’universo, poi li combineremo insieme, secondo i capricci della nostra ispirazione … Il parolibero Marinetti ci disse con entusiasmo: «L’arte, prima di noi, fu ricordo, rievocazione angosciosa di un Oggetto perduto (felicità, amore, paesaggio) perciò nostalgia, statica, dolore, lontananza. Col Futurismo invece, l’arte diventa arte-azione, cioè volontà, ottimismo, aggressione, possesso, penetrazione, gioia, realtà brutale nell’arte, splendore geometrico delle forze, proiezione in avanti. Dunque l’arte diventa Presenza, nuovo Oggetto, nuova realtà creata cogli elementi astratti dell’universo. Le mani dell’artista passatista soffrivano per l’Oggetto perduto; le nostre mani spasimavano per un nuovo Oggetto da creare» … Le invenzioni contenute in questo manifesto sono creazioni assolute, integralmente generate dal Futurismo italiano. Nessun artista di Francia, di Russia, d’Inghilterra o di Germania intuì prima di noi qualche cosa di simile o di analogo. Soltanto il genio italiano, cioè il genio più costruttore e più architetto, poteva intuire il complesso plastico astratto. Con questo, il Futurismo ha determinato il suo Stile, che dominerà inevitabilmente su molti secoli di sensibilità.”

Nel 1917 Balla sperimenta una serie di scomposizioni della natura in chiave puramente teosofica (Trasformazioni Forme e Spirito). Nel 1918, alla galleria di Anton Giulio Bragaglia, espone, tra le altre opere dedicate all’intervento in guerra, il Complesso plastico pubblicato nel manifesto del 1915 accanto a sedici dipinti dedicati alle “forze di paesaggio” unite a diverse sensazioni.

Accanto a queste ricerche, lo studio della natura trionfa nei motivi delle Stagioni: dalla fluidità, morbidezza o espansione della primavera, alle punte d’estate al drammatico dissolvimento autunnale; sono lavori sperimentali volti a quella particolare ricerca astratta del tutto europea ma al tempo stesso lontana e nuova rispetto alle contemporanee ricerche astratte dei pittori in voga in questi anni sicuramente conosciuti da Balla (come Kandinskij e Arp, Léger e Larionov, Mondrian e Gončarova).
Periodo, dunque, questo di Balla del tutto internazionale che viene a chiudersi col viaggio a Parigi nel 1925 per la “Exposition des Arts Decoratifs et Industriels Modernes”, particolarmente importante perché segna l’inizio dello stile Art Déco.

Il Manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo
L’11 marzo del 1915, insieme a Fortunato Depero, Balla firma il manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo che rappresenta una delle tappe più significative nell’evoluzione dell’estetica futurista. Con questo manifesto trova una completa maturazione la volontà del Futurismo di ridefinire ogni campo artistico secondo le sue teorie e di rifondare le forme stesse del mondo esterno fino a coinvolgere anche gli oggetti e gli ambienti della vita quotidiana. Questo principio artistico non costituisce una novità storica, infatti è già principio fondamentale della poetica dello Jugendstil, ma mentre in quel caso si fa riferimento a un’idea d’arte come valore assoluto, ora le finalità sono del tutto diverse: per il Futurismo l’arte non è più fine a se stessa e non ha come obiettivo la pura esperienza estetica ma diviene uno strumento per affermare una diversa concezione della vita e un suo rinnovamento, nel quale predomina un intento di trasformazione culturale verso l’idea che il Futurismo ha della modernità. La più importante innovazione proclamata dal manifesto della Ricostruzione Futurista dell’Universo è la proposta di estendere l’estetica futurista a tutti gli aspetti della vita quotidiana. I campi della ricerca sembrano illimitati: arredo, oggettistica, scenografia, moda, editoria, grafica pubblicitaria: nulla sembra essere estraneo alla sensibilità dei due artisti. I futuristi imposero il loro segno distintivo fin dalle prime celebri “serate”, durante le quali gli artisti–autori-declamatori indossavano abiti da loro stessi disegnati e maschere che suggerivano la robotizzazione e meccanizzazione dell’uomo.

ORARI
Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 7 dicembre. Aperto anche tutti i festivi. Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti – € 5,00 per le scuole.

Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).

Ristorante e Caffetteria nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Elena Gigli e Stefano Roffi. Catalogo con saggi dei curatori, di Giovanni Lista e di Antonio Carnevale.

PARTNERS
La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.


Media partners: Gazzetta di Parma, Kreativehouse.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon Artscope Fine Art Insurance Brokers, Butterfly Transport, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels, TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

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Adrián Villar Rojas: Rinascimento

Fondazione Sandretto Re Rebaudengo presents Rinascimento, the first Italian solo exhibition of works by Adrián Villar Rojas.

Born in Argentina in 1980, the artist has received international acclaim through a language that has a strong impact, and explores the narrative potential of contemporary sculpture. Many of his works have a monumental scale, and include multiple references – to art history as well as pop culture, ranging from literature to films, from music to comics to sci-fi, and often take the form of installations that have the power to completely change the spaces they inhabit, giving shape to scenes and worlds to explore almost as if they were ‘films made of sculptures’ . Just like film stills, the works of Villar Rojas are objects filled with time, devices that narrate time through images, from prehistoric finds to the most futuristic, or post-apocalyptic, landscapes, recording it in the physical substance of matter, in a constant process of evolution and decay. Typically, he produces large installations made from a mixture of raw clay and concrete, which looks fissured, cracked, as if its substance already were in a state of advanced corruption, as if time were turning these objects into ruins in front of our eyes. This frailty is not only apparent, but decisive for the fate of works which, very often, do not survive the exhibiting event, being conceived as transient creations. This entropic quality of the work also manifests itself in the use of organic matter which, by melting with inorganic substance, be it natural or artificial, generates disturbing hybrids, unstable artifacts constantly subject to mutation. Animals, plants, minerals, fossils, and the remains of the world of objects produced by humans, are pieced together into a dystopian-looking universe that contains the whole memory of the world. From macro to micro, this memory also includes a more individual, biographical dimension, having to do with the nomadic character of Villar Rojas’s work, who develops his projects in close connection with the places and contexts in which he exhibits. Each intervention therefore bears the traces of the one that came before it, or takes it as a starting point, sometimes building on research or suggestions that the artist came to as a result of his relationship with the place. He always works side to side with his team of collaborators, who follow him in all the international projects he is invited to. This nomadic studio, or better theatre company, to use the artist’s favorite metaphor, includes artists, craftsmen and technicians who, under the direction of Villar Rojas, collaborate for several weeks or months previous to the exhibition, creating the works and projects on the spot. Beginning in September, Villar Rojas’s studio will move to Turin, to create Rinascimento, a new big production especially conceived by the artist for the spaces of Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. The exhibition is curated by Irene Calderoni, curator of Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.

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LagosPhoto Festival 2015: Designing Futures

“Making a plan is designing your future, crossing your fingers, praying… a pony tail, a choreography, the shape of countries like Mali.”

Cristina De Middel, LagosPhoto Curator

LagosPhoto is the first and only international arts festival of photography in Nigeria. The theme of this sixth edition is Designing Futures. The Festival opens on 24 October and will last until 27 November. LagosPhoto presents photography as it is embodied in the exploration of historical and contemporary issues, the promotion of social programmes, and the reclaiming of public spaces. LagosPhoto 2015 will feature thirty-five photographers spanning eighteen countries.

LagosPhoto Festival Designing Futures positions the relationships between African design, the design of Africa and our understanding of how we may design Africa, as the platform to discuss our past, present and future intentions. With history, circumstance and fantasy as significant pointers of the lens-based projects exhibited, Designing Futures highlights crucial aspects of ‘making’ that come into play in African signs and design dialogues.

The making of image, identity, desire, ecology, and even culture are explored through advertising, textiles, portraiture, factual and conceptual photography; these offer tangible and esoteric backdrops to how we process, navigate and inhabit the realms of a future Africa.

LagosPhoto aims to provide a platform for the development and education of contemporary photography in Africa by establishing mentorships and cross-cultural collaborations with local and international artists. In a month long programme, events include exhibitions, workshops, artist presentations, discussions, screenings, and large scale outdoor installations in congested public spaces in Lagos.

LagosPhoto opens to the public on October 24th, 2015 at Eko Hotel & Suites, Victoria Island, Lagos. Satellite exhibition venues in arts and cultural spaces throughout the city extend to Omenka Gallery, Africans Artists’ Foundation, Stranger Lagos, Goethe-Institut, Nimbus Gallery, Alara Concept Store, A White Space Gallery, Yaba Tech, Quintessence. Outdoor exhibitions in public spaces in Lagos include Muri Okunola Park, Falomo Roundabout (Ikoyi), Awojobi Park (Onike), and Freedom Park.

Teresa Sartore

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Ai Weiwei at The Royal Academy of Arts

The Royal Academy of Arts
19 Sep 2015 — 13 Dec 2015

The Royal Academy of Arts presents a landmark exhibition of the Honorary Royal Academician, Ai Weiwei. Although Ai is one of China’s leading contemporary artists, his work has not been seen extensively in Britain and the Royal Academy presents the first major institutional survey of his artistic output.

The exhibition includes significant works from 1993 onwards, the date that marks Ai Weiwei‘s return to China following more than a decade living in New York. Ai Weiwei has created new, sitespecific installations and interventions throughout the Royal Academy’s spaces. On his return to China in 1993, Ai began to work in a direction that was both embedded in Chinese culture and reflected the exposure he had had to Western art during his twelve year sojourn in the US. Citing Duchamp as ‘the most, if not the only, influential figure’ in his art practice, Ai continues to engage with creative tensions between complex art histories, conceiving works with multiple readings in the process. To this end he employs traditional materials and interventions with historic objects throughout his work from Neolithic vases (5000-3000 BCE) to Qing dynasty (1644-1911) architectural components and furniture. By creating new objects from old, Ai challenges conventions of value and authenticity in modern-day China.

These artworks include Table and Pillar, 2002, from his Furniture series, and Coloured Vases, 2015. Ai works in a variety of different contexts, scales and media. He transforms materials to convey his ideas, whether in wood, porcelain, marble or jade, testing the skills of the craftsmen working to his brief in the process. Some pieces take months to create and pass through lengthy periods of experimentation, pushing the boundaries of the formal qualities of a material. Sculptures such as Surveillance Camera, 2010 and Video Camera, 2010, both masterpieces in craftsmanship, monumentalise the technology used to monitor, simultaneously rendering it useless and absurd. A new artwork, Remains, 2015, is also included in the exhibition. Fabricated in porcelain, the work replicates in meticulous detail a group of bones that were recently excavated at a site of a labour camp that operated under Chairman Mao in the 1950s.

One of the key installations within the exhibition is Straight, 2008-12, part of the body of work related to the Sichuan earthquake of 2008. Fabricated from ninety tonnes of bent and twisted rebar (the steel rods used in the construction of reinforced concrete buildings), collected by the artist and straightened by hand, it is a sober monument to the victims of the earthquake. The subject of destruction, whether by demolition or as a consequence of natural disasters is one of a number of recurring themes and motifs that Ai returns to within his body of work.

Ai has created site specific sculptural installations for the Royal Academy’s spaces, including his monumental Tree displayed in the Annenberg Courtyard, consisting of eight individual trees, each measuring around seven metres tall. It is the largest installation of this work to date and to enable the work to be displayed, the Royal Academy launched a Kickstarter crowdfunding campaign, where £123,577 was raised; the largest amount ever raised for a European art project on Kickstarter. Ai has also created a new work for the Wohl Central Hall, featuring a chandelier made of Forever bicycles, a recurring subject in his work. Ai first began working with chandeliers in 2002 and this is the first time Ai has combined the two ideas, creating a chandelier from bicycles.

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Abdulnasser Gharem and The Gharem Studio

I met Abdulnasser Gharem three years ago when working at Edge of Arabia, the nonprofit cultural initiative he co-founded with Stephen Stapleton and Ahmed Mater.

This year we sat down during Frieze to discuss his latest exhibition, Ricochet and his latest adventure: the Riyadh based Gharem Studio.

His brother Ajlan Gharem, artist and co-founder of the studio, also joined us to discuss his work Paradise Has Many Gates.

Elena Scarpa: The first thing I wanted to ask you is what is the message behind Ricochet, your latest show.

Abdulnasser Gharem: I think the most important thing about this show is actually the timing. With what’s going on right now is the Arab World, with these politics and propaganda that want to stop the public’s voice. I think that we’re trying to give a chance to the young artists to show their ideas. This generation wants to share their thoughts, they want to engage with other people and they want to get feedback without any middle man. The reason why I founded Gharem Studio in Riyadh is because the city is conservative and there’s no chance to practice your art, to raise your voice. The studio became a place where the kids come to share their ideas and talk together freely. After two years of living together in the studio we realized we had something to show to the people so we came up with this exhibition in London, I think it’s the right time and also I really like the space at the Asia House.

ES: Was it difficult to find the actual space to open the studio in Riyadh?

ANG: It took me one year to find it. I was afraid of the neighborhood’s reaction to be honest, it’s a little bit hard, I thought they might kick us out. But finally we found a place that was a little bit away from the city centre. The reaction was ok.

ES: Do you go to the studio everyday? Is this your full time life now?

ANG: Myself and the artists are there everyday living there: we work, we share ideas and we meet new people. We have a lot of visitors especially from Europe. The Studio is not open to the public yet, but they can get in touch with us and we can arrange to meet them there. As for artists that want to come and work with us, we have to make sure that they’re talented and that they are passionate about their work. It’s a place to produce the artworks, not to show them. We help them with the production by giving them the space and the equipment.

ES: Do you think you’ll be able to do a Gharem Studio show in Saudi at one point?

ANG: At the show’s opening yesterday at Asia House you could see that Njoud Alanbari (Ed. Note. one of the artists of the Gharem Studio), came with her parents. If we get the support from the parents and from the people that share our ideas I’m sure we will be able to do it. We have different reaction now, people are happy about what we are doing. Since we started together to work with Edge of Arabia a lot of time has passed and the work has affected people, they support us now. The mentality changed, people understand that art is important, it can bring a message not only for them but also for their kids. There is some art eduction in Saudi Arabia but it’s not enough.

ES: Going back to Ricochet, could you tell me a bit more about the big stamp painting that is part of the show?

ANG: The painting itself is called Ricochet and with it I am trying to represent what is going on in the Middle East, there are a lot of wars in Iraq, Syria, Yemen. That painting comes from what I am seeing everyday, the fact that politics try to divide the society everyday between Shia and Sunni, as an artist I am looking at this from an humanitarian perspective. I’m trying to protect the heritage and the culture, put the people together. I’m trying to say that if you shoot someone it might get back to you. I’m encouraging people to see things from another perspective, don’t just listen and follow. You have to come up with your own idea, your own conclusion about what you hear. Especially for the young people who maybe don’t have the chance to travel a lot, it’s really important for them to make their own idea, they can’t just follow what they hear.

ES: Your brother Ajlan is the co-founder of Gharem Studio, that your family is involved in this project.

ANG: Ajlan is also the middle man between me and all these young people, he understands them much better and, as you know, he has been working with us since the beginning so he knows everything and he has real experience. He is also one of the artists in this Ricochet show.

ES: The last thing I wanted to ask you about is the use of Social Media. Both your and the Studio’s accounts on Instagram are really active.

ANG: People follow us from all over the world but it’s more active and effective in Saudi Arabia. Social Media are the only way to communicate with people, if you want to see their work you go on their Instagram. If you want to know them you get in touch with them through these media. People see your works, you start chatting with them. There are not a lot of social activities like openings, exhibitions where you can meet people so that is most of the time the only way to meet people. Our contacts all start online from Social Media and then the artists send us portfolios, we don’t have standard procedures to get to know people, we are not a commercial gallery so people can just get in touch with us to show their works.

ES: Ajlan, could you tell me how your work was produced?

AJLAN GHAREM: First of all I designed the cage and then we went to the desert in Saudi to build it. I used the same steel that is now being used by some European countries to build fences to stop the refugees coming in. What I built is not a proper cage. Sometimes I don’t know if I should say that I built a cage that looks like a Mosque or a Mosque that looks like a cage. I had to do it quickly because I had to take it down as soon as we were done with filming the video. We did it in the desert in the middle of nowhere. Filming the video took me a full day, but all together the build up, the shooting and the deinstall took me two weeks. The message behind this work is something that everyone I know feels, that’s why when they saw it they didn’t reject the idea, they all said that they feel what I am trying to express. The old generation has beliefs more than knowledge but this generation has more knowledge than beliefs. The old generation is ok with everything, they believe in what they were taught and they’re fine with it but this generation is trying to balance the knowledge and the beliefs so they’re trying to find something reasonable to believe in. As you saw in the video there are kids. How are they going to be? They’re going to be better than us with more knowledge.

ES: Who else is performing in the video?

AG: There are actors, artists and some of my friends. There were some real actors, they did a real performance, I needed people that knew how to act. Then there was my brother Abdulnasser and also Shaweesh. The whole Gharem Studio worked on the making of this video and this is what the Studio is about: being together, sharing ideas and everyone contributing in each other’s works. They all contributed in my work with their own thoughts. We’re a community and we all share idea, this is the main aim of the Gharem Studio, we live together, we travel together.

Elena Scarpa

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Music is different: an interview with Frances Stark

During my stay in Stockholm for the Absolut Art Award 2015, I had the chance to interview the winner for the “Art Work” section Frances Stark.


Mara Sartore: When I interview artists I am always very curious about the beginning of their careers, how did you start being an artist? Where you born an artist or did something happen in your life, how did you start practicing and creating?

Frances Stark: When I was fourteen I got into Punk Rock, and that was in 1981, Punk Rock was a fresh, vibrant, “do-it-yourself” scene. I was also getting very into reading and my father turned me on to the writer Henry Miller and I got really immersed into his way of seeing that was my first vision of what an artist was: not someone who shows in an art gallery or makes a bunch of money or is famous or anything like that, but someone who just looks, or in his case looks at America and what makes it tick and critiquing it and living life…anyway he was a model for me and what an artist was. After I was really inspired by him I became a letter writer and it wasn’t until when I was years into college studying the humanities and intellectual history that I started taking art classes and learning about contemporary art. My interest in philosophy and writing and reading and the visual sub-cultures that I was invested in very nicely all merged together in this other area, in this other field called art.
My letter writing as a teenager was the beginning of my artist’s voice and then once I had already been exposed to contemporary art and I was attracted to the L.A. art scene, I saw a talk by Mike Kelly in San Francisco, so I went to graduate school to study with Mike Kelley and Stephen Prina. That was the draw for me.

That was the start of making work, but I started writing long letters when I was just a teenager. I would make special envelopes for the letters. I would sit with my friends and do drawings, listen to music, even make our own music and write letters about it all. I was really immersed in all kind of things as a young person but the idea of me becoming a visual artist with a unique style was never a thing.

MS: What about your first show, do you remember it?

FS: The first show I did was with my grandmothers polaroids which I had been re-photographing and it was called “Me Edith” , I even have those words in her handwriting tattooed on my arm. I was learning about post-modernism and being exposed to the pictures’ generation. I went to visit my grandmother once and she gave me a giant baggie full of her polaroids — and she’s had a Polaroid camera since when Polaroids had bellows —she was a consumer of that technology from the start. The picture that inspired this tattoo was a Polaroid she had taken as a way of “reviving” an old sepia toned print of her younger self in a bathing suit. In this very charming image, dating to probably 1916, she was young and not as big as we were used to seeing her. She propped the sepia toned print up on her kitchen table which had a vinyl table cloth and she snapped a polaroid of the original and then wrote Me Edith on the back like she was somehow anticipating that the viewer wouldn’t recognize her. I was very struck by this.

MS: Did you see this gesture as an artistic one?

FS: Exactly, so I made this art show using all her Polaroids to explore that. She would take photographs of the TV for example, it was some kind of primitive VCR to record momentous televised events, or a way to possess a photograph of a celebrity from this special distance. The pictures offered an incredible glimpse into her world. She would take a picture of flowers on Monday and write the date and then take one of the flowers on Tuesday and do the same. It was a remarkable view into her domestic experience.

MS: Was it a group show or a solo show?

FS: It was a solo show, I got the whole place which had black walls and it was all for me: I made my little invitation on Page Maker, or whatever the technology was at the time. This would be 1990 and it was in San Francisco in a warehouse South of Market.

MS: The other thing I am very curious about is the relationship between your teaching career and your artist career.
FS: Artist teachers have a history of being a big deal in L.A. All my art school experiences came out of very dominant models of L.A. figures like John Baldessari, Michael Asher and then I studied with Mike Kelly, Stephen Prina, Liz Larner, Lita Albaquerque …L.A. was about really interesting artists who were teachers. As a young person I kind of worshipped teachers, I loved my English teacher and I thought teachers were great so when I was sixteen or seventeen I guess I just assumed that is what I would eventually do. I taught at many schools once I earned my MFA and had a great experience as a visiting artist at USC and I felt really supported by the faculty. It was very vital and it was growing and so I applied for a tenure track position — and got it— which is quite prestigious in the states. Having an opportunity to be plugged into that particular community of high quality colleagues and students really fueled me.The nine years I spent at USC were hugely influential in my practice.
MS: Your art is deeply connected with music and embraces very different genres: from Rap to Punk Rock and Classical like Mozart’s Magic Flute. So I’d like to know more about how you’re going to work on this opera and also about what happened with Dj Quik who was meant to work with you but eventually declined your request.

FS: The general interest in music is reflected in my practice over the years; one phrase that pops up occasionally is “Music is different”. When you look the role that musical instruments played in those early cubist collages, there seems to be a kind of envy of music’s dimensionality. It’s a durational medium that is invisible but actually touches you inside, how does that happen? I think visual artists envy that power. Contemporary art’s system of meaning making and meaning distribution just can’t reach that kind of exalted union between the author and the audience. But also, based on my background, I was very contrary towards Pop music with my attitude, because I liked difficult things or certain sounds that were harder, weirder or experimental and through Punk I was introduced to all kinds of music. When I was fourteen and the punk rock thing to do was go see Clockwork Orange and you’d suddenly discover the extreme Rossini and Beethoven selection in that soundtrack and also Wendy Carlos, so understanding even just from Clockwork Orange as a fourteen year old that you can have different genres next to each other…I got my musical education from my interest in subcultures and a lot of those people for example X- Ray Specs, the Punk band. there was a fifteen year old girl writing critical lyrics about commercial culture and observations of society; I associated quite heavily. These were my models….Poly Styrene, Siouxsie Sioux and Exene Cervenka — then I got into the Velvet Undergound. Music opened up this whole world of poetry and criticality and expressiveness and historical allusions. I learned history through music and you also learn about ugly history through music. Music was my education and so today, in the current cultural landscape of America, where suddenly with the nation’s first African-American president we see a reigniting of incredibly sinister racist forces and at a time when there isn’t any new Rock on the radio, mainstream hip hop is far from ‘conscious’ and not very musical. I have a kid and we listen to the radio in the car when we drive in L.A. and that’s part of growing up, having a child exposes you to what pop culture is trying to shove down everybody’s throat. When you have a kid Pop culture and mainstream culture is very very real, very very in your face and you can’t escape it. You can’t escape into the avant-garde, you have to be witnessing whatever mainstream is. DJ Quik stood out on the radio, he’s a brilliant producer, wickedly smart rapper and extremely musical. I read an interview with DJ Quik and he was saying that people aren’t listening closely anymore. He said that he thought that people aren’t into art for art’s sake and that he wanted to move to a field outside of Hip Hop where he could be relevant. When I read that I realized that I had the same feeling, and to hear someone say that made me think that we should find out where that other place could be.

MS: Could you explain what is in your vision a “Pedagogical Opera” and how it will become an art show? And Do you already have an idea of where you will present it for the first time?

FS: I can’t say at this stage what precisely it will look like or where it will debut. In my proposal I state that the final manifestation of the work will be a discreet digital work that can be easily distributed, not unlike My Best Thing. It will be a loose adaptation of Mozart’s Magic Flute. Put very simply, it could be a musical drama that will celebrate the joyous experience of making sense of difficult things.

Mara Sartore

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Daniel Buren: Axer / Désaxer. lavoro in situ

Daniel Buren: Axer / Désaxer. lavoro in situ
10 Oct 2015 — 07 Apr 2016

Two projects have been specially commissioned by the Madre museum in 2015 from the French artist Daniel Buren (Boulogne-Villancourt, 1938) to celebrate the relationship between the museum and its community, on the occasion of the first ten years of the Madre’s activity: Come un gioco da bambini. Lavoro in situ, 2014-2015, Madre, Napoli – #1 and Axer / Désaxer. Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2.

One of the most important contemporary artists, Buren is the author of a work in which the visual value is always associated with the theoretical, and whose emblematic element could be summed up in his comprehension and use of the notion of in situ: an expression that the artist himself indicates as the stringent interplay between his works and the exhibition and urban venues where they are created. The two projects in situ were made at different times, focusing on the area of the entrance and the Re_PUBBLICA Madre gallery, both places of immediate encounter between the museum and its public.

Axer / Désaxer. Lavoro in situ, 2015, Madre, Napoli – #2 consists of an intervention of architectural dimensions, conceived by the artist especially for the Madre’s atrium. Set obliquely facing the street in front, the museum building is made to “rotate” by the artist’s intervention so as to replace it on the axis towards Via Settembrini before it. Through black and white stripes 8.7 cm thick (one of the recurrent features of the artist’s in situ works) the floor of the entrance suggests an unusual escape route and a potential perspective axis rectilinear to the road axis, so that the museum emerges from itself to embrace the city around it, while a structure-pavilion, consisting of colored surfaces and mirrors, reverberates and enhances this new isometric imagery. In this way, the artist acts on the viewer’s standpoint, creating an area of perceptual and cognitive mobility, of vision, mediation, mutual attraction and communion, in which interior and exterior, museum and community penetrate into each other and merge. Each visitor is thus welcomed and invited, literally at a glance, to be part of the work, to actively participate in the relation it celebrates between the institutional sphere and public dynamics.

 

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Juan Muñoz: Double Bind & Around

HangarBicocca presents Double Bind & Around, the first solo exhibition in Italy dedicated to Juan Muñoz, curated by Vicente Todolí. The artist, who died in 2001, was one of the leading exponents of European sculpture of the last two decades of the 20th century. On the occasion of the exhibition, HangarBicocca is showing his most important work, Double Bind, which was made in 2001 for the Turbine Hall at Tate Modern in London and never exhibited to the public afterwards. The exhibition also includes some of his most significant works, including The Wasteland and Many Times, making this an important opportunity to grasp the work of a great artist who reinterpreted the tradition of classic sculpture on the basis of 20th century avant-gardes. Mainly known for his sculptures in papier maché, resin and bronze, Juan Muñoz often took an interest in writing and in sound art, creating audio pieces and compositions for the radio.

The art of Juan Muñoz (1953-2001) reintroduces human figure at the center of architectonical and sculptural space. Puppets, acrobats, ventriloquists, dwarfs and ballerinas are but some of the characters that inhabit his works, alongside anonymous orient-looking figures, whose presence recalls ambiguous and contradictive scenarios. Many museums have dedicated great retrospective exhibitions of his works. These include the Hirshhorn Museum & Sculpture Garden, Washington DC (2001), the Museum of Contemporary Art, Los Angeles (2002), The Art Institute of Chicago (2002), the Contemporary Arts Museum, Houston (2003), the Musée de Grenoble, Grenoble (2007), Tate Modern, London (2008) and the Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid (2009).

Special Events:

Apr 8, 7pm | Opening

  • Artists:
    Juan Muñoz
  •  
  • Open:
    Thursday, 09 April 2015
  • Close:
    Sunday, 23 August 2015
  • Address:
    Fondazione HangarBicocca, Via Chiese 2, 20126 Milano
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
    "> Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +39 02 66 11 15 73
  • Web:
    HangarBicocca
  • Opening hour:
    Wed | 12noon - 4pm; Thu - Sun | 11am - 11pm
  • Closing day:
    Mon - Tue
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    Juan Muñoz. Photo © Attilio Maranzano. Courtesy The Estate of Juan Muñoz, Madrid
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SuperDesign Show 2015

On show at Superstudio Più on 10.000 sq.mt of exhibiting spaces, the most interesting Italian and International production, but also life-style projects and proposals that make design their starting point, to speculate the present and the future of our houses, of work and knowledge places, in the urban habitat, in our lives.

A brand-new, big, strong logo, designed by the art-director and artist Flavio Lucchini, to tell Superstudio's new era. SuperDesign Show, to sum up how design has by now gone beyond itself, together with rules, prejudices, categories, hierarchies, limits, boundaries and even physical laws, daring sometimes the impossible.
The lesson by the great post-modern masters, such as Ettore Sottsass and Alessandro Mendini, that since the 70's propelled fantasy has become the core of contemporary design, merging tradition with eclecticism, experimentation with quality.

After opening in 2001 with Design Connection the doors to the Fuori Salone events, after having totally revolutioned the exhibiting concept with the sophisticated formula Temporary Museum for New Design in 2009, for 2015, the year of Expo, Superstudio provides new answers to the market's trends, to the change of design world, to the extension of horizons, to the 2.0 creative talents crowd, with the new name and new format.

A large container that approaches with renewed planning skill the current entities. On one hand, it preserves the fascination of the Temporary Museum entrusting some International brands with the job to explore the latest frontiers of creativity and translating them into emotional paths that enchant and surprise the visitor like a sensorial show. On the other hand, it opens up more and more to research, to scouting, to selection of creative forces that experiment innovative solutions to improve our life. And it also proposes theme exhibitions providing an overview on still undervalued or partly unexplored complementary worlds such as furniture textile or spaces for kids.

Art, as always, interlaces with Design at Superstudio: this year it is a selection of unique art-design pieces for our houses and of installations that may be "used" by getting in or sitting on them.

More info at www.superstudiogroup.com

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  • Open:
    Saturday, 18 April 2015
  • Close:
    Sunday, 19 April 2015
  • Address:
    Via Tortona 27, Milano
  • Phone:
    +39 02 422 501
  • Web:
    Superstudio
  • Opening hour:
    Apr 13, 3pm – 8pm, Press Preview | Apr 14 – 17, 10am – 9pm, Professionals only | Apr 18, 10am – 9pm; Apr 19, 10am – 6pm > open to the public
  • Admission:
    By invitation or upon registration on www.superstudioevents.com
  • Photo credits:
    Courtesy of Superstudio, Milan
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MOROSO CONCEPT FOR CONTEMPORARY ART

Quarta edizione del MOROSO CONCEPT PER L’ARTE CONTEMPORANEA.

Moroso ha annunciato i nomi dei 12 finalisti e dei 5 giurati protagonisti dell’edizione 2015 del Moroso Concept per l’arte contemporanea, che sarà ospitato nell'esedra di levante di Villa Manin dal 29 marzo al 24 Maggio.

Nato come Premio Moroso nel 2010 da un’idea di Andrea Bruciati e con il supporto di Patrizia Moroso, il premio si evolve in Moroso Concept dall’edizione 2015. Ancora una volta Moroso desidera indagare le affinità e i codici che avvicinano il design, l’architettura e l’arte, in quanto azienda storicamente votata alla ricerca e alla sperimentazione. L’iniziativa, infatti, conferma il suo intento di documentare, valorizzare e sostenere gli artisti under 45 che operano in Italia costituendosi quale cantiere concreto di produzione e promozione delle istanze legate alla stretta contemporaneità.

La passione di Moroso per l’arte contemporanea è divenuta ormai una vera e propria caratteristica dell’azienda, grazie a ricerca e sperimentazione continue nella creazione di nuovi prodotti, all’abilità del marchio nel realizzare progetti ‘custom made’ e, non ultimo, all’attenzione di Patrizia Moroso verso le discipline artistiche. Da anni infatti il brand collabora con le più prestigiose istituzioni culturali al mondo - come il MoMA a New York, il Palais de Tokyo e il Grand Palais a Parigi, la Biennale Internazionale d’Arti Visive di Venezia - e con artisti internazionali tra cui ricordiamo gli ultimi progetti con Marina Abramovic (Art Miami Basel 2014) e Paola Pivi (Manifesta 2014).

La rosa iniziale degli artisti in concorso per l’edizione 2015 del Moroso Concept è stata individuata da dodici fra le più riconosciute gallerie d’arte italiane a livello internazionale, si tratta di: Continua, San Gimignano (Siena), Les Moulins Boissy-le-Châtel (Seine- et-Marne) e Pechino, Fluxia, Milano, Frutta, Roma, La Veronica, Modica (Ragusa), Giò Marconi, Milano, Francesca Minini, Milano, Monitor, Roma, Franco Noero, Torino, P420, Bologna, Lia Rumma, Milano e Napoli, Tucci Russo, Torre Pellice (Torino) e Zero…, Milano.

I nomi dei dodici finalisti sono il risultato di un confronto tra una giuria composta da Andrea Bruciati, curatore indipendente, Patrizia Moroso, art director di Moroso, e Marina Abramovic, artista di riconosciuta fama internazionale, quest’anno madrina dell’iniziativa. I giovani artisti selezionati per l’edizione di quest’anno sono: Alessandro Agudio, (Milano, 1982); Alis / Filliol (Pinerolo, 1979 / Mondovì, 1976); Alice Cattaneo (Milano, 1976); Giulia Cenci (Cortona 1988); Cristian Chironi (Nuoro, 1974); Giulio Delvé (Napoli, 1984); Domenico Mangano (Palermo, 1976); Andrea Nacciarriti(Ostra Vetere, 1976); Andrea Romano (Milano, 1984); Marinella Senatore (Cava dei Tirreni, 1977); Namsal Siedlecki (Greenfield, Mass, USA, 1986); Carlo Gabriele Tribbioli (Roma 1982). Agli artisti verrà chiesto di realizzare un progetto versatile, concepito appositamente per gli ambienti Moroso. I dodici progetti verranno poi presentati in occasione della grande mostra organizzata dal 28 marzo al 24 maggio 2015 nella suggestiva cornice di Villa Manin di Passariano (Udine).

La giuria di questa quarta edizione è composta da nomi illustri del mondo dell’architettura, del design e dell’arte: Carlo Bach, art director di Illy; Gianluigi Ricuperati, Direttore creativo Domus Academy;Patricia Urquiola, designer; Daniel Libeskind, architetto, Anna Mattirolo, direttrice MAXXI Arte. Saranno loro, in seguito all’analisi dei progetti, a decretare i nomi dei tre vincitori del Moroso Concept per l’arte contemporanea 2015, che verranno ufficializzati durante la giornata inaugurale della mostra a Villa Manin.

L’esposizione sarà accompagnata da un’importante pubblicazione complementare alla mostra che approfondisce le tematiche su cui si fonda la ricerca dei protagonisti di questa edizione. Il progetto prevede un focus su ogni artista accompagnato da un testo di un curatore che travalica la semplice presentazione delle opere in mostra. I professionisti coinvolti nel lavoro editoriale di quest’anno sono:Laura Barreca, Cristina Collu, Michele D'Aurizio, Ilaria Gianni, Antonio Grulli, Emanuele Guidi, Andrea Lissoni, Matthew Alexander Post, Alessandro Rabottini, Chris Sharp, Giorgio Verzotti edEugenio Viola. La struttura del volume, in italiano / inglese, include una presentazione dei 36 artisti selezionati e 12 schede dedicate ai finalisti, in un ricco apparato iconografico e bio-bibliografico coordinato dalla curatrice Eva Comuzzi. Durante quest’ultima fase, una seconda giuria, individuerà tra i dodici finalisti, tre artisti ai quali verrà offerta la possibilità di realizzare il proprio progetto site specific presso gli showroom Moroso di New York, Londra e Milano a partire dal 2016.

L’appuntamento espositivo biennale è solo la punta di un iceberg di tutta una serie di attività che si sviluppano e si strutturano durante l’anno e che costituiscono parte integrante del progetto. Moroso Concept vuole porsi come una piattaforma e un network che serva da stimolo per un rapporto dialettico ed uno scambio funzionale tra i nuovi esponenti della creatività contemporanea ed un brand rappresentativo del Made in Italy come Moroso, sempre in un ottica di sperimentazione creativa e funzionale. Quest’iniziativa rappresenta infatti un unicum nel settore della collaborazione fra enti ed impresa, testimoniando l’eccellenza di un format fondato sulla ricerca, innovativo sia da un punto di vista imprenditoriale che istituzionale.

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My Art Guide São Paulo 2015

Dear Friends,

I am delighted to announce the issue of My Art Guide São Paulo 2015, printed guide book, website and app.

SP-Arte continues to expand its international reach with the participation of international artists and galleries alongside more than 80 Brazilian galleries. The 2015 edition of the fair includes two new sections: Open Plan, Performance and a new Talks program coordinated with Arte!Brasileiros.

The second edition of “My Art Guides São Paulo” features a new introductory chapter, “Your Compass in São Paulo”, to make it easier for you to find your way around the city’s main art areas.

We have also introduced a new feature into the guide: a chapter dedicated to Brazilian artists. My Art Guide’s first selection of artists is based on their presence either in São Paulo as part of an exhibition or at the Brazilian Pavilion at the 56th Venice Biennale in May.

To help you keep track of the unmissable events of the up-coming busy art week we will be sending you a selection of happenings through our newsletter on April 8th.

To find out more, please check out all the distribution points of the paper guide in São Paulo here.

To know everything about the Art Week you can visit our website here and download the My Art Guides App for iOS.

Enjoy the Art Week,

Mara Sartore

Editor-in-Chief

My Art Guides

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Museu de Arte Moderna de São Paulo (MAM)

The São Paulo Museum of Modern Art is a non-profit civil society institution in the public interest founded in 1948 and located in the Ibirapuera Park. Its collection contains more than 5,000 works by the most representative modern and contemporary artists, principally Brazilian ones. Both the collection and exhibitions give special emphasis to the experimental and are open to the diversity nature of art around the world and of the interests of contemporary societies.
The main exhibitions take place in two rooms and follow an annual schedule divided into four seasons. Other shows are regularly staged in the library and the main corridor, which is the location for the Wall Project installations program. The exhibition schedule also includes a DJ in residence program to promote experimental sound projects in the internal parts of the museum.

Every two years, the MAM stages the Panorama of Brazilian Art, exhibition that is the result of a mapping of contemporary art production in all the regions of the country. Growing interest in Brazilian art around the world has made the Panorama an important exhibition on the international art circuit.
The museum also has a wide-ranging program of other activities, including courses, seminars, talks,, performances, concerts, video sessions and arts workshops. The content of the exhibitions and these activities is open to all, by way of audio-guides, video-guides and translation into Brazilian sign language.

The works in the collection are exhibited in temporary shows staged at the MAM and other institutions, in Brazil and overseas. The museum has a policy of permanently up-dating, conserving and expanding the collection.

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  • Address:
    Avenida Pedro Alvares Cabral, s/n, São Paulo
  • Phone:
    +55 11 5085 1300
  • Web:
    Museu de Arte Moderna de São Paulo - MAM
  • Opening hour:
    Tue – Sat | 10am – 6pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    R$6,00; admission free on Sun
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An interview with Mostafa Aghrib from The Marrakech Museum for Photography and Visual Art

The Marrakech Museum for Photography and Visual Art (MMP+) is for the moment located in the UNESCO historical site of Badii Palace. The plan is that the institution will have a permanent home in a building, designed by Sir David Chipperfield, in 2016. The museum can be considered as a lab for a new generation of Moroccan curators; it hosts several educational programmes for the promotion of knowledge about photography, visual arts, museum education and management on a continual basis.

Andreas Kreienbühl: The MMP+ is in the southern part of Marrakesh's medina. After the incomparable experience of passing through the souk's vivid and narrow alley -saturated with colours, sounds and scents–visitors enter a wide, open, tranquil space, the remaining premises of Badii Palace. The way we approach the MMP+'s rooms is a perfect mental preparation for being inspired by the themes of contemporary art. Besides an exhibition showing works by Berenice Abbott, Eve Arnold, and André Kertész, until April 30th the MMP+ will be presenting a video by Hassan Hajjaj. What was the main criterion for selecting the video Naabz by the Moroccan artist to be shown at MMP+?

Mostafa Aghrib: Hassan Hajjaj's work brings into one's consciousness, and simultaneously summarises, Morocco's development of contemporary creativity. Scenarios where modernity meets the unique characteristics of Morocco's cultural heritage are exemplarily shown and bring to life an ongoing dialogue with tradition.

Besides provoking reflections from an aesthetic point of view, Hassan Hajjaj's work challenges our ideas about interpretation and continually forces us to question our stereotypical ways of perception.

Hassan's models–typically an ordinary woman with her djellaba, the gnaoui, the tarboush on her head or a "nakacha" (henna decoration) from the Jamaa El Fna square–play with our preconceived ideas and harmonise what is in opposition to us. In a certain way Naabz represents the delicacy of Hassan Hajiaj, and the choice of his video mirrors the place where it is shown: a museum of contemporary art in the very centre of a historical heritage site, within premises listed by the UNESCO.

AK: Is Hassan Hajjaj a model for young Moroccans?

MA: On the one hand he is a role model and, on the other, he is just one of many. Other artists like Yto Barrada, Mounir Fatmi or Hicham Benohoud – to mention only a few– are good examples too. All of them express–in their own, specific way of working–how today's creative Morocco integrates and scrutinises its cultural heritage. They are shaping contemporary Moroccan art history.

AK: Could you tell us the reason why the museum has opened in a temporary venue before moving into David Chipperfield's building?

MA: Our patrons, of course, might have insisted on a "ready-made" museum, but it would have been another ivory tower, just one more attraction for tourists. Our institution is quite young and has the aim of being an integral part of its environment and of interacting with its surroundings, though without renouncing the museum's possibility of operating at an international level. In order to achieve this, we have signed a convention with the Ministry of Culture to open our temporary exhibition space inside the Badii Palace in the heart of the medina. A location which serves as a lab for both the public and ourselves; this allows the possibility of reinvesting our collective experience once we have moved to our future and permanent premises.

AK: Even though the name MMP+ gives prominence to the word "museum", the institution represents more than just a museum in its classical sense. Could you describe its role and functions more fully?

MA: After working for more than a year on a very wide-ranging programme of exhibitions, and having had numerous international encounters, we are now allocating over 60% of our energies to educational aspects and mediation.

Encouraged in this line of action by our patrons and partners, we have created a new scholarship programme. With the support of the Fondation Jardin Majorelle, the Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent, and the University of Arizona, we are arranging seminars on photography, the visual arts, museum education and management, and curatorial studies for the young Moroccan community.

In addition to this initiative, and through an agreement with the National Ministry of Education and the Mohammed VI Foundation, we have opened educational facilities/studios for the training of teachers who have the visual arts as part of their scholarship programmes, as well as being available for school visits. For us this is all about active participation in the process of democratising access to culture and the arts, as well as breaking down economic and social barriers: the core reason for MMP+'s existence.

AK: Based on the worldwide phenomenon of selfies, and in the context of contemporary art, Selfie is an extraordinary exhibition project that can be viewed until April 30th 2015. Could you explain to us the concept behind it?

MA: Selfie is a participatory exhibition project that is part of the museum's series for interacting with the public. The aim is to break down the barriers between art, culture, and young audiences. Selfies are often simply interpreted as egocentric or narcissistic, but we forget that these pictures are an amateur counterpart of portrait photography. They are the super-democratisation of photography, but above all they indicate the significance of public and private spaces.

Selfies are related to photography numerically. Their diffusion is primarily limited to virtual spaces and not to exhibition halls. Visitors will note that the selection on the walls gives little information about the difference in quality and quantity to the selfies online. It is as though the phenomenon had suddenly lost its exponential growth once it became detached from virtual reality and was transposed into a physical one.

  • Artists:
    Hassan Hajajj
  •  
  • Open:
    Sunday, 01 February 2015
  • Close:
    Thursday, 30 April 2015
  • Address:
    El Badii Palace, Marrakech, Morocco
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Web:
    MMP+
  • Opening hour:
    Wed – Mon | 9 am – 5 pm
  • Closing day:
    Thu
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. The Second Lady of the United States, Dr. Jill Biden, at the Museum with Mostafa Aghrib, © MMP+ 2. MMP+ is located in the UNESCO heritage site of Badii Palace; photo: Andreas Kreienbühl 3. Naabz, © Hassan Hajjaj 4. Selfie Workshop at MMP+, © MMP+
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Pulse NY 2015

Since 2005, Pulse Contemporary Art Fair has been the premiere satellite fair for the discovery and acquisition of cutting-edge contemporary art. With annual editions in Miami Beach and New York City, the fair cultivates a supportive environment for its international community of galleries and provides a platform for their growth and expansion in the contemporary art market. From its inception, PULSE has presented thoughtfully-curated exhibitions and ever-evolving programming that reflect the fair's commitment to making the visitor experience a dynamic one.

The 2015 New York fair includes different sections.

Impulse is a platform for emerging galleries:

De Soto Gallery, Venice, CA; Galerie L'Inlassable, Paris; Odetta, Brooklyn; Philip Bloom Gallery, Nantucket, NY; Project ArtBeat, Tbilis; Rockelmann&, Berlin; Yuki-Sis, Tokyo

Points highlights the work of alternative models and not-for-profit organizations:

Brodsky Center Rutgers University, New Brunswick; Lower East Side Printshop, New York; InLiquid, Philadelphia; Pac Gallery, Prague; Sva Galleries, New York; Transfer, Brooklyn; X-Change Art Project, Lima

Play is a dedicated showcase for video and new media, serving as a platform to encourage discovery within the digital realm. This selection of artists and works approaches collective progress through speculative criticism, testing desired and undesired consequences. Bridging together raw aesthetics and theatricality, the works reveal interpretations of the future through a reflection of their contemporary setting. They present systems for advancement, employing harsh truths and optimistic motives, attempting to realize the impossible: Christina Benz, Lilly McElroy, Tom Pnini, William Powhida.

Special Events:

Mar 5, 10am - 1pm | Preview brunch

Mar 5, 6pm - 8pm | Young collectors cocktail

  •  
  • Open:
    Thursday, 05 March 2015
  • Close:
    Sunday, 08 February 2015
  • Address:
    125 West 18th Street New York, NY 10011
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    + 1 212 255 2327
  • Web:
    Pulse New York
  • Opening hour:
    10am - 6pm
  • Admission:
    25 $
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Wafaa Bilal: Lovely Pink

Lovely Pink is an installation which, in the wake of ISIS's destruction of Iraqi cultural heritage, resonates with the destabilization of iconic structures.

In Lovely Pink, Wafas Bilal (b.1966, Najaf) has manipulated miniature reproductions of twelve of the most recognizable sculptures in Western history—including Michelangelo's David, The Venus de Milo and The Winged Victory of Samothrace. The mass produced tourist objects, made of cold cast resin and bonded marble, are covered with heavy black enamel and heated industrial shrink wrap, creating a veil that obscures faces, appendages and bodies in whole.

Shining with the slickness of the petroleum-based enamel paint, the figures drip with black – like so many causalities of an offshore oil spill. While creating these new works of art, Bilal must in essence destroy the original cultural artifacts. This act of destruction carries with it the weight of mirroring the actual and horrific destruction of Iraq's cultural heritage sites (including the Shia Saad bin Aqeel Husseiniya shrine in Tal Afar and Mosul's al-Qubba Husseiniya.

In Ares, God of War, Ares's spear and shield are covered under a layer of Lovely Pink glitter nail polish that contrasts sharply with the sculpture's representation of classical, idealized hyper-masculinity. At this miniature scale, Ares's weapons are rendered comical and impotent, evoking children's toys. In contrast, Perseus Beheading Medusa is dipped entirely in funerary black as Perseus stands victorious, rising above a beheaded female form and holding high a blurred and featureless head distorted by Bilal's shrink wrap shell. Here, weapons are lethal, their victim obliterated both in body and in name, standing in for the innumerable nameless

In Winged Victory of Samothrace, the goddess Nike is similarly drenched in the glossy black enamel. The canon of art history has immortalized the Greek sculpture as a masterpiece of the ancient Western world and Nike as a messenger of victory. Yet Bilal engages her here as a recipient of violence, her wings bound and draped in a heavy oiled coat. Calling new attention to her decapitated, dismembered body—to her physical inability to sound the call of victory— dispels the possibility of triumph through warfare.

  • Artists:
    Wafaa Bilal
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  • Open:
    Thursday, 26 February 2015
  • Close:
    Saturday, 14 March 2015
  • Address:
    525 West 25th Street New York, NY 10001
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +1 212 767-1852
  • Web:
    Driscoll Babcock
  • Opening hour:
    Tue - Fri | 10am - 6pm; Sat | 12noon - 6pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. Winged Victory of Samothrace, 2015 2. Ares, God of War, 2015. Courtesy of Driscoll Babcock
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The Art Show 2015

Gallery presentations at the 27th annual Art Show, organized by the Art Dealers Association of America (ADAA), will feature thoughtfully curated solo, two-person, and thematic exhibitions by 72 of the nation's leading art dealers.

Dorsey Waxter, ADAA's President, remarks on the qualities that distinguish The Art Show among art fairs, "Given the proliferation of art fairs, ADAA's fair remains unique. Whether it is a solo or two-person show, or a thematic presentation, each booth at The Art Show is a finely curated exhibition. ADAA dealers conceive and install significant exhibits at our fair and use it as an opportunity to advance their gallery's vision."
"The ADAA broke new ground when it created The Art Show in New York City 27 years ago," adds Art Show Chairman, Adam Sheffer.

"Today, The Art Show continues its illustrious tradition as the city's longest running art fair. Visitors from around the world are able to connect with our esteemed members, view extraordinary presentations and acquire exceptional works of art." The 2015 Art Show leads a contingent of art fairs around New York City such as The Armory Show, VOLTA and SCOPE, which also take place during the same week".

The Art Show's acclaimed booth presentations feature both modern masters and cutting-edge contemporary works in all media. Elaborately themed group exhibitions are presented alongside groundbreaking solo booths, many of which are dedicated to women artists this year. Salon 94 will present several never-before-seen photographs from Lorna Simpson's landmark series, "Walking and Lying Objects." David Nolan Gallery will exhibit Christina Ramberg's depictions of corseted female bodies. Lehmann Maupin Gallery debuts Tracey Emin's bronze sculpture, "The Heart Has Its Reasons."

The 2015 fair also highlights artists from around the globe. Adler & Conkright Fine Art looks at Latin American artists who went abroad in the '60s, including Jesús Soto, Carlos Cruz-Diez and Lygia Clark. Other significant international figures on view will be Michelangelo Pistoletto at Luhring Augustine, Marcel Odenbach at Anton Kern Gallery, and Claudio Parmiggiani at Bortolami.

  •  
  • Open:
    Wednesday, 04 March 2015
  • Close:
    Sunday, 08 March 2015
  • Address:
    Park Avenue Armory Park Avenue at 67th Street New York City
  • Phone:
    +1 212 488 5550
  • Web:
    The Art Show
  • Opening hour:
    12noon - 7pm
  • Admission:
    25 $
  • Photo credits:
    The Art Show 2014. Courtesy of ADAA.
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Turchia al buio

Un blackout a livello nazionale ha colpito la Turchia. fra le province coinvolte nei disagi ci sono anche quelle di Ankara e Istanbul. In totale le province colpite sono almeno 44.
Il premier turco Ahmet Davutoglu sostiene che la causa possa essere ricercata anche nel terrorismo: "Stiamo indagando tutte le possibilità" - ha detto.

Anche il ministro all'Energia Taner Yildiz non esclude l'ipotesi terroristica: "Si è trattato di un errore umano, un disguido tecnico o di un attacco telematico? Stiamo seguendo gli eventi con grande attenzione" - ha detto.

  • Pubblicato in ARTE

A Pompei nel 2016 le sculture di Mitoraj

Dario Franceschini, ministro della cultura, ha annunciato oggi che nel 2016 le sculture di  Igor Mitoraj saranno esposte a Pompei: "sognava una mostra a Pompei, aveva già immaginato dove mettere le sue opere. Purtroppo quando il progetto era in fase avanzata è morto, ragione di più per portarlo a compimento".

  • Pubblicato in NEWS

Stop ai video dell'Isis sulla Rai

La Rai ha deciso di non mandare più in onda video che siano stati postati dall'Isis sul web.
Lo ha detto Luigi Gubitosi, dg della Rai, alla Camera dei deputati durante l'audizione alla Commissione per i diritti e doveri relativi a internet.
Gubitosi ha spiegato che "Dopo un periodo di analisi e riflessione" - la Rai ha preso una "decisione molto netta".
"Non manderemo in onda il racconto che l'Isis produce per la sua propaganda e ci limiteremo ad estrarne di volta in volta frammenti descritti e mediati dal lavoro dei nostri giornalisti.Una decisione forte e consapevole" - ha detto Gubitosi.
La decisione appare più che corretta visto il continuo proliferare in rete di video prodotti dall'Isis a dir poco "allucinanti" per violenza e inneggiaménto all'odio.
Speriamo la decisione condizioni gradualmente anche le altre emittenti televisive che, seppur non ufficialmente di servizio pubblico, svolgono comunque un "pubblico servizio" nei confronti della popolazione.

Serata per Carlo Mazzacurati

La Fondazione Benetton dedica una serata al regista Carlo Mazzacurati, a un anno dalla scomparsa (22 gennaio 2014). La trama dei ricordi prenderà spunto dal recente volume edito da Marsilio Editori, Carlo Mazzacurati, la prima monografia completa sull’opera dell’autore padovano, da Notte italiana (1987) a La sedia della felicità (2013), compresi i documentari, dai Ritratti (Zanzotto, Meneghello, Rigoni Stern) a Medici con l’Africa.

Nel libro, un gruppo di studiosi, coordinati da Antonio Costa, racconta e interpreta i film di uno dei più amati registi di quella generazione che, sul finire degli anni ottanta, ha contribuito a una rinascita del cinema italiano. Interprete del paesaggio e dei mutamenti antropologici del Nordest, Mazzacurati ha saputo coniugare poetica d’autore e attenzione ai generi, fedeltà alle proprie radici venete e capacità di dialogare con i modelli del grande cinema, americano e italiano.

Insieme ad Antonio Costa interverranno altri due autori del libro: Giulia Lavarone, assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Padova, e Luciano Morbiato, docente ed esperto di cinema.

All’incontro seguirà la visione del film Il prete bello (Italia, 1989, durata 93’), tratto dall’omonimo romanzo di Goffredo Parise.

Scrive Costa nella presentazione del lavoro cinematografico: «Mazzacurati è entrato nel romanzo di Parise come se si trattasse di un territorio e ha deciso di riprendere e porre in primo piano solo determinati luoghi, dettagli e personaggi, lasciando il resto sullo sfondo. […] È così che il regista ha potuto evitare di cadere nell’illustrazione della complessità di temi abilmente coordinati e amalgamati da Parise, scegliendo di focalizzare la sua messa in scena sul “momento magico e delicato dell’adolescenza”».

I Viaggi di Messer Marco Polo

Presentazione pubblica dell’edizione digitale

I Viaggi di Messer Marco Polo è la prima edizione digitale di un testo antico pubblicata in Italia, condotta secondo criteri scientifici e pensata nella forma di un’applicazione per il web: la versione del Milione di Marco Polo redatta da Giovan Battista Ramusio per le Navigationi et viaggi (1559). 

L’edizione, a cura di Eugenio Burgio e Samuela Simion, nasce da un progetto di ricerca interamente finanziato dall’Università Ca’ Foscari Venezia e patrocinato dalla Fondazione Benetton. 

La sua realizzazione è stata possibile grazie alla collaborazione tra un gruppo di filologi e orientalisti coordinati da Eugenio Burgio, Marina Buzzoni e Antonella Ghersetti, Netlife s.r.l. (responsabile dell’infrastruttura informatica) e le Edizioni Ca’ Foscari - Digital Publishing, che lo ospitano sulla loro piattaforma nella collana «Filologie medievali e moderne - Serie occidentale».

La presentazione sarà un’occasione per riscoprire la relazione di viaggio di Marco Polo e il mondo che questa racconta, per mettere in luce le soluzioni tecniche offerte dall’editoria digitale in relazione a problematiche filologiche di particolare complessità e per discutere delle nuove prospettive dell’editoria digitale in un mondo di globalizzazione.

Interverranno i responsabili del progetto: Eugenio Burgio (docente di Filologia Romanza), Marina Buzzoni(docente di Filologia Germanica; esperta di filologia digitale), Antonella Ghersetti (docente di Lingua e Letteratura Araba). 

Parteciperanno inoltre Samuela Simion (Filologia Romanza, corresponsabile della cura editoriale),Massimiliano Vianello (Edizioni Ca’ Foscari - Digital Publishing), Fabio Venuda (Università degli Studi di Milano, docente di Biblioteconomia).

Paesaggi che cambiano

Terza rassegna cinematografica dedicata ad Andrea Zanzotto
secondo ciclo di proiezioni, febbraio-aprile 2015

Cinema al fronte: sui luoghi della Grande Guerra

programma a cura di Luciano Morbiato

La rassegna tematica si inserisce quest’anno nella corrente celebrativa di un centenario, senza tuttavia appiattirsi su titoli che esaltino il patriottismo adamantino dei combattenti o, al contrario, denuncino l’inutile macello che ha insanguinato l’Europa dal 1914 al 1918. Negli stessi anni il cinema diventa maggiorenne, nella tecnica e nel linguaggio, e questo permette di documentare la guerra, seguirla con la macchina da presa nei luoghi dove si svolge, “nei teatri di guerra”. Nei quasi cento anni successivi la Grande Guerra è stata storicamente rivisitata e revisionata, condizionando di conseguenza le sintesi narrative e visuali dell’immane conflitto offerte agli spettatori cinematografici; come ogni film storico, il film “di guerra” risente del clima culturale nel quale nasce: negli anni di guerra il cinema viene arruolato nel fronte interno come strumento di propaganda contro il “barbaro nemico”; nel tempo di pace si ricorda, si studia o si maledice la guerra e, al cinema, i soldati fraternizzano (nelle “tregue di Natale”), mentre i veri nemici diventano i loro tronfi generali. Nella ricca offerta dei film disponibili la nostra scelta ha seguito il criterio della qualità e della rappresentanza nazionale, sacrificando titoli che possono tuttavia entrare nel dibattito e che ogni partecipante potrà successivamente recuperare. I massacri del fronte occidentale, speculari a quelli del fronte orientale (il più esteso), sono quelli più rappresentati al cinema, mentre per noi è il fronte italiano, dall’Adamello al Carso, da Caporetto al Piave, a risvegliare ricordi e traumi. Presentare, alludere, citare queste immagini servirà anche a ricordarci che non siamo lontani dal massacro che doveva essere l’ultimo e che si rinnovò invece solo venti anni dopo (e fu persino superato), confermando così la natura onnivora del cinema e la sua capacità di essere testimone, tra memoria e storia. (L.M.)

mercoledì 4 febbraio 2015, ore 21

Il cinema racconta la Grande Guerra

Luciano Morbiato, curatore della rassegna, e Alessandro Faccioli (Università di Padova), studioso del cinema sulla Grande Guerra, affronteranno il tema del rapporto tra la realta del conflitto e la sua documentazione immediata (sullo sfondo della ricostruzione e della narrazione che il cinema ne ha fatto nel corso di un secolo).

scheda dell'incontro, pdf 37 kb

mercoledì 18 febbraio 2015, ore 21

Maciste alpino

di Luigi Maggi e Luigi Romano Borgnetto, film restaurato in occasione delle manifestazioni per il Centenario della Grande Guerra.

(Italia, 1916, durata 80’)

Accompagnamento musicale dal vivo del fisarmonicista Igino Maggiotto.

scheda del film, pdf 33 kb

mercoledì 4 marzo 2015, ore 21

All’ovest niente di nuovo

di Lewis Milestone 

(USA, 1930, durata 105’)

scheda del film, pdf 33 kb

mercoledì 18 marzo 2015, ore 21

La grande illusione

di Jean Renoir (Francia, 1937, durata 113’)

scheda del film, pdf 36 kb

mercoledì 1 aprile 2015, ore 21

Uomini contro

di Francesco Rosi 

(Italia-Jugoslavia, 1970, durata 101’)

scheda del film, pdf 38 kb

mercoledì 15 aprile 2015, ore 20.30

Una lunga domenica di passioni

di Jean-Pierre Jeunet

(Francia, 2004, durata 132’)

scheda del film, pdf 32 kb

The Boston Camerata (concerto)

Con la prestigiosa presenza della Boston Camerata, il più importante ensemble di musica antica in America e uno dei più grandi al mondo, prosegue, nel mese di aprile, il ricco calendario di appuntamenti del progetto Musica antica in casa Cozzi, articolato in concerti, masterclass, incontri, e organizzato dalla Fondazione Benetton e da almamusica433 tra febbraio e giugno 2015.

The Boston Camerata torna in Italia, dopo anni di assenza, per quest’unica tappa trevigiana che si terrà domenica 12 aprile alle ore 16 nella Chiesa di Santa Maria Maggiore di Treviso, con un programma pluripremiato dalla critica: i Carmina Burana, una raccolta di canti medievali conservati in un libro manoscritto detto Codex Buranus, custodito nel monastero Benediktbeuern.
Leggere i testi delle composizioni e ascoltare le musiche dei Carmina Burana significa intraprendere un vero e proprio viaggio nella cultura dei secoli xii e xiii, cogliendo i riflessi degli eventi storici, intellettuali e artistici di una delle epoche più affascinanti della storia umana. Attingendo direttamente all’originale manoscritto del tredicesimo secolo, i Carmina Burana della Boston Camerata presentano un ritratto panoramico della vita degli studenti e dei chierici nell’Europa medievale: dalle sferzate critiche alla politica e al malcostume dell’epoca, ai canti d’amore e di festa.
Con la sua consueta verve e vivacità, Boston Camerata offrirà una approfondita, elettrizzante e al contempo contemplativa lettura di questi canti famosissimi.
Anne Azéma (direzione), Joel Frederiksen (basso), Timothy Evans (tenore), Shira Kammen (viella e arpa), François Lazarevitch (flauti e strumenti a fiato) saranno affiancati da un gruppo vocale composto da quindici tra allievi e partecipanti ai corsi di perfezionamento a casa Luisa e Gaetano Cozzi, sede della Fondazione a Zero Branco (Treviso), voluto dalla direttrice Anne Azéma, la quale ha ritenuto interessante avviare così un progetto di workshop di alto livello da affiancare alla celebre Camerata.

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Seeing Through Light: Selections from the Guggenheim Abu Dhabi Collection

Guggenheim Abu Dhabi's pre-opening exhibition at Manarat Al Saadiyat will introduce the future museum's curatorial vision through a theme-based collection presentation. 
Comprised of sixteen artworks acquired specifically for Guggenheim Abu Dhabi collection, as well as two key loans from its partner institution (Solomon R. Guggenheim Museum in New York). "Seeing through Light: Selections from the Guggenheim Abu Dhabi Collection" examines the theme of light as a primary aesthetic principle in art. This unifying thesis offers many avenues for interpretation, whether natural or artificial, directed or reflected, interior or exterior, transcendent or celestial. The theme's richness and flexibility also has particular relevance across cultures and time periods.
The exhibition unfolds through five sections that examine light in various iterations: Activated, Celestial, Perceptual, Reflected, and Transcendent. While the exhibition begins chronologically in the 1960s (which aligns with the start date for the Guggenheim Abu Dhabi collection), it quickly blends time and mixes established and mid-career artists, as well as assembling a diversity of media within each section. From immersive environments that visitors can move around in and even through to video, painting and sculpture, one will be able to experience light in all of its spatial, sensory and perceptual phenomena.
With its poetic references to the start of a new era, "Seeing Through Light is fitting for a premiere exhibition of the Guggenheim Abu Dhabi's collection", this group of artworks illuminates the creative vision of the future museum, offers the first glimpse of what is to come, and represents a significant milestone in the evolution of the new museum.
The diverse and popular theme of light presented in the exhibition is just one narrative that may be more fully explored in Guggenheim Abu Dhabi's future museum designed by Frank Gehry, itself a monument to light whose glass-covered cones are guaranteed to become beacons on the cultural landscape of Abu Dhabi.
Curators: Susan Davidson, Sasha Kalter-Wasserman, Maisa Al Qassimi
 
Open:
Wednesday, 05 November 2014
Close:
Thursday, 26 March 2015
Address:
Manarat Al Saadiyat, Saadiyat Cultural District, Abu Dhabi
Mail:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:
+971 2 406 1400
Web:
Guggenheim Abu Dhabi
Opening hour:
Daily | 10am - 8pm
Photo credits:
1. Otto Piene, Hanging Light Ball, 1972, Perforated and chromium- plated brass sphere, chromium- plated brass spheres, light bulbs with electric motor, 223.5x68cm, 2. Rachid Koraïchi, selected from Path of Roses, 1995- 2005, Painted steel, 32x21x5cm each, 3. Robert Irwin, Untitled, 1967-68, acrylic lacquer on formed acrylic plastic, diameter 116.8 cm, 4. Bharti Kher, Redemption is not the only reason to look up into the night sky, 2012, bindis on broken mirrors in stainless steel frames, 4 panels, 250.4x189.5cm each; Courtesy of Guggenheim Abu Dhabi

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Yazan Khalili: The Island

Following a long tradition of creative commissions and support of the arts, Absolut presents a new collaboration with the Palestinian artist Yazan Khalili (b. 1981, Palestine) on an immersive art bar installation: the Island.
The installation, which is open throughout the duration of Art Dubai 2015, is located on the Madinat Jumeirah's Fort Island.
The work is themed around the concept of past futures, questioning ideas of reality, imagined and perceived, of belonging and the theatrical nature of life itself.The Island is an extension of Khalili's artistic practice, which uses photography and the written word to unpack historically constructed landscapes. Khalili has been given free rein to fully conceptualise and create his art Bar, from drinks to decor and entertainment ambience. The Island is inspired by Dubai's skyline and Khalili's idea of past futures. The installation features a 15 metre-high facade of a mountain, which is set against the backdrop of the city's skyscrapers, juntaposing dubai's natural desert landscape against its modern cityscape.
Khalili's Art Bar vision permeates every part of the installation from concept to the design and programming of the space. He commented: "When developing the installation I was inspired by the architecture of Dubai. The city's skyline incites the questioning of imagined futures and of created pasts."Yazan Khalili, lives and works in and out of Palestine, received a degree in Architecture from Birzeit University and graduated with a masters degree from Goldsmith's College, University of London. He was one of the founding members of Zan Design Studio and a finalist in the A. M. Qattan Foundation's Young Artists Award, as well as an artist-in-residence at The Delfina Foundation in London and The Danish Film School.
Using photography and the written word, Khalili unpacks historically constructed landscapes. Borrowing from cinematic language, images become frames where the spectator embodies the progression of time and narratives.
Khalili has had solo shows at Imane Fares Gallery in Paris, Transit Gallery in Belgium, French Cultural Centres in Palestine and The Delfina Foundation in London. He also participated in group shows in Ramallah, Amman, Rome, Granada, Dubai, London, Venice, Berlin and Sharjah.
Artists:
Yazan Khalili


Open:Wednesday, 18 March 2015
Close:Saturday, 21 March 2015
Address:Madinat Jumeirah’s Fort Island, Dubai, UAE
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:+971 4 384 2000
Web:Art Dubai
Photo credits: 1. Yazan Kahlili, Art Bar by Absolut Artist 2015, 2. Yazan Khalili, Colour Correction - Camp Series, 2007-2010, 3.Yazan Khalili, Regarding Distance, 2010, 4. Yazan Khalili, The Aliens, 2012; Courtesy of the artist

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Art Dubai

The ninth edition of Art Dubai includes 92 galleries from 39 countries. In March 2015, audiences will discover the work of more than 500 artists, from an extraordinarily diverse roster of galleries that includes the world's most influential alongside fresh, upcoming art spaces. The fair takes place at Madinat Jumeirah, March 18-21.Art Dubai includes three gallery programmes: Contemporary, the largest hall, presents 71 gallery exhibitions showing predominantly new work by artists from across the world; Modern features solo and two-person shows by masters from Africa, the Middle East and South Asia; while Marker is a curated programme which, in 2015, focuses on Latin America and that region's relationship with the Arab world.
Launched last year, Art Dubai Modern, is a unique programme featuring artists who proved influential in the twentieth century, particularly through the vibrant modern period of the 1940s to 1980s. In 2015, this section grows to include 15 gallery exhibitions, including Shafic Abboud (Lebanon, shown by Beirut's Agial Gallery), Ngwenya Malangatana (of Mozambique, with Gallery of African Art, London), Pakistan's Shahid Sajjad (Artchowk, Karachi), renowned Moroccan painters Mohamed Melehi and Mohamed Hamidi (Loft Gallery, Casablanca), Jamil Molaeb (Galerie Janine Rubeiz, Beirut), Cape Verdan master Manuel Figueira (Perve Galeria. Lisbon), and works from the 1970s by Iranian master Kourosh Shishegaran (Shirin Gallery, Tehran/New York).
A new project space features collages by renowned Iranian photographer Kaveh Golestan, curated by Vali Mahlouji.Galleries participating in Art Dubai Contemporary – the largest gallery hall, with 71 booth exhibitions – are selected via a lengthy and stringent independent selection process. New galleries exhibiting for the first time include Kurimanzutto (Mexico), Galerie Lelong (Paris/New York), Wentrup (Berlin), Dastan's Basement (Tehran), Gypsum Gallery (Cairo), Honor Fraser (Los Angeles), mor.charpentier (Paris), Hannah Barry Gallery (London) and Jhaveri Contemporary (Mumbai).
Several galleries have opted to present ambitious solo and two-person shows within the Contemporary halls: Carroll / Fletcher (London) focuses on Rafael Lozano-Hemmer, while Beirut's Galerie Tanit presents a major installation by photographer Fouad El Khoury with poetry by Etel Adnan. Chatterjee & Lal (Mumbai) presents a solo show of drawings by Nikhil Chopra; Sabrina Amrani Gallery (Madrid) showcases Brazilian artist Marlon de Azambuja; while Atassi Gallery (Damascus) displays new work by Syrian master Elias Zayat.Art Dubai is rooted in the UAE and the Gulf region, and remains the world's largest annual exhibition of artists from the Arab world.
Meanwhile, the fair's ever-expanding geographic reach is at the foundation of its role as a fair of discovery. "Focusing on diversity and quality has enabled Art Dubai to attract the broadest line-up of influential and dynamic galleries," says Antonia Carver, Fair Director, Art Dubai. "Each March, the fair – and the UAE in general – becomes a hub for art professionals and enthusiasts, and all those interested in a vision of the art world that is resolutely global." The galleries participating in Contemporary represent the broadest international selection to date.Preview Agenda16 Mar
6.30pm – 8.30pm | Art Dubai Modern Preview (Collectors Circle cardholders only)17 Mar
11am – 4pm | Press Conference and Preview Tour
3pm | Collectors Circle Preview (Collectors Circle cardholders only)
6pm | The Abraaj Group Art Prize Preview
7pm | Jumeirah Patrons Preview (Collectors Circle and VIP cardholders only)18 Mar
1pm – 4pm | Ladies Preview
3pm – 4pm | Ladies VIP tour
3pm – 7pm | Global Art Forum
4pm – 9.30pm | Opening (by invitation only)
6.30pm – 7pm | Curator-led Tour19 Mar
3pm – 4pm | VIP view
3pm – 7pm | Global Art Forum
6.30pm – 7pm | Curator-led Tour20 Mar
Art Dubai closing party (by invitation only)Full programme to be announced trough artdubai.ae and onsite of the event.

Open:Wednesday, 18 March 2015
Close:Saturday, 21 March 2015
Address:Al Sufouh Road, Umm Suqeim Exit 39 (Interchange 4) from Sheikh Zayed Road Dubai, UAE
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:+971 4 384 2000
Web:Art Dubai
Opening hour:Thu | 4pm - 9.30pm; Fri | 2pm - 9.30pm; Sat | 12noon - 6.30pm
Admission:50 AED, 80 AED (three days pass)
Photo credits:Etu Legi, Pseudopodia, 2012, No, The artist and Art Dubai

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Sikka

Sikka Art Fair is an annual showcase of Emirati and Dubai-based artistic talent designed to feature UAE contemporary art practices and initiatives, through a diversity of artistic talent and stance, providing opportunity to experience home-grown creativity at its liveliest and best, in the heart of Dubai.Sikka draws its name from the alleyways between the historic houses of Dubai, and serves as a metaphor that befits the young and upcoming artists who seek to establish their creative and professional paths through their participation in the fair. Originally focused on visual arts, Sikka Art Fair has now widened its scope to cover performing arts, film, and music.Dubai Culture is pleased to announce the fifth edition of Sikka A​rt Fair 2015 with an open call to emerging UAE artists and collectives working within and across the spectrums of visual arts, performing arts, music and film. Sikka is one of the flagship initiatives as part of Dubai Art Season and a highly anticipated event in Dubai's calendar that puts the spotlight on local talent through a spectacular line-up of community-oriented arts and cultural activities.Sikka 2015 will feature an entirely commissioned programme of visual art projects, music, live performances, and video art, as well as multidisciplinary collectives engaged in community practices and participation.Special events will include outdoor film screenings, live music and entertainment, cultural walks, artist-led talks, workshops and educational activities, plus an open-studio exhibition from the Artists-in-Residence (AiR) Dubai.Sikka offers a unique moment in Dubai's cultural calendar, introducing an alternative element to Art Week's flow of artistic thought and endeavour.

Open:Saturday, 14 March 2015
Close:Tuesday, 24 March 2015
Address: Dar Al Nadwa, House 20, Al Bastakiya, Dubai
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: + 971 4 384 2000
Web:Sikka
Admission:Free
Photo credits:Courtesy of Sikka

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Fahrenheit 311: Seven Legends of Machismo

Fahrenheit 311: Seven Legends of Machismo is Nadia Kaabi Linke's second solo exhibition at Lawrie Shabibi Gallery.
The exhibition brings together eight artworks that demonstrate the breath of Kaabi-Linke's practice and preoccupations with modern myths of macho culture and masculinity. Making use of many different media, codifications, contexts and routine structures of daily life, her practice is always questioning, evocative and highly thought provoking.The title, Fahrenheit 311, refers to the melting point of the steroid hormone testosterone, associated with manly characteristics and behavioural patterns. These manifest themselves in the show through themes such as war and heroism, the exploitation of the environment, elitism, violence, heroism, exploitation, pride and ignorance.
Kaabi-Linke has built up a strong body of work over recent years, preoccupied with places and their histories.The central work in the exhibition is The Altarpiece (2015). Reminiscent in its form of a religious triptych and coated in gold leaf, the content of the three panels are prints KaabiLinke has taken of the bullet-holed exterior of a building in central Berlin, which has numerous historical associations. It was a former bunker of the German Reich Railway built by forced labour to shelter civilians during World War II, used as a textile warehouse by the Red Army during the Cold War, a store for fruits when it was called 'the banana bunker' and later re-appropriated for techno parties and art exhibitions. Restructured, today it holds artworks of the Boros Collection.
"Referencing the history of a real object (the bunker) as well as the object of history (the representation of past events), The Altarpiece becomes a metaphor for the eternal conservation of vanishing historical traces", comments artist Kaabi-Linke. "By creating a link between the wounds inflicted on buildings during war and religious subjects depicted in traditional, Christian altarpieces such as the stigmata of the Messiah, when open The Altarpiece reveals some dark spots of German history. But the doors can be closed, just as cultural and political strategies are to cover-up the past and create new facades on buildings, and we are left with beautiful, golden object or golden square – a familiar symbol of stabilityand wealth in Germany. "Other works in the exhibition include Tunisian Americans (2012), a wall installation of 400 tiny flacons containing soil from 400 US military graves in Tunisia, Impunities London Originals (2012) documenting traces of domestic violence; A Short History of Salt and Sun (2013) wall prints signifying the decay and failure of the Tunisian tourism industry and three related works from 2015 Grindballs, Hardballs and Bangballs which comment on sexual dominance, exploitationof the environment, construction and warfare and being under pressure.Nadia Kaabi-Linke (b. 1978, Tunis) is a Russian-Tunisian artist, who studied at the University of Fine Arts in Tunis (1999) before receiving a PhD from the Sorbonne University in Paris (2008). She currently lives and works in Berlin. Her installations, objects and pictorial works are embedded in urban contexts, intertwined with memory and geographically and politically constructed identities. Her last solo exhibitions were No Frills (2015) in Lisbon, Portugal, "The Future Rewound and The Cabinet of Souls"(2014) at the Mosaic Rooms in London, "In confinement my desolate mind desires" in Hong Kong and "Stranded" (2014) in Lisbon, Portugal, "No One Harms Me..."(2013) in Kolkata, India, "Black is the New White"(2012) in Dubai, UAE, and "Tatort/Crime Scene" (2010) in Berlin, Germany. She has participated in group exhibitions at The Museum of Modern Art, New York, USA, the Nam June Paik Art Center at Geonggi-do, Korea (2013); the Liverpool Biennial, UK; Herbert F Johnson Museum, Ithaca, NY, USA (2012); and 54th Venice Biennial in Italy (2011), Sharjah Biennial (2009). Her works are part of several public and private collections including the Burger Collection, Museum of Modern Art, New York, M+ Hong Kong, the VehbiKoç Foundation, Turkey, the Samdani Collection, Bangladesh, Villa Datris, France and the Kamel Lazaar Collection, Tunis.
Artists:
Nadia Kaabi Linke


Open:Monday, 16 March 2015
Close:Thursday, 09 April 2015
Address: Lawrie Shabibi, Al Quoz 1, Alserkal Avenue, Dubai
Mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +971 4 346 9906
Web:Lawrie Shabibi
Opening hour:Sat - Thu | 10am - 6pm
Closing day:Fri
Photo credits:1. Nadia Kaabi-Linke, Tunisian Americans, detail, 2012, 2. Nadia Kaabi-Linke, Flying Carpets, 2011, Chrome plated aluminium,thread, 1300 x 340 x 420 cm, 3. Nadia Kaabi-Linke, Butcher Bliss (Fleischerei Gluck), 2010, Porcelain, chrome plated metal hooks, metallic bar, Variable, Edition 2 of 3; Courtesy of the artist and Lawrie Shabibi

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Alserkal Avenue Art Week 2015

Founded in 2007, Alserkal Avenue is a hub for the creative arts and cultural development. Spread across 250,000 square ft, Alserkal Avenue's creative warehouse spaces coexist with industrial workshops. The Avenue houses numerous galleries of international repute, dynamic art spaces, and homegrown cultural initiatives.
The Avenue brings dynamism to Dubai's arts community: the galleries are diverse, representing emerging, mid-career and established artists, in addition to hosting exhibitions, talks, panel discussions, young collector's auctions and community events.The Alserkal Avenue Art Week 2015 is an initiative supported by the Alserkal family, the Patrons of the Arts. The Alserkal Avenue Art Week 2015 (March 16 - 22) includes the Galleries Night, Art Dubai Commissions unveiling, Cinema Akil Outbox short film festival, and the Thinkers & Doers discussion.During the Galleries Night galleries will simultaneously open their doors and welcome the community with Contemporary art exhibitions and events to mark the opening of Dubai's 2015 Art Week.
Alserkal Avenue Art Week 2015 ProgrammeMarch 7
7pm Art Dubai Projects talk in A4 Space with Curator Lara Khaldi and Maria Teresa Alves.March 16:Galleries Night10am Press Conference announcing new expansion tenants.11am Press Tour 12pm - 9pm VIP/Press5pm - 7pm VIP Reception6pm - 9pm Public viewingCinema Akil Outbox short film festival (16th– 18th and 20th-22nd)A4 Space – Live music and artist videos in cinema room as well as a Jashanmal pop-up bookstore.March 16-18 and 20-22 Cinema Akil Outbox short film festivalA4 Space – Live music and artist videos in cinema room; Jashanmal pop-up bookstore.Art Dubai Project Commissions unveiling. Artists: Mehreen Murtaza and Maria Theresa – Alves Hazem Harb site-specific installation reflecting recent development of The Avenue.Hazem Harb site-specific installation reflecting recent development of The Avenue.March 18
6.30pm Bulgari film screening (by invitation only)March 19
Alserkal Avenue Announcement Dinner, 8.30pm (by invitation only)March 20
11am – 12.30pm | Thinkers & Doers panel discussion 1 (private)2pm – 3pm | Thinkers & Doers: Acceleration (private)3pm – 4.30pm | Thinkers & Doers: Workshops (private)A4 Space opening hours (March 15 - 21), 9am - 7pm, open Friday and Saturday

Address:Street 8, Al Quoz 1, Dubai, U.A.E
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:+971 50 556 9797
Web:Alserkal Avenue
Photo credits:1. Galleries Night 2014, ©Lindsay Kirkcaldy, 2014, 2. Galleries Night 2014, ©Lindsay Kirkcaldy, 2014, 3. Galleries Night 2014, ©Lindsay Kirkcaldy, 2014; Courtesy of Alserkal Avenue

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Alessandro Balteo Yazbeck: Modern Entanglements

Modern Entanglements is Berlin-based Venezuelan artist Alessandro Balteo Yazbeck's first solo show in the region. The exhibition coincides with Art Dubai’s Marker section, which focuses on Latin American art this year.Balteo Yazbeck’s mixed media installations explore the effects of cultural diplomacy and governments’ propaganda strategies. Drawing from a multitude of sources, the artist embarks on a kind of dérive mapped onto a global scale to tease out entangled public secrets and recontextualize them in the contemporary moment.The ideological apparatus of the state works in mysterious ways. Sometimes it is overt, as when Charles and Ray Eames were commissioned to produce a film Glimpses of the USA for the first US- USSR cultural exchange in 1959. The film depicted a day in the life of the United States: automobiles, gleaming urbanity, breathtaking natural vistas, suburbia, and loving families. Later, IBM would commission the Eameses to produce Computer House of Cards for their pavilion at the 1970 World's Fair in Osaka. It was a continuation of a long-standing IBM-Eames collaboration, which first began in 1957. It is referenced in Balteo Yazbeck's installation Eames-Derivative, produced in collaboration with art historian Media Farzin, which features remakes of these now obsolete slotted cards. They are paired with a chronology of the rise and fall of the monetary gold standard, intertwined with banks' increasing adoption of computers in global finance and Eames' collaborations with IBM and the US Department of State. The result is a sculptural house of cards—at once both a monument to the present day hegemony of the US military-industrial complex, and a reminder of the fragility of the global financial system that underwrites it.At other times, governments collude to bury information in a mode that recalls Pierre Bourdieu's statement, "The most successful ideological effects are those which have no need for words, and ask no more than complicitous silence." The Israeli Nuclear Arsenal series speaks to one such case, uncovering a suppressed history of US-Israeli relations. Here, the artist refers to the tradition of whistleblowers and specifically Mordecai Vanunu, who spent more than 18 years in Israeli prisons for his 1986 leaked images that blew open Israel's long-covert nuclear armament program. Conversational fragments excerpted from a secret 1961 meeting between John F. Kennedy and David Ben-Gurion are printed on an abstract painting, the kind that the CIA infamously instrumentalised during the Cold War. The series of billboards in turn draws attention to the parallels between state propaganda and advertising.Alessandro Balteo Yazbeck (b. 1972, Caracas) graduated in Fine Arts from his native city of Caracas, Venezuela, where he has exhibited his work extensively. He moved his practice to New York from 2000 to 2010, and is now based in Berlin.
Solo exhibitions include Modern Entanglements at Green Art Gallery, Dubai, UAE (2015); Cultural Diplomacy: An Art We Neglect at Galerie Martin Janda, Vienna, Austria (2013); Corrupted Files at Galeria Luisa Strina, Sao Paulo, Brazil (2012); Cultural Diplomacy: An Art We Neglect at Henrique Faria Fine Art, New York, NY (2010), A little bit of heaven at Carpenter Center for the Visual Arts, Harvard University, Cambridge, MA (2008).
Balteo Yazbeck's work has been included in numerous group exhibitions including most recently, in 2014: New Territories. Museum of Art and Design, New York; Beyond the Supersquare, Bronx Museum of the Arts, New York; 12 Cuenca Biennale, Cuenca, Ecuador; in 2013: Liquid Assets: In the Aftermath of the Transformation of Money, Steirischer Herbst, Graz, Austria; Order, Chaos, and the Space between: Contemporary Latin American Art from the Diane and Bruce Halle Collection, Phoenix Art Museum, Phoenix; in 2012: When Attitudes Became Form Become Attitudes, CCA Wattis Institute, San Francisco; Artist on the News, Creative Time, New York; in 2011: Liberalis, Lütze-Museum and Galerie der Stadt Sindelfingen; 12th International Istanbul Biennial, Istanbul (2011); Then & Now: Abstraction in Latin American art, 1950 to Present, Deutsche Bank, New York (2010); Panorama, Museu de Arte Moderna de Sao Paulo (2009).Special Event:16 Mar, 12pm – 9pm | Opening Reception
Artists:
Alessandro Balteo Yazbeck


Open:Monday, 16 March 2015
Close:Tuesday, 05 May 2015
Address: Green Art Gallery, Al Quoz 1, Street 8, Alserkal Avenue, Unit 28, Dubai
Mail:Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +971 4 346 9305
Web:Green Art Gallery
Opening hour:Sat - Thu | 10 - 7pm
Closing day:Fri
Photo credits:1-3. Alessandro Balteo Yazbeck, Israeli Nuclear Arsenal, 2004-2013; 4. Alessandro Balteo Yazbeck, in collaboration with Media Farzin, Eames-Derivative, (small version), 2006-2013

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Timeless Design

High Jewelry Maison Van Cleef & Arpels is proud to partner with Design Days Dubai for the fourth consecutive year; this year the Maison presents Timeless Design.The concept of the exhibition pays homage to the Pierres de Caractère – Variations collection, which was created to celebrate Van Cleef & Arpels' centenary. Through their recent chapter in outstanding Jewelry-making through Pierres de Caractère – Variations, the Maison instills a unique emotion with enchanting hues, invoking a dazzling expression to this tradition by incorporating sets of extremely rare stones into its creations.The Timeless Design gives pride of place to the history of the love story of Alfred Van Cleef and Estelle Arpels, through displaying unique pieces which carry all of the heritage of the Maison, a cherished source of inspiration for Van Cleef & Arpels. Curated by the Maison's heritage director, Catherine Cariou, a highlight of the exhibition is the Patrimony objects related to art and design, born of the eras 1920s, 1930s and 1940s.The creations showcased at the exhibition are accompanied by a unique product, created by a talented emerging designer who was carefully selected from all of the GCC through a competition in collaboration with Tashkeel and Design Days Dubai. Van Cleef & Arpels unveils the winner of the Middle East Emergent Artist Prize, in showcasing the final product which was created in the theme of Functional and Conceptual Design.Visitors have the opportunity to witness first-hand the refined craftsmanship and meticulous skills of the expert master craftsmen: the Mains d'Or, during a live demonstration at the Van Cleef & Arpels Booth. Admirers of perfection are invited to recount an enchanting world of timeless beauty, through the Maison's High Jewelry collections and artistry of the Mains d'Or of Van Cleef & Arpels.

Open:Monday, 16 March 2015
Close:Friday, 20 March 2015
Address: Design Days Dubai, Downtown Dubai, Mohammed bin Rashid Boulevard, Dubai
Web:Van Cleef & Arpels
Opening hour:Mon – Thu | 4pm – 10pm; Fri | 1pm – 7pm
Photo credits:Courtesy of Van Cleef & Arpels

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An interview with Elena Filipovic from Kunsthalle Basel

Los Angeles-born Elena Filipovic is the new director of the Kunsthalle Basel, the institution's eleventh director in its 175-year history and successor to Adam Szymczyk, who has been nominated artistic director of Documenta 14 scheduled for the summer of 2017. Prior to her new position, Filipovic served as senior curator at the WIELS Contemporary Art Centre in Brussels.Andreas Kreienbühl: The city of Basel–an agglomeration of approximately 200,000 inhabitants–is probably the place with the highest density of world-class art museums per capita. The Kunstmuseum Basel, then still known as the Amerbach Kabinett, was the first municipal art collection in Europe to open to the public. It shows how deeply rooted art is in this city and what significance it has to the people in their everyday life. How would you define the role of Kunsthalle Basel within this exceptional framework?Elena Filipovic: It truly is a fantastic framework, not only to have so many amazing institutions and exhibitions around, but also to be in the luxurious position of having an extraordinarily open public that is used to being surrounded by art of all kinds. In this context of institutions that are deeply committed to preserving an incredible cultural heritage, Kunsthalle Basel is among a select few institutions in Basel that are not conserving cultural heritage but rather making it–with nourishing and encouraging emerging artists that will be, in fact, the cultural heritage of tomorrow. Every context needs both, just as museums and collecting institutions actually need a Kunsthalle to encourage the artists that they will collect tomorrow.At the recent opening of the Paul Gauguin exhibition at the Fondation Beyeler, Sam Keller noted that the artist's very first exhibition in Basel was at Kunsthalle Basel in 1928. Indeed Kunsthalle Basel has a very long tradition of showing artists early in their career, often before they were widely recognized, or simply of staging historically significant solo shows. It is for that reason that I am trying to shift one of the ways that Kunsthalle Basel has often been spoken about: instead of saying that it is an institution "founded in 1872," which of course it was, one can point out that what we do is present the now—and the institution has been doing so since 1872. Understood in that way, one comprehends better how exciting its 175-year history is, also for Basel.When I became director, I thought that precisely because of this history, Kunsthalle Basel might be the very place where we could actively rethink the conventions of what an exhibition is. The question of what an exhibition is (or could be) thus became an important starting point for the launch of the new program at the Kunsthalle.AK: It is fascinating to see the results of your curatorial strategy and visions. With Zhana Ivanova's Ongoing Retrospective (Chapter 1), for example, you made your work at the Kunsthalle Basel come alive by turning the visitors' ways of viewing the structure of exhibition-making upside-down. Could you further explain your idea of showing works of an emerging artist as an ongoing retrospective, piece by piece, through the years to come.EF: I launched the new program with the beginning of the first solo show in an institution of Zhana Ivanova. I say "beginning" because it is a long-term project that has only just started: and since it is a "retrospective" that takes place in reverse, if you will, it will only become an exhibition at the end, once all her selected works have been shown, many years from now.In fact, the performances of Zhana inspired this approach. I noticed that there are two things that are quite common to her work: her performances reveals the codes, structures, unwritten rules of society, including constructions of gender and power and a number of her pieces are set in a near-future time. We tried to use those two traits as operational principles for her first solo show. It got me thinking: we all know that a retrospective comes at the end of a career of a famous artist, when you can see from the comfortable armchair of history what the important works are and how the artist progressed and developed in this process. So, I wondered: what would happen if we reversed things and showed a single piece by this rather young artist at the beginning of her career, a point where history has not yet decided whether or not she will be famous or "important," and we claim it the beginning of an ongoing exhibition, and continued to show her work over time whenever she decides that another work belongs in the retrospective. One of the untouchable codes of exhibition making is revealed and we have a show that is set in the future!AK: So, in some way the ground for experimentation is not only offered to artists but you allow a certain bandwidth of experimentation to yourself, to your own work?EF: Of course! I think it is also quite a risk for the artist to take. The challenge I made to her and she made to me is that we will show her work in this retrospective-in-the-making for as long as I am director of the Kunsthalle Basel. My predecessor was director for 11 years, so she and I both knew that it could potentially take a long time for her retrospective to be complete. All the mechanisms that she deconstructs in her work, I use in the exhibition in an attempt to deconstruct them too. It is an experiment, but I thought that since the Kunsthalle historically has been a place for risk-taking and experimentation, why not–as an opening statement–bring this right to the fore and make it very visible. It is not something I would do with another artist: not every work calls for such an operation. But this work did.AK: I was part of the public that watched Zhana Ivanova's performance, which is played within the walls of a stage-set and sketches a non descript room, similar to a waiting room where people are expecting someone or something to come. After a while it came to my consciousness having waited for the new director to arrive and that my attitude was similar to the actors on stage. Can the show somehow be interpreted as an act of mirroring?EF: I definitely didn't plan it that way! But I also couldn't have anticipated how the Basel public felt waiting for the arrival of the new director. I was pleased that what might have looked like a very modest project, a rather diminutive stage and performance of minimal gestures in the grandiose Oberlichtsaal, was understood as something larger, and something that now we will be waiting for over many years to see the rest of the exhibition as it unfolds.AK: The exhibition that has just started, Patterns for (Re)cognition, is the first show in Switzerland of the Belgian artist Vincent Meessen (*1971) who will represent Belgium at this year's Venice Biennale. By integrating abstract paintings of the little-known Congolese painter Thela Tendu into his exhibition, Vincent Meessen not only features as an artist but also takes over a curatorial role. Can we say that visitors will somehow be discovering two exhibitions in one?EF: Something like that! Or, an exhibition within an exhibition. Vincent was fascinated by the works of Thela Tendu, not only for their formal dimension, but also because he was troubled by the fact that they had entirely escaped entering art history. As an artist himself, he couldn't understand how it came to pass that this 1930s Congolese artist, who had this incredible body of work remained almost totally unknown: had never been shown in the Congo, was barely known to Congolese historians, had very few shows in Europe....and this despite his having created a momentary sensation in the 1930s and being featured in avant-garde galleries, in shows alongside Paul Delvaux, René Magritte, and Pablo Picasso. Many of Tendu's works have been preserved since 1959 at the Royal Library of Belgium although the historical value of this work was not really understood. And now, as a result of this exhibition at the Kunsthalle, in other words, as a result of a young artist looking back and trying to give a forgotten artist a place in history, the Royal Library of Belgium have announced that they will organise an exhibition of Tendu's work. So in a very concrete manner, this show is about history and the writing of history, but it also manages to rewrite history in a small way.AK: Meessen's work often includes investigations into gaps in the writing of history, particularly colonial histories. Did you invite the artist to Switzerland–one of few countries that did not take part at the 1884 Berlin Conference where claims to territory in Africa were formalised–also keeping in mind a possible gap of "colonial awareness" in the Swiss population?EF: I suppose that is true, that Switzerland didn't participate in the Berlin Convention and thus on some level isn't directly responsible for the colonial splitting up of Africa. But if we learn anything from Vincent Meessen's show, we learn that even when we think something is "neutral," it often is not. As the show reveals, even geometric forms and scientific "tests" that were thought of as objective and universal, in fact, have specific cultural, historical, social, and political biases. But one could take these as examples of the debunking of "neutrality" of all kinds—the neutrality of forms but also the neutrality of countries—because I actually don't believe any nation in the Western world can claim they had no hand whatsoever in the atrocity that was colonialism. In any case, awareness of such histories is just as important in a place like Belgium as it is in Switzerland, whatever the direct role of each nation in that history.The whole show builds upon many layers of research about these histories. And Paul Klee, a Western contemporary of Tendu (although the two did not know of each other), plays a role in this. At the Kunsthalle Basel Klee had three major shows, including one in 1967, and Vincent uses the installation views from that show to create new work. He folds the photographs into origami-like abstract form and juxtapositions them with ritual objects from the Kuba Kingdom dating from the late 19th century. He brings together all of these levels and narratives which have to do with this specific place, but here they are abstracted and have to be analysed through the way he frames them in relation to Tendu's work.AK: Thank you for bringing us closer to Vincent Meessen's multi-layered exhibition. Could you tell us something about the other exhibition you just opened at the Kunsthalle?EF: On March 5th, we opened a very peculiar show by Mark Leckey, someone who isn't necessarily from the emerging generation, but he is someone that has been extremely influential for a younger generation of artists, and I wanted Kunsthalle Basel to be the kind of place that can also celebrate artists, like him, when they take important steps in their practice. And I think Mark just made one, and we are really excited to have it at the Kunsthalle.The show is a facsimile or an ersatz version of an exhibition that Mark Leckey curated in 2013. There is a backstory to the project: he was asked to curate a show as part of a Hayward Touring exhibition series. He took his harddrive to the organisers of the exhibition; it contained images of strange objects that he had collected while being on the Internet: a mummified Egyptian cat, a vase in the shape of a uterus, a Nike Transformer shoe, a Louise Bourgeois sculpture that fascinated him, or the Cyberman helmet from Dr. Who. All kinds of crazy objects that he put into his own quasi-Foucauldian archaeology of things. It took the organizers three years to track down or buy the original objects on which Leckey's digital files were based and it resulted in an impressive exhibition curated by the artist and revealing so much about his way of thinking, processing, and working.At Kunsthalle Basel, he is showing a 1:1 copy of that show. Almost every single object, or at least as many objects as he could, were copied, either in papier-mâché, as a cardboard cut-out, photographic replica, or a 3D copy. What we have is a copy of a exhibition that is itself an exhibition but is also a total work of art by Leckey, one in which the real and copy, the world and the Internet, artist and curator get all mixed together.

Address: Steinenberg 7, 4051 Basel, Switzerland
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +41 61 206 99 00
Web:Kunsthalle Basel
Opening hour:Tue - Wed - Fri | 11am - 6pm; Thu |11am – 8.30pm; Sat - Sun | 11am – 5pm
Closing day:Mon
Admission: CHF 12.– / 8.– (incl. S AM Swiss Architecture Museum)
Photo credits:1. Elena Filipovic, Director of the Kunsthalle Basel. Photo: Zlatko.Mićić 2. Zhana Ivanova, Detail All the Players (2013/2015), in Ongoing Retrospective (Chapter 1), Kunsthalle Basel, 2015. Photo: Philipp HКnger 3. Mark Leckey, Installation view UniAddDumThs, Kunsthalle Basel, 2015. Photo: Philipp Hänger 4. Vincent Meessen / Thela Tendu, Installationview Patterns for (Re)cognition, Kunsthalle Basel, 2015.

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National Museum of Women in the Arts, Washington D.C. | Women to Watch 2015

Goldschmied & Chiari

candidate italiane al concorso
WOMEN TO WATCH 2015

National Museum of Women in the Arts
Washington D.C.

MiArt
stand ST1

fieramilanocity
gate 5, padiglione 3
10-12 aprile 2015


comunicato stampa


Tra gli espositori presenti a questa nuova edizione di MiArt per la prima volta un’istituzione internazionale impegnata nella tutela e nella promozione della creatività femminile di tutti i tempi. Il National Museum of Women in the Arts (NMWA), con sede a Washington D.C., attraverso l’Associazione italiana degli Amici del NMWA presenta la propria attività e il concorso Women to Watch 2015.

La partecipazione del National Museum of Women in the Arts a MiArt 2015 attraverso la sua delegazione italiana, è un'iniziativa organizzata da Nicoletta Rusconi Art Projects che si svolge grazie al sostegno di Vhernier, marchio italiano di alta gioielleria artigianale.

Il National Museum of Women in the Arts (NMWA) nasce nel 1987 dalla passione e dall’impegno di Wilhelmina Cole Holladay e del marito Wallace F. Holladay, che a partire dagli anni '60 e per oltre vent'anni collezionarono in maniera pioneristica opere di donne artiste.

Con un corpo di più di tremila opere realizzate dal Rinascimento fino ad oggi, il NMWA è uno dei principali interlocutori privati nel circuito artistico americano e internazionale, e unica istituzione al mondo dedicata al riconoscimento dell’opera delle artiste di ogni epoca e nazionalità. Per raggiungere i suoi obiettivi, il NMWA conserva ed espone una collezione permanente, allestisce mostre, svolge programmi educativi e gestisce una biblioteca specialistica, oltre a pubblicare una rivista quadrimestrale, monografie e libri d’artista (www.nmwa.org).


Women to Watch 2015
Organic Matters


Ogni due anni circa il NMWA allestisce una mostra tematica, che ospita opere di artiste emergenti provenienti dai paesi in cui il museo è presente con comitati nazionali, che attraverso la stretta collaborazione con un'Istituzione pubblica propongono una rosa di cinque artiste, delle quali una viene selezionata dai curatori del museo.
L’obiettivo finale è stimolare una risposta critica verso i lavori di artiste promettenti e meritevoli di attenzione a livello internazionale.
Il titolo dell'edizione del 2015 (dal 5 giugno al 13 settembre), a cura di Virginia Trenor, è Organic matters, e da risalto al lavoro di artiste che partono dalla “natura” intesa nella sua più ampia accezione, come termine di riflessione su tematiche ambientali, sessualità o politiche di genere.
Il comitato italiano degli Amici del NMWA ha scelto di collaborare per quest'occasione con il Museo del Novecento di Milano, che attraverso una selezione operata dalla curatrice Iolanda Ratti ha candidato le seguenti artiste: Gabriella Ciancimino, Amalia del Ponte, Cleo Fariselli, Goldschmied & Chiari, Claudia Losi.
Il comitato curatoriale dell'NMWA ha selezionato come rappresentanti italiane le artiste del “duo” Goldschmied & Chiari (Sara Goldschmied e Eleonora Chiari), che esporranno l'opera Nympheas#12 (2007, Lambda print, cm 125x333), ironica e poetica rivisitazione dell'immaginario impressionistico di Claude Monet, che combina un registro aulico e uno più popolare, non tralasciando una riflessione su tematiche ambientali e di genere.

In occasione della partecipazione del National Museum of Women in the Arts a MiArt 2015 le artiste espongono in anteprima due opere dal titolo Medusa Mirrors (digital print on mirror, cm 135x225) risultato di una ricerca sul tema dello specchio come strumento d'illusione, ispirata anche alle suggestioni del cinema surrealista.

Giovedì 9 aprile alle ore 16.30, presso lo stand del NMWA (ST1) si terrà un incontro che vedrà la presenza di Claudia Pensotti Mosca, presidentessa dell’associazione italiana degli Amici del NMWA e le artiste Goldschmied & Chiari. L'incontro è promosso da Vhernier, azienda da sempre vicina al mondo dell'arte. Dichiara Carlo Traglio, presidente di Vhernier: "Siamo molto orgogliosi di poter promuovere il National Museum of Women in the Arts. Quello dell'arte è il territorio ideale in cui ritroviamo i valori di innovazione, contemporaneità, unicità che ci ispirano e che da sempre contraddistinguono le nostre creazioni. Riteniamo che la visione femminile dell'arte debba essere valorizzata, poiché centrale nell'esplorare il presente e creare premesse per il futuro".

L’associazione italiana Amici del National Museum of Women in the Arts è stata costituita a Milano nel 2004, grazie all’impegno del fondatore e primo presidente Vittorio Mosca. Lo scopo dell’associazione è di sostenere la mission del NMWA sul territorio italiano, attraverso iniziative di valorizzazione della creatività femminile, supporto formativo, comunicazione degli aspetti sinergici tra il National Museum of Women in the Arts e la realtà museale italiana.
Tra gli obbiettivi dell’associazione figurano iniziative di ricerca che mettano in luce i talenti femminili nell’ambito del patrimonio artistico, sia storico che contemporaneo, attraverso l’organizzazione di incontri d’arte, visite guidate a mostre ed esposizioni, conferenze, conversazioni con artiste, storici dell'arte e rappresentanti del mondo dello spettacolo e dell’editoria, ma anche serate conviviali all’insegna della creatività femminile.
Per promuovere e sostenere la formazione femminile nelle arti e nei mestieri d’arte, sono appositamente ideati progetti di sostegno per le artiste, oltre alla comunicazione, tutela e conservazione della loro opera (www.gliamicidelnmwa.com).

I comitati nazionali e internazionali del NMWA sono organizzazioni di volontariato che supportano gli obiettivi del Museo nei loro rispettivi paesi, e permettono al National Museum of Women in the Arts di essere un’istituzione davvero globale.


Goldschmied & Chiari, Sara Goldschmied (1975) e Eleonora Chiari (1971), dal 2001 hanno lavorato come “duo artistico” con il nome goldiechiari. Vivono tra Roma e Milano. Attraverso installazioni, video e fotografia la loro pratica artistica esplora i concetti di natura, storia e memoria, focalizzandosi su temi come amnesia, annientamento/ricostruzione e riflessione. Recentemente hanno analizzato momenti specifici della recente storia politica per dimostrare l’opacità della memoria, insieme con le strategie impiegate per cancellare la verità o ricrearne una fittizia. Centrale, nel lavoro di Goldschmied & Chiari è stata anche l’esplorazione della sessualità e identità femminile, che di solito esse propongono come il prodotto di esperienze reali e immaginarie, imposte dalla società e dalla cultura circostante.

Nicoletta Rusconi Art Projects è una realtà imprenditoriale che opera in campo artistico e culturale occupandosi della realizzazione di progetti indipendenti, in collaborazione con artisti di fama internazionale e imprese italiane interessate a investire nella produzione di opere, mostre e iniziative culturali. Nicoletta Rusconi Art Projects realizza iniziative speciali nel campo dell'arte. Facendo tesoro delle esperienze maturate in passato, con il lavoro delle gallerie Fotografia Italiana e Nicoletta Rusconi Arte Contemporanea, ma mettendo in campo nuove idee, energie e risorse, si occupa di ideazione di progetti site specific, di art advisoring, fundraising, consulenza per la creazione di collezioni private, iniziative editoriali, promozione e comunicazione (www.nicolettarusconi.com).

Vhernier, nata a Valenza nel 1984 come laboratorio di arte orafa, è oggi un marchio internazionale che mantiene intatta la storia e la tradizione artigianale che da sempre l’hanno contraddistinta. Ogni gioiello è un pezzo unico, lavorato a mano, influenzato nelle forme dalla passione per l’arte contemporanea e l’architettura, che fanno parte del patrimonio culturale dell’azienda. I volumi si sposano con armonia ai materiali preziosi e a quelli più insoliti lavorati con perizia artigianale che rende ogni pezzo sempre irripetibile. I gioielli Vhernier sono accomunati, infatti, dall’unicità dei dettagli, dalla scelta di pietre rare e ricercate e dalle sue particolari lavorazioni. Con sede principale a Milano, Vhernier è presente con le sue boutique nelle località più prestigiose di tutto il mondo.(www.vhernier.com).

Immagine guida: Goldschmied & Chiari, Nympheas #12, 2007, Lambda print, cm 125x333. Courtesy le artiste, Grimaldi Gavin, Londra e Kristen Lorello, New York

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Art Nights at Gate Village

DIFC galleries host a new edition of Art Nights at Gate Village on Monday, 16 March from 7pm to 10pm.
Along with new exhibition openings, the evening combines art, design, music and cuisine in a contemporary urban environment that includes special events such as film screenings, live art performances, artist talks, tours, workshops and more.

Open:Monday, 16 March 2015
Address:Gate Village, DIFC, Dubai
Phone:+971 4 362 2222
Web:DIFC
Opening hour:7pm – 10pm
Photo credits:Art Nights, Gate Village; Courtesy of Ayyam Gallery DIFC

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Design Days Dubai

Design Days Dubai again hosts in March 2015 an exciting mix of galleries from around the globe, bringing together an inspiring selection of work from both emerging and established designers. The fair also offers a fine selection of modern, 20th-century work.The fair heading now into its fourth year has already featured a roster of international galleries that has helped further establish Dubai as a centre of discovery and as a global meeting place for the world's cultural community.From March 16 - 20, 2015, Design Days Dubai is the unique platform for design enthusiasts, and collectors with an extensive engaging public programme of discussion panels, lectures, installations and workshops.Held under the patronage of H.H. Sheikh Hamdan Bin Mohammad Bin Rashid Al Maktoum, Crown Prince of Dubai, over 12,150 visitors attended Design Days Dubai 2014. The fair hosts galleries from 20 countries, showcasing 40 exhibitors, drawing creations from more than 240 designers.Design Days Dubai takes place alongside the 12th edition of the Sharjah Biennial and the city's annual event, Art Week, which brings the best of art and cultural events in the region including Art Dubai and Sikka Art Fair.Given the high attendance at last year's talks, workshops and panel discussions, and the very positive response from those attending, the 2015 programme has been expanded, to run over four days, thanks to the continuing support of Dubai Culture & Arts Authority (DCAA) and d3 Dubai Design District.The many workshops give participants the valuable opportunity to put concepts and theory into practice, under the guidance of respected international design professionals and emerging leaders based in the Middle East, including educators and practitioners.For more information visit the websiteSpecial Events:16 Mar, 1pm – 4 pm | Ladies’ Preview17 Mar, 11am – 2pm | Private View (Collectors Circle)

Open:Monday, 16 March 2015
Close:Friday, 20 March 2015
Address: Downtown Dubai, Mohammed bin Rashid Boulevard, Dubai.
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +971 4 384 2002
Web:Design Days
Opening hour:Mon – Thu | 4pm – 10pm; Fri | 1pm – 7pm
Admission:One-Day Pass | 50 AED
Photo credits:Courtesy of Design Days Dubai

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Anahita Razmi: Sharghzadegi

In Sharghzadegi, Anahita Razmi (b. 1981, Hamburg)'s second solo exhibition at Carbon 12, the multi-disciplinary artist based in Berlin confronts the term Gharbzadegi with the fictional term Sharghzadeghi. Used by Iranian intellectuals to describe the ill-fated relationship between the West and Iran, Gharbzadegi is a pejorative Persian term variously translated as "Weststruckness", "Euromania" and "Occidentosis". The exhibition is an act of geopolitical observation as well as personal introspection, where the artist wonders about the loss of Iranian cultural identity through the adoption and imitation of Western models in politics, education, arts and culture.Departing from the original use, Razmi's proposition for a counterpart concept deploys shifting historical and contemporary connotations in a variety of ways, questioning definitions of East, Middle and West. Razmitravels along the Silk Road to find Chinese brand pirates ripping apart the rhetoric's of T-shirt slogans and luxury fashion, deconstructing Western languages for Iranian markets, then wraps up the famous "East Coast – West Coast" conversation between Nancy Holt and Robert Smithson, positioning it somewhere between Christo and Jean-Claude meets religious watchdog and broadcasts advertisements for her own persona.In doing so, Razmi allows for a distanced look back at Orientalism today which she found in diverse places, leaving the viewer to decide which East, he or she is confronted with. East of where? East of what? Globalized trade meets globalized art world, where stereotypes are still persistent in very different ways.
Artists:
Anahita Razmi


Open:Monday, 16 March 2015
Close:Thursday, 30 April 2015
Address:Unit 37, Alserkal Avenue, Street 8, Al Quoz 1, Dubai
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +971 4 340 6016
Web:Carbon 12
Opening hour:Sat - Thu | 11.30am - 7pm
Closing day:Fri
Photo credits:Middle East Coast West Coast" HD video 23 minutes 04 seconds 2014 Edition of 3 + 1 AP; Courtesy of the artist and Carbon 12

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Ala Ebtekar: Nowheresville

The Third Line presents Nowheresville, a solo show of the American-based visual artist Ala Ebtekar.Nowheresville is journey to/through Light.
In the Illuminations cosmogony, Suhrawardi imagines a First Light, the Light of Lights, who decides to adorn the Firmaments. It sends out a ray of light from which the Nine Spheres radiate into existence. Man lives on the Ninth Sphere in the Sensible Realm, close to Darkness. Many have forgotten the Light, but there are a few who seek it out. The Light of Lights is unallocated in Nowheresville, the Abode of Simurgh, Qaf, untouched by time and space. The journey is long; the first step is to shut the eyes and see. Inspired by this cosmogony, Ebtekar imagines different steps of this journey to/through Light. Every piece hides a forest of symbols that reveal themselves to the seeing subject. Every opening becomes a portal to Nakoja that gazes back and is waiting to be discovered. Ebtekar invites us to use our eyes to make the journey atop of Qaf and maybe have a fleeting/flashing glance at Nowheresville.Ala Ebtekar (b. 1978, Iran) is a visual artist who lives in the San Francisco Bay Area. Ebtekar is known primarily for his work in painting, drawing, and installation that explores the juncture between history and myth, forging a multi-faceted project that melds Persian mythology, science, philosophy and pop culture together.
Artists:
Ala Ebtekar


Open:Monday, 16 March 2015
Close:Saturday, 18 April 2015
Address: The Third Line, Al Quoz 3, Dubai, UAE
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:+9714 3411 367
Web:The Third Line
Opening hour:Sat-Thu | 10am - 7pm
Closing day:Fri
Photo credits:Ala Ebtekar, Tunnel in the Sky (installation shot), Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco Jun - Sept 29 2013, Migrating Identities; Courtesy of the artist and The Third Line

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Alserkal Avenue Galleries Night

More than 20 galleries and cultural spaces along the Avenue simultaneously open their doors to the public for an unveiling of new contemporary art exhibitions and events. For the occasion of Dubai Art Week, there will also be a pop-up art bookshop by Jashanmal and a chance to see two site-specific installations commissioned in collaboration with Art Dubai Projects in the expanded areas of Alserkal Avenue, by artists Maria Thereza Alves and Mehreen Murtaza.
 
Open:
Monday, 16 March 2015
Address:
Street 8, Al Quoz 1, Dubai, U.A.E
Mail:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone:
+971 50 556 9797
Web:
Alserkal Avenue
Opening hour:
6pm – 9pm
Photo credits:
Courtesy of Alserkal Avenue

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"FESTIVAL POETRY". A VICENZA DAL 21 MARZO - 27 MAGGIO

Arrivano grandi poeti nella città di Palladio. Si tratta di Poetry Vicenza, un ciclo d'incontri di poesia e musica che, su progetto di Marco Fazzini, è promosso da Intesa Sanpaolo e dall'assessorato alla crescita del Comune di Vicenza, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati dell'Università Ca' Foscari di Venezia e con l'associazione TheArtsBox di Vicenza. Ospitata nelle Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari - sede museale e culturale di Intesa Sanpaolo a Vicenza -, a Palazzo Chiericati e nella sede dell'associazione TheArtsBox, la rassegna del 2015 partirà il prossimo 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, e si protrarrà fino a fine maggio. Avrà come protagonisti alcuni tra i maggiori poeti internazionali e nazionali, tutti scrittori che respirano l'ossigeno di altre culture e altri stilemi, che non appartengono a nessuna cordata ma che, nell'onestà e nella limpidezza della loro ricerca, sono diventati i grandi pensatori del contemporaneo, poeti che ci fanno comprendere il significato dell'integrità morale e civile, dell'amore, della morte, della libertà, della tolleranza.

Molti degli eventi programmati sono incentrati su due poeti, collegati o attraverso una lingua comune o attraverso una condivisione di tematiche letterarie, stilistiche o civili (minoranze linguistiche, traduzione, pacifismo, oralità, post-colonialità, per citarne alcune). Per ciascun evento sono previsti interventi di musicisti dai vari stili e percorsi, per un'alternanza di strumenti e atmosfere. A Poetry Vicenza 2015 arriveranno scrittori da Cuba, Giamaica, Portogallo, India, Lituania, Inghilterra, Spagna, Italia, Croazia, Grecia.

IL PROGRAMMA

Sabato 21 marzo, ore 18.30 - TheArtsBox
Testi poetici per la Giornata Mondiale della Poesia e l'inaugurazione della Mostra "Evensongs" dell'artista Naomi Tydeman

Mercoledì 25 marzo, ore 18.30 - Palazzo Chiericati
Víctor Rodríguez Núñez (Cuba) e Shara McCallum (Giamaica)

Martedì 31 marzo, ore 18.30 - Palazzo Chiericati
Jaume Subirana (Catalogna) e Sasha Dugdale (Inghilterra)

Venerdì 3 aprile, ore 18.30 - Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
Tonko Maroević (Croazia) e Tomica Bajsić (Croazia)

Domenica 12 aprile, ore 18.30 - Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
Manuel Alegre (Portogallo)

Martedì 14 aprile, ore 18.30 - Palazzo Chiericati
Maurilio De Miguel (Spagna) e Vladas Braziūnas (Lituania)

Mercoledì 22 aprile, ore 18.30 - Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
Clive Wilmer (Inghilterra) e Nasos Vaghenàs (Grecia)

Venerdì 8 maggio, ore 18.30 - Palazzo Chiericati
Juan Carlos Mestre (Spagna)

Giovedì 21 maggio, ore 18.30 - Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
Alberto Casiraghy (Italia) e Giancarlo Pontiggia (Italia)

Mercoledì 27 maggio, ore 18.30 - Palazzo Chiericati
Meena Alexander (India) e Tishani Doshi (India)

I luoghi della rassegna

Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari
Vicenza, contra' Santa Corona, 25

Palazzo Chiericati
Vicenza, piazza Matteotti, 37/39

TheArtsBox Vicenza,
contra' San Paolo, 25

Per informazioni:

Assessorato alla Crescita
tel. 0444.222164 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili

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Mostra Carpaccio a Palazzo Sarcinelli, Conegliano TV

La scoperta dell'ultimo Carpaccio cinquant'anni dopo la storica mostra di Palazzo Ducale a Venezia

Apre tra pochi giorni la mostra che ripercorre gli ultimi anni di uno degli artisti più significativi del Rinascimento.

Vittore Carpaccio, sotto il velo delle storie di devozione e d'avventura, racconta timori e speranze del Cinquecento, un secolo segnato da crisi politiche e contrasti religiosi. Un viaggio che segue Vittore nei suoi spostamenti da Venezia verso il vivace territorio istriano, alla ricerca di un codice artistico sempre colto e raffinato, fino all'affermazione del figlio Benedetto, interprete inedito delle intuizioni del padre.

In mostra capolavori di grandissima qualità e originalità, dipinti celebri da ritrovare come il San Giorgio che lotta con il drago di San Giorgio Maggiore, la Pala di Pirano, il Polittico da Pozzale del Cadore, o la particolarissima Entrata del podestà Contarini a Capodistria; opere da riscoprire come le clamorose Portelle d'organo dal Duomo di Capodistria o il bellissimo Trittico di Santa Fosca ricomposto per la prima volta dopo cinquant'anni.

Più di cinquanta opere tra dipinti, pale d'altare, disegni, documenti, stampe.

Per approfondimenti  www.mostracarpaccio.it

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INAUGURAZIONE DELLO STUDIO MUSEO CARLO MATTIOLI

Parma, Palazzo Smeraldi - Dal 20 marzo 2015

Comunicato stampa

Al piano terreno del secentesco Palazzo Smeraldi nel cuore di Parma, tutto è rimasto com’era quel 12 luglio 1994. I tubetti aperti, gli olii appena stemperati, la giacca di lino bianca intrisa di mille colori appoggiata accanto al cavalletto, la sigaretta ridotta a mozzicone e i fogli appena abbozzati. 

Carlo Mattioli, nato a Modena nel 1911, si allontanava per sempre nella sua Parma. 

L’Archivio Carlo Mattioli che dalla scomparsa del Maestro ne cura e promuove l’opera con numerose mostre e pubblicazioni, ha voluto conservare tutto com’era e dov’era, per rispetto ad un grande protagonista dell’arte europea del Novecento. 

Ora, a vent’anni dalla scomparsa, quelle grandi stanze vibranti di memorie, un vero e proprio santuario dell’arte e della creatività artistica, ritrovano il soffio vitale che le impregnava durante il lavoro del Maestro. Da queste stanze sono passati molti dei gradi intellettuali di un secolo della nostra cultura, scrittori, poeti, registi, fotografi, giornalisti, storici e critici dell’arte, attratti dal carisma del solitario artista di Parma. 

“Sono andato a trovare Carlo Mattioli a Parma”, racconta Enzo Biagi. “Ho visto il suo studio raccolto e antico, oltre il cortile del palazzo, con le antiche pietre annerite dal tempo e dalle nebbie. Non lo conoscevo e davanti a lui ho ritrovato una sensazione dell’adolescenza, quando per la prima volta, al Caffè della Borsa, in Bologna, vidi Morandi. Il profumo della pulizia, del rigore morale e, nella figura alta e severa, qualcosa di monacale.”

“Mattioli mi guida nell’appartamento che gli fa da studio a Parma, stanze fresche, soffitti alti…uno studio che pare sul punto di mutarsi in pinacoteca tanti sono i dipinti recenti e meno che hanno trovato una collocazione lungo le pareti. Il solo soggetto “irregolare” è la giacca da lavoro dell’artista, un’imbrattata casualità, quasi un riflesso della tavolozza”, ricorda il poeta Vittorio Sereni.

La forte personalità di Mattioli, la sua storia, i suoi vasti interessi culturali, le sue passioni affiorano immergendosi nei luoghi che lo hanno visto creare e che oggi tornano a vivere.

Dalla scomparsa dell’artista l’Archivio ha organizzato importanti mostre al museo della cattedrale di Barcellona in Lussemburgo (1998), alla Tour Fromage di Aosta (2000), alla Galleria Nazionale di Parma nel 2004, al Braccio di Carlo Magno in Vaticano e al Museo Morandi di Bologna per celebrare il centenario della nascita dell’artista (2011), al Musma di Matera nel 2013 solo per citarne alcune. L’Archivio ha inoltre provveduto a catalogare non solo le opere ma anche il prezioso materiale documentario conservato nello studio, senza disperdere nulla, semmai acquisendo dal mercato opere che venivano ritenute indispensabili per documentare il percorso artistico di Mattioli. 

Le migliaia di carte e di documenti, i libri, disegni e gli olii sono stati fotografati e studiati, per essere poi rimessi nell’ordine che il Maestro aveva scelto. A costituire uno degli archivi più completi tra quelli di grandi artisti del nostro Novecento. 

A partire dal 20 marzo 2015 queste grandi sale saranno aperte per la prima volta al pubblico, su prenotazione, per due giorni a settimana, non “musealizzate” ma conservate nello spirito e nell’aspetto originario. 

Gli spazi dove il Maestro lavorava diventeranno anzi luogo di racconto, incontro e confronto aperto a tutte le arti con la realizzazione di esposizioni ed eventi culturali in genere che guardino complessivamente alla cultura del Novecento, artistica, letteraria e musicale che l’Artista, pur sfuggente ad ogni tentativo di inquadramento in una precisa appartenenza alle avanguardie del suo tempo, ha profondamente conosciuto, abbracciato o rifiutato. 

E’ infatti in fase di costituzione la Fondazione Carlo Mattioli con il fine di tutelare, valorizzare e promuovere l’opera del Maestro. La Fondazione porterà a compimento l’opera di catalogazione e archiviazione la pubblicazione del catalogo generale dei dipinti, delle opere su carta e delle sculture, promuoverà l’attività di ricerca sul pittore nonché edizioni, mostre temporanee e convegni. 

Organo consultivo della Fondazione sarà il Comitato Scientifico che si fregia di importanti nomi della cultura italiana. Il Comitato collaborerà con il Consiglio d’amministrazione nella redazione delle linee generali della Fondazione e delle attività annuali dello Studio Museo Carlo Mattioli.

Contestualmente all'apertura della Studio Museo, la Fondazione intende pubblicare un’importante, esaustiva monografia che andrà a comporre anche il catalogo dell'opera di Mattioli, insieme ad una antologia critica di approfondimento, affidandone la cura allo storico dell'arte Luca Massimo Barbero.

info: Archivio Carlo Mattioli tel. 0521231076-230366, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ufficio stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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VIVIAN MAIER. Street Photographer

Nuoro, Museo MAN - Dal 10 luglio al 18 ottobre 2015

Comunicato Stampa

Vivian Maier al MAN di Nuoro

La prima mostra in un museo italiano

120 fotografie, 10 filmati e una serie inedita di provini a contatto 

della “tata” più famosa d’America

Dopo gli Stati Uniti il fascino di Vivian Maier sta incantando l’Europa. 

Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione. 

Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia. 

Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell’affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d’aste di Chicago. 

La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un’Istituzione pubblica italiana. 

Partendo dai materiali raccolti da John Maloof, il progetto espositivo fornisce una visione d’insieme dell’attività di Vivian Maier ponendo l’accento su elementi chiave della sua poetica, come l’ossessione per la documentazione e l’accumulo, fondamentali per la costruzione di un corretto profilo artistico, oltre che biografico. 

Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell’archivio di Maloof, catturate tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta. Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l’interpretazione del lavoro fotografico. 

Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall’altezza del ventre a quella dell’occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto.

La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.

A conquistare il pubblico, prima ancora delle fotografie, è la storia di “tata Vivian”, perfetta per un romanzo esistenziale o come trama di una commedia agrodolce; talmente insolita, talmente affascinante, da non sembrare vera. 

Ma al di là del racconto, al di là delle note biografiche, dei piccoli grandi segreti rivelati dalle persone che l’hanno conosciuta, al di là del suo ritratto di donna eccentrica e riservata, dura e curiosa come pochi altri, custode di un mistero non ancora svelato, al di là di tutto c’è il grande lavoro fotografico di Vivian Maier, su cui molto rimane ancora da dire.

Vivian Maier ha scattato perlopiù nel tempo libero e a giudicare dai risultati si può credere che, in quel tempo, non abbia fatto altro. I suoi soggetti prediletti sono stati le strade e le persone, più raramente le architetture, gli oggetti e i paesaggi. 

Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti, che fosse strano, insolito, degno di nota, o la più comune delle azioni quotidiane. Il suo mondo erano “gli altri”, gli sconosciuti, le persone anonime delle città, con cui entrava in contatto per brevi momenti, sempre mantenendo una certa distanza che le permetteva di fare dei soggetti ritratti i protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie senza importanza. 

Ogni tanto però, in alcune composizioni più ardite, Vivian Maier si rendeva visibile, superava la soglia della scena per divenire lei stessa parte del suo racconto. Il riflesso del volto su un vetro, la proiezione dell’ombra sul terreno, la sua silhouette compaiono nel perimetro di molte immagini, quasi sempre spezzate da ombre o riflessi, con l’insistenza un po’ ossessiva di chi, insieme a un’idea del mondo, è in cerca soprattutto di se stesso. In questa indagine senza fine talvolta coinvolgeva anche i bambini che le venivano affidati, costringendoli a seguirla in giro per la città, in zone spesso degradate di New York o di Chicago. A uno sguardo sensibile e benevolo per gli umili, gli emarginati, univa una vena sarcastica, evidente in molti scatti rubati, che colpiva un po’ tutti, dai ricchi borghesi dei quartieri alti agli sbandati delle periferie.

“Di Vivian Maier – afferma Lorenzo Giusti, Direttore del MAN - si parla oggi come di una grande fotografa del Novecento, da accostare ai maestri del reportage di strada, da Alfred Eisenstaedt a Robert Frank, da Diane Arbus a Lisette Model. Le grandi istituzioni museali fanno però fatica a legittimare il suo lavoro, vuoi perché, in tutta una vita, non ebbe una sola occasione per mostrarlo, vuoi per la diffusa – e legittima - diffidenza verso l’attività degli “hobbisti”. Ma i musei, si sa, arrivano sempre un po’ in ritardo. 

Delle opere di Vivian Maier non colpisce soltanto la capacità di osservazione, l’occhio vigile e attento a ogni sensibile variazione dell’insieme, l’abilità di composizione e di inquadramento. Ciò che più impressiona è la facilità nel passare da un registro all’altro, dalla cronaca, alla tragedia, alla commedia dell’assurdo, sempre tendendo saldamente fede al proprio sguardo. Una voce rimasta per molto tempo fuori dal coro, ma senza dubbio ben accordata”.

Info: 

MAN Museum via S. Satta 27- 08100 Nuoro 

tel. +39 0784 25 21 10

opening hours: 10 AM - 1 PM | 3 PM -7 PM closed Monday 

www.museoman.it

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo 

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Selma March 1965

Featuring over 150 original photographs, the exhibition depicts the three Selma-to-Montgomery marches that rocked the nation and galvanized the Civil Rights Movement in 1965.

"Never before in New York or any other gallery has the work of photographers James Barker, Spider Martin and Charles Moore been brought together like this," said Steven Kasher. "By combining their work, the exhibition captures in a new way the angst, courage and chaos of this seminal moment in American history." On March 7th, 1965, Alabama state troopers and a local posse viciously attacked civil rights demonstrators in Selma, stopping a planned peaceful march to the state capitol in Montgomery, wounding many innocent marchers. Both filmed and photographed, "Bloody Sunday" instantly caused nationwide outrage.

A few days later, a second march, led by the Rev. Dr. Martin Luther King Jr., was turned back. A third, ultimately successful march left Selma on March 21, arriving in Montgomery five days later. By then, President Lyndon B. Johnson, pushed by Dr. King and the horrific images of brutality captured by Martin, Moore and others, had introduced the Voting Rights Act to Congress, which became law later that year. "Together the images on display present a complex, compelling tableau that is both monumental and intimate, brave and vulnerable," said Kasher. "The exhibit is inspiring, but also a chilling reminder that those who fight for social justice do at great risk, with no guarantee that their efforts will be successful – though sometimes they are, if only partially."

Selma March 1965 commemorates the 50th anniversary of the Selma marches as well as the Voting Rights Act they catalyzed. It is the 30th public exhibition that Kasher Gallery has organized of photography of the Civil Rights Movement.

Charles Moore (1931 – 2010) is the most renowned photographer of the Civil Rights Movement. His Selma pictures were published in two issues of Life, then the most read and shared journal in the U. S., with a wider audience than the television news. His pictures of peaceful demonstrators and brutal police shocked the nation and galvanized Congressional response.

In 1965 Spider Martin (1939 – 2003) was a young staff photographer at The Birmingham News. Spider was sent to cover the Selma events, but the News was reluctant to feature his images. Once the Bloody Sunday violence preempted national television programing and exposed what was happening in Selma, the News had no choice but to prominently publish Spider's pictures, moving them from the back of the paper to the front

James Barker (b. 1936) was a participant observer on the third Selma march. As a staff photographer working at Washington State University he was chosen to join a delegation of three sent by the university to support and witness the march. His images are the only insider ones known to exist – as opposed to photojournalistic.

  • Artists:
    James Barker
    Spider MartinCharles Moore
  •  
  • Open:
    Thursday, 05 March 2015
  • Close:
    Saturday, 18 April 2015
  • Address:
    515 West26th Street, Floor 2, New York, 10001
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +1 212 966 3978
  • Web:
    Steven Kasher Gallery
  • Opening hour:
    Tue - Sat | 10am - 6pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. Charles Moore, State Police Wearing Gas Masks Fire Teargas at the Marchers and Then Charge Them a Second Time, 1965. Vintage gelatin silver, printed ca. 1965, 9 1/4 x 13 1/2 inches. Signed by photographer and Black Star stamp verso. Courtesy Steven Kasher Gallery, New York; 2. Spider Martin, Hosea Williams and John Lewis confront Troopers on Bloody Sunday.
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Porta del Cielo

Dal 9 marzo fino al 31 ottobre sarà possibile visitare Porta del Cielo con nuove modalità.

 
La visita ai Sottotetti del Duomo, della durata di 30 minuti, e alla Cattedrale con la Libreria Piccolomini avrà un costo di € 15,00 a persona e potrà essere effettuato ogni mezz’ora in base agli orari di apertura al pubblico della Cattedrale ( ultima fascia disponibile un’ora prima della chiusura). Il biglietto consentirà di accedere, in ottemperanza agli obblighi vigenti , a gruppi composti da massimo 18 persone accompagnati da personale addetto alla sicurezza. Ogni visitatore riceverà in omaggio la Roof Map, uno strumento utile per l’effettuazione della visita che diventa gadget da portare a casa, una volta terminato il tour e disponibile nelle seguenti lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e russo. Sarà inoltre possibile, fino ad esaurimento disponibilità, acquistare il biglietto All Inclusive Opa Si Pass Plus al costo di € 20,0 0 a pers ona. Questa formula consentirà, non solo di accedere alla Porta del Cielo, ma di completare il tour visitando tutti gli altri siti del Complesso Museale del Duomo di Siena (Cattedrale e Libreria Piccolomini, Museo dell’Opera Metropolitana e panorama dal Facciatone, Battistero e Cripta sotto il Duomo ). Oltre all’acquisto direttamente in biglietteria, è possibile prenotare Porta del Cielo  e Opa Si Pass Plus chiamando il numero di call center 0577/286300 dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00 o inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Sarà inoltre possibile continuare a prenotare il proprio tour esclusivo guidato al costo di € 25,00 a persona o € 400,00 per garantirsi un’intera fascia oraria (90 minuti), massimo 17 persone; per chi volesse completare l’offerta sarà possibile prenotare il biglietto All Inclusive Opa Si Pass Plus al costo di € 30,00 a persona.

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Sharjah Biennial 12: The past, the present, the possible

Sharjah Biennial 12: The past, the present, the possible (SB12) began to take shape in a private conversation between artist Danh Vo and curator Eungie Joo in early 2013. Together they discussed the relevance of contemporary art and the potential of artistic positions to imagine something beyond current states of social and political confinement—and the need for artists to play active roles in imagining the possible.

While archeological research confirms the presence of humans in this region over 125,000 years ago, Sharjah — as a city, an emirate and a member of a relatively young federation — is still in the process of imagining itself through education, culture, religion, heritage and science. SB12 invites more than fifty artists and cultural practitioners from approximately twenty-five countries to participate in this process by introducing their ideas of the possible through their art and work.

SB12 will be on view from March 5 – June 5, 2015, with opening events taking place March 5 – 7. A vital component of Sharjah Art Foundation's annual programming,March Meeting 2015 will take place 11 – 16 May. SB12  also features a monthly talks series in Sharjah beginning in September 2014.

Sharjah Biennial is organised by Sharjah Art Foundation, which brings a broad range of contemporary art and cultural programmes to the communities of Sharjah, the UAE and the region.

Since 1993, Sharjah Biennial has commissioned, produced and presented large-scale public installations, performances and films, offering artists from the region and beyond an internationally-recognised platform for exhibition and experimentation.

Opening Programme:

Thursday, March 5

10am
Sharjah Biennial 12 official opening

10am–1pm
Abkhazia Anembassy hours with Maxim Gvinjia part of Secession Sessions by Eric Baudelaire

Ongoing
XYZ: action by Eduardo Navarro
Use Like Water: performance by Nikhil Chopra

9:30pm
Souls' Landscapes: Violence, magical superstructures & invisible guardians: performance by Uriel Barthélémi

Friday, March 6

10am–1pm
Abkhazia Anembassy hours with Maxim Gvinjia part of Secession Sessions by Eric Baudelaire

4pm
Fanfare funérailles (Funeral Brass): performance by Papy Ebotani

Until sunset
Use Like Water: performance by Nikhil Chopra

8:30pm
Le Cargo: performance by Faustin Linyekula

10pm
In the absence of the objects seen: screening event by Ayreen Anastas and Rene Gabri

Saturday, March 7

10am–5pm
Excursion to Kalba to view installation by Adrián Villar Rojas

7pm
Souls' Landscapes: The great mantle of night which has enveloped us...: performance by Uriel Barthélémi

9:30pm
Le Cargo: performance by Faustin Linyekula

  •  
  • Open:
    Thursday, 05 March 2015
  • Close:
    Friday, 05 June 2015
  • Address:
    Arts Area, Sharjah, United Arab Emirates
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +971 6 568 5050
  • Web:
    Sharjah Biennial 12
  • Photo credits:
    1. Building H, SAF Art Spaces, Sharjah, UAE, 2. Bait Gholoum Ibrahim, SAF Art Spaces, Sharjah, UAE, 3. One of the Sharjah Biennial 12 sites, Sharjah, UAE; Courtesy of ©Sharjah Art Foundation
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March Meeting 2015

Sharjah Art Foundation (United Arab Emirates, UAE) organizes the eight annualMarch Meeting, a six-day symposium featuring presentations by artists, art professionals and institutions on the production and dissemination of art in the MENASA (Middle East, North Africa, South Asia) region and internationally. Launched in 2008, the Meeting was conceived as a forum to encourage regional art professionals to connect, to share ideas and expertise, to network and form partnerships for future projects.
A vital component of Sharjah Art Foundation's annual programming, March Meetingexamines several pertinent issues in contemporary culture, addressing institutional formation, exhibitions, and artistic production as well as consideration of how to develop education and research initiatives.

March Meeting 2015 will take place May 11-16 and is organized by Kristine Khouri, Rasha Salti and Eric Baudelaire.

On May 11, Khouri and Salti will organise three sessions, including a presentation on their ongoing research on the International Art Exhibition for Palestine (1978), based on interviews with artists, filmmakers and journalists associated with this project, as well as a keynote address by the scholar W.J.T. Mitchell.

On May 12 and 13 Eric Baudelaire's Sharjah Sessions considers the question of statehood through the prism of the stateless state of Abkhazia. In addition to the Anembassy of Abkhazia staffed by Maxim Gvinjia, former Minister of Foreign Affairs, and daily screenings of the feature length film, Letters to Max, this discursive programme includes sessions with artists and scholars.

From May 14 – 16, Joo continues the discussion through a series of presentations, conversations and screenings which are still under development.

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  • Open:
    Monday, 11 May 2015
  • Close:
    Saturday, 16 May 2015
  • Address:
    Sharjah Art Foundation, Al Shuwaiheen Arts Area, Sharjah
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +971 6 568 5050
  • Web:
    Sharjah Art Foundation
  • Photo credits:
    March Meeting 2014; Courtesy of Sharjah Art Foundation
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The Armory Show 2015

The Armory Show 2015 returns for its seventeenth edition from March 5-8, hosting 197 of the world's premier galleries from 28 countries across North and South America, Europe, Asia and the Middle East.

Having received a record number of gallery applications, the 2015 fair brings together a wide range of ambitious presentations; Pier 92 – Modern will represent art and artists from the twentieth century, while Pier 94 – Contemporary is dedicated to leading international galleries presenting new art by living artists. In its continued commitment to fostering a serious, compelling platform for emerging and established galleries worldwide, The Armory Show will feature Armory

Focus: Middle East, North Africa and the Mediterranean (MENAM), curated by Omar Kholeif, in a devoted section of Pier 94. The MENAM focus is presented in collaboration with lead cultural partner, Edge of Arabia, and education partner, Art Jameel. The 2015 fair will include Armory Presents, a section devoted to single and dual artist presentations by galleries less than ten years old. The 2015 fair also kicks off Armory Arts Week, a citywide program of cultural events and exhibitions at galleries and museums in all five boroughs of New York.

The Armory Show is thrilled to announce that the fair coincides with the New Museum's 2015 Triennial: Surround Audience, in which our Commissioned Artist, Lawrence Abu Hamdan has been included.

Noah Horowitz, Executive Director of The Armory Show remarks: "It is a very exciting moment for The Armory Show with this year's fair marking the most focused and highest caliber edition in my tenure.The selection process for the upcoming edition was particularly rigorous and I am thrilled to see a number of notable galleries returning to the fair, as well as a strong presence of young, geographically diverse galleries who have chosen to show with us for the first time."

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  • Open:
    Thursday, 05 March 2015
  • Close:
    Sunday, 08 February 2015
  • Address:
    Piers 92 & 94, New York
  • Mail:
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  • Phone:
    + 1 212 645 6440
  • Web:
    The Armory Show
  • Opening hour:
    12noon - 7pm
  • Admission:
    45 $, 30 $ (reduced)
  • Photo credits:
    1. El Anatsui, Intimation, 2014, Courtesy of Axel Vervoordt Gallery 2. Michael Rakowitz, What Dust Will Rise ? (installation), 2012, Commissioned and produced by dOCUMENTA (13) with the support of Dena Foundation for Contemporary Art, Parisn and Lombard Gallery, New-York
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DE CHIRICO A FERRARA 1915–1918. Pittura metafsica e avanguardie europee

COMUNICATO STAMPA

La pittura di De Chirico è una nuova visione, nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo René Magritte
A partire dall’autunno del 2015 la Fondazione Ferrara Arte e la Staatsgalerie di Stoccarda, in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica, presenteranno un’importante mostra che intende far rivivere, in occasione del centenario dell’arrivo di Giorgio de Chirico a Ferrara, la nascita e lo sviluppo della pittura metafisica e le ricadute che le opere realizzate dall’artista tra il 1915 e il 1918 nella città estense ebbero sull’arte italiana contemporanea e sulle avanguardie europee come il dadaismo, il surrealismo e la Nuova Oggettività.
Quando l’Italia entrò nella prima guerra mondiale, De Chirico e suo fratello Alberto Savinio lasciarono Parigi, si arruolarono nell’esercito italiano e, alla fine del giugno del 1915, furono mandati a Ferrara per prestare servizio militare. Il soggiorno ferrarese determinò cambiamenti profondi rispetto al periodo precedente, tanto nel modo di dipingere che nei temi che ne ispirarono i capolavori. Travolto da un’ondata di romantica commozione di fronte alla bellezza di Ferrara e al ritmo sospeso della vita cittadina, De Chirico diede vita a un mondo irreale popolato di meraviglie: piazze fuori dal tempo immerse in tramonti fantastici e stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti misteriosi scoperti nelle peregrinazioni tra i vicoli del ghetto, o diventano il palcoscenico su cui recitano manichini da sartoria e personaggi muti e senza volto. Sulle tele, che si accendono di un cromatismo intenso, compaiono scorci di palazzi, fabbriche, carte geografiche militari, strumenti da disegno e misurazione, ma anche dolci e forme di pane tipici della tradizione locale. Nella poetica metafisica tutti questi elementi, isolati dal loro contesto e accostati tra loro senza precise gerarchie, rivelano nuovi significati e segrete liaisons che suscitano nello spettatore un corto circuito percettivo.

Fu presso l’ospedale psichiatrico Villa del Seminario che l’artista conobbe Carlo Carrà e iniziò a chiamare la propria pittura “metafisica”, e furono i quadri qui concepiti dai due pittori, vere e proprie icone della modernità, a esercitare una profonda influenza sugli artisti italiani ma anche d’oltralpe. Tra il 1918 e il 1919, Giorgio Morandi dipinse un ristretto numero di nature morte, dove compaiono elementi tipici dell’iconografia metafisica come le teste di manichino e gli oggetti del quotidiano. Filippo de Pisis, invece, fra i primi a Ferrara a stringere un sodalizio con De Chirico, pur non avendo mai aderito alla metafisica, inserì nelle sue opere precisi riferimenti ai quadri ferraresi dell’amico, riscontrabili soprattutto nelle tele che realizzò a Parigi negli anni Venti. Nel dopoguerra si assistette in tutta Europa a una diffusione capillare dei temi dechirichiani: artisti del calibro di Man Ray, Raoul Hausmann e George Grosz, fino a René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí dipinsero alcune straordinarie opere influenzate proprio delle iconografie che De Chirico realizzò a Ferrara.
Il percorso espositivo, che comprenderà circa ottanta opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, avrà il suo fulcro in un nucleo di tele realizzate da De Chirico nella stretta forbice temporale degli anni ferraresi. La rassegna, scandita in sezioni cronologico tematiche, sarà arricchita da una selezione di dipinti, acquerelli, disegni, collage e fotografie di tutti quegli artisti che si ispirarono al maestro italiano, nei quali sarà possibile leggere sorprendenti riprese e citazioni. Il confronto tra i capolavori di quei giganti dell’arte moderna e le opere realizzate da De Chirico nella città estense renderà conto dell’impatto che la stagione metafisica ferrarese ebbe sullo sviluppo delle avanguardie europee, riaffermando così la centralità di un episodio cruciale della storia dell’arte italiana del Novecento.

DE CHIRICO A FERRARA, 1915-1918. Pittura metafisica e avanguardie europee Ferrara, Palazzo dei Diamanti 14 novembre 2015 –28 febbraio 2016

Mostra a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie Stuttgart

Orari di apertura
Tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa
Studio ESSECI – Sergio Campagnolo, tel. 049 663499
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LA ROSA DI FUOCO. La Barcellona di Picasso e Gaudí

Ferrara, Palazzo dei Diamanti

Dal 19 aprile al 19 luglio 2015

Comunicato Stampa

La rosa di fuoco, o meglio La Rosa de Foc, per dirla alla catalana, per gli anarchici indicava all’inizio del Novecento il nome in codice di Barcellona. Nome che evoca, allo stesso tempo, il fermento che a cavallo del secolo infiammava la vita politica, sociale e culturale della capitale catalana, ma anche i violenti attentati dinamitardi di cui fu teatro la città.

A mutare volto e storia di Barcellona era stata, nel 1888, la grande Esposizione universale che aveva introdotto dirompenti idee di modernità in una capitale ancora decentrata rispetto al cuore avanzato d’Europa. Nuovi modelli di vita, nuovo benessere e nuove visioni creative si accompagnavano all'espansione industriale ed economica della regione. 

In quegli anni a Barcellona il giorno continuava la notte e i caffè e i ritrovi lungo le Ramblas e nel Barrio Gotico pulsavano di gente e di incontri. I poeti, gli intellettuali, i pittori avevano base a Els Quatre Gats e da qui sciamavano per ogni dove, spesso approdando a Parigi. 

La crescita culturale ed economica della capitale catalana fu però accompagnata da marcate tensioni sociali che nel luglio del 1909, durante quella che venne chiamata la Settimana tragica, sfociarono in una serie di violente contestazioni e in una cruenta repressione che decretò la fine di questa irripetibile stagione. 

Di questi anni fecondi e inquieti e della colorata, sanguigna fucina di talenti che li animò dà conto La rosa di fuoco, la grande mostra con cui Palazzo dei Diamanti apre la stagione espositiva 2015-2016, firmata dalla direttrice dell’istituzione ferrarese, Maria Luisa Pacelli.

La rosa di fuoco, ovvero l’arte e le arti a Barcellona tra 1888 e 1909, rispecchia perfettamente la cifra culturale dei Diamanti: mostre accuratamente selezionate, approfondite, particolari, mai banali. Rassegne che presentano in Italia artisti straordinari ma poco frequentati (tra i tanti Reynolds, Chardin, Zurbarán…) o snodi fondamentali della storia dell’arte da prospettive inedite. 

Anche in questa esposizione, infatti, i grandi protagonisti della storia dell’arte sono presentati da punti di vista meno scontati: è il caso del giovanissimo Picasso che, quantunque alle prime prove, nel giro di qualche anno conquista la scena artistica catalana e parigina, con il tratto graffiante del suo precoce talento. Accanto a nomi celebri, vengono proposti artisti che ai più risultano ignoti, ma sono ugualmente di altissimo livello. Pensiamo a Ramon Casas, Santiago Rusiñol o Isidre Nonell che, a differenza di Picasso, fecero ritorno in patria anziché diventare astri del palcoscenico parigino.

Questa è una mostra di forti colori e forti emozioni. Si passa, non a caso, dal caleidoscopio delle tavolozze di fine Ottocento, ai colori acidi e brillanti delle effigi della moderna vita notturna, fino alla dominante blu dell’ultima sala della mostra. Poiché Picasso, e con lui altri animi inquieti, scelsero questo colore per esprimere il dolore e la solitudine che il progresso si lasciava dietro nella sua marcia trionfante.

È una mostra che offre pittura bellissima ma che, con garbo, invita il visitatore a soffermarsi anche sulle altre arti. L’architettura di Gaudí, naturalmente, ma anche grafica, arredi, gioielli, ceramiche e sculture. Si tratta di aree di approfondimento circoscritte, rispetto alla ricchezza della proposta di dipinti, che offrono al visitatore preziose chiavi per far capire come tutte le arti siano state percorse da un medesimo fuoco di rinnovamento, nessuna esclusa.

Informazioni

0532-244949

www.palazzodiamanti.it 

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo 

Te. 049 66 34 99

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ANARCHIA TRA STORIA E ARTE. Da Bakunin al Monte Verità, da Courbet al Dada

Mendrisio, Museo d'arte

Dal 22 marzo al 5 luglio 2015

A cura di Simone Soldini 

comitato scientifico Aurora Scotti, Chiara Gatti, Maurio Antonioli, Eva Civolani, Maurizio Binaghi e Simone Soldini (direttore Museo)

catalogo edito dal Museo d’arte Mendrisio, circa 150 pagine di testi e apparati e riproduzione delle opere in mostra

Nell’ambito del progetto Anarchia Crocevia Ticino, legato all’iniziativa «Viavai. Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia» promossa dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, il Dicastero Museo e Cultura di Mendrisio, presenta una grande mostra allestita contemporaneamente, fra Italia e Svizzera, al Museo d’arte Mendrisio e al Palazzo delle Paure di Lecco.

Il percorso espositivo si articola, prendendo avvio dal fitto intreccio di fatti e personaggi che diede vita nel Ticino di fine Ottocento e inizio Novecento a un importante capitolo della storia dell’anarchismo, in ben tredici sezioni: i simboli dell’anarchia, la Comune parigina, città e campagna, lavoro e miseria, la figura emblematica del vagabondo, sciopero rivolta e repressione, la lotta contro i poteri, satira e denuncia, il sogno di una nuova società, giusta e armoniosa.

La mostra si racchiude temporalmente tra gli ultimi trent’anni dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, ovvero gli estremi cronologici della ricca vicenda ticinese: dal soggiorno di Bakunin a Locarno e Lugano (1872-76) all’insediamento della Comunità naturista del Monte Verità nei primi anni del secolo, non dimenticando la continua presenza nel Ticino di grandi personalità dell’Anarchia, come Elisée Reclus, Carlo Cafiero, Andrea Costa, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri, Eric Mühsam, Raphael Friedeberg, Max Nettlau…

Una serie di capolavori dell’arte, fra verismo e avanguardie storiche, accompagna lo spettatore attraverso i temi scelto. Un centinaio di opere - dipinti, sculture e grafiche - provenienti da istituti e collezionisti italiani svizzeri e francesi, tra cui spiccano il Ritratto di Proudhon di Gustave Courbet del Musée d’Orsay di Parigi, Le jardinier di Georges Seurat del Kunsthaus di Zurigo, la Louise Michel sur les barricades di Théophile Alexandre Steinlen del Musée du Petit Palais di Ginevra, i grandi studi per Il quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, L’oratore dello sciopero di Emilio Longoni, L'anarchiste di Félix Vallotton del Musée Cantonal des Beaux-Arts di Losanna, Per 80 centesimi! di Angelo Morbelli del Museo Borgogna di Vercelli, Le démolisseur di Paul Signac da collezione privata di Parigi, The Entry of Christ into Brussels on Mardi Gras in 1889 di James Ensor, La rivolta di Luigi Russolo del Gemeentemuseum dell'Aya, la Venduta di Angelo Morbelli della Galleria d'arte Moderna di Milano.

Le opere costituiscono lo sfondo ed evocano l’intensa atmosfera di un periodo estremamente inquieto e conflittuale, testimoniando il profondo interesse da parte dell’artista per la cosiddetta – a quei tempi – “questione sociale”. Ne furono toccati tutti, in ogni parte del mondo: realisti e simbolisti, neoimpressionisti e divisionisti, medievalisti/neogotici e futuristi, e molti di loro si dichiaravano di fede anarchica.

La mostra è corredata da un ricchissimo materiale storico: lettere, documenti, libri, foto, filmati, vero e proprio alter ego della parte artistica; un taglio espositivo particolare suggerisce giochi di rimandi fra arte e storia, fra ricerca formale e impegno sociale.

All’affascinante capitolo della denuncia e della satira, attraverso una miriade di pubblicazioni, è interamente dedicata la mostra in programma al Palazzo delle Paure di Lecco. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in tutta Europa si conosce infatti una grandiosa fioritura di giornali e riviste, mezzi di diffusione per eccellenza delle idee anarchiche. 

Il disegno di denuncia e di satira diviene così una formidabile arma di lotta nelle mani di grandi illustratori come Vallotton, Steinlen, Kupka, Grandjuan, Jossot, Scalarini, Galantara, de Camara, Masereel, Schrimpf , Man Ray, che pubblicano i loro disegni su testate divenute leggendarie: Le Père Peinard, l’Assiette au beurre, La Feuille, La Sciarpa nera, L’Asino, Mother Earth, Aktion, Die freie Strasse.

Un periodo turbolento, di grandi disparità e ingiustizie sociali, che sfocerà nella prima Guerra mondiale: giustizia, chiesa, esercito formano quella “triade del male” contro la quale si scaglia la satira sferzante di straordinari artisti engagés.

Orari ma-ve: 10.00 – 12.00 / 14.00 – 17.00 

sa-do: 10.00 – 18.00

lunedì chiuso, tranne festivi

Entrata Fr 10.- ridotto Fr 8.- 

Info www.mendrisio.ch/museo

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Comunicato tratto da  http://www.studioesseci.net

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DISEGNO E DINAMITE. Le riviste illustrate fra satira e denuncia

Lecco, Palazzo delle Paure

Dal 1 marzo al 31 maggio 2015

A cura di Simone Soldini 

comitato scientifico Aurora Scotti, Chiara Gatti, Maurio Antonioli, Eva Civolani, Maurizio Binaghi e Simone Soldini (direttore Museo)

catalogo edito dal Museo d’arte Mendrisio, circa 150 pagine di testi e apparati e riproduzione delle opere in mostra

Nell'ambito del progetto Addio Lugano bella. Anarchia fra arte e storia, legato all’iniziativa «Viavai. Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia» promossa dalla Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia, il Dicastero Museo e Cultura di Mendrisio, presenta una grande mostra allestita contemporaneamente, fra Italia e Svizzera, in due spazi prestigiosi: il Museo d'arte Mendrisio e il Palazzo delle Paure di Lecco.

Il Comune di Lecco desidera dedicare questa mostra a Cabu, Charb, Tignous, Georges Wolinski, alle vittime di Charlie Hebdo e a tutti coloro che hanno perso la vita affermando e difendendo la libertà di pensiero.

Il percorso espositivo nella sede di Lecco, curato da Simone Soldini e Chiara Gatti, con la collaborazione dello studioso e collezionista francese Michel Dixmier e il direttore di Palazzo delle Paure Barbara Cattaneo, approfondisce il tema dell'illustrazione satirica legate alle maggiori riviste anarchiche europee, a cavallo fra Otto e Novecento.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in tutta Europa si conobbe infatti una grandiosa fioritura di giornali e riviste, mezzi di diffusione per eccellenza delle idee anarchiche. Il disegno di denuncia e l'illustrazione satirica furono una formidabile arma di lotta nelle mani di grandi artisti come Daumier, Manet, Vallotton, Luce, Signac, Steinlen, Kupka, Jossot, Galantara, Masereel, Schrimpf, Scalarini, Grosz e persino Man Ray, che pubblicarono i loro disegni su testate divenute leggendarie: Les Temps Nouveaux, l’Assiette au beurre, Le Père Peinard, La Feuille, L’Asino, Il Pasquino, Mother Earth, Aktion, Simplicissimus.

La mostra di Lecco, che affianca il capitolo allestito a Mendrisio, analizza il tema della rivista satirica e della storia dell'arte prestata alla critica sociale, allineando una settantina di esemplari d'epoca, fra testate e tavole originali di autori votati alla causa. Anticlericalismo, antimilitarismo e anticapitalismo sono i motori che animano immagini fortemente espressive, pagine cariche di ironia e disappunto, verso le istituzioni impietose e i soprusi esercitati a spese dei più deboli. 

Un periodo turbolento, di grandi disparità e ingiustizie sociali, dunque, che la mostra indaga per temi approdando agli anni della prima Guerra mondiale: giustizia, chiesa, esercito formano, in questo quadro articolato, quella “triade del male” contro la quale si scagliò il pensiero di straordinari artisti engagés.

Gli artisti coinvolti in questo laboratorio di grafica, officina del pensiero eletto a forma d'arte, maturarono l'idea che la letteratura e la pittura potessero essere poste al servizio di una causa rivoluzionaria. Ecco allora il talento dei maggiori autori del tempo offerto a testate leggendarie, per capolavori di impaginazione dove il rapporto parole-immagine piega sempre a favore delle immagini, ampie e colorate, intervallate da pochi testi sintetici a fronte di messaggi espliciti affidati a fumetti e scene caustiche che strappano un sorriso e, allo stesso tempo, strizzano lo stomaco per la durezza dell'accusa, più potente di un botto di dinamite.

Il percorso espositivo nella sede di Mendrisio prenderà avvio (a marzo) dal fitto intreccio di fatti e personaggi che diede vita nel Ticino di fine Ottocento e inizio Novecento a un importante capitolo della storia dell’anarchismo, e si articolerà in ben tredici sezioni: i simboli dell’anarchia, la Comune parigina, città e campagna, lavoro e miseria, la figura emblematica del vagabondo, sciopero rivolta e repressione, la lotta contro i poteri, satira e denuncia, il sogno di una nuova società, giusta e armoniosa.

La mostra sarà racchiusa temporalmente tra gli ultimi trent’anni dell’Ottocento e il primo ventennio del Novecento, ovvero gli estremi cronologici della ricca vicenda ticinese: dal soggiorno di Bakunin a Locarno e Lugano (negli anni settanta dell'Ottocento) all’insediamento della Comunità naturista del Monte Verità nei primi anni del secolo, non dimenticando la continua presenza nel Ticino di grandi personalità dell’Anarchia, come Elisée Reclus, Carlo Cafiero, Andrea Costa, Errico Malatesta, Pietro Gori, Luigi Fabbri, Eric Mühsam, Raphael Friedeberg, Max Nettlau…

Una serie di capolavori dell’arte, fra verismo e avanguardie storiche, accompagnerà lo spettatore attraverso i temi scelti. Un centinaio le opere esposte – fra dipinti, sculture e grafiche - provenienti da istituti e collezionisti italiani, svizzeri e francesi. Fra i masterpiece: il Ritratto di Proudhon di Gustave Courbet del Musée d’Orsay di Parigi, Nocturne aux cyprès di Henri-Edmond Cross dal Petit Palais di Ginevra, i grandi studi preparatori di Giuseppe Pellizza da Volpedo per il Quarto Stato, il capolavoro di Angelo Morbelli, Per 80 centesimi!, dal Museo Borgogna di Vercelli, il celebre Bagno Penale a Portoferraio di Telemaco Signorini, dalle raccolte di Palazzo Pitti a Firenze.

Dati tecnici sezione di Lecco

Disegno e dinamite. Le riviste illustrate fra satira e denuncia

Lecco, Palazzo delle Paure

1 marzo – 31 maggio 2015

inaugurazione 28 febbraio 2015, ore 18 

Ufficio Stampa Studio ESSECI

tel. +39 049.663.499

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I Frecciarossa diventano giapponesi, Ansaldo Sts e Breda vendute a Hitachi

I Frecciarossa presto saranno in mano ai giapponesi di Hitachi. Nelle scorse ore infatti si è conclusa una lunga trattativa tra Finmeccanica e la divisione europea dell'azienda giapponese per l'acquisizione del 100% di Ansaldo Breda e del 40% di Ansaldo Sts. La prima è l'azienda che si occupa della produzione dei treni ad alta velocità e delle metropolitane senza conducente, mentre la seconda è uno dei leader nel settore del segnalamento ferroviario. Nel dettaglio Hitachi verserà 36 milioni di euro per AnsaldoBreda, mentre pagherà 9,65 euro per ogni azione di Ansaldo Sts posseduta da Finmeccanica e lancerà una Opa sul resto del capitale. In totale si tratta di un'operazione da 1,9 miliardi di euro che per la controllante Finmeccanica significa una riduzione del debito pari a circa 600 milioni di euro. Secondo l'intesa tra i due gruppi, il piano di acquisizione dovrebbe concludersi entro l'anno diventando il maggior investimento giapponese in Italia.

Garantiti i posti di lavoro

“La vendita del business relativo al trasporto ferroviario rappresenta una tappa importante nella realizzazione del nostro piano industriale che mira a focalizzare e rafforzare il gruppo nel core business Aerospaziale, Difesa e Sicurezza” ha spiegato l'amministratore di Finmeccanica, l'ex numero uno di Trenitalia Mauro Moretti, assicurando anche che "non c'è nessun rischio per l’occupazione". Anche il numero uno della conglomerata nipponica, Hiroaki Nakanishi, ha detto che Hitachi manterrà inalterata l’occupazione e non chiuderà impianti. Positive in generale anche le opinioni nel governo che ha seguito tutta l'operazione dichiarandosi soddisfatto del piano di sviluppo preannunciato da Hitachi

Fonte: http://www.fanpage.it/i-frecciarossa-diventano-giapponesi-ansaldo-sts-e-breda-vendute-a-hitachi/#ixzz3SrV5R5c1

Galaxy S6 avrà una fotocamera da 20 megapixel

Il portale SamMobile ha da poco diffuso nuove indiscrezioni sull'attesissimo Samsung Galaxy S6, il nuovo top gamma dell'azienda sudcoreana che verrà presentato il prossimo 1 marzo in occasione del Mobile World Congress 2015 di Barcellona. Proprio durante il MWC 2015 si terrà infatti il primo evento Samsung Galaxy Unpacked 2015 che oltre a mostrare al pubblico il nuovo Galaxy S6 e Galaxy S6 Edge anticiperà tutte le prossime uscite dei device realizzati da Samsung.
Tra le ultime notizie trapelate si vocifera di un'inedita fotocamera da 20 megapixel che consentirà agli utenti di scattare foto di altissima qualità, anche in condizioni di bassa illuminazione. Secondo quanto riportato dal sito web SamMobile il Galaxy S6 ospiterà una fotocamera in grado di scattare in sei differenti risoluzioni: 20MP (5952×3348), 15MP (4464×3348), 11MP (3344×3344), 8MP (3264×2448), 6MP (3264×1836) e 2.4MP (2048×1152). Sarà possibile impostare la fotocamera sotto diversi parametri, sarà possibile regolare manualmente la messa a fuoco e la velocità dell’otturatore. Disponibile inoltre la possibilità di scattare fotografie in formato RAW, ottima notizia per tutti gli appassionati di fotografia professionale. Non ci resta che aspettare il prossimo primo marzo per scoprire se effettivamente Samsung utilizzerà un sensore da 20 megapixel sia sul Galaxy S6 che sul Galaxy S6 Edge.

Fonte: http://tech.fanpage.it/galaxy-s6-tra-le-caratteristiche-tecniche-del-top-gamma-samsung-una-fotocamera-da-20-megapixel/#ixzz3SrQqIlOM

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Il prossimo 20 marzo il Sole si eclissa

Segnatevi la data perché il prossimo 20 marzo potrete assistere ad un evento di raro e straordinario fascino: un'eclissi solare, infatti, sarà visibile da Europa, Russia e Nord-Africa. Purtroppo noi, dall'Italia, non saremo tra i privilegiati che potranno assistere alla fase di totalità che, invece, investirà la fascia dell'Atlantico settentrionale, praticamente all'altezza delle isole Svalbard: decisamente un po' troppo a nord.


Eclissi parziale per l'Italia

Potremo però accontentarci della parzialità che, in ogni caso, apparirà diversa per un osservatore che si trovi a Milano rispetto ad un altro che segue l'evento da Palermo: sempre ammettendo che, per allora, il clima sarà sufficientemente clemente da concederci di osservare il cielo. Gli orari varieranno, di poco, a seconda della posizione geografica in cui si trova: per l'Italia, a Palermo l'inizio dell'eclissi sarà alle 9:20, la fine alle 11:26 e il picco alle 10:26. A Roma si inizia alle 9:23 e si finisce alle 11:42, passando per il massimo delle 10:31; a Milano l'eclissi durerà dalle 9:24 alle 11:44 e il punto massimo sarà alle ore 10:32. La magnitudine in quest'ultimo caso sarà pari a 0,713 contro lo 0,541 di Palermo: in altre parole, la frazione di diametro del disco solare coperta durante la fase centrale dell'eclissi sarà più estesa per quanti osserveranno dal nord Italia.


Rischio black out

E già si parla di un possibile rischio che l'eclissi mandi in tilt, almeno temporaneamente, la rete elettrica europea: questo perché sono ormai tantissimi i Paesi che si affidano all'energia solare. In realtà tutto rientra soltanto nell'ambito delle probabilità: diciamo, anzi, che forse l'evento sarà una sorta di test per verificare la reazione del sistema elettrico europeo. Non si può infatti escludere che la momentanea riduzione nell'irraggiamento abbia degli effetti immediati sulla produzione di energia attraverso le celle fotovoltaiche: e i Paesi ad essere interessati maggiormente dal problema sarebbero, nel caso di questo "tramonto anticipato", la Germania e l'Italia, dove il Sole riveste una funzione estremamente importante.
Era infatti dal 1999 che l'Europa non esperiva un'eclissi totale di tale portata: ma, allora, le energie rinnovabili erano sì diffuse ma non nella maniera odierna, con casi come la Germania dove un quarto dell'elettricità totale del Paese è ricavato da eolico e solare. In ogni caso, la rete europea dei gestori di sistemi elettrici non sta aspettando l'evento inerte ma si dichiara pronta, nell'eventualità, ad attivare tutte le procedure di emergenza: sempre sperando che non ce ne sia alcun bisogno e che non resti altro da fare che godersi lo spettacolo.


Fonte: http://scienze.fanpage.it/il-prossimo-20-marzo-il-sole-si-eclissa/#ixzz3SrOaXWtG

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JOSEPH BEUYS SALVATORE SCARPITTA . Icona per un transito

Milano, Galleria Montrasio Arte - Dall'11 febbraio al 3 aprile 2015

Mercoledì 11 febbraio alle ore 18.30 nella sede milanese della galleria Montrasio Arte si inaugurerà la mostra Icona per un transito a cura di Luigi Sansone dove saranno presentate le opere di due grandi maestri del Novecento, Joseph Beuys e Salvatore Scarpitta.

Come per Joseph Beuys (Krefeld, 1921 - Düsseldorf, 1986) così per Salvatore Scarpitta (New York, 1919 - 2007) determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l'esperienza della seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l'arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l'ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. 

Li accomuna inoltre l'amore per la natura, l'uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l'energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l'arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano. Beuys e Scarpitta con l'insegnamento, le performance, le installazioni e l'impegno per la difesa dell'ambiente e della natura, hanno ideato un'arte fortemente connessa alla vita, un'arte esperienza, antropologica e sociale. 

Come per Beuys, per cui l'arte non è più un concetto museale, anche per Scarpitta l'arte è mezzo fondamentale di dialogo tra gli uomini; i due artisti-sciamani, spiriti liberi e anticonvenzionali, hanno portato l'arte al di fuori dalle gallerie e dai musei, per collocarla tra la natura, in un'isola lontana, in un parco di città, in un garage officina, su un circuito automobilistico dove scaturiscono nuove energie creative che permettono allo spettatore coinvolto di interagire con essa

Salvatore Scarpitta nasce a New York nel 1919 e cresce a Los Angeles dove rimane fino al 1936, anno in cui inizia i suoi studi presso l’accademia di Belle Arti di Roma. Durante il periodo italiano (1936-1958) si avvicina a Leo Castelli, che lo invita ad esporre nella sua galleria di New York; è il 1959 quando la Leo Castelli Gallery espone Extramurals la mostra che presenta le tele di Scarpitta, tra le più famose della sua produzione, realizzate con bende e fasce di tessuto; da quel momento fino al 1992 Scarpitta espone alla Leo 

Castelli Gallery in dieci personali e diverse collettive. Qui presenta anche la sua ricerca sulle automobili, elemento ricorrente nella sua produzione scultorea, affascinato dall’idea del movimento come metafora dell’esistenza costruisce le sue sculture con automobili e parti di macchinari, sci, slittini. Si lega a personaggi quali De Kooning, Rothko and Kline, Harold Rosenberg. E’ presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993. Il suo lavoro è presentato nella collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte, Torino, il catalogo ragionato a cura di Luigi Sansone è stato pubblicato da Mazzotta, Milano. Scarpitta muore a New York nel 2007.

Joseph Beuys nasce a Krefeld nel nord della Germania nel 1921, durante la seconda guerra mondiale si arruola come pilota nell’aviazione tedesca e nel 1943 partecipando all’offensiva nazista contro i russi il suo aereo viene abbattuto in Crimea. Beuys è trovato moribondo e semicongelato da un gruppo di tartari nomadi che lo curano avvolgendolo in grasso e feltro. Da questa esperienza Beuys trae i motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attività, condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale, “sciamanica”, che giunge all’armonia finale dell’uomo con se stesso e con la natura. Finita la guerra studia arte diplomandosi nel 1952 alla Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf dove agli inizi degli anni sessanta ottiene la cattedra di scultura monumentale. Diventa uno dei membri più attivi di Fluxus, mosso dalla volontà di indagare il senso dell’arte in relazione alla sua fruizione sociale. Partecipa attivamente alla fondazione di molti movimenti politico – sociali. Tra i suoi motti più famosi ricordiamo “La Rivoluzione siamo Noi”; “Difesa della Natura”; “Tutti gli uomini sono artisti”; “Kunst=Kapital”.

COMUNICATO STAMPA

Joseph Beuys muore a Düsseldorf nel 1986.

Joseph Beuys Salvatore Scarpitta - Icona per un transito

a cura di L. Sansone 

Inaugurazione: mercoledì 11 febbraio, ore 18.30 

Dall’11 febbraio al 3 aprile 2015

Montrasio Arte

via di Porta Tenaglia 1 

20121 Milano

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Gorizia, Musei Provinciali di Borgo Castello Dal 2 aprile 2014

A Gorizia, il Museo della Moda e delle Arti Applicate, tra i più importanti del settore in Europa, grazie ai fondi del progetto europeo Open Museums, riapre i battenti ad aprile con un allestimento ampliato, completamente rinnovato ed innovativo.

La cifra che i curatori hanno scelto per questo nuovo allestimento è precisa: dare al visitatore la sensazione di immergersi nella vita e nell’atmosfera degli anni, meglio dei secoli, di cui gli abiti qui esposti sono elegante testimonianza. 

Il progetto scientifico del rinnovato Museo della Moda e delle Arti Applicate è curato da Raffaella Sgubin, storica del costume e Sovrintendente ai Musei Provinciali di Gorizia, e vede la collaborazione scientifica di Roberta Orsi Landini e Thessy Schoenholzer Nichols, eminenti studiose internazionalmente note nel campo della storia del tessile e del costume. Il progetto di allestimento è opera dell’arch. Lorenzo Greppi, autore di numerosi allestimenti museali, mentre la realizzazione si deve alle ditte DOC di Potenza e HGV di San Severo per la parte multimediale.

Le nuove grandi sale sono concepite come vere e proprie scenografie teatrali, cui il visitatore confluisce dopo aver ammirato, come su vetrine di negozi posti lungo le strade di una qualsiasi, bella città mitteleuropea d’un tempo, i complementi di quegli abiti, l’intimo, le calzature, gli accessori, i cappellini e così via.

Nelle nuove sale si entra idealmente in un teatro, con tanto di palcoscenici e palchi. La suggestione è amplificata dalla presenza, in una saletta attigua, di un autentico palco teatrale, cimelio dell’antico Teatro di Società di Gorizia, e di diverse memorabilia, quali strumenti musicali, cartelloni, fotografie e varie curiosità.

Data l’ambientazione teatrale, i pezzi esposti sono tutti abiti da sera, appartenenti ad un arco cronologico che va dalla fine del Settecento agli anni Venti del Novecento: quale filo conduttore è stato infatti scelto il tema dell’”ornamento scintillante”. Filati metallici, paillettes, perline di vetro, canutiglie e strass fanno rilucere le toilettes da sera di bagliori preziosi. Tra i pezzi esposti si segnalano alcune eccellenze, tra cui lo spettacolare abito Neoclassico realizzato in un raro tipo di tulle di seta ricamato in ciniglia e paillettes d’argento, con applicazioni di crespo di seta lilla, e due abiti degli anni Venti del Novecento provenienti da Vienna e appartenuti a Margaret Stonborough Wittgenstein (1882-1958). Sorella del filosofo Ludwig Wittgenstein, Margaret era stata ritratta da Gustav Klimt in uno dei suoi più celebri ritratti: correva l’anno 1905 e la veste bianca e vaporosa che indossava era il suo abito da sposa. Databili a due decenni più tardi, gli abiti di Margaret entrati nelle collezioni del Museo della Moda e delle Arti Applicate di Gorizia si caratterizzano per l’uso di colori molto decisi. L’uno è in crespo di seta verde smeraldo ricamato con canutiglie dorate a formare vistose infiorescenze astratte simili a girasoli, l’altro, confezionato dalla celebre maison parigina Callot Soeurs, è in raso di seta nero ricamato con motivi di rosoni in perline di vetro turchese e filati metallici ramati.

Altre novità dell’allestimento consistono nell’introduzione nel percorso espositivo di uno spazio dedicato ai cappellini da donna tra Otto e Novecento e di uno dedicato alla moda infantile. Nella ricostruzione di una merceria sono stati introdotti dei rotoli di tessuti, naturalmente contemporanei, ma di tipologie in uso anche nei secoli precedenti, per consentire ai visitatori di compiere delle esperienze tattili.

Una sala multimediale consentirà di avere accesso ad un ricco repertorio di schede di capi, ornamenti ed accessori presenti nelle collezioni del Museo della Moda, insieme a documentazione fotografica e video. La sala sarà dedicata all’attrice Nora Gregor (1901-1949) che, nata a Gorizia, divenne una stella del prestigioso Burgtheater di Vienna. Alternò il teatro al cinema, prima a Hollywood e poi a Parigi dove girò con Jean Renoir il film La règle du jeu (La regola del gioco), pietra miliare della storia del cinema. 

L’introduzione della multimedialità costituisce un fil rouge di questo allestimento museale. Particolare suggestione riveste la sala con la ricostruzione di un Corso cittadino, animata dalla proiezione di immagini Belle Epoque relative a Gorizia, Trieste, Vienna e Parigi. Anche nella sezione dedicata al teatro e all’abbigliamento da sera, la scenografia si avvale di proiezioni di scene tratte da film.

A questo grande “focus” scenografico del nuovo museo, si arriva dopo aver ammirato una serie di vetrine tematiche, disposte lungo un percorso che si snoda a partire da una sezione tessile dedicata alla tradizione della seta nel Goriziano tra Sette e Ottocento per poi focalizzare via via l’attenzione sui diversi modi di ornare il tessuto, l’abito e la persona: dai decori tessuti a quelli stampati o ricamati. Dalle applicazioni di cordoncini o nastri per arrivare ai merletti e ai gioielli.

Come si è detto, in questa parte del Museo l’allestimento assume la forma di un ideale percorso nelle vie di una cittadina mitteleuropea (è Gorizia, ma potrebbe essere Trieste, Lubiana o Vienna) con le belle vetrine da negozio in legno intagliato da cui i pezzi esposti occhieggiano quasi fossero merci in vendita. L’epoca è quella a cavallo tra fine Otto e inizi Novecento, ma si sconfina fino agli anni Venti. I pezzi esposti sono abiti Belle Epoque, calzature, cappelli e cappellini, intimo femminile e vari tipi di accessori. I luoghi di provenienza sono Gorizia e Trieste, ma spesso i capi sono stati confezionati altrove: Vienna, Parigi, Praga e Budapest, confermando la natura mitteleuropea delle collezioni del museo goriziano. Alcuni capi, comodati da un privato piemontese, provengono invece da Torino e Milano. E, ancora una volta, da Parigi.

Comunicato stampa

Museo della Moda e delle Arti Applicate - Musei Provinciali di Gorizia

Borgo Castello 13, Gorizia h 9-19 dal martedì alla domenica

tel. 0481.533926 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.gomuseums.net

Ufficio Stampa:

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MdM 344m

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PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza

Reggio Emilia, Palazzo Magnani - Dal 14 marzo al 14 giugno 2015

 

Comunicato stampa

 

Mostra a cura di Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro, Luigi Grasselli

 

Vi sono personaggi, nella storia dell’arte, che sono portatori di novità tali da innescare una vera e propria rivoluzione. Uno di questi è sicuramente Piero della Francesca che sarà protagonista della mostra “PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, curata da Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro e Luigi Grasselli, in programma a Palazzo Magnani di Reggio Emilia dal 14 marzo al 14 giugno 2015.

 

Attorno al Maestro di Sansepolcro aleggia da sempre un velo di mistero e di enigmaticità dovuto sia ai pochi documenti che lo riguardano, sia alla singolarità del suo linguaggio espressivo che coniuga, magicamente in equilibrio perfetto, la plasticità e la monumentalità di Giotto e Masaccio con una straordinaria capacità di astrazione e sospensione. Un’essenzialità e purezza di forme che trovano fondamento nei suoi interessi matematici e geometrici mirabilmente espressi nei trattati che ci ha lasciato: l’Abaco, il Libellus de quinque corporibus regularibus, il De Prospecitva pingendi e il da poco scoperto Archimede. Ed è proprio su questi preziosi testimoni dell’opera scritto-grafica di Piero, in specie sul De prospectiva pingendi, che la mostra di Palazzo Magnani prende corpo. 

 

“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza”, presenta la figura del grande Maestro di Sansepolcro nella sua doppia veste di disegnatore e grande matematico. Per l’occasione sarà riunito a Palazzo Magnani – fatto straordinario, per la prima volta da mezzo millennio – l’intero corpus grafico e teorico di Piero della Francesca: i sette esemplari, tra latini e volgari, del De Prospectiva Pingendi (conservati a Bordeaux, Londra, Milano, Parigi, Parma, Reggio Emilia) i due codici dell’Abaco (Firenze), il Libellus de quinque corporibus regularibus (Città del Vaticano) e Archimede (Firenze). 

 

Ma la mostra non è ‘solo’ l’occasione, prima e unica, per ammirare tutte insieme le opere grafiche del Maestro di Sansepolcro (evento, di per sé, straordinariamente importante per gli studiosi d’ogni Paese); essa è anche un viaggio straordinario nel Rinascimento, unicità italiana che ha influenzato per secoli l’arte e il sapere dell’Occidente (e non solo) producendo i più grandi capolavori, oggi icone insuperate, della cultura figurativa mondiale e dell’immaginario collettivo. 

 

Un viaggio, commentato nell’audioguida da Piergiorgio Odifreddi, condurrà il visitatore tra le opere grafiche e pittoriche di Piero (sarà esposto il suo magnifico affresco staccato del “San Ludovico da Tolosa” del Museo di Sansepolcro) e tra i capolavori pittorici e grafici di altri grandi maestri del XV e XVI secolo quali Lorenzo Ghiberti, Ercole de’ Roberti, Domenico Ghirlandaio, Giovanni Bellini, Francesco di Giorgio, Albrecht Dürer, Bernardo Zenale, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Amico Aspertini, Michelangelo, e molti altri; opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere (Sbb-Pk Staatsbibliothek di Berlino, Bibliothèque Municipale di Bordeaux, Bibliothèque Nationale de France, British Museum, British Library, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, Galleria Nazionale dell'Umbria, Musei Vaticani, Biblioteca Medicea-Laurenziana, Biblioteca Nazionale di Firenze, Biblioteca Ambrosiana, Biblioteca Palatina di Parma, Galleria Estense di Modena, Museo Comunale di Sansepolcro ... solo per citarne alcune).

 

Fulcro dell’esposizione è l’esemplare del De Prospectiva Pingendi della Biblioteca “Panizzi” di Reggio Emilia, uno dei più importanti testimoni della fondamentale opera prospettica di Piero della Francesca. Il manoscritto, opera di un copista, reca numerose correzioni, note marginali ed estese aggiunte di mano di Piero. Esso fa fede del lavoro di continua revisione del testo e ospita nei suoi 110 fogli numerosi disegni di mano dell’artista: linee sottilissime che solcano le pagine del codice a illustrazione del testo, manifestando la straordinaria perizia grafica dell’autore. 

 

I cosiddetti “maestri della prospettiva”, ossia gli intarsiatori, fondarono la propria arte sul repertorio di temi e di immagini contenuto nel trattato e l’amicizia fraterna che legava Piero ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Canozi da Lendinara, intarsiatori per eccellenza, fu degna della menzione di Luca Pacioli. Albrect Dürer dimostra in più luoghi dei suoi scritti la conoscenza del trattato di Piero, mentre Daniele Barbaro compilò addirittura gran parte del suo celebre trattato prospettico (1569) seguendo il De Prospectiva Pingendi.

 

Se risale solo a Constantin Winterberg (1899) la notizia – mai dimostrata né rintracciata – che Leonardo, dopo aver saputo da Pacioli che Piero aveva compilato un trattato di prospettiva, rinunciò a redigerne uno suo, è però un fatto non trascurabile per la fortuna dell’opera maggiore pierfrancescana che si sia voluto sottolinearne l’eccezionalità e la novità con un paragone eccellente, che pone Piero teorico al di sopra di tutti i pittori prospettici della sua epoca.

 

Le opere presenti in mostra – un centinaio tra dipinti, disegni, manoscritti, opere a stampa, incisioni, sculture, tarsie, maioliche e medaglie – accompagnano il visitatore in un percorso che segue a grandi linee le tematiche affrontate nei capitoli del De Prospectiva Pingendi e attraversare le sale sarà un po’ come sfogliarne le pagine. Si inizia dai principi geometrici e si prosegue con le figure piane, i corpi geometrici, l’architettura, la figura umana, la proiezione delle ombre e l’anamorfosi.

 

La mostra è inoltre concepita come uno strumento e una “macchina didattica” che consente di entrare nell’arte e nella creatività di questo singolarissimo artista. I disegni del trattato sono trasformati in modelli tridimensionali per illustrare al meglio la logica delle loro costruzioni geometriche, mentre una serie di macchine matematiche dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia riproducono scientificamente gli strumenti della bottega dell’artista rinascimentale, permettendo al visitatore di toccare con mano e comprendere gli accorgimenti tecnici adottati dai pittori per sfruttare creativamente gli inganni della visione.

 

Suggestive installazioni multimediali saranno parte integrante del percorso di mostra. Alcuni apparati multimediali e app di navigazione in realtà aumentata permetteranno di comprendere meglio la celebre “Città ideale” di Urbino, uno dei capolavori della prospettiva rinascimentale, necessario complemento della trattatistica prospettica.

 

Per la realizzazione di questi supporti la Fondazione Palazzo Magnani si è avvalsa della preziosa collaborazione scientifica di Imago rerum team/Università Iuav di Venezia/dCP Dip. Culture del Progetto, del DICEA (Dip. Ingegneria Civile Edile e Architettura) e del DII (Dip. Ingegneria del'Informazione) dell'Università Politecnica delle Marche e di Cr-Forma di Cremona che ha condotto le analisi scientifiche sul codice reggiano del De prospectiva pingendi. 

 

Sarà inoltre consultabile in mostra la Biblioteca digitale tematica sui Codici del De prospectiva pingendi a cura del Museo Galileo di Firenze.

 

La mostra si svolgerà in Palazzo Magnani che tuttavia sarà al centro di una rete di luoghi e segni che coinvolgeranno l’intera città. Infatti, parte integrante del percorso di mostra sarà la Basilica di San Prospero dove gli stalli del coro cinquecentesco focalizzeranno l’attenzione sulla produzione emiliana di tarsie lignee. Atra tappa fondamentale è l’allestimento presso la sede centrale reggiana dell’Università di Modena e Reggio Emilia, di una nutrita sezione dedicata alle macchine matematiche che sarà interessata da laboratori per scuole, bambini, adolescenti e adulti.

 

“PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza” è dunque un appuntamento imperdibile, di rilevanza internazionale, che consentirà di comprendere il linguaggio espressivo di Piero della Francesca – “Monarca a li dì nostri della pictura e architectura” come lo definì Luca Pacioli nella Divina proportione (1509) –, e di decifrare i codici di lettura della sua opera, gettando nuova luce su un artista che ha tramutato la scienza in arte e che ha saputo influenzare, a distanza di tempo, le Avanguardie del primo Novecento e la pittura Metafisica.

 

SCHEDA DELLA MOSTRA

 

PIERO DELLA FRANCESCA. Il disegno tra arte e scienza

 

Palazzo Magnani Reggio Emilia

 

14 marzo – 14 giugno 2015

 

con il Patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo

 

nell’ambito degli eventi culturali Expo Milano 2015

 

Mostra promossa da

 

Fondazione Palazzo Magnani

 

Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio E.

 

Comune di Reggio Emilia

 

Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia

 

Accademia Belle Arti di Bologna

 

con la partecipazione di

 

Provincia di Reggio Emilia

 

Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla

 

Fondazione Cassa di Risparmio Pietro Manodori

 

Camera di Commercio di Reggio Emilia

 

in collaborazione con

 

Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia

 

Laboratorio delle Macchine Matematiche, UniMoRe

 

Mostra organizzata da

 

Fondazione Palazzo Magnani

 

Cura della mostra e del catalogo

 

Luigi Grasselli, Università di Modena e Reggio Emilia

 

Filippo Camerota, Museo Galileo, Firenze

 

Francesco P. Di Teodoro, Politecnico di Torino e Centro Linceo Interdisciplinare "B. Segre" - Accademia dei Lincei

 

Comitato Scientifico 

 

Piergiorgio Odifreddi (Presidente)

 

Maria G. Bartolini Bussi, Filippo Camerota, Stefano Casciu, Mons. Tiziano Ghirelli, Enrico Maria Davoli, Francesco P. Di Teodoro, Luigi Grasselli, Roberto Marcuccio, Massimo Mussini

 

Orari

 

dal martedì alla domenica e festivi 10.00 – 19.00

 

sabato 10.00 – 22.30

 

Lunedì solo per le scuole

 

Aperture straordinarie

 

5 Aprile 2015 Domenica Pasqua, 6 Aprile 2015 Lunedì dell'Angelo, 25 Aprile 2015 Sabato Festa della Liberazione, 1 Maggio 2015 Venerdì Festa dei Lavoratori, 2 Giugno 2015 Martedì Festa della Repubblica

 

Orari sezione Macchine Matematiche–Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia 

 

In corso di definizione

 

Orari Basilica di San Prospero 

 

Mercoledì, giovedì, venerdì, sabato 10.00 /12.00

 

Domenica 16.00 / 18.00

 

Ingressi

 

Intero € 11

 

Ridotto € 10 (Soci Coop nordest Reggio Emilia muniti di tessera nominale, Residenti della provincia di Reggio Emilia)

 

Ridotto € 9 (Amici della FPM; militari; over 65; diversamente abile; studenti dai 18 ai 26 anni)

 

Studenti € 5 (studenti dai 6 ai 18 anni) 

 

Ingresso omaggio (bambini fino ai 6 anni; accompagnatore per visitatore diversamente abile; Giornalista iscritto all’albo con tessera di riconoscimento valida)

 

Il biglietto della mostra comprende l’ingresso alla chiesa di San Prospero

 

È escluso il biglietto di ingresso alla sezione delle Macchine Matematiche presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia : costi in corso di definizione

 

Ingresso famiglia

 

Ingresso € 22 (2 adulti + 1 bambino dai 6 ai 14 anni)

 

Ingresso € 28 (2 adulti + 2 bambini dai 6 ai 14 anni)

 

Ingresso € 35 (2 adulti + 3 bambini dai 6 ai 14 anni)

 

Ingressi gruppi - minimo 20 massimo 26 persone

 

Ridotto € 9 a persona, omaggio per accompagnatore del gruppo

 

È d’obbligo la prenotazione

 

Audioguide

 

Percorso adulti e percorso bambini. Comprese nel biglietto d’ingresso. 

 

Visite Guidate

 

- per gruppi fino a 20 persone: 60,00 euro + ingresso ridotto

 

- per gruppi fino massimo 26 persone: 3,00 euro a persona + ingresso ridotto

 

- per classi di studenti: 2,00 euro + ingresso studenti

 

- visita guidata in lingua: 100 euro + ingresso ridotto

 

Attività didattica per gli studenti

 

Per le scuole è possibile prenotare visite guidate e laboratori anche in giorni e orari di chiusura al pubblico. È d’obbligo la prenotazione. Tutte le proposte didattiche sono consultabili sul sito www.palazzomagnani.it

 

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PACCHETTI TURISTICI

 

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tel: work +39 0522 1696020 - Fax: fax +39 0522 553432

 

per informazioni e prenotazioni

 

Palazzo Magnani – Biglietteria Tel. 0522 454437 – 444446 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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El Greco, architetto di altari. Le fotografie di Bérchez al Palladio Museum

Vicenza, Palladio Museum
Dal 28 febbraio al 14 giugno 2015

 

Una mostra in collaborazione con Istituto Cervantes, Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, Municipality of Heraklion, Generalitat Valenciana, Culturartes IVC+R.

Comunicato Stampa

In occasione del quarto centenario dalla morte di Doménikos Theotokópoulos detto “El Greco” (Candía, Creta, 1541 - Toledo, 1614), questa esposizione fotografica restituisce un capitolo molto importante, ma altrettanto poco conosciuto, dell’attività artistica del grande pittore rinascimentale: il suo lavoro come architetto nell’arte del retablo, ovvero nella progettazione di altari. 

El Greco, formatosi prima a Creta e poi a Venezia e Roma, nel 1577 si trasferì a Toledo. Nella città spagnola il sistema di produzione delle immagini era ben diverso da quello italiano e l’artista realizzava non solo i dipinti ma anche i grandi altari che li incorniciavano, i retablos appunto. Insieme al figlio Manuel, si occupò dell’intaglio dell’assemblaggio e della doratura degli elementi architettonici per le pale. 

A Toledo El Greco si fece notare per lo stile personale, per un particolare gusto nell’uso dell’oro brunito, eredità dei primi anni di formazione trascorsi a Creta. Le architetture di avanguardia conosciute durante i soggiorni a Venezia e Roma (in particolare quelle di Andrea Palladio e di Michelangelo) furono reinterpretate da El Greco e adattate agli usi e ai modi dell’architettura spagnola e soprattutto di Toledo.

El Greco architeto de retablos / architetto di altari vuole mostrare il ricco e complesso dialogo tra i dipinti di El Greco e le loro “cornici”: da intendersi non limitatamente agli altari che li contenevano ma anche alle architetture in cui questi erano inseriti. Joaquín Bérchez, grazie alla sua peculiare strategia fotografica e a un uso sofisticato del particolare e del frammento, ci svela la profonda conoscenza del linguaggio architettonico utilizzato da El Greco nei suoi retablos e i valori plastici che lo definiscono. Aspetto, quest’ultimo, inedito e poco noto della poliedrica personalità artistica de El Greco. 

Joaquín Bérchez è uno dei più noti storici dell’architettura spagnoli ma da molti anni è anche un fotografo professionista. I due aspetti si armonizzano: per Bérchez la fotografia è uno strumento di narrazione e di creazione visiva dell’architettura e del paesaggio.

Le fotografie di Bérchez sono state esposte in numerose città spagnole e in diverse gallerie internazionali: New York (Queen Sofia Spanisu Institute), Messico (Colegio de Minería), Vicenza (Palladio Museum), Palermo (Università degli Studi di Palermo), Roma (Real Academia de España), Lisbona (Museu Arte Popular). Le sue fotografie sono presenti su riviste internazionali quali «FMR» di Franco Maria Ricci e da oltre dieci anni illustrano le copertine dei nostri «Annali di architettura». 

Orari di apertura: dal martedì alla domenica, 10-18 

Informazioni e prenotazioni: +39 0444 323014/ Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Facebook/Twitter/Istangram: PalladioMuseum

Ufficio stampa:

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo, +39 049 663499 / Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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PIERO GUCCIONE. Storie della luna e del mare

Due amici che si ritrovano, in occasione degli ottanta anni di uno dei due, per festeggiare, insieme anche al pubblico degli appassionati, e rivivere un sodalizio culturale, artistico e di comune sensibilità, che data da diversi decenni. I due amici sono Marco Goldin e Piero Guccione, che il 5 maggio festeggia appunto il suo ottantesimo compleanno.

Lo farà a Vicenza, nella nobile sede palladiana della Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati, dove Goldin gli ha voluto dedicare una mostra fatta di poche, selezionatissime opere degli ultimi venticinque anni, sedici in tutto, molte tra esse di grande formato. Sintesi di un percorso che dal 1988 è stato camminato insieme. Ma soprattutto il desiderio di mostrare gli esiti, tesi all’assoluto dell’immagine, al suo quasi svuotamento, contenuti nelle opere dell’ultimo quinquennio, molte delle quali inedite e mai esposte.

E’ del 1989 la prima mostra, una vasta antologica di 130 tra dipinti e pastelli, che Marco Goldin, all’epoca poco più che un ragazzo, dedicò a Piero Guccione. A ospitarla fu Palazzo Sarcinelli a Conegliano, dove Goldin in quindici anni, fino al 2002, ha dato vita a una lunghissima serie di esposizioni riservate alla migliore pittura italiana del secondo Novecento, sia figurativa, che astratta, che informale. 

Da allora le esposizioni e i cataloghi, o veri e propri libri, che Goldin ha dedicato al pittore, sono stati una ventina. E assieme a Guccione, Goldin ha fatto scoprire all’Italia gli altri esponenti di quella che è stata classificata come la “Scuola di Scicli”, Franco Sarnari in testa.

In questi decenni, tra Goldin e Guccione si è andato consolidando un rapporto che travalica quello tra artista e critico, quasi filiale, di grande, reciproco affetto e rispetto. Fondato su una sensibilità comune che muove dalla descrizione del reale, con la parola e con la pittura, per dilagare nello spazio interiore.

Non è quindi un caso se si incontrano ancora una volta, adesso a Vicenza, quasi a fare sintesi di un’amicizia che si è espressa nell’applicazione costante rispetto al proprio ambito di riflessione, pittorica e critica.

In occasione delle mostra in Palazzo Chiericati, Goldin ha scelto di realizzare, per le sue edizioni di Linea d’ombra, la più ampia monografia mai dedicata a Guccione, di oltre 250 pagine complessive e comprendente oltre 130 opere illustrate a colori, dal 1957 al 2014. Essa racchiude tutti i testi, alcuni anche ampi e di ricostruzione storica del percorso, che nei decenni Goldin ha pubblicato sul pittore. Con l’aggiunta di un saggio inedito, scritto per questa circostanza, e dedicato alla produzione degli ultimi cinque anni. Quadri che occuperanno la sala più ampia di Palazzo Chiericati. In chiusura del volume, di grande formato e che sarà il secondo numero della serie iniziata con la monografia recente dello stesso Goldin su Antonio López García, apparati bio-bibliografici daranno conto, in modo aggiornato, di tutte le esposizioni sia personali che collettive. Oltre a una ampia biografia critica. 

L’inaugurazione della mostra, promossa dal Comune di Vicenza e da Linea d’ombra, è prevista per venerdì 13 marzo alle ore 18, nella sede della Pinacoteca Civica di Palazzo Chiericati a Vicenza.

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La Grande Guerra di Cominetti in Villa Contarini

Villa Contarini a Piazzola sul Brenta propone, dal 21 febbraio al 2 giugno, la più estesa mostra di disegni di Giuseppe Cominetti allestita in Italia dagli anni Trenta. Unico tema di questi potenti lavori è la Grande Guerra. 

La mostra, curata da Beatrice Buscaroli Fabbri, è stata voluta dal Vice Presidente e Assessore alla Cultura della Regione del Veneto, Onorevole Marino Zorzato, nell’ambito delle iniziative regionali venete per il Centenario del conflitto, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Struttura di Missione per gli Anniversari di Interesse Nazionale.

“Cominetti riesce a fare una sintesi di cosa sia effettivamente stata, al di là di ogni retorica, la guerra del ‘14-‘18”, afferma Zorzato. “Nei suoi momenti epici, ma anche e soprattutto nelle terribili sofferenze che hanno accomunato chi in queste terra era dentro le trincee del fronte e chi, curvo come certi coltivatori di patate di Van Gogh, da qui veniva sfollato, profugo alla ricerca di asilo lontano dal cratere infuocato di morte delle nostre montagne”.

Sono passati 85 anni dall’ultima, grande mostra di disegni di guerra di Cominetti, all’epoca accolta dal ridotto del Teatro Quirino di Roma. L’artista, che l’anno successivo sarebbe scomparso, non era potuto essere presente. 

Per l’occasione Marinetti pronunciò quello che le cronache riportate da “L’Impero” tramandano come “un fervido discorso”. L’Accademico d’Italia evidenziò il raggiungimento dei “vertici dell’epica nella sintesi rigorosa ed espressiva del tratto, nel vigore rappresentativo della composizione, nel senso eroico dei ritmi titanici e nella profonda verità dell’atmosfera ambientale”. 

Aggiungendo note di roboante retorica, figlie dell’elogio marinettiano della guerra come “sola igiene dei popoli, martirizzati dal pacifismo”. 

Tutto questo oggi si è decantato. E la mostra in Villa Contarini, con la scabra potenza del segno, restituisce un artista di notevolissima levatura e un documentarista di grande efficacia. 

Non è un caso se alcuni di questi disegni erano destinati a raccontare la guerra, già dagli inizi nel ’14 sulle Ardenne, ai lettori di riviste illustrate francesi. 

Sul fronte, prima francese poi - da volontario - su quello italiano, Cominetti fu soldato al fianco di tutti gli altri soldati, visse dentro quelle trincee e sotto il fuoco austro-ungarico sul Grappa, documentando da artista qual’era ciò che vedeva e soprattutto viveva.

Nei disegni, di diversissima dimensione, numerosi i molto grandi, egli fa sintesi di infinite realtà che lui e gli altri vivono quotidianamente: i corpo a corpo dei fanti, i cumuli di morti, le sortite della cavalleria, le cadute degli aeroplani, gli scoppi delle granate, i momenti di riposo, meglio di abbandono, nelle trincee e nei ricoveri. Ma anche l’esodo dei profughi veneti sotto i loro carichi di masserizie, lo sfacelo delle case, i buoi abbandonati tra i solchi sotto le granate. Insomma il volto tremendo e vero della guerra, reso con l’essenza del bianco e nero della semplice matita e “con la luce dell’anima, dell’artefice capace di rischiare, nel magico lampo magnesiaco della verità estetica rivelata, i cuori dei compagni reduci” (“il Lavoro” del 30 giugno 1929).

Quelle di Cominetti sono certo ineguagliate pagine documentarie, che come tali sono entrate in musei e centri di documentazione in tutta Europa. Ma sono anche e soprattutto superbe opere d’arte, di un artista che trovò una strada autonoma tra divisionismo e futurismo e nuove avanguardie, dimostrando l’eccellenza come pittore, disegnatore, scenografo, costumista e persino designer tra l’Italia e Parigi. Prima di essere annullato, lui che aveva superato anni di prima linea, da un banale incidente in motocicletta.

“Se Munch, col suo grido, è stato capace di rendere visibile un suono umano, Cominetti sa far gridare di morte un cavallo”, afferma nel catalogo Beatrice Buscaroli Fabbri. “Non simbolismo, non realismo, non guerra né interventismo. 

Non c’è soltanto la necessaria e urgente obbedienza al realismo, non osservazione o “corrispondenza”.

C’è il grido muto dell’orrore che trascorre dagli uomini agli animali attraversando reticolati e fili spinati.

Incomprensibili.

Incomprensibili fino a quando non assumano forme di croci - tutti i reticolati sono croci - , o quando Cominetti non decida di far somigliare alberi stecchiti a quelli di un calvario infinito e senza storia. Soprattutto senza date”.

“Piccole sagome di marionette azzoppate che ritrovano soltanto in pittura una loro perduta umanità. Schegge di forme disgregate e slentate nei fili che a tratti sembrano espressioniste, a tratti ricordano le litografie del primo Quattrocento tedesco. Ma non basta.

Dalle Ardenne al Grappa, dalla Francia all’Italia, il diario pittorico di Cominetti è un solo canto feroce e ferito che illustra per non arrendersi.

Per non fare arrendere quello che è rimasto dell’uomo”.

“Non solo dolore, non solo paura: ma soprattutto un inspiegabile stupore”.

Info: www.villacontarini.eu

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Comunicato stampa

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"Il Bel Paese" a Ravenna

l Museo d’Arte della Città di Ravenna si presenta all’ormai tradizionale appuntamento espositivo di fine inverno-primavera, con una mostra in programma dal 22 Febbraio al 14 Giugno 2015, realizzata grazie al prezioso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna, finalizzata a documentare il nostro Paese e le sue bellezze, in quel tratto di tempo, davvero cruciale, che va dall'epopea risorgimentale alla Grande Guerra 

Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi, come recita il titolo dell'esposizione,intende restituire, infatti, attraverso diverse sezioni tematiche, la rappresentazione del 'paesaggio' italiano inteso in tutti i suoi aspetti, offrendo anche un palinsesto della società e della cultura dalle premesse dell'Unità alla partecipazione al primo conflitto mondiale, di cui cade il centenario proprio nel 2015.

Il tessuto straordinario della realtà geografica e storica italiana, fatto di intrecci e sedimentazioni di testimonianze culturali dove anche la natura è espressione dell’antropizzazione rimane sostanzialmente inalterato fino all'avvio della modernizzazione del Paese con il passaggio da un’economia rurale all’industrializzazione e ai suoi nuovi processi produttivi.

La mostra offrirà dunque una sequenza di documenti pittorici delle straordinarie bellezze paesaggistiche italiane, e insieme spaccati di vita quotidiana come specchio di diverse condizioni sociali, in un tempo di grandi trasformazioni – politiche, economiche, culturali – rappresentate dai maggiori artisti italiani, ma anche nella prospettiva eccentrica degli artisti stranieri calati nel nostro Paese per ammirarne e dipingerne le bellezze. Una storia, anche, di interpretazioni diverse, in taluni casi a carattere ancora marcatamente regionalistico, in altri, di trasformazioni linguistiche di respiro europeo per un arco di tempo che va dalla pittura dei Macchiaioli all’insorgere dell’avanguardia futurista. 

La mostra, curata da Claudio Spadoni, apre con un’ampia sezione introduttiva con la presenza di alcuni dei più noti dipinti di Induno, Fattori, Lega, Guaccimanni, dedicati all'epopea risorgimentale.

Si succederanno poi diversi altri capitoli di questo viaggio nel tempo lungo la nostra penisola, ma anche in sequenza di modelli espressivi, con dipinti dei maggiori artisti del tempo, come Fontanesi, Caffi, Lega, Costa, Induno, Bianchi, Palizzi, Previati, Segantini: vette alpine, vedute lacustri, i più ammirati paesaggi marini, e scorci tra i più pittoreschi delle città mete celebrate del Grand Tour, come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, nelle diverse declinazioni degli interpreti di punta del secondo Ottocento italiano, nonché di diversi artisti stranieri.

Il Bel Paese sarà poi raccontato, oltre che per l’intrinseco fascino degli scorci naturali, nella straordinaria, inconfondibile compenetrazione di natura e sedimento culturale, memorie storiche, anche attraverso immagini suggestive di tradizioni e costumi, grazie ad opere di figure come Michetti, Signorini, Lega, Morbelli, con rappresentazioni della vita quotidiana di una società ancora rurale ma che lentamente si avvia all’industrializzazione, con artisti quali Fattori, Cannicci, Cammarano, Boccioni, per citare solo pochi nomi.

A dar lustro ai molteplici aspetti del nostro Paese non mancherà la caratterizzazione di personaggi di diversa condizione sociale offerta da Lega, Cremona, De Nittis, Boldini, Zandomeneghi. Quasi un album di famiglia di oltre un secolo fa a memoria di 'come eravamo'. In questo anche la ricca sezione dedicata alla fotografia, praticamente dagli esordi alla sua progressiva affermazione, avrà una parte molto importante, con alcuni dei suoi storici pionieri.

La parte conclusiva sarà poi una sintesi di queste diverse sezioni, con opere realizzate tra il primo e il secondo decennio del '900, che documentano le premesse divisioniste chiaramente innestate in un clima europeo, e l'avvento del Futurismo, l'avanguardia guidata da Filippo Tommaso Marinetti, con artisti quali Boccioni, Balla, Depero, Carrà, Russolo, decisi a spazzare via ogni residuo della cultura e della sensibilità ottocentesche, prima che la Grande Guerra, vero spartiacque tra i due secoli, segni profondamente anche la continuità e le avveniristiche utopie del movimento. 

Dopo le mostre dedicate alle figure di grandi storici dell’arte – Roberto Longhi, Francesco Arcangeli, Corrado Ricci, Giovanni Testori – le ampie rassegne riservate ai Preraffaelliti, all’arte in Italia nel secondo dopoguerra (L’Italia s’è desta), e ai rapporti fra Art Brut e arte degli alienati (Borderline), il Mar, Museo d’Arte della Città di Ravenna prosegue la sua indagine su temi storico-artistici di particolare interesse, come nel caso della mostra da poco conclusa dedicata alla storia del distacco delle pitture murali (L’incanto dell’affresco).

Per il carattere civico, storico e documentario, oltre che squisitamente storico-artistico, il Museo ha inoltrato richiesta che l’iniziativa sia posta sotto l’egida dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e che possa godere del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ravenna.

La mostra sarà corredata da un ampio catalogo con il repertorio delle opere esposte e diversi saggi che affrontano la complessità degli aspetti culturali e sociali di queste dense pagine di storia nazionale.

Comunicato stampa

Mostra

Il Bel Paese 

Dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi

Sede: 

Museo d’Arte della città di Ravenna

Enti organizzatori

Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura, MAR Ravenna

Periodo: 

22 febbraio – 14 giugno 2015

Curatore

Claudio Spadoni 

Enti organizzatori:

Comune di Ravenna - Assessorato alla Cultura, MAR Ravenna, 

Sponsor ufficiale

Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna

Con il contributo di: 

Camera di Commercio di Ravenna

Media partner

QN - Il Resto del Carlino

Sponsor tecnico

XL Group Insurance Reinsurance

Partner per i servizi di audio guida e radioguida

Antenna International 

Si ringrazia: 

IKEA FAMILY, Teleromagna

Orari: 

fino al 31 marzo: martedì- venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19, 

dal 1 aprile: martedì - giovedì 9-18; venerdì 9-21; sabato e domenica 9-19,

chiuso lunedì

aperture festive: Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 Aprile, 1° Maggio e 2 Giugno

la biglietteria chiude un’ora prima

Ingresso: 

intero: 9 euro

ridotto: 7 euro

studenti Accademia e Università, insegnanti: 4 euro

Catalogo

Sagep Editori S.r.l.

MAR - Ufficio relazioni esterne e promozione

Nada Mamish - Francesca Boschetti 

tel. +39.0544.482017 / 482775

fax +39.0544.212092

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Ufficio stampa:

Studio Esseci di Sergio Campagnolo

tel. +39.049.663499

fax +39.049.655098

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El Anatsui at October Gallery

October Gallery presents a selection of works in metal by celebrated artist El Anatsui (b.1944, Ghana).

The exhibition will focus on a range of intricate metal sculptures. October Gallery has worked with El Anatsui since 1993, during which time, his work has received worldwide recognition. These magnificent sculptures have been collected by major international museums, including the British Museum, MoMA and the Centre Pompidou, amongst others. Over the last two decades, the works have increased in size, enhancing the external walls of museums and galleries around the world.

Throughout a distinguished forty-year career as both sculptor and teacher he has addressed a vast range of social, political and historical concerns, and embraced an equally diverse range of media and processes. Making use of tools as diverse as chainsaws, welding torches and power tools as well as developing a range of processes such as the intricate and meditative 'sewing' process of his later work, he has shaped found materials that range from cassava graters, railway sleepers, driftwood, iron nails and obituary printing plates, aluminium bottle-tops, etc. to create a wide variety of novel sculptural forms. El Anatsui's iconic "bottle-top installations" have provoked a frenzy of international attention between 2002 and the present, with institutions queuing to acquire these mesmerising works. Created from many thousands of aluminium bottle-tops wired together with copper, these magnificent wall sculptures continue to excite and amaze audiences wherever they are exhibited.

One of El Anatsui's shimmering bottle-top wall-hangings, Fresh and Fading Memories, caused a quiet sensation when, during the 2007 Venice Biennale, it transformed the historic Palazzo Fortuny when draped upon its outer facade.

"The amazing thing about working with these metallic 'fabrics' is that the poverty of the materials used in no way precludes the telling of rich and wonderful stories" says the artist.

Special Events:

Feb 11, 6.30pm - 8.30pm | Opening

Mar 7, 3pm | Gallery Talk -  El Anatsui: Architect of Evanescent Illusions

Mar 28, 3pm | Film screening - Fold Crumple Crush: The Art of El Anatsui

  • Artists:
    El Anatsui
  •  
  • Open:
    Thursday, 12 February 2015
  • Close:
    Saturday, 28 March 2015
  • Address:
    24 Old Gloucester Street London, WC1N 3AL United Kingdom
  • Phone:
    + 44 (0)20 7242 7367
  • Web:
    October Gallery
  • Opening hour:
    Tue - Sat | 12.30noon - 5.30pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    Free
  • Transport:
    Russel Square
  • Photo credits:
    1. AG+BA, 2014. Aluminium, copper wire and nylon string, size variable. 2. In the World But Don't Know the World, 2011. Aluminium and copper wire 3. AG+ BA (detail), 2014. All images courtesy of October Gallery, London
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Etel Adnan: Paintings

Galerie Lelong presents Etel Adnan's (b.1925, Beirut) first major exhibition in Paris, which will be followed by another in April organised by Galerie Lelong New York.

Although her work had been regularly exhibited in the United States, France and Lebanan since 1960, it was only following her participation in the 2013 Documenta in Kassel that her work became international recognised. In 2014, Hans-Ulrich Obrist organised a vast retrospective at Mathaf, the Arab Museum of Modern Art in Doha and published an impressive catalogue. The Whitney Museum in New York included the artist in its famous biennial where her work received much attention, while the Museum der Moderne in Salzburg has just organised a retrospective.
Writing in French and English, Etel Adnan has published around twenty books in each language. She has also written for the theatre, working with Bob Wilson and the British composer Gavin Bryars.

A bilingual (French-English) catalogue will be published, it includes text by Jean Frémon, Hans-Ulrich Obrist and Cole Swensen.

 

Special Events:

Feb 12, from 6pm | Opening

  • Artists:
    Etel Adnan
  •  
  • Open:
    Thursday, 12 February 2015
  • Close:
    Saturday, 28 March 2015
  • Address:
    13, rue de Téhéran 75008 Paris - France
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +33 1 45 63 13 19
  • Web:
    Galerie Lelong
  • Opening hour:
    Tue - Fri | 10am - 6pm; Sat | 2pm - 6.30pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    Free
  • Transport:
    Saint Augustin
  • Photo credits:
    1. Etel Adnan Sans titre, 2014 Huile sur toile 2. Etel Adnan Sans titre, 2014 Huile sur toile 3. Etel Adnan Inkpots, 2013 Encre de Chine et aquarelle sur livret 4. Etel Adnan Dans le pli, 2014 Encre de Chine sur livret. All images © Courtesy Galerie Lelong/Photo Fabrice Gibert
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Nikolaj Bendix Skyum Larsen : End of Dreams

Nikolaj Bendix Skyum Larsen's (b. 1971, Aalborg) most recent production End of Dreams is an ode to the countless lives that have been lost by those attempting to traverse the Mediterranean Sea in order to reach Europe.

End of Dreams consists of a multi-media installation comprising a five-channel HD video shot under the sea, and a composition of the only remains that could be found of 48 concrete-canvas sculptures. In 2014 these sculptures were submerged in the sea and the plan was to then exhibit them with their patina of organisms and wear.

During this process a violent storm ravaged the raft holding them in place and the remnants were scattered far and wide. Believing that the intervention of nature added to the narrative of the piece, Larsen hired divers to film the scene and collect all the debris and sculptures that could be found.Nikolaj Bendix Skyum Larsen has worked on the issues and dangers of migration in different geographies for a number of years.

His most recent production End of Dreams — produced during a residency at the Italian art organization, qwatz — is an ode to the countless lives that have been lost by those attempting to traverse the Mediterranean Sea in order to reach Europe. Initially envisioning End of Dreams as a sculptural installation, in 2014 Larsen began his work by submerging 48 concrete-canvas sculptures off the coast of Pizzo Calabro in Calabria, South Italy. The plan was to allow these sculptures, which are reminiscent of body bags, to slowly acquire a patina of sea organisms. They were then to be removed from the sea and exhibited as a sculptural constellation marked by the wear and tear of the sea.

  • Artists:
    Nikolaj Bendix Skyum Larsen
  •  
  • Open:
    Friday, 06 February 2015
  • Close:
    Sunday, 29 March 2015
  • Address:
    Bankalar Caddesi 11 Karaköy 34420 İstanbul
  • Phone:
    +90 212 377 42 00
  • Web:
    SALT
  • Opening hour:
    Tue - Sat | 12noon - 8pm; Sun | 12noon - 6pm
  • Closing day:
    Mon
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. Nikolaj Bendix Skyum Larsen, End of Dreams, 2015 Video still Courtesy the artist 2. Nikolaj Bendix Skyum Larsen, End of Dreams, 2015, Photo: Eva Castagna (2014) 3. Nikolaj Bendix Skyum Larsen, End of Dreams, 2015, Photo: Domenico Gallelli (2014) 4. Nikolaj Bendix Skyum Larsen, End of Dreams, 2015 Video still Courtesy the artist
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On Kawara: Silence

Through radically restricted means, On Kawara's (b. 1933, Aichi) work engages the personal and historical consciousness of place and time. Kawara's practice is often associated with the rise of Conceptual art, yet in its complex wit and philosophical reach, it stands well apart.

Silence will be the first full exhibition of Kawara's output, beginning in 1964 and including every category of work, much of it produced during his travels across the globe: date paintings (the Today series); postcards (the I Got Up series); telegrams (the I Am Still Alive series); maps (the I Went series); lists of names (the I Met series); newspaper cuttings (the I Read series); the inventory of paintings (Journals); and calendars (One Hundred Years and One Million Years). The exhibition will also present numerous drawings produced in Paris in 1964, which are fascinating proposals for unrealized works; and Kawara's only two extant paintings of 1965, Location and Title, which herald the Today series. In conjunction with the exhibition, the Guggenheim will organize a continuous live reading of the artist's One Million Years, the steady recitation of numbers from a vast ledger, which will be performed on the ground floor of the Guggenheim rotunda.

The artist's paintings were first shown at the Guggenheim Museum in the 1971 Guggenheim International Exhibition. Over 40 years later this large exhibition will transform the Frank Lloyd Wright rotunda—itself a form that signifies movement through time and space—into a site within which audiences can reflect on an artistic practice of cumulative power and depth.

  • Artists:
    On Kawara
  •  
  • Open:
    Friday, 06 February 2015
  • Close:
    Tuesday, 03 March 2015
  • Address:
    1071 5th Avenue, New York, NY 10128
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +212 423 3575
  • Web:
    Guggenheim Museum
  • Opening hour:
    Fri - Wed | 10am - 5.45pm
  • Closing day:
    Thu
  • Admission:
    25 $, 18 $ (reduced)
  • Photo credits:
    On Kawara, Silence, 2015. Courtesy of Solomon R. Guggenheim Museum, New York
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Tomie Ohtake 1913 - 2015

Tomie Ohtake, Japanese-Brazilian artist known for her bold, primary colored abstract paintings and gravity-defying monumental sculptures, has died at 101.

She was one of the leading Brazilian abstract artists. The Instituto Tomie Ohtake in São Paulo was founded in her honor.

A seemingly paradoxical relationship between silence and rhythm has permeated the works of Tomie Ohtake since the 1960s, when the artist became established in abstract art, notably paintings, sculptures, and works on paper. A few elements inhabit the spaces of her artwork, very concise and endowed with a methodical fluidity, images that flirt with the winding, sensual shapes of Japanese tradition.

She was part of several biennials, such as the São Paulo Biennial(1961, 1963, 1965, 1967, 1989, 1996, 1998, and 2003), the XI Venice Biennale, Italy (1972) the 1st and 2nd editions of the Latin American Biennial in Havana, Cuba (1984, 1986).

A constant research into color, texture, form, and transparency was revealed in all stages of her production and the various procedures she uses—from thin to thicker paint, from a sober palette to counterpoints of saturated, vibrant colors. One notes either alternating or simultaneous influences of suprematism, calligraphic abstraction, the anamorphic—facets which do not deny Ohtake's relations with tradition, while also outlining an original trajectory of timeless, sensitive, fluid creations. Her sculptures bring into the three‑dimensional field the very issues she confronts in two dimensions—they emerge as manifestos of tactile calligraphies, dance moves turned to plasma into space, in which shape and color are important.

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Interventismo, 1915 - 2015: un Balla mai visto a Gorizia

Per l’apertura, il prossimo 14 febbraio, della nuovissima sezione del Museo della Grande Guerra dedicata all’Interventismo, i Musei Provinciali di Gorizia si sono assicurati una “prima” culturale d’eccezione. Si tratta di un dipinto, mai esposto in precedenza al pubblico, di uno dei protagonisti assoluti del Futurismo: Giacomo Balla. 

Raffaella Sgubin, che dei Musei Provinciali è il Direttore, chiarisce che non si tratta di un dipinto “qualunque” di Balla ma di un’opera appena scoperta, anzi svelata, e dalla storia davvero particolarissima. 

L’olio, esposto per la prima volta a Gorizia, è rimasto per quasi un secolo sepolto sotto uno strato di pittura nera, sul retro di un’opera ben nota di Balla, la “Verginità” del 1925. 

E’ osservando con luce radente il retro di questa celebre opera, che gli esperti si sono resi conto che la superficie tutta nera sembrava nascondere un altro dipinto. Così un intervento di restauro ha portato alla scoperta di un dipinto antecedente, eccezionalmente conservato, che rappresenta, come afferma Fabio Benzi, la più importante novità su Giacomo Balla emersa negli ultimi anni, ma anche una fondamentale acquisizione per la storia stessa del Futurismo. 

Il dipinto messo in luce dalla pulitura della vernice nera si è rivelato infatti appartenere a una precisa serie di opere eseguite da Balla tra la fine del 1914 e la primavera del 1915, da lui stesso definite “pitture interventiste”, perché eseguite nel momento di grande tensione politica e culturale che vide la maggior parte degli intellettuali italiani schierati a favore dell’intervento dell’Italia, che si realizzò infine con la dichiarazione di guerra del 23 maggio 1915.

Il Futurismo, è noto, giocò un ruolo di punta all’interno dell’interventismo italiano e Balla ebbe ad affermare, nel manifesto Il vestito antineutrale del settembre 1914, che “La neutralità è la sintesi di tutti i passatismi”: alle parole fece seguire i fatti, partecipando attivamente alle manifestazioni interventiste e venendo anche arrestato. Il dipinto riscoperto, Dimostrazione interventista, si colloca all’interno della fase astrattista futurista, in cui, assente ogni riferimento alle forme naturali, l’artista si serve di linee astratte e colori smaltati e puri per esprimere il dinamismo conflittuale tra forze innovative interventiste e forze di resistenza neutralistica, laddove le forze positive sono simboleggiate dalle componenti cromatiche del tricolore italiano e quelle neutraliste, al contrario, da una tramatura nera che opprime la nazione mentre il nodo sabaudo sancisce l’unità nazionale.

La pittura di Giacomo Balla a tema patriottico è rappresentata, oltre che da Dimostrazione interventista, da altri dipinti: Sventolio di bandiere, dal bozzetto per Dimostrazione XX settembre...

Il capolavoro ritrovato di Balla resterà ai Musei Provinciali solo sino al 22 marzo per essere poi esposto a Milano. 

Nella nuova sezione del Museo goriziano della Grande Guerra resteranno invece le altre due opere di Balla insieme ad una serie di cartoline di propaganda che, con i manifesti, divennero i più efficaci mezzi di comunicazione di massa. 

Queste cartoline costituivano il formato, per così dire, tascabile, di questi grandi poster che parlavano un linguaggio comprensibile a tutti. 

Analogamente a quanto avvenne negli altri Stati europei, molti disegnatori si posero al servizio della propaganda di guerra; altre volte, invece, funsero da coscienza critica nei confronti di un avvenimento che consideravano solo una grande sciagura. 

Nel nuovo allestimento, realizzato grazie alla collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, sono presentate cartoline italiane che trattano il dibattito su intervento e neutralità, sul ruolo dell’Italia nell’ambito internazionale, sulla percezione della guerra, dove la satira, già ben presente nel dibattito politico attraverso i giornali umoristici, gioca un ruolo importante nella descrizione delle posizioni dei vari schieramenti fino all’entrata in guerra dell’Italia.

Gorizia, Musei Provinciali di Gorizia - Museo della Grande Guerra (Borgo Castello 13)

h 9.00-19.00, chiuso il lunedì

info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 0481.533926

prenotazioni e visite guidate: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Catalogo Musei Provinciali di Gorizia

Testi di: Fabio Benzi, Enrico Crispolti, Elena Gigli, Alessandra Martina, Raffaella Sgubin

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

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Maschere al Museo - Museo Archeologico Nazionale Altino

Museo Archeologico Nazionale di Altino

via S. Eliodoro 37, 30020 Altino (VE)

tel/fax 0422 829008

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apertura al pubblico: tutti i giorni dalle 08,30 alle 19,30 (chiusura biglietteria ore 19,00)

Chiuso: I Gennaio, I Maggio, 25 Dicembre

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Francesco Stefanini a Pietrasanta

Oltre. Opere 2004 2015 è il titolo della mostra che il Comune di Pietrasanta, città di nascita dell’artista Francesco Stefanini, organizza nella Chiesa di Sant’Agostino. Nella prestigiosa sede saranno esposte più di 30 di opere (dipinti e pastelli), alcune anche di grande formato, realizzate dal 2004 al 2015.

...Presenterò in questa occasione un segmento di un percorso, più mentale che reale, partendo da “ Finestra”del 2004. Le assegnerò il ruolo di aprire la mostra sulle altre opere, realizzate in un “viaggio” di più di quindici anni, che si concluderà con “Oltre” del 2015. Dipinto che chiude e contemporaneamente apre di nuovo il percorso ancora in atto: andare oltre, incamminarci senza sosta, con gli inevitabili tormenti e improvvisi bagliori, nei tortuosi e complicati sentieri della pittura. (Stefanini, Introduzione al catalogo della mostra)

L’esposizione, patrocinata dal Gruppo Euromobil, è articolata in 11 sezioni e, in riferimento ai dipinti di una di queste, Marco Goldin in Undici frammenti per Francesco scrive: Oltre.

Non afasia, non sospensione della parola che è pittura, che è colore. Nulla di tutto questo. Ma desiderio di rappresentare ciò che mai si è lasciato rappresentare. L’oltre, l’al di là dalla soglia, una visione misteriosa e segreta in anticipo sul tempo. Forse previsione del futuro, oppure solo veggenza. O pre-veggenza. La pittura nata povera nelle caverne preistoriche per scacciare le paure, rappresentandole, torna al suo punto d’origine, al punto della sua origine. E partendo da una stanza, Francesco si spalanca, nascondendosi. Aprirsi con il colore a un altrove. Il colore può posare una tela su un cavalletto. Faceva così anche Rothko nel suo studio di New York. La pittura era come una preghiera.

E così scrive Giuseppe Cordoni in Oltre l’apparente evidenza delle cose. Lettera all’amico-pittore Stefanini in catalogo.

Mio carissimo amico...E con grande pazienza sulla tela progettavi e edificavi dimore per l’anima che, lì al buio in ciascuno di noi, smania d’uscir fuori e rivelarsi ad un’altra che infine la comprende. Non il volto del mondo ma l’emozione che incide nel ricordo il suo transito inafferrabile era l’oggetto d’ogni tua ricerca. Cosicché soltanto l’emozione ritrovata veniva ad abitare in ogni tela. E in quel suo tornarti alla luce, persino a tua insaputa, inseguivi chissà che religiosa trascendenza. Come un palombaro che si cali in un abisso, tu emergere ne facevi l’aldilà dell’aldidentro Da trent’anni, di felice sorpresa in sorpresa, con quale gioia ho assistito a questa tua attenta e disarmata confidenza con l’enigma dell’ombra e della luce.

Nell’atmosfera unica e particolare della Chiesa di Sant’Agostino le opere di Stefanini vivono di energia propria, facendo vibrare ciò e chi vi sta intorno. (Il Sindaco, Dr. Domenico Lombardi, nel catalogo della mostra)

Chiesa di Sant’Agostino, Pietrasanta (Lu) Via Sant’Agostino, 1 Orario: 16.00/19.00 lunedì chiuso Informazioni: Centro Culturale “Luigi Russo” Tel. 0584 795500www.museodeibozzetti.it

Biografia

Francesco Stefanini nasce a Pietrasanta nel 1948. Studia all’Istituto d’Arte della sua città e completa la sua formazione artistica a Firenze al Magistero d’arte di Porta Romana. Dal 1972 si trasferisce a Treviso come insegnante di materie artistiche nelle scuole Statali. Tra le più significative mostre: nel 1981 è vincitore del primo premio Dell’Opera Bevilacqua La Masa di Venezia ed è invitato ad esporre al Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro. Negli anni Novanta espone a Tokyo, Zagabria, Salisburgo, Praga, Vienna, Budapest, Mannheim, New York, Parigi, Pechino, Brisbane, Perth. Nel 1995 alla XLVI Biennale di Venezia, è invitato alla rassegna Memorie e attese, e partecipa alla esposizione Gli artisti conterranei di Marco Polo all’Internazional Art Palace di Pechino Negli anni 2000, lavora in Giappone per il museo d’Arte Moderna di Shirakawa ed espone con successive mostre a Tokyo, Osaka, Kyoto e Yokohama. Nel 2005 tiene una personale al Kunstverein di Mannheim (Germania). Nel 2009 espone con una personale nel Palazzo Ducale di Urbino e al Museo Ca’ da Noal a Treviso. E’ invitato a Oltre il Giardino, alla 12° Biennale di Architettura di Venezia. Negli anni successivi realizza personali a Bolzano da Cattani Contemporary Art, e a Venezia alla Bugno Art Gallery. Partecipa a 150 Artisti per l’Unità d’Italia al Palazzo Italia di Berlino, è invitato alla rassegna Padiglione Tibet a Venezia. Nel 2014 espone con personali alla Rosemarie Bassi Gallery di Remagen in Germania e al Museo Civico della Città di Rovigno (Croazia). E’ invitato alla rassegna Attorno a Vermeer nella mostra La ragazza con l’orecchino di perle a Bologna. Nel 2015 il Comune di Pietrasanta gli organizza una mostra retrospettiva Oltre nella Chiesa di Sant’Agostino. Dal 2011 promuove e cura le mostre presso lo Spazio Lazzari di Treviso. Vive e lavora a Volpago del Montello.

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A occhi spalancati. Capolavori dal museo dell'Impressionismo Russo di Mosca

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Eccezionalmente a Venezia, i 50 capolavori assoluti

del futuro Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca.

Unica “anteprima” internazionale del Museo che

aprirà i battenti il prossimo autunno.

“A occhi spalancati” è l’anticipazione, meglio l’anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei “musei imperdibili” per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l’apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. Qui, dal 13 febbraio al 12 aprile, in Palazzo Franchetti, il pubblico italiano e internazionale potrà ammirare 50 capolavori del futuro museo moscovita, il meglio del meglio della sua imponente collezione d’arte. Un “biglietto da visita” estremamente raffinato, per annunciare una collezione di sicuro interesse internazionale.

La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli. È un’indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all’estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell’arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa.

Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia. Il momento di maggior fioritura dell’Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l’inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore. L’Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l’opera di paesaggisti come Fedor Vasil’ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovicev e Stanislav Zukovskij, tutti presenti in mostra – a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.

La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra – i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell’Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov, che non si possono certo considerare “impressionisti” in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

Il Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo.

Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C’è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli. Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l’esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee.

Come abbiamo accennato, quella di ”impressionismo russo” è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet)l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki). Lo scopo era quello di diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.

L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in Cto takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà diAbramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l’artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili. I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei.

Informazioni utili:

Sede della mostra: Palazzo Franchetti

Campo Santo Stefano, San Marco 2847, Venezia

Date: dal 13 febbraio al 12 aprile 2015

Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18

Chiuso il lunedì 

Ingresso: libero

Catalogo: Terra Ferma 

Ufficio Stampa

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

tel. 049 663499, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.studioesseci.net

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I Am the President - tra identità e anonimato

Giovedì 12 febbraio 2015, alle ore 17, si inaugura la mostra I Am the President - tra identità e anonimato, alla MAC Maja Arte Contemporanea (via di Monserrato 30 - Roma).

Una precisa affermazione di ruolo e di identità sociale per sette dipinti che ritraggono al “negativo” i volti rispettivamente di Barack Obama, Vladimir Putin, la Regina Elisabetta IId’Inghilterra, Papa Benedetto XVI (unica figura intera), Silvio Berlusconi, Angela Merkel, Benjamin Netanyahu.

Nell’uso del negativo, ovvero nel ribaltamento dell’immagine, l’artista scopre una quarta dimensione della figura: una identità introspettiva, un’immagine interna diversa dallo schema del Sé corporeo, volta a cogliere “l’altra faccia” del ritratto, il suo “prossimo sé” raggiungibile in una sorta di istantanea pittorica.

Sette opere che custodiscono il gesto dell’artista, il quale rimarrà nell’anonimato per tutta la durata dell’evento.

Scrive in proposito Marina Miraglia nel testo critico che accompagna la mostra:

 “Nel nostro caso, c’è, nella scelta dell’anonimato, la volontà di concentrare l’attenzione del riguardante sulle strategie adottate e, coinvolgendolo in esse, di riflettere, personalmente e con lui, sul corso attuale dell’arte che sempre più comunica attraverso le varie forme dell’âpres di un tempo: la citazione, la semplice ‘traduzione’ da un linguaggio iconico a un altro, il rendering, lo scanning, la contaminazione.

I pittori fanno infatti spesso leva sulla possibilità dell’arte di riattualizzare perennemente il significato e le valenze delle immagini di un passato più o meno recente e indipendentemente dal fatto che siano autoriali o meno; diventa centrale lo sguardo e l’interpretazione del presente e l’implicito aiuto della fotografia che, per statuto, racchiude in sé il presente dello scatto e dell’impronta - l’hic et nunc di Benjamin - il passato dell’è stato di Barthes, il futuro degli spazi discorsivi di Krauss. [...]”

Aggiunge la curatrice della mostra Daina Maja Titonel:

“Sono idealmente alla ricerca di un rapporto con l'opera che risenta il meno possibile di condizionamenti esterni, quali il ‘nome’ dell’artista o le opportunità di mercato. Con questo spirito ho proposto all'autore di celare il suo nome al pubblico, liberando l'opera dalla firma, per restituirle l’attualità e la centralità nel rapporto con lo spettatore”.

Opening

Giovedì 12 febbraio 2015  h. 17-20,30

Dove

MAC Maja Arte Contemporanea
via di Monserrato 30, 00186 Roma

Durata

12 febbraio - 22 marzo 2015

A cura di
Testo critico

Daina Maja Titonel
Marina Miraglia

Orari mostra

Martedì - Venerdì h. 15-20
Sabato h. 11-13/15-19.30
Chiuso lunedì e festivi. Altri orari su appuntamento
Apertura straordinaria
DOMENICA 1 MARZO 2015  h. 11-13/15-19.30

Info e
Ufficio stampa

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T. +39 06 68804621 | +39 338 5005483
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TEFAF 2015, i capolavori da non perdere a Maastricht

DA DÜRER A DALI’ E OLTRE, A TEFAF 2015

TEFAF Maastricht, è la fiera leader al mondo, nota per il suo impegno nell'eccellenza, per l'esperienza e l'eleganza. Questo si riflette nella varietà e nella qualità delle opere d'arte, assai rare, che vengono proposte per la vendita, e si tiene al MECC (Maastricht Exhibition & Conference Centre) dal 13 al 22 marzo 2015. Più di 270 espositori d'arte, dall'antico al design porteranno a Maastricht per l'edizione 2015 i loro migliori pezzi, attraendovi collezionisti, direttori di musei, professionisti del mercato dell'arte, appassionati d'arte da molti e diversi paesi.

Quest'anno la Fiera intraprende una nuova iniziativa nella forma di una mostra affidata ad un curatore ospite. Night Fishing, curata da Sidney Picasso e Hidde van Seggelen, propone una mostra di sculture contemporanee e post-moderne pensata per completare la sezione Modern di TEFAF con artisti come Georg Baselitz, Tony Cragg e Richard Deacon. La mostra offrirà una panoramica sulla scultura contemporanea stimolando un dialogo classico, culturale, storico e visivo con gli artisti e le discipline artistiche già presenti a TEFAF.

TEFAF ha da sempre grande notorietà per la qualità dei dipinti in mostra e per le proposte in vendita che spaziano dagli Old Masters fino agli Impressionisti e al Dopo Guerra. LaGalleria Weiss, Londra, porterà una significativa collezione di nove opere di Frans Pourbus Il Giovane (1569-1622), la più accattivante della quali probabilmente è il “Ritratto di uomo di cinquantasei anni”. Questo bellissimo ritratto, è considerato una delle opere più importanti del primo periodo dell'artista e di recente è rientrato nel mercato dell'arte dopo essere rimasto nella stessa collezione privata per oltre 50 anni.

La Galleria Moretti di Firenze, Londra e New York esporrà una Madonna con bambino e cardellino della bottega di Alessandro Filipepi, detto Sandro Botticelli. Originariamente attribuito allo stesso Botticelli si riteneva fosse stato realizzato nel 1480. Nel 1930 questo giudizio è poi cambiato e ora si ritiene sia stato compiuto da un pittore attivo nella bottega di Botticelli all'inizio del XVI secolo. E' stato esposto al Metropolitan Museum of Art di New York.

Dickinson di Londra metterà in esposizione Lailla di Kees van Dongen (1877- 1968). Dipinto nel 1908 alla fine del periodo Fauve, è stato eseguito in un momento molto produttivo della carriera di Kees van Dongen quando egli rafforzò la sua reputazione come uno dei più raffinati pittori d'avanguardia presenti a Parigi. 

Rimanendo nel XX secolo, Thomas Gibson Fine Art di Londra porterà Laurette con scialle verde di Henri Matisse ( 1869-1954) che proviene direttamente dalla proprietà dell'artista. La sua capacità di creare un linguaggio espressivo formato di colore e disegno e sviluppatosi in un corpus di lavori che spaziano su oltre mezzo secolo, gli valse il riconoscimento di figura principale dell'arte moderna.

La sezione Paper di TEFAF è stata inaugurata cinque anni fa ed è diventata famosa per la forza delle sue proposte. Nello stand di Crouch Rare Books saranno esposti i dodici volumi del Grande Atlante che è stato nel 1663 il più grande atlante mai realizzato da Johannes Blaeu. Divenne famoso per il valore intrinseco della sua fattura: il suo alto livello tipografico, la qualità della sua incisione, la decorazione, per la rilegatura e per i colori. L'atlante è spesso servito da dono ufficiale della Repubblica olandese a principi e altre autorità. E' uno dei più sontuosi e quotati libri illustrati del XVII secolo. 

Les Enluminures di Parigi porterà a Maastricht un libro di preghiere di Albrecht Dürer, di Heinrich Adegrever, Johan Wierix , Crispijn de passe il Vecchio e altri. Proveniente da una collezione privata americana, questo libro di preghiere mai pubblicato prima, costituisce un'integrazione al corpus di opere di Dürer ed è un esempio di manoscritto “ibrido” con inserimenti di stampe e cornici miniate. Contiene quattordici incisioni di Dürer, con coloriture a mano della stessa epoca, tutte tratte dalla Grande Passione incisa realizzata tra il 1507 e il 1512. Ulteriori incisioni a colore completano il volume, il cui testo piuttosto inusuale potrebbe essere stato appositamente assemblato e scritto nel 1600 circa, per integrare una collezione di stampe preesistenti.

Lo straordinario calibro degli oggetti d'arte presenti in Fiera è evidente. Hancocks di Londra ad esempio esporrà un orologio da scrivania di stile cinese Art Deco (1925) dei Fratelli Lacloche che sin dal XIX secolo è stato sinonimo della più importante gioielleria e dei più bei oggetti d'arte mai prodotti. Realizzato in madreperla, corallo inciso, lacca nera, quarzo rosa, agata incisa, smalto blu e diamanti, la decorazione del quadrante è del famoso artigiano russo Vladimir Makovsky(1884-1966). Sebbene l'arte dell'intarsio fosse inizialmente attribuita agli artigiani dell'estremo Oriente nel periodo dell'Art Deco, Makovsky è noto per aver praticato questa tecnica con maestria paragonabile a quella degli asiatici.

TEFAF è molto apprezzata per l’ampia proposta di opere che raccolgono sotto lo stesso tetto 7.000 anni di storia dell’arte. Partendo proprio dall’inizio di questa proposta storica, la Fiera espone l’arte antica della migliore qualità con provenienze impeccabili. Charles Ede di Londra, porterà quello che può forse essere considerato il più antico ritratto presente in Fiera: uno splendido ritratto egiziano di una giovane donna dell’inizio del II secolo d. C. Originario della zona di er-Rubaiyat nel Fayum, a sud del Cairo, è stato ritrovato alla fine del XIX secolo e ha fatto parte della famosa collezione di Theodor Graf (1840-1903), venne in seguito acquistato alla fine degli anni venti del Novecento dalla collezionista viennese Heintschel-Heinegg. Questi ritratti, dipinti dal vero, erano unici per il periodo romano in Egitto, e combinano insieme la tradizione della mummificazione egiziana e la ritrattistica greca.

Dopo la morte il pannello veniva usato nel processo di mummificazione per coprire il volto. Questi ritratti offrono un inestimabile sguardo all’interno della società egiziana, permettendoci di intuirne la moda nell’abbigliamento e nella gioielleria ma anche di conoscerne l’apparenza etnica e fisica.

A rafforzare ulteriormente l’offerta del settore antichità, Rupert Wace, esporrà un pannello di legno dipinto proveniente dal sarcofago di Hathorhotep, XII dinastia circa 1890- 1800 prima di Cristo ed è in condizioni notevoli. Questo incredibile pezzo d'arte egizia proviene dalla collezione di Pasha Sayyid Khashaba e si ritiene risalga al Medio Regno e precisamente provenga dal cimitero di Meir, che si trova nell'alto Egitto, nella riva occidentale del Nilo. Nel 1910 il Governo Egiziano accordò la concessione degli scavi del sito a Sayyid Khashaba, un ricco mercante. Qualche tempo prima del 1977 gli eredi di Pasha lo vendettero al collezionista svizzero A. Thommen nella cui collezione è rimasto sino ad ora.

TEFAF è lieta di ospitare nella sezione alta gioielleria la galleria Alexandre Reza, di Parigi, per la prima volta. Alexandre Reza nacque a Mosca nel 1922 e divenne il più grande esperto di gemme del XX secolo. Non solo raccolse la più grande collezione di gemme rare ma realizzò anche vere e proprie opere d'arte. Divenne famoso per essere il gioielliere di maggior fiducia dei grandi, da Place Vendôme ai reali, dei ricchi e dei famosi. La galleria esporrà La Chose ring che presenta uno smeraldo cabochon, colombiano naturale, da 11.72 carati incastonato in una montatura di oro rosa e diamanti.

La fotografia amplia ulteriormente la proposta delle discipline presenti in Fiera e Hans P. Kraus, Jr Fine photographs di New York, porterà uno Studio per la Cenci, una stampa ad albumina di Julia Margaret Cameron realizzata nel 1868. Questo studio ritrae Kate Keown che guarda nel vuoto con occhi ardenti, avvolta in un copricapo a righe nel ruolo di Beatrice Cenci che accetta il suo destino. La storia di questa tragica eroina della Roma del XVI secolo era molto nota all'epoca. La sedicenne Beatrice aveva tramato con i suoi fratelli e la matrigna per uccidere suo padre come vendetta per averla violata. Ritenuta colpevole del delitto venne impiccata. Per i Vittoriani una storia come questa offriva un sentimento di emozione e dramma che era altrimenti represso nella vita reale. Consentiva inoltre alla Cameron di affrontare un tema di intento nobile e morale. Solo un'altra stampa dello stesso negativo è stato possibile rintracciare: nella collezione del Museo di Victor Hugo a Parigi.

In Fiera si possono trovare alcuni dei mobili più rari di ogni epoca: dalla commode Luigi XV del maestro Adrien Delorme in palissandro, amaranto, legno dipinto, bronzo dorato e marmo Sarrancolin che proviene dalla Dinastia Rothschild in mostra alla Galleria Aveline di Parigi, ad uno dei mobili più iconici e “sensuali” del XX secolo: il sofà-labbra di Mae West disegnato da Salvador Dalì che si troverà nello stand della galleria Patrick Derom di Bruxelles. Concepito nel 1936, il sofà- labbra si lega ai dipinti e ai disegni di Dalì che furono ispirati dall’attrice di Hollywood Mae West. Il viso di Mae West ad esempio ritrae i suoi lineamenti come oggetti in una camera surrealista, con i suoi occhi come quadri, il suo naso come un caminetto e le sue labbra come un divano. Si ritiene che siano stati realizzati solo cinque sofà.

Nuove Gallerie:

TEFAF Antiques : Lucas Ratton, Paris, Kollenburg Antiquairs, Oirschot

TEFAF Design : Demisch Danant, New York

TEFAF Haute Joaillerie : Alexandre Reza, Paris

TEFAF Modern : Hidde van Seggelen, London

Galerie Gradiva, Paris

Cardi, Milan 

TEFAF Paintings : Giacometti Old Master Paintings, Rome

TEFAF Paper : Librairie Thomas-Scheler, Paris

Stéphane Clavreuil Rare Books, London 

James Butterwick, London

Galleria partecipanti a Night Fishing:

Elba Benitez, Madrid

Andre Buchmann, Berlin

Galerie Farideh Cadot Associés, Paris

Konrad Fisher, Düsseldorf

Galerie Hans Mayer, Düsseldorf

Galerie Thomas Schulte, Berlin. 

Galerie Thaddaeus Ropac, Salzburg 

ZenoX, Antwerp

TEFAF Maastricht

TEFAF Maastricht, la più importante Fiera d'arte è famosa per il suo impegno nell'eccellenza, esperienza ed eleganza. Questo si riflette non solo nella magnifica scelta di opere che sono proposte in vendita nella Fiera, che si terrà al MEEC di Maastricht dal 13 al 22 marzo 2015, ma anche nel numero dei collezionisti d'arte sia privati che istituzionali che guardano a TEFAF come ad un evento assolutamente da non perdere nel calendario del mercato dell' arte. 

L’arte, più di un bene

TEFAF condivide con AXA ART, suo sponsor principale, la visione dell’arte come un qualcosa più importante di un bene. La loro partnership fornisce ai collezionisti d’arte un’esperienza ineguagliabile che copre l’intera gamma di prevenzione del rischio, la conservazione, il recupero ed il restauro, per metterli in grado di mantenere le loro collezioni nelle migliori condizioni possibili. www.axa-art.com 

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Sleepless, The Bed in History of Contemporary Art

An item usually associated with sleep, the bed has accompanied us throughout human history. As an object, it responds to the appearance and shape of the human body, abstracting and stylising it in a form that imitates its erect, spread-eagled position. The depiction and role of the bed in art history have developed from a background prop to an autonomous motif whose metaphorical and/or anthropomorphic content has always been taken into account.Sleepless. The Bed in History and Contemporary Art offers a historical and cross-media foray into the bed and its history in the visual arts and analyses the bed and its use in individual, social, medical, and geographic contexts. The exhibition visualises all those spheres of life and art taking place in, underneath, beside, or with the aid of the bed in nine chapters: Birth, Love, Solitude, Illness, Death, Violence, Politics, Myth and Anthropomorphism.The exhibition ranges from Pompeian frescoes that were installed as advertising signs outside brothels, copper engravings by Agostino Carracci, coloured Japanese woodblock prints, and Artemisia Gentileschi's painting Judith Beheading Holofernes to contemporary renderings of the bed as a stage for erotic, violent, humorous, sarcastic, and critical scenes. In Adam and Eve in Cyber Eden, the Italian photographer Oliviero Toscani depicts the couple in an unmistakable position in bed, where both of them are diverted by such technological gadgets as iPod and laptop computer. Critical voices can also be heard in the works by Mikhael Subotzky and Lucinda Devlin, who document inhumane sleeping quarters in South African prisons and American death row locations. Moreover, the bed is variously described as a place of illness, misery, solitude, and contemplation, such as in pictures of people in hospital beds by Maria Lassnig, Inge Morath, and Josef Karl Rädler, or in images of women alone in bed who might expect someone, enjoy the peaceful atmosphere, or be suffering from loneliness, such as in works by Pablo Picasso, Lucian Freud, Pierre Bonnard, and Otto Dix.
Original historical documents from the Austrian National Library and the Museum of Military History are confronted with contemporary on-set shots highlighting the bed as a theatrical scene. Photographs of famous personalities or historic events, all of which naturally took place in bed, are juxtaposed with one another: in this way, for example, Marilyn Monroe meets young Kate Moss, and the very last pictures of important personalities on their deathbeds and celebrated artists who had themselves portrayed on a bed invite comparison.

Open:Friday, 30 January 2015
Close:Sunday, 07 June 2015
Address:Prinz Eugen-Straße 27, 1030 Vienna
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +43 1 795 57 134
Web:Belvedere
Opening hour:Wed and Thur | 11am - 9pm; Fri - Sun | 11am - 6pm
Closing day:Mon - Tue
Admission:17 €
Transport:Taubstummengasse
Photo credits:1. Mona Hatoum, Dormiente, 2008, Sammlung Forin, Bassano; Courtesy Galleria Continua, San Gimignano/Beijing/Les Moulins, © Galleria Continua / © Bildrecht, Vienna, 2015, Photo: © Ela Bialkowska 2. Juergen Teller, Young Pink Kate, London, 1998, © Juergen Teller and Christine König Galerie 3. Maria Lassnig, Hospital, 2005, Private Collection, Courtesy Hauser & Wirth 4. Michelangelo Pistoletto, Hunger, 1988, Museum Moderner Kunst stiftung Ludwig Wien, on loan from the Austrian Ludwig Stiftung Foundation since 1995 / © Bildrecht, Vienna, 2015

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David Douard: The Reason We No Longer Speak

The Reason We No Longer Speak by David Douard (b. 1983, Perpignan) includes interventions by Los Angeles-based artists, Liz Craft (b. 1970, Los Angeles) and Jesse Stecklow (b. 1993, Cambridge).David Douard takes interest in systems of growth, decay and contamination, as well as technological and organic modes of degeneration. By creating systems of interconnected installations, Douard tweaks everyday objects, compulsive soundtracks, and disturbing videos that are inspired by mechanisms of natural transformation and biological mutation. His work alludes to bodily fluids such as saliva or milk, as well as physical and technological contaminations, and conveys references to urban poetry, the history of science, counterculture, and animism. As a development of Douard's past projects, in which bodily liquids were flowing through installations made of transparent fountains or dismantled characters, The Reason We No Longer Speak takes the wish of collecting saliva from a tiger's mouth at the Los Angeles Zoo as its point of departure. The animal's secretion is poured into jars to become the haunting cornerstone of the installation, provoking a silent resistance of entangled words and appearing as the liquid that enables language and provides a voice to those who can't speak.The Reason We No Longer Speak includes an in situ installation developed during Douard's two-month residency at Fahrenheit that also acts as a space to host interventions by two Los Angeles-based artists. Liz Craft's sculptural practice humorously takes apart logic and replaces it with her own visual narrative, that recalls the dead-ends of Californian subculture and its mythical figures – hippies, surfers, mystics, bodybuilders. Her surrealist sculptures confront and subvert the everyday with fictitious fantasy and connect an imaginary and often feminine imagery with a particular attention to the grotesque, entropy, and formal constructions. This approach is frontally expressed in her purple mouths and female-shaped table.Jesse Stecklow'sconceptual practice, composed of installations, sculptures, prints, and sound pieces is affected by conditions of information and driven by a looping system of data generated by past works. His metal cages perform a droning soundtrack composed of noises derived from the materials he employs, and his photographs are produced from fly tapes that once hung in previous exhibitions. These works, steeped in vinegar and cumin oil take their liquid material decisions from airborne compounds absorbed in past installations.Special Event:30 Jan, 7pm – 10pm | Opening Reception
Artists:
David Douard Liz Craft Jesse Stecklow


Open:Saturday, 31 January 2015
Close:Saturday, 18 April 2015
Address: Fahrenheit, 2245 E. Washington Blvd, Los Angeles,
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Web:Fahrenheit
Opening hour:Tue – Sat | 12pm – 7pm
Closing day:Sun, Mon
Admission:Free
Photo credits:1. Jesse Stecklow, Untitled (four sound stages), 2015, Box lids, cumin oil, steel, speakers, tuning fork, Norprene tubing, Four parts: 15.5 x 9.5 x 6 in., dimensions variable, Courtesy of the artist and M+B, Los Angeles, 2. David Douard, The Reason We No Longer Speak – Slippers of Snow, 2015, digital print, dimensions variable, Courtesy of the artist, 3. Liz Craft, Big Mouth III, 2014, Ceramic, nail polish, epoxy, 14x10x6in., Courtesy of the artist

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Wael Shawky: Cabaret Crusades

This solo exhibition by Wael Shawky (b.1971, Egypt) features the artist's epic video trilogy recounting the history of The Crusades from an Arab perspective.Inspired by The Crusades Through Arab Eyes, an essay by Lebanese historian Amin Maalouf, the works chart the Catholic Church's numerous campaigns to take over the Holy Land in and around Jerusalem, beginning with the early Crusades from 1096-99 that are depicted in Cabaret Crusades: The Horror Show Files (2010), and the First and Second Crusades from 1099-1145 in Cabaret Crusades: The Path to Cairo (2012). The exhibition will feature both of these works and will debut the third and final part of the series alongside a selection of the marionettes from the trilogy.Based on accounts from primary sources, the works complicate the traditional civilization clash narrative by including scenes that refute common notions of the era, setting the tone for the relationship between the Arab world and the West. Despite its macabre subject matter, the trilogy maintains a certain lightheartedness by employing marionettes in lieu of actors. Using 200-year-old wooden marionettes from the Lupi collection in Turin for the first video, and custom-made ceramic figures for the second, Shawky asserts that the marionettes help to create a "surreal and mythical atmosphere that blends drama and cynicism, telling a story of remote events that could hardly be more topical today," adding that the work "also implies a criticism of the way history has been written and manipulated."
Artists:
Wael Shawky


Open:Saturday, 31 January 2015
Close:Saturday, 15 August 2015
Address: 22-25 Jackson Avenue, Long Island City, NY 11101
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +1 717 784 2084
Web:MoMA PS1
Opening hour:Thu - Mon | 12noon - 6pm |
Closing day:Tue - Wed
Admission:10 $
Photo credits:Wael Shawky. Film stills of Cabaret Crusades: The Horror Show File, 2010. HD video. Courtesy the artist and Galerie Sfeir-Semler

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Rossella Biscotti: The future can only be for ghosts

In her works Rossella Biscotti (b.1978, Molfetta) strives to reactivate memories, opening past time up to new perspectives and creating contemporary reinterpretations in the light of the present. The solo show, the artist's first in an Italian museum, traces some of the key stages in her career, with new works produced for the occasion and elements of past projects.It includes her 2009 project Le Teste in Oggetto, five bronze heads of King Vittorio Emanuele III and Benito Mussolini, created in 1942 for the Universal Expo in Rome, which was subsequently cancelled, and The Prison of Santo Stefano, tracings of the floor of the prison in the Pontine Islands.The nature of the works reveals much about the art and modus operandi of Rossella Biscotti, whose recent interest in sculpture confirms her predilection for an open, progressive approach. All the pieces on display—videos, photographs and works on paper—have an undeniable socio-political component, but the exhibition also reveals how this is infused with an imaginative, evocative vision.Viewers are elicited to explore these physical traces, activating their own sensations and emotions: engaging with Biscotti's pieces gives key insights into how power structures and interpretations of history can condition us both physically and psychologically.The exhibition is accompanied by a catalogue in three languages (Italian/English/German) with texts by Letizia Ragaglia, Chus Martinéz and a conversation between Rossella Biscotti and Cesare Pietroiusti.
Artists:
Rossella Biscotti


Open:Saturday, 31 January 2015
Close:Monday, 25 May 2015
Address: Via Dante 6 39100 Bolzano
Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Phone: +390471 223413
Web:Museion
Opening hour:Tue - Sun | 10am - 6pm ; Thu | 10am - 10pm
Closing day:Mon
Admission:7 €, 3.5 € reduced
Photo credits:1.Rossella Biscotti, Note su Zeret, Museion Passage, 2015. Courtesy the artist. Foto Luca Meneghel 2. Le Teste in Oggetto, 2014, courtesy the artist and Museion. Foto Luca Meneghel 3. Rossella Biscotti, L’ergastolo di Santo Stefano, installation view at Museion 2015. Courtesy the artist and Wilfried Lentz Rotterdam

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Grammar of Freedom / Five Lessons

Bringing together artists from various cultural terrains within Eastern Europe and the former USSR, the selection of works from the collection is a powerful tool for understanding the conditions of art production, its historicization and distribution in a region defined by a shared socialist context. Central to the exhibition is the recognition that what united the different cultural spaces within that region—the shared issues that have been articulated in our recent past—are again increasingly relevant today. As the title suggests, Grammar of Freedom / Five Lessons highlights the identification of a common struggle for artistic and individual liberties during the socialist regimes of the former Yugoslavia and USSR, as well as other Eastern and Central European countries, and asks for the first time how these resonate today in our post-socialist reality. Organized around five open-ended "lessons," the works put forward a grammar for strategies used in search of freedom, highlighting art's potential in making individual voices heard and in confronting or overcoming ideology, conflicts, and not least, wars (from the Balkans in the 1990s, to the most recent conflicts in Ukraine).
Another emphasis in Grammar of Freedom / Five Lessons is the pivotal role that regional and international collaborations have played in fostering artists' practices. Within the show, connections between Eastern European—in particular Slovenian—and Russian artists are made visible through revealing the personal and institutional collaborations that provided meaningful platforms for the discussion of common urgent issues and the intense exchange of ideas. Bringing this historical tradition into the present, the collaboration between Garage and Moderna Galerija has been taken as an opportunity to expand the range of local and regional artists with whom the Arteast 2000+ Collection works.
Grammar of Freedom / Five Lessons is the second in a series of exhibitions at Garage to explore the significance of collecting in relation to the broader activities of a contemporary museum, particularly through identifying the diversity of processes in which collectors and institutions engage. Developed alongside Garage Archive Collection and intended to instigate public debate, the exhibition series asks: if a museum is a repository of experience, what are the relevant approaches to building and presenting a collection?
A catalogue will be published by Garage to coincide with the show and in March 2015, an international conference will be held at the Museum to further expand the dialogues raised by the exhibition.
 
Special Events:
Feb 6, 7.30 pm - 9.30 pm | UNITED THROUGH ADVERSITY Panel discussion
Mar 21, 12 noon - 7pm | WHERE IS THE LINE BETWEEN US? Garage 3rd International Conference
 
Item extra fields
 
Open:
Friday, 06 February 2015
Close:
Sunday, 19 April 2015
Address:
9/45 Krymsky Val st., 119049, Moscow, Russia
Mail:
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Phone:
+7 495 6450520
Web:
Garage Museum of Contemporary Art
Opening hour:
Mon - Thu | 11am - 9pm ; Fri - Sun | 11am - 10pm
Admission:
200 RUB
Photo credits:
1. Sanja Iveković, Triangle 2000+, 1979 Courtesy Moderna galerija, Ljubljana 2. Sanja Iveković, Triangle 2000+, 1979 Courtesy Moderna galerija, Ljubljana

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PRECIOUS: FROM PICASSO TO JEFF KOONS VITRARIA GLASS + A MUSEUM

The complete collection of 161 jewels from the Diane Venet collection, some of which never exhibited before, arrives for the first time in Italy.

The jewels on display are true works of art signed by the greatest contemporary artists: more than a hundred modern and contemporary artists who have explored the world of jewellery and created surprising works of art, for the main part unknown to the wider public, unique pieces or limited editions.

PRECIOUS From Picasso to Jeff Koons (February 8 - April 12) will allow the public to rediscover, from an unusual point of view, the development of many of the best-known artists from the 1950s until today. They reveal an original approach to art unfolding along the entire piano nobile of the new, fascinating VITRARIA Glass + A Museum.

VITRARIA Glass + A Museum is a new museum that opened to the public in September 2014 in the heart of Venice and at the starting point of the "museum mile" that runs from the Accademia Galleries to the Zattere. The Museum has an interdisciplinary approach, one where "Glass" is the main theme together with its contamination with art, design, architecture, new technologies, and fashion... "+ A" stands for Altro and pinpoints the museum's wish to greatly enlarge its perspective in order to allow itself a certain liberty and to become a platform for meetings and exchanges between artists, designers, and the creative industries.

Press Preview: Saturday 7 February at 5 pm 

Opening by invitation only: Saturday 7 February at 6 pm

For more information please mail to: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Al Roverella arriva il Demone della Modernità

Mostra a cura di Giandomenico Romanelli

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Comunicato Stampa

L’irrompere della modernità nel mondo tardo Ottocentesco e il suo deflagrare nei primi tre decenni del “secolo breve” sono il soggetto vero di questa sorprendente mostra affidata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo a Giandomenico Romanelli, curatore della fortunatissima mostra che Palazzo Roverella ha dedicato quest’anno a L’Ossessione Nordica. Una modernità particolare, popolata da angeli e demoni, tra inquieto e ineffabile, tra conscio ed inconscio, tra prefigurazioni di morte e destini di luce.

È certo una mostra in grado di dare forti emozioni, che accosta a vitalismi sfrenati e ambigui eterei straniamenti, incubi e sogni. Una mostra insolita e forse unica, e non solo per l’Italia. È un viaggio, pregnante, forte, carico di emozioni che accompagna nelle profondità più oscure dell’inconscio e fa ascendere alle terse luminosità dello spirito.

Assieme ad alcune irrinunciabili icone dell’universo simbolista, saranno presentate opere che uniscono la suggestione del simbolo e la libertà visionaria e utopistica dell’ideale, facendo compiere al visitatore un percorso teso tra scoperte di un’arte esclusiva e misteriosa e la rappresentazione drammatica e cruda, talvolta sommessa, della follia della guerra.

Ma, tra resistenze e cadute, quella che viene messa in scena è la irruzione di una modernità inquieta e tempestosa, prefiguratrice di morte non meno che sfrenata celebratrice di un vitalismo tutto proteso verso nuove conquiste e nuovi miti. Anche i linguaggi dell’arte si rinnovano tumultuosamente, infrangono gli schemi rigidi di ogni classicità, le tradizionali connessioni e relazioni spazio-temporali, introducono il movimento, le sonorità estreme, le contaminazioni tra i generi.

Non si tratta di una narrazione sistematica: attorno a impareggiabili figure del mondo nuovo, ad angeli di un destino di luce e alle tenebre gelide e sulfuree che circondano il maledetto e il reietto, le nuove forme dell’arte spalancano orizzonti insospettati e fanno esplodere sopra le macerie del passato la potenza incontenibile e pur ambigua del moderno. 

A raccontare, interpretare e vivere nelle loro opere queste emozioni sono grandi artisti europei: Franz Von Stuck, Leo Putz, Odillon Redon, Paul Klee, M. Kostantinas Ciurlionis, Max Klinger, Felicien Rops, Oskar Zwintscher, Sascha Schneider, Mirko Racki, Vlaho Bukovac, Ivan Mestrovic, Marc Chagall, Gustav Moreau, Hans Unger, K. Wilhelm Diefenbach e gli italiani: Mario De Maria, Guido Cadorin, Bortolo Sacchi, Alberto Martini, tra gli altri. 

Le originalissime immagini di New York di Gennaro Favai dialogheranno in chiusura con il moderno cinema espressionista della fine degli anni Venti. 

Per chi ama la grande arte, i confronti con le altre arti e soprattutto le forti emozioni.

“Il demone della modernità. Pittori visionari all'alba del secolo breve” è una mostra promossa ed organizzata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo con il Comune di Rovigo, e l’Accademia dei Concordi, a cura di Giandomenico Romanelli.

Info: www.palazzoroverella.it

Relazioni con i media: 

dott.ssa Alessandra Veronese – Responsabile

dott. Giovanni Cocco

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Telefono: 049 8234800 (int. 3)

Ufficio Stampa: STUDIO ESSECI – Sergio Campagnolo 

Tel. 049 663499; www.studioesseci.net; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

MAXXI sabato 7 febbraio, ore 11.30 LightOn Snøhetta - Kjetil Trædal Thorsen

sabato 7 febbraio, ore 11.30

Auditoium del MAXXI – ingresso libero fino ad esaurimento posti

Alternando intervista e dialogo Kjetil Trædal Thorsen, dello studio Snøhetta, presenta e approfondisce il senso del proprio lavoro, i ragionamenti, i temi e i contesti su cui ha impostato il proprio percorso professionale.
Da oltre vent’anni Snøhetta fonde architettura e paesaggio nei propri progetti, in un rapporto sempre più integrato: lo studio con base a Oslo e più recentemente a New York sembra considerare gli edifici non come elementi inseriti nell’ambiente o impreziositi dalla natura circostante, ma quali componenti essi stessi del paesaggio, massicci e semi-naturali.
Lo studio ha raggiunto fama internazionale con il progetto vincitore del concorso per la ricostruzione della famosa Biblioteca di Alessandria d’Egitto, inaugurata nel 2002.

Introducono
Margherita Guccione Direttore MAXXI Architettura
Pippo Ciorra Senior Curator MAXXI Architettura

La partecipazione al convegno riconosce
• 2 CFU per gli studenti di Roma Tre – Facoltà di architettura che seguiranno il ciclo di conferenze.
Iscrizioni aperte fino al 3 febbraio scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

incontri Light on fa parte di programma annuale di lectures internazionali di architettura a cura di iGuzzini e MAXXI e coinvolge le sedi della iGuzzini a Recanati che quella del MAXXI a Roma.

 http://www.fondazionemaxxi.it/2015/01/28/lighton/

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A Padova Donatello svelato, capolavori a confronto

Credenti o non, sarà difficile non emozionarsi di fronte ai tre Crocefissi di Donatello che verranno posti vis a vis nella mostra “Donatello svelato. Capolavori a confronto. Il crocifisso della chiesa dei Servi a Padova, della Basilica del Santo e di Santa Croce a Firenze” allestita al Diocesano di Padova dal 27 marzo al 26 luglio prossimi, per iniziativa della Diocesi di Padova.

Il termine “svelato” utilizzato nel titolo non è affatto casuale. Al centro dell’esposizione sarà infatti un Donatello che va ad aggiungersi al catalogo delle opere certe del maestro fiorentino, il Crocifisso dell’antica chiesa padovana di Santa Maria dei Servi.

Svelato nell’attribuzione ma anche nella sostanza perché, sino al restauro voluto dal Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici del veneto Ugo Soragni e curato dalla Soprintendenza per beni storici, artisti ed etnoantropologici per province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso nel laboratorio di Udine, la scultura lignea si presentava con le parvenze di un bronzo, per effetto di uno spesso strato di ridipinture. Affidato alle sapienti cure dei restauratori Angelo Pizzolongo e Catia Michielan, il grande Crocifisso è emerso in tutta la straordinaria finezza dell’intaglio e nella originale cromia.

La mostra ospitata nella scenografica Salone dei Vescovi sarà così l’occasione, storica, di ammirare riuniti per la prima volta tutti e tre i Crocifissi che Donatello produsse nel corso della sua vita: quello realizzato per la chiesa di Santa Croce in Firenze (1406-08) - oggetto di una celebre gara con l'antagonista Filippo Brunelleschi raccontata da Giorgio Vasari nelle sueVite -, quello dei Servi e quello bronzeo della Basilica di Sant'Antonio (1443-1449) a Padova.

Un'opportunità assolutamente unica e inedita di osservare da vicino i tre capolavori, leggendo attraverso di essi il percorso compiuto dall'artista dagli anni giovanili alla piena maturità, e di confrontarsi con il fulcro del messaggio cristiano attraverso l'interpretazione che un grande artista del Rinascimento ne ha dato nel corso della sua esistenza.

Il Crocifisso ligneo di Santa Maria dei Servi in Padova è stato attribuito a Donatello alcuni anni fa da Francesco Caglioti, dell'Università di Napoli, che sulla scorta delle ricerche di Marco Ruffini ha restituito alla scultura la corretta paternità, attestata dalle fonti più antiche ma ben presto dimenticata. 

L'oblio del nome di Donatello si spiega con la particolare devozione di cui l'opera ha goduto, e tuttora gode, specialmente in seguito ai fatti miracolosi del 1512, quando l'immagine in più occasioni sudò sangue dal volto e dal costato. 

Con il passare dei secoli la memoria popolare trasferì la paternità donatelliana alla scultura gotica della Vergine conservata sempre nella chiesa, ma la speciale cura dei fedeli per ilCrocifisso ne assicurò la conservazione, preservandolo dalla distruzione o dalla dispersione, sorte molto comune per questo tipo di immagini scolpite.

Se in un primo momento l'attribuzione, argomentata da Caglioti su basi stilistiche, ha suscitato qualche perplessità e un atteggiamento di prudenza all'interno della comunità scientifica, oggi i risultati del restauro condotto dalla Soprintendenza veneziana nel laboratorio di Udine, con il finanziamento del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e Turismo, non lasciano più dubbi. 

La rimozione della spessa ridipintura a finto bronzo rivela ora tutta la qualità dell'intaglio e della policromia originaria, in buona parte conservatasi, restituendo a Padova un capolavoro che va ad aggiungersi alle altre opere che Donatello ha lasciato durante la sua permanenza in città (1443-1453) - la statua equestre del Gattamelata, l'altare e il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant'Antonio - aggiungendo un ulteriore tassello nella vicenda biografica dell'artista.

Al termine del restauro, e prima di essere collocato nuovamente sull'altare dedicatogli nella chiesa dei Servi di Padova, il Crocifisso sarà esposto al Museo Diocesano di Padova, in modo da consentire al più vasto pubblico di ammirarla nelle migliori condizioni di osservazione possibili. L’opera restaurata sarà accompagnata da un’esaustiva documentazione attraverso la quale il pubblico avrà modo di avvicinarsi dettagliatamente alle varie fasi del restauro e alle indagini tecniche che lo hanno preceduto, indagini per le quali un notevole contributo è stato dato dall'Opificio delle Pietre Dure di Firenze e dal Centro Conservazione e Restauro 'La Venaria Reale'.

La mostra, organizzata dal Museo Diocesano, dall’Ufficio Beni Culturali diocesano e dalla Soprintendenza per beni storici, artisti ed etnoantropologici per province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso, è posta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e gode del Patrocinio della Conferenza Episcopale Italiana. Curata da Andrea Nante ed Elisabetta Francescutti, sarà allestita nel monumentale Salone dei Vescovi, all'interno del Palazzo Vescovile di Padova, sede del Museo Diocesano.

Museo Diocesano Padova

Piazza Duomo 12

tel. 049 8761924 / 049 652855

www.museodiocesanopadova.it

 https://www.facebook.com/donatellosvelato

Ufficio stampa

Studio ESSECI – Sergio Campagnolo. 

Tel. 049 663499; www.studioesseci.net; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Per il Centenario di Harry Bertoia una grande mostra nella sua terra natale

Una mostra in due sedi per un Omaggio della sua terra in occasione del centenario della nascita.

Cent’anni fa, esattamente il 10 marzo 1915, a San Lorenzo di Arzene nasceva Arieto (Harry) Bertoia. Il territorio da cui egli partì, appena quindicenne, con la valigia di cartone deciso a realizzare il suo Sogno Americano, ricorda ora coralmente l’importante centenario: il Comune di Pordenone, il Comune di Valvasone Arzene e la Pro Loco di San Lorenzo hanno voluto promuovere una mostra articolata in due sedi (Galleria Harry Bertoia, a Pordenone; Casa natale a San Lorenzo d’Arzene) che rende omaggio a questo artista il cui lavoro rappresenta ancora un’importante indicazione di metodo, di rigore, di costante dedizione alla ricerca.

Emigrato nel ’30 verso gli Stati Uniti, Bertoia riuscì a conquistarsi il successo e a raggiungere notorietà internazionale con la linea di sedie Diamond (1952), un’icona del design mondiale. Ma più in generale con la sua multiforme produzione artistica (sculture, incisioni, disegni, gioielli, ecc.) egli seppe imporsi per la spiccata originalità unita ad un’attitudine sperimentale sia nel campo dei materiali che delle forme. 

Harry Bertoia appartiene alla schiera non foltissima degli artisti friulani del ‘900 che hanno saputo meritare davvero fama internazionale. Fino a pochi anni fa era però poco conosciuto nella sua terra d’origine: tale lacuna è stata poi colmata da due mostre in successione (la prima presso la sua casa natale a San Lorenzo, nel 2008, e la seconda, più vasta e particolareggiata, a Pordenone nel 2009) esposizioni che hanno fatto conoscere meglio la qualità del suo lavoro anche nella nostra regione. Nel 2014 il Comune di Pordenone ha voluto rimarcare il riconoscimento dell’autorevolezza dell’artista intitolandogli il nuovo spazio espositivo di Palazzo Spelladi, divenuto dunque Galleria Harry Bertoia. 

Sarà proprio questa prestigiosa sede ad accoglie l’esposizione che il Comune di Pordenone ha deciso di proporre per celebrare il centenario della nascita di Bertoia. Qui il percorso documentario già al centro delle due mostre precedenti è arricchito da materiali prima mai esposti, provenienti dalla collezione personale di Celia Bertoia, figlia del maestro. Si tratta diun importante nucleo di 30 monotipi, raffinate e rare stampe su carta, realizzate in unico esemplare tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’70.

Queste opere offriranno al visitatore l’opportunità di confrontarsi con una parte originale ma ancora poco nota della produzione di Bertoia e pure evidenzieranno i diversi apporti, anche europei, che confluirono nella sua arte, mai del tutto appagata dai risultati sia pure innovativi appena raggiunti. I monotipi in mostra, con il loro accostamento espositivo ad alcune sculture e ad alcune sedie Diamond, consentiranno infatti di ben percepire i molti rimandi e le suggestioni tra i diversi generi artisti praticati dall’artista. 

Un laboratorio didattico, organizzato per l’occasione, permetterà inoltre di analizzare anche le tecniche insolite e particolari con cui sono stati realizzati questi originali e preziosi lavori su carta che costituiscono una sorta di diario creativo dell’artista. 

Una significativa sezione della mostra, grazie alla collaborazione della Knoll, sarà dedicata alla progettazione della celebre poltrona Diamond (1952) e alla sua produzione in serie (nello stabilimento di Foligno, in Italia). Materiali pubblicitari d’epoca metteranno pure in evidenza la qualità della comunicazione per immagini messa in campo negli anni ’50 dall’azienda produttrice: e ne verrà ancora un utile suggerimento di metodo per l’oggi. 

Alcuni filmati d’epoca riprodotti sulle pareti del primo piano dello spazio espositivo accoglieranno il visitatore e lo faranno entrare, virtualmente, nello studio-fienile di Barto, in Pennsylvania, e si potrà vedere Harry Bertoia al lavoro con la saldatrice o mentre ci dimostra la naturale reattività delle sue sculture sonore. La musicalità cosmica originata da queste celebri opere caratterizzerà comunque, con discrezione, gran parte dello spazio espositivo quasi fosse l’essenza ultima dell’arte di Arieto Bertoia.

Nella casa natale di Harry Bertoia a San Lorenzo di Arzene (Pordenone) l’attenzione sarà innanzitutto incentrata su un altro ambito della produzione di Bertoia, quello dei gioielli. Tre di questi oggetti d’arte verranno posti sul tavolo della cucina quasi fossero appena stati portati da Arieto in dono ai suoi familiari. Le fotografie di 19 gioielli degli anni ’40-’70 e di un disegno progettuale (appartenenti alla collezione Wright) troveranno invece collocazione in un’altra stanza della piccola casa in cornici retroilluminate: l’effetto sarà molto intenso e le opere potranno essere esaminate in tutti i loro più minuti particolari.

Infine nella vecchia stalla un giovane artista friulano, Michele Spanghero, riprodurrà il suo video dal titolo Translucide che idealmente recupera l’eredità del lavoro di Harry Bertoia e, in modi propri e originali, ne attualizza il messaggio collegato alla volontà di ricerca e di sperimentazione. Con la partecipazione in mostra di un giovane artista verrà dunque sottolineato un ideale passaggio di testimone tra generazioni: com’è sempre, o dovrebbe essere percepita, l’arte in generale.

BIOGRAFIA BREVE

Arieto (Harry) Bertoia, celebre artista e designer di origine friulana, nasce a San Lorenzo d’Arzene (Pordenone) il 10 marzo 1915. Ben presto rivela una particolare predisposizione al disegno e alla creatività. Tuttavia nel 1930 deve emigrare con il padre negli Stati Uniti e raggiungere a Detroit il fratello Oreste, operaio alla Ford. Grazie a una borsa di studio è ammesso alla Cass Technical High School, dove si diploma nel 1936. Contemporaneamente ha modo di seguire le lezioni della Detroit Society of Arts and Crafts, mettendosi in luce nella ristretta cerchia artistica della città. Nel 1937 viene così accolto alla Cranbrook Academy of Art di Bloomfield Hills, nel Michigan, una vera fucina di talenti: tra i suoi compagni di corso vi sono Charles Eames, Eero Saarinen e Florence Schust (che in seguito sposerà Hans Knoll, con cui darà origine alla Knoll Associates). Grazie alle sue notevoli capacità, presso la Cranbrook Academy Harry Bertoia ottiene dapprima la responsabilità del Dipartimento di lavorazione dei metalli (1938) e poi la direzione del Laboratorio di stampa. Il 10 maggio 1942 si unisce in matrimonio con Brigitta, figlia dell’autorevole storico dell’arte Wilhelm Valentiner. Tra il 1943 e il 1946 lavora con Charles e Ray Eames in California, ma nel 1950 viene chiamato in Pennsylvania dalla Knoll per creare una nuova linea di sedie: la Bertoia Collection - a cui appartiene anche la poltrona Diamond (1952) - ottiene presto uno straordinario successo che continua tuttora. In seguito Bertoia si dedica prevalentemente alla scultura e alla stretta relazione di quest’ultima con gli spazi architettonici: in tal senso collabora con alcuni importanti progettisti, tra cui lo stesso Eero Saarinen. Nel 1960 inizia a realizzare le sue originali sculture sonore e nel 1968 restaura il fienile nei pressi della sua abitazione dove crea lo studio di registrazione in cui prendono forma gli undici LP intitolati Sonambient. Harry Bertoia si spegne a Barto (Pennsylvania) il 6 novembre 1978.

Scheda tecnica  

                                  

7 Febbraio– 29 Marzo 2015

Galleria Harry Bertoia                                            

C.so Vittorio Emanuele II, 60  

                             

Casa natale di Harry Bertoia

San Lorenzo di Arzene                                                                                             

Via Blata, 12

Promossa da   

Comune di Pordenone, Assessorato alla Cultura           

Comune di Valvasone Arzene                                        

Pro Loco  di  San Lorenzo di Arzene                                    

Amici di Harry Bertoia

Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia                           

Coop Consumatori Nordest

Cartiere Cordenons

Electrolux

Friulovest Banca

Graphistudio

Knoll Europe

SIM2 Multimedia

Con lacollaborazione  di 

ISIA Roma Design, Sede di Pordenone                            

Mostra a cura di 

Amici di Harry Bertoia

www.arietobertoia.org

Catalogo a cura di 

Angelo Bertani 

Angelo Bertani, Elena Bertoia, Mario Piazza 

Conferenza stampa: venerdì 6 febbraio 2015 , ore 11.30;  Galleria Harry Bertoia 

Inaugurazione:  sabato  7  febbraio  2015 , ore 18.00

Periodo di apertura al pubblico: dal  7 febbraio al 29 marzo 2015;

Sede espositiva  Pordenone : Galleria Harry Bertoia, Corso Vittorio Emanuele II – 60, Pordenone, tel. 0434 - 392916  

Orario di apertura:

martedi' > sabato 15.30 > 19.30

domenica 10.00 > 13.00 - 15.30 > 19.30

chiuso: i lunedì  

Ingresso: intero € 3,00 – ridotto € 1,00 

Informazioni per il pubblico: UFFICIO CULTURA Tel: +39-0434-392916

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  -  Sito: www.comune.pordenone.it/galleriabertoia

Percorsi assistiti a cura dell'Associazione Amici della Cultura info 349 7908128

Sede espositiva Casa natale di Harry Bertoia: San Lorenzo di Arzene, via Blata, 12

orario di apertura:

sabato 15.30/19.30

domenica 10.00/13.00 15.30/19.30;

aperto in altri giorni, per gruppi, su prenotazione:

cell. 339 2684389

www.arietobertoia.org

Ufficio stampa nazionale

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049.663499, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.studioesseci.net

Ufficio stampa  Comune di Pordenone 

tel. 0434-392924,  Clelia Delponte, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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India Art Fair

India Art Fair remains unchallenged as the most important stage for facilitating dialogue and art trade in the region; 85 exhibiting galleries in a total of 90 booths will showcase a breadth of modern and contemporary art practices including painting, sculpture, new media, installation and performance art.

One significant new element introduced to India Art Fair is the appointment of Girish Shahane as Artistic Director. Directing both the Artistic Projects and the Speakers' Forum, Shahane will integrate a closely curated artistic programme with the fair itself, bringing a focus to the talks and projects to make them directly relevant to the galleries and artists exhibiting onsite and more accessible for visitors within the context of the fair.

The 2015 Speakers' Forum will engage the entire range of stakeholders in the visual arts – artists, curators, critics, administrators, academics, gallerists and collectors, as well as covering a wide spectrum of artistic practices. Speakers will include Adam Szymczyk, Artistic Director of documenta, Dr. Venu Vasudevan, Director General of the National Museum, Delhi; Jeremy Deller, leading artist and creator of the British pavilion at the 2013 Venice Biennale; Sheikha Hoor al Qasimi, Director of the Sharjah Biennale and curator of the UAE pavilion at the next Venice Biennale; and Julian Stallabrass, Professor at the Courtauld Institute London.

For the 2015 Artistic Projects an extensive programme spanning the outdoor and indoor fair space will present a range of work from high profile Indian and international artists. Highlights of the programme include Chitra Ganesh and Dhruvi Acharya to create a collaborative painting on site, giving visitors an insight into the processes contemporary artists employ in their work.

The painting will unfold over four days from a blank canvas to the finished composition. A further dramatic project comes in the form of Francesco Clemente's tent installation. For 40 years Clemente, one of the worlds most renowned painters, has collaborated with a range of Indian artisans in Chennai, Orissa, Varanasi and Jodhpur creating his series of tents using a range of techniques such as embroidery, block printing and his own spectacular paintings.

In addition, Presenting Partner YES Bank will host a series of talks and events in the YES Bank Lounge, including conversations with artists and collectors, workshops with the Asia Art Archive and book launches for Arpita Singh with Vadehra Art Gallery, and Forms of Devotion with Sushma Bahl and the Museum of Sacred Art.

Special Event:

Jan 29, 3pm - 5pm | VIP Preview (by invitation only)

Jan 29,5pm - 9pm | Cocktail Reception (by invitation only)

  •  
  • Open:
    Thursday, 29 January 2015
  • Close:
    Sunday, 01 February 2015
  • Address:
    NSIC Exhibition Grounds, New Delhi
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +91 11 47119800
  • Web:
    India Art Fair
  • Opening hour:
    Jan 30 - 31 | 2pm - 8pm; 1 Feb | 11am - 7pm
  • Admission:
    Rs. 400/-; Rs. 250/- reduced
  • Photo credits:
    Courtesy of India Art Fair
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Cross Section of a Revolution

Cross Section of a Revolution is a group exhibition at Lisson Gallery  that explores global aspects of trade, trauma, religious belief systems and contested territories, via a number of intersecting political practices, across photographic, sculptural, painterly and filmic media.

Liu Xiaodong's (b. 1963, Liaoning) Hotan Project depicts Muslim locals of the Xinjiang province digging for rare jade deposits in the notorious opencast mines and devastated landscapes of one of China's most remote and politically tense regions. Painting from life over a period of two months spent with the jade miners, Liu's "dirtily realistic" (according to curator Hou Hanru) monumental canvas, East, one of a quartet, captures the disenfranchised Uygur people eking out their living through transactions of precious stones with the ruling Han Chinese. Further along the Silk Road, across the border into Pakistan, is where Rashid Rana's (b.1968, Lahore) Red Carpetoriginates, although his transliteration of a traditional, mystical and ritualistic Persian rug is disconcertingly woven out of a digital micro-mosaic of gory images of bloodied goats, culled at abattoirs in Lahore.

Adam Broomberg (b. 1970, Johannesburg) and Oliver Chanarin's (b. 1971, London) installation, Divine Violence is made of an entire set of 57 framed works containing their modified King James Bible – its holy texts interspersed and overlaid with photographs from the Archive of Modern Conflict, a container for historic and contemporary images of war, human suffering and anonymous terror.

Allora (b. 1974, Philadelphia) and Calzadillaʼs (b. 1971, La Havana) 20-minute film,The Bell, the Digger, and the Tropical Pharmacy shows the demolition of an industrial building by a digger, armed with a cast-iron bell rather than a wrecking ball. The spectacular demise of the controversial GlaxoSmithKline drugs plant in Cidra, Puerto Rico – which was closed after a contamination incident highlighted by a whistle-blower – is both seen and heard as the church bell smashes through interior walls, leaving a resonant score in the wake of its destructive force.

The titular work, Cross Section of a Revolution  is Haroon Mirzaʼs (b.1977, London) cultural remixing of two very distinct Islamic populations. The first, on the East coast of Africa in Kenya, is depicted by a number of men drumming during a Muslim wedding ceremony, the percussive backdrop over three monitors being both ritualistic and looped to create a complex rhythm. Another video displays footage of a student in a speech competition in Lahore, delivering a speech in Urdu – his tone recognisable as that of a persuasive, political speech.

Special Event:

Jan 29, 7pm - 9pm | Opening

  • Artists:
    Allora & Calzadilla
    Broomberg & ChanarinLiu XiaodongHaroon MirzaRashid RanaWael ShawkySantiago Sierra
  •  
  • Open:
    Friday, 30 January 2015
  • Close:
    Tuesday, 07 April 2015
  • Address:
    52-54 Bell Street, London
  • Mail:
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  • Phone:
    T: +44 (0)20 7724 2739
  • Web:
    Lisson Gallery
  • Opening hour:
    Mon-Fri | 10am-6pm; Saturday | 11am-5pm
  • Closing day:
    Sun
  • Admission:
    Free
  • Transport:
    Edgware Road
  • Photo credits:
    1. Rashid Rana, Red Carpet, 2008 2. Broomberg & Chanarin, Holy Bible, 2013 3. Liu Xiaodong, Hotan Project, 2012-13. Courtesy of the artists and Lisson Gallery
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Waqas Khan: Acoustics of life

Waqas Khan (b.1982, Pakistan), who studied print making at the National College of Arts in Lahore/Pakistan, models his filigree works after the Bardhakhat technique, a basic technique of Persian Mughal miniature painting. This involves the artist applying thousands of small dots, lines and dashes to the paper with the greatest of precision.

The points of departure for his drawings are the artistʼs early experiences of his childhood and various personal stories that connect him with his environment taken from various contexts. It is the experience of time that is inherent in these stories that interests him first and foremost – time also as the universal, transforming entity accompanied by energy as for instance the perennial rise and setting of the sun. The all-encompassing air links all beings for which he has selected the dot as a metaphor. His artistic understanding could be described as follows: "Being a visual practitioner I cannot disassociate from the emotive energies of the cosmos, as their transformative phases are synced with me in person and my practice becomes its reflection." The understanding of these stories was and is the greatest challenge. The dot as the central element of his drawings evolved slowly, just as the intensive approach with special breathing techniques, a constant inhaling and exhaling, which reflects the ephemerality of forms in space, regardless of whether they are large or small. The singular point among many thousand points in a picture is the reflection of emotional experience in which space and time merge, sometimes in a subconscious and oneiric way.

The curiosity about what lies behind it, what is inaccessible, always led Waqas Khan to this point and its role in Sufism, which he cites as the significant influence of his work. The non-valuative practice that he likens to the observation of a tree or the ocean of life is a matter of concern to him and it is something that should not limit the viewer in interpreting a piece but rather generate intuitive moments. Waqas Khan remarks: "In summation the relative interplay of space and time of individuals is a continuous cycle of causes and effects and vice versa, a process, which becomes a palette for me, essential to my explorations, inquiring the visual language of the immediate environments as a medium, informing the temporal content of my visual practice."

Special Event:

Jan 29, 7pm | Opening with the artist

  • Artists:
    Waqas Khan
  •  
  • Open:
    Friday, 30 January 2015
  • Close:
    Saturday, 28 February 2015
  • Address:
    Seilerstätte 16, 1010, Vienna, Austria
  • Mail:
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  • Phone:
    +43 1 5133006
  • Web:
    Galerie Krinzinger
  • Opening hour:
    Tue - Fri | 12noon - 6pm ; Sat | 11am - 4pm
  • Closing day:
    Sun - Mon
  • Admission:
    Free
  • Transport:
    Stephansplatz
  • Photo credits:
    1. Waqas Khan, Untitled, 2015 ink on paper 2. Waqas Khan, Untitled, 2015 ink on paper 3. Waqas Khan, Untitled, 2015 (detail) ink on paper. Courtesy of Galerie Krinzinger, Vienna.
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Mario Merz Prize: Finalists Exhibition

The exhibition of the five finalists of the Mario Merz Prize will be on display at theFondazione Merz in Turin.

Lida Abdul (b. 1973, Kabul), Glenn Ligon (b. 1960, New York), Naeem Mohaiemen (b. 1969, London), Anri Sala (b. 1974, Tirana) and Wael Shawky (b. 1971, Alexandria) were shortlisted by members of the pre-selection judging panel, Marisa Merz, Beatrix Ruf (director of the Stedelijk Museum in Amsterdam) and Claudia Gioia (independent curator).

Curated by Beatrice Merz, the exhibition project showcases two or more pieces by each of the finalists, selected among their most significant works.

The public is invited to vote for their favorite artist by visiting the exhibition or logging onto the website to view and judge the artwork online. The public vote will be added to the votes cast by the jury, whose members are Manuel Borja-Villel, Massimiliano Gioni, Lawrence Weiner, and Beatrice Merz.

"The Prize—which is not state-funded, but relies solely on private funding—originates from an idea of openness and participation," say Beatrice and Willy Merz. "For this reason, and as we ask the public to actively participate by casting their vote, we chose, together with the Organizing Committee, not to charge an admission fee for the exhibition, nor the concert."

The winning artist's work will feature in a solo show to be set up in the exhibition spaces of the Fondazione Merz in Turin. The artist will also receive support to create a new project. The exhibition, accompanied by an extensive monograph, will subsequently travel to the recently established Merz Foundation Switzerland for its new project Nomade.

Also, on January 29 the call for applications for the second edition of the Mario Merz Prize will officially open again. The Art Prize addresses artists who have been recognized for the quality of their work in their home country and are launching their career on an international level. Candidates need to be nominated by curators, museum directors, art critics, gallery directors or members of other cultural associations. Artists cannot nominate themselves. Each artist can receive multiple nominations and there are no restrictions with regard to age, nationality or artistic medium.

The winner of this first edition of the Prize will be announced by the end of April.

Special Event:

Jan 29, 6pm | Opening

  • Artists:
    Lida Abdul
    Glenn LigonNaeem MohaiemenAnri SalaWael Shawky
  •  
  • Open:
    Thursday, 29 January 2015
  • Close:
    Sunday, 12 April 2015
  • Address:
    Via Limone 24, Turin
  • Mail:
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  • Phone:
    +39 01119719437
  • Web:
    Fondazione Merz
  • Opening hour:
    Tue - Sun | 11am -7pm
  • Closing day:
    Mon
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. Lida Abdul, InTransit, 2008 2. Glenn Ligon, Double America, 2012 3. Naeem Mohaiemen, Kazi in Nomansland 2009 stamp towers courtesy of the artist and the British Museum 4. Anri Sala RAVEL RAVEL, 2013 HD video projection on 2 screens, colour, sound: multichannel, duration: 20 min. 45 sec. each Courtesy Galerie Chantal Crousel, Paris; Marian Goodman Gallery, New York; Hauser & Wirth, Zurich/London ©Anri Sala 5. Wael Shawky Cabaret Crusades: The Path to Cairo, 2012 HD video, color, sound, 60:53 min. Video still Courtesy the artist and Sfeir-Semler Gallery, Beirut / Hamburg
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Candida Höfer : Les Bourgeois de Calais à Venise

The upcoming show at Ca' Pesaro in Venice offers a new interpretation of Auguste Rodin's Les Bourgeois de Calais à Venise conceived by one of the most influential photographers worldwide, Candida Höfer.

The exhibition showcases a selection of twelve photographs, belonging to the body of work Douze-Twelve (2001) that was initially commissioned by the Musée des Beaux-Arts et de la Dentelle in Calais, France. For the Museum she had initially photographed the twelve fusions Les Bourgeois de Calais by Rodin.

The large plaster sculpture exhibited by Auguste Rodin at the 1901 Biennale was purchased by the city of Venice for the collection of Ca' Pesaro and today stands at the start of the new layout of the Galleria Internazionale d'Arte Moderna.

This well-known sculptural group, several times replicated by Rodin, has inspired a famous work by Candida Höfer – one of the leading exponents of the so-called Düsseldorf School – who has photographed 12 casts by Rodin in their installations in various international public collections.

The pristine harmony of Höfer's photographic eye – an artist present at the 2003 Biennale – is highlighted by the serial nature of the works, thanks to her ability to capture and fix in an image of broad perspective depth all the dynamic and suffering expressiveness of the heroic burghers of Calais, who in 1346 opposed the siege of Edward III, King of England, and as modelled by Rodin in 1889. The dialogue with the sculpture renders topical all the creative energy of the past, offering us replicas of a masterly scenographic impact, powerful yet restrained, thanks to the strict perspective standards typical of the German photographer.

Special Event:

Jan 29, 4.30pm | Preview

  • Artists:
    Candida Höfer
  •  
  • Open:
    Saturday, 31 January 2015
  • Close:
    Sunday, 29 March 2015
  • Address:
    Santa Croce 2076 30135, Venice
  • Mail:
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  • Phone:
    +39 041 721127
  • Web:
    Ca' Pesaro
  • Opening hour:
    Mon - Sun | 10am - 5pm
  • Admission:
    10 €, 7 € (reduced)
  • Transport:
    San Stae (Line 1)
  • Photo credits:
    Candida Höfer, Les Bourgeois de Calais © The Metropolitan Museum of Art New York II 2000
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Al Castello di Ferrara i capolavori di Boldini e De Pisis

A partire dal 31 gennaio 2015 al Castello Estense sarà allestita una galleria di capolavori di due grandi pittori ferraresi che furono interpreti della scena artistica internazionale tra Otto e Novecento, Giovanni Boldini e Filippo de Pisis. 

Il monumento simbolo della città di Ferrara farà da cornice alle opere dei due artisti selezionate dalle collezioni delle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Palazzo Massari a Ferrara.

L’arte per l’arte. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis intende riconsegnare al pubblico un incredibile patrimonio rimasto celato in seguito al terremoto del 2012 e sottolineare il rilievo della pittura moderna ferrarese attraverso due figure di statura internazionale. L’obiettivo degli organizzatori e degli enti curatori è quello di far vivere i musei nonostante la chiusura della loro sede. Più che una mostra sarà, infatti, un allestimento semitemporaneo che potrà essere visitato sino alla riapertura delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea a Palazzo Massari, ora in corso di restauro.

Le sale fastosamente decorate dell’appartamento di rappresentanza al piano nobile del Castello Estense e i celebri “Camerini del Principe” saranno così la sede temporanea di due percorsi monografici che esplorano l’intera parabola creativa di Boldini e De Pisis. I musei ferraresi conservano, infatti, i più ricchi e completi fondi dei due artisti, testimoni di ogni aspetto della loro ricerca: olii, pastelli e acquerelli, studi e annotazioni boldiniani, così come i dipinti depisisiani verranno messi in dialogo secondo due linee di lettura che restituiranno un intenso ritratto delle personalità artistiche dei due maestri ferraresi.

Il percorso espositivo si svilupperà a partire dalle sale del Governo, della Devoluzione, dei Paesaggi e delle Geografie, con dipinti, opere su carta e documenti appartenuti a Boldini, dando risalto al suo ruolo di spicco nel rinnovamento della pittura italiana e internazionale: innanzitutto le prove nella Firenze dei Macchiaioli, invenzioni di sorprendente immediatezza quali Le sorelle Lascaraky; poi la produzione successiva all’approdo nella Parigi degli impressionisti, in cui spiccano brillanti evocazioni delle atmosfere della vita moderna – daNotturno a Montmartre alla Cantante mondana – testimoni del confronto con Degas; infine, le icone della ritrattistica boldiniana – come il Ritratto del piccolo Subercaseaux, Fuoco d’artificio, la Passeggiata al Bois de Boulogne o La signora in rosa – che sanciscono l’affermazione della cifra stilistica con cui Boldini si impone come un protagonista incontestato della ritrattistica in Europa e oltreoceano. L’esposizione presenterà, in una affascinante sequenza, i volti delle protagoniste della Belle Époque, da Madame Lydig alla Contessa de Leusse a Olivia de Subercaseaux Concha, e degli amici artisti, come Degas, Menzel e Whistler.

I Camerini, abitualmente non aperti al pubblico, ospiteranno la seconda parte dell’allestimento, dedicata a un altro talento ferrarese attivo sul palcoscenico parigino. A raccontare il percorso creativo di De Pisis saranno le opere che sono entrate a far parte della raccolta ferrarese soprattutto grazie all’attività della Fondazione Pianori e al generoso lascito di Manlio e Franca Malabotta. Aprono la narrazione preziose testimonianze del periodo giovanile, da Natura morta col martin pescatore dipinta a Ferrara prima del trasferimento nella capitale francese, a Le cipolle di Socrate, rivelatrice della riflessione di De Pisis sull’incontro con De Chirico e la pittura metafisica. Seguono i capolavori del periodo parigino che raccontano la nascita di un linguaggio altamente personale, pure invenzioni liriche, come le nature morte marine e Il gladiolo fulminato, o trascrizioni pittoriche delle brucianti emozioni che l’esperienza della Ville lumière procura al pittore, quale Strada di Parigi. Il cerchio si chiude con la produzione successiva al rientro in Italia, penetranti effigi maschili come il Ritratto di Allegro e poi i commoventi capolavori dell’ultima stagione – La rosa nella bottiglia e Natura morta con calamaio – nei quali la poesia delle immagini si spoglia fino all’essenziale.

Un altro fondamentale apporto alla valorizzazione del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea verrà infine offerto dalla pubblicazione dell’edizione critica della corrispondenza boldiniana conservata presso il Museo Giovanni Boldini a cura di una delle conservatrici, Barbara Guidi, che rappresenta un prezioso strumento scientifico per l’evoluzione degli studi sul pittore ferrarese.

L’ARTE PER L’ARTE. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis 

Ferrara, Castello Estense, dal 31 gennaio 2015 

Organizzatori ed Enti promotori

Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea del Comune di Ferrara, Provincia di Ferrara, Fondazione Ferrara Arte

Curatori

Maria Luisa Pacelli, Direttrice Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea, 

Barbara Guidi e Chiara Vorrasi, Conservatrici Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea

Orari di apertura

Da gennaio a maggio e da settembre a dicembre: 9.30-17.30 

(ad esclusione dei lunedì non festivi di gennaio, ottobre, novembre e dicembre)

Da giugno ad agosto: 9.30-13.30 / 15.00-19.00

(ad esclusione dei lunedì non festivi di luglio e agosto)

Chiuso 25 dicembre

  1. Informazioni 

tel. 0532 299233

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www.castelloestense.it

Prenotazioni Mostre e Musei

tel. 0532 244949 

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www.palazzodiamanti.it

Ufficio stampa

Studio ESSECI – Sergio Campagnolo, tel. 049 663499

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Forlì presenta l'evento dell'anno: Boldini e lo spettacolo della modernità

“C’est un classique!”. E’ questo il riconoscimento dato a Giovanni Boldini (Ferrara 1842 - Parigi 1931), fin dalla prima esposizione postuma che si tenne a Parigi a pochi mesi dalla morte. “Il classico di un genere di pittura”, ribadì in quella occasione Filippo de Pisis.

Dopo la rassegna dedicata nel 2012 a Wildt (che sarà protagonista nel 2015 di una mostra realizzata dal Musée d’Orsay all’Orangerie di Parigi in collaborazione con la Città di Forlì e la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì), e le due successive sul Novecento ed il Liberty, la Fondazione e i Musei San Domenico di Forlì proseguono nella esplorazione, attraverso nuovi studi e la riscoperta di opere poco note, della cultura figurativa tra Otto e Novecento, proponendo per la stagione espositiva del 2015 una approfondita rivisitazione della vicenda di Giovanni Boldini certamente il più grande e prolifico tra gli artisti italiani residenti a Parigi. è in questo ideale spazio di rapporto tra Forlì e Parigi che si colloca la nostra nuova iniziativa.

Nella sua lunghissima carriera, caratterizzata da periodi tra loro diversi a testimonianza di un indiscutibile genio creativo e di un continuo slancio sperimentale che si andrà esaurendo alla vigilia della prima Guerra Mondiale, il pittore ferrarese ha goduto di una straordinaria fortuna, pur suscitando spesso accese polemiche, tra la critica ed il pubblico. Amato e discusso dai suoi primi veri interlocutori, come Telemaco Signorini e Diego Martelli, fu poi compreso e adottato negli anni del maggiore successo dalla Parigi più sofisticata, quella dei fratelli Goncourt e di Proust, di Degas e di Helleu, dell’esteta Montesquiou e della eccentrica Colette. Rispetto alle recenti mostre sull’artista, questa rassegna si differenzia per una visione più articolata e approfondita della sua multiforme attività creativa, intendendo valorizzare non solo i dipinti, ma anche la straordinaria produzione grafica, tra disegni, acquerelli e incisioni. 

Uno dei punti di maggior forza, se non quello decisivo, della mostra sarà la riconsiderazione della prima stagione di Boldini negli anni che vanno dal 1864 al 1870, trascorsi prevalentemente a Firenze a stretto contatto con i Macchiaioli. Questa fase, caratterizzata da una produzione di piccoli dipinti (soprattutto ritratti) davvero straordinari per qualità e originalità, sarà vista in una nuova luce grazie alla possibilità di presentare parte del magnifico ciclo di dipinti murali realizzati tra il 1866 e il 1868 nella Villa detta la “Falconiera”, a Collegigliato presso Pistoia, residenza della famiglia inglese Falconer. Si tratta di vasti paesaggi toscani e di scene di vita agreste che consentono di avere una visione più completa del Boldini macchiaiolo.

Le prime sezioni, nelle sequenza delle sale al piano terra, saranno dedicate alla immagine dell’artista rievocata attraverso autoritratti e ritratti; alla biografia per immagini (persone e luoghi frequentati); all’atelier; alla grafica così rivelatrice della sua incessante creatività.

Le sezioni successive, al primo piano, dopo il ciclo della “Falconiera”, ripercorreranno attraverso i ritratti di amici e collezionisti la grande stagione macchiaiola.

Seguirà la prima fase successiva al definitivo trasferimento a Parigi, caratterizzata dalla produzione degli splendidi paesaggi e di dipinti di piccolo formato con scene di genere, legata al rapporto privilegiato con il celebre e potente mercante Goupil.

Avranno subito dopo un grande rilievo, anche per la possibilità di proporre confronti con gli altri italiani attivi a Parigi, come De Nittis, Corcos, De Tivoli e Zandomeneghi, le scene di vita moderna, esterni ed interni, dove Boldini si afferma come uno dei maggiori interpreti della metropoli francese negli anni della sua inarrestabile ascesa come capitale mondiale dell’arte, della cultura e della mondanità. 

Seguiranno infine le sezioni dedicate alla grande ritrattistica che lo vedono diventare il protagonista in un genere, quello del ritratto mondano, destinato ad una straordinaria fortuna internazionale. A questo proposito costituirà una novità la possibilità di accostare per la prima volta ai suoi dipinti le sculture di Paolo Troubetzkoy in un confronto interessante sia sul piano iconografico che formale.

BOLDINI

Lo spettacolo della modernità 

Forlì, Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12

1 febbraio - 14 giugno 2015

www.mostraboldini.com; www.mostrefondazioneforli.it

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Tel 049.663499

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Hamish Fulton e Michael Höpfner al MAN di Nuoro

Canto di strada è il titolo della doppia personale di Hamish Fulton e Michael Höpfner, in programma al Museo MAN di Nuoro a partire dal prossimo 6 febbraio. 

Frutto di un dialogo ideale scaturito dalla condivisione di una concezione del cammino come motore di esperienze artistiche, la mostra, a cura di Lorenzo Giusti, presenta una serie di nuovi lavori - fotografie, wall drawings, disegni e installazioni – nati dalla comune esperienza di viaggio sulle montagne della Sardegna centrale. Hamish Fulton (Londra, 1946) è una delle figure più rappresentative dell’arte inglese degli ultimi decenni. Insieme a Richard Long è considerato il padre fondatore di un movimento internazionale di “artisti camminatori”, di cui l’austriaco Michael Höpfner (Krems, 1972) è oggi uno degli esponenti più significativi. 

La mostra al Man di Nuoro mette per la prima volta a confronto il lavoro dei due artisti, individuando nel viaggio sulle montagne del Supramonte e del Gennargentu un terreno comune di confronto. Un’esperienza di immersione totale nella natura aspra della Barbagia orientale che ha visto muovere i due artisti per due settimane nello stesso ambiente, senza mai incontrarsi. Uniti da una medesima passione per la montagna e da una comune visione della pratica artistica come espressione di esperienze personali (anche quando fatte in gruppo), Fulton e Hoepfner aprono, attraverso l’utilizzo di linguaggi diversi – più concettuale quello del primo, con testi o grafici di percorso, più visivo quello del secondo, con fotografie e installazioni – una significativa riflessione sul ruolo dell’arte, sui concetti di esperienza e di creazione, oltre che sul rapporto tra uomo e ambiente.

Hamish Fulton inizia la sua carriera alla fine degli anni Sessanta, definendosi “Walking Artist”, un modo per distinguere il proprio lavoro dalle pratiche della Land Art a cui era stato inizialmente accomunato. La sua è un'arte esperienziale, che si nutre di lunghi percorsi a piedi in contesti naturali, in particolare di montagna, dall’Europa al Sudamerica, dal Tibet al Giappone. A partire dagli anni Novanta ha declinato parte del proprio lavoro in una dimensione partecipata, finalizzata alla condivisione dell’esperienza del cammino, che ha trovato applicazione e sviluppo anche in contesti urbani. LE sue opere sono conservate nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, dal MOMA di New York, al Centre Pompidou di Parigi, alla Tate Modern di Londra.

Michael Höpfner vive tra Vienna e Berlino. Il suo lavoro si incentra sull’esperienza del viaggio a piedi, attraverso zone desertiche o scarsamente abitate dall’Ucraina alla Cina, dal Kirghizistan alla Corea del Sud. Un percorso iniziato come esplorazione fisica e mentale di spazi geografici e che è proseguito come riflessione sui concetti di realtà e di luogo. Tra le mostre più recenti si ricordano quelle al Kunstforum Bank di Vienna, alla Kunsthalle di San Gallo, al Kunstverein di Salisburgo, all’ar/ge Kunst di Bolzano e nelle gallerie Olaf Stüber di Berlino e Hubert Winter di Vienna.

Completerà il progetto un catalogo, pubblicato da NERO, con testi di Lorenzo Giusti, Giovanni Carmine e Muriel Enjalran

La mostra sarà accompagnata da un programma di attività laboratoriali a cura della sezione didattica del museo e da esperienze di cammino per il pubblico, in collaborazione con artisti e guide ambientali del territorio. 

Museo MAN

via S. Satta 27- 08100, Nuoro

tel. +39 0784 25 21 10

orari: 10-13 | 15-19 lunedì chiuso 

www.museoman.it

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A Milano, Joseph Beuys incontra Salvatore Scarpitta

Mercoledì 11 febbraio alle ore 18.30 nella sede milanese della galleria Montrasio Arte si 

inaugurerà la mostra Icona per un transito a cura di Luigi Sansone dove saranno presentate le opere di due grandi maestri del Novecento, Joseph Beuys e Salvatore Scarpitta.

Come per Joseph Beuys (Krefeld, 1921 - Düsseldorf, 1986) così per Salvatore Scarpitta (New York, 1919 - 2007) determinante nella loro ricerca artistica è stata la loro biografia, soprattutto l'esperienza della seconda guerra mondiale che li ha visti drammaticamente coinvolti, anche se su fronti e schieramenti opposti. Entrambi artisti energetici e multidisciplinari hanno in modo totale amalgamato l'arte con la vita nel tentativo di cambiare la società, cercando di andare, attraverso l'ispirazione artistica, oltre la materialità, in un mondo ricco di elevati valori spirituali. Li accomuna inoltre l'amore per la natura, l'uso di materiali organici nei loro lavori (grasso, legno, terra, pezzi di feltro, fasce di cotone), ma soprattutto l'energia creativa e la certezza che le esperienze realizzate attraverso l'arte creino qualcosa che sproni nuovamente ad innalzare in modo edificante il vivere umano. Beuys e Scarpitta con l'insegnamento, le performance, le installazioni e l'impegno per la difesa dell'ambiente e della natura, hanno ideato un'arte fortemente connessa alla vita, un'arte esperienza, antropologica e sociale. 

Come per Beuys, per cui l'arte non è più un concetto museale, anche per Scarpitta l'arte è mezzo fondamentale di dialogo tra gli uomini; i due artisti-sciamani, spiriti liberi e anticonvenzionali, hanno portato l'arte al di fuori dalle gallerie e dai musei, per collocarla tra la natura, in un'isola lontana, in un parco di città, in un garage officina, su un circuito automobilistico dove scaturiscono nuove energie creative che permettono allo spettatore coinvolto di interagire con essa

Salvatore Scarpitta nasce a New York nel 1919 e cresce a Los Angeles dove rimane fino al 1936, anno in cui inizia i suoi studi presso l’accademia di Belle Arti di Roma. Durante il periodo italiano (1936-1958) si avvicina a Leo Castelli, che lo invita ad esporre nella sua galleria di New York; è il 1959 quando la Leo Castelli Gallery espone Extramurals la mostra che presenta le tele di Scarpitta, tra le più famose della sua produzione, realizzate con bende e fasce di tessuto; da quel momento fino al 1992 Scarpitta espone alla Leo 

Castelli Gallery in dieci personali e diverse collettive. Qui presenta anche la sua ricerca sulle automobili, elemento ricorrente nella sua produzione scultorea, affascinato dall’idea del movimento come metafora dell’esistenza costruisce le sue sculture con automobili e parti di macchinari, sci, slittini. Si lega a personaggi quali De Kooning, Rothko and Kline, Harold Rosenberg. E’ presente con sale personali alla Biennale di Venezia del 1972 e del 1993. Il suo lavoro è presentato nella collezione del Castello di Rivoli Museo d’Arte, Torino, il catalogo ragionato a cura di Luigi Sansone è stato pubblicato da Mazzotta, Milano. Scarpitta muore a New York nel 2007.

Joseph Beuys nasce a Krefeld nel nord della Germania nel 1921, durante la seconda guerra mondiale si arruola come pilota nell’aviazione tedesca e nel  1943 partecipando all’offensiva nazista contro i russi  il suo aereo viene abbattuto in Crimea.  Beuys è trovato moribondo e semicongelato da un gruppo di tartari nomadi che lo curano avvolgendolo in grasso e feltro. Da questa esperienza Beuys trae i motivi di ispirazione che lo hanno accompagnato lungo tutta la sua attivita`, condotta lungo un misterioso filo di rinascita spirituale, “sciamanica”, che giunge all’armonia finale dell’uomo con se stesso e con la natura. Finita la guerra studia arte diplomandosi nel 1952 alla Staatliche Kunstakademie di Düsseldorf dove agli inizi degli anni sessanta ottiene la cattedra di scultura monumentale. Diventa uno dei membri piu` attivi di Fluxus, mosso dalla volonta` di indagare il senso dell’arte in relazione alla sua fruizione sociale. Partecipa attivamente alla fondazione di  molti movimenti politico – sociali. Tra i suoi motti più famosi ricordiamo “La Rivoluzione siamo Noi”; “Difesa della Natura”; “Tutti gli uomini sono artisti”; “Kunst=Kapital”. Joseph Beuys muore a Du?sseldorf nel 1986.

Joseph Beuys Salvatore Scarpitta - Icona per un transito

a cura di L. Sansone 

Inaugurazione: mercoledì 11 febbraio, ore 18.30 

Dall’11 febbraio al 3 aprile 2015

Montrasio Arte via di Porta Tenaglia 1 20121 Milano

Ufficio Stampa

Studio ESSECI di Sergio Campagnolo

Referente: Simone Raddi, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Tel. 049663499

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Kais Salman: Civilised Society

Debuting the artist's latest body of work, Civilised Society will feature paintings that satirically explore the realm of politics in the Arab world through its various archetypes. Deconstructing the historical tradition of portraiture as a demonstration of power or social status, Salman scrutinises the public posturing of political figures—from armchair activists to international delegates.

Underlining each composition is the frequent point of departure of all his work, namely how the corrupted state of society can be read in the intricacies of daily life, above all in the formation of identities based on constructed realities, and the hypocrisy with which such personas are often built.

At the same time, the new series demonstrates a shift in Kais Salman's (b. 1976, Syria) painting style as he employs a brilliant palette with a combination of expressionism and realism and introduces vividly described settings. These formal elements draw the viewer into each composition as mundane trappings surround monstrous figures. In The Anonymous Arab a protagonist is enlivened by painterly brushmarks as he holds a meticulously rendered mask of the international hacktivist group. Outfitted in a tuxedo while lounging on an antique sofa, he is portrayed as a self-assured dandy experiencing a life of privilege.

The insignia of ISIS is depicted among the many luxury fashion logos that make up the backdrop of a red carpet event in the painting Brands. Television cameras capture a dapper figure that is ready for his close up, as the artist comments on the intersections of mass consumption and media in the spectacle of the political arena, particularly the enabling of terrorist groups as they gain ground through savvy marketing and multimedia propaganda.

In his recent paintings, the artist focuses on the purported indicators of 'advanced' society, revealing the faulty foundation of the culture that drives it.

Special Event:

Jan 29, 7pm | Opening

  • Artists:
    Kais Salman
  •  
  • Open:
    Thursday, 29 January 2015
  • Close:
    Friday, 20 March 2015
  • Address:
    Beirut Tower, Ground Floor, Zeitoune Street, Solidere
  • Mail:
    Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
  • Phone:
    +961 1374450/51
  • Web:
    Ayyam Gallery
  • Opening hour:
    Mon - Fri | 10 am - 8pm ; Sat | 12noon - 6pm
  • Closing day:
    Sun
  • Admission:
    Free
  • Photo credits:
    1. UN Mission, 2014, acrylic on canvas. 2. Brands, 2014, Acrylic on canvas. 3. The Anonymous Arab, 2014 Acrylic on canvas
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Charlie Hebdo at the Centre Pompidou

The Centre Pompidou is currently exhibiting front covers of Charlie Hebdo magazineprinted between 1969 and 1986 in its library, the Bibliothèque Kandinsky. Paying tribute to the victims of the attack against the controversial paper on January 7, this exhibit was rapidly pulled together by gallery staff the following day.

"It's a common decision of the whole staff of the library, a little sign to show that we are upset." said Didier Schulmann, director of the library, "The library owns Charlie Hebdo magazines printed between 1969 and 1986, and so we decided to show some of them as a tribute to the victims."

Such a display would have been unimaginable 40 years ago: illustrators Wolinski, Cabu, Reiser and Gébé sent many caricatures of president Georges Pompidou to print during his presidency. This uneasy historical relationship makes the current exhibit a particularly powerful gesture of solidarity in the name of free speech on the gallery's part.

  •  
  • Address:
    Centre Pompidou, 19 Rue Beaubourg, 75004 Paris, France
  • Mail:
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  • Phone:
    +33 1 44 78 12 33
  • Web:
    Centre Pompidou
  • Opening hour:
    Mon, Wed, Thu, Fri | 11am – 5.30pm
  • Photo credits:
    1. General view of the exhibition, Bibliothèque Kandinsky, 2015, 2. Charlie Hebdo n° 134, 11 juin 1973, 3. Charlie Hebdo n° 76, 1er mai 1972, 4. Charlie Hebdo n° 54, 29 novembre 1971; Courtesy of Bibliothèque Kandinsky
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The Mystical Body

Nino Cais was born in São Paulo, Brazil, in 1969. Since his success at the São Paulo Biennale in 2012 he has become one of the best-known artists both in Brazil and abroad. During Art Basel Miami Beach, Mara Sartore spoke with him to get into his practice.

MS: I've put together some questions to ask you, but first of all I'd like to ask you how you are, how you feel to be here in Miami for the first time with your project at Art Basel.

NC: It's the first time I've taken part in a fair this size. I'm happy about the result for my work. I am very serious about what I do and I am pleased because I think all of this is a part of a process I am undertaking. For me this is the beginning of a new chapter just because I am among so many internationally-famous artists; I have worked with some of them, and followed and learnt from a lot of them, and now I am here with them too. I think this is an important step: it is an education and all the result of my work.

MS: How did you decide on the works to bring? Did you choose them together with Central Galeria de Arte in São Paulo or did you choose them by yourself?

NC: We chose them together. At first we thought of writing down a plan, but then we began to design. Here I am presenting the results of my long, personal research into the female figure.

I represent the female body as something fragile yet rigid. This dualism can be found in the figure of Venus who is represented as eternal yet frail and is compared to a still-life (fig. 1). In many sculptural versions Venus has been seen as an eternal and static figure, while in my work I have underlined women's more vulnerable and fleeting aspects. The background of paper taken from an old book creates a kind of wallpaper; her face is combined with a lettuce which echoes the form of her face and hair. Like a lettuce, this female figure will in time die and rot. In the sculpture that is half woman and half plates (fig. 2) I played with the contrasts between an icon that is basically eternal, and the plates which are so easily and frequently broken. Here, as in the portraits compared to vegetables, the main idea is of time passing, of what is not conserved because fragility is far more evanescent than the concreteness of an image.

By bringing together these two images (of Venus and plates) and considering them similar I am actually placing myself on Venus's pedestal as though I were on top of it. My gesture alludes to an artist: Brancusi, an artist I love. His works have been an inspiration for me. And he too used wooden bases, though his were unfinished, rustic trunks. In this work (showing my legs sheathed in nylon pantyhose, together with fruit, fig. 3) I tried to keep these elements in balance. I tried to compare my own skin to that of a woman's through the use of this stocking-clad skin. The evanescence of the fruit was an allusion to the archetypical female icon when, in primitive times, she was shown as a fertility icon with huge breasts and belly. In fertility icons the female was considered as a divinity that could generate and nourish life from herself. In this work I wanted to speak of women as fruit-bearing, and so I tried to create a voluminous body.

MS: By portraying your own legs, have you identified yourself with the female figure?

NC: Yes, I place myself in the role of a female and build an impossible body, given that it is a male one; on this basis I try to find a balance which underlines the frailty of these fruits clad in nylon. And so, as with the portraits, I explore the theme of the female nude; if you start to look at the work seriously you note the similarity of these shapes to a vulva, to breasts, to the bulky, fatter parts of a woman. The ambiguity is always linked to sexuality, and always explores female sexuality.

MS: All the works here date from 2014. They are different but interconnected series, and their leitmotif is always the female figure. How come?

NC: I've often been asked why I am so interested in the female figure. I think that in an indirect way it comes from my relationship with my mother. She separated from my father when I was only 3 years old, and so I lived in this female world with my mother as my only reference point. She had to work because my father completely disappeared at one point, and so she also took on a male role. That's why there's this ambiguity in my attempts at creating this woman who is, at one and the same time, frail yet rigid. In this case Venus balances these roles; her body consists of two elements: on the one hand the plates that link her to the home and fragility, on the other the curves of her body which allude to the icon of Venus which, however, I bring back into our own world in order to contemplate the figure of contemporary women. So putting different elements side by side is to be seen here again, as a dualism that each time relates the female figure to elements that underline that it is fragile and transient, fertile and golden...

I am always concerned with analysing the evolution of an image throughout history. Currently I am working a lot with antique books; I reuse their images and bring them back to life: the pictures in old books are like the dead and I give them their life back when I reuse them. I cut them out and modernise them, then recompose them for the contemporary world in order to think about what it is and what it once was. What it was is not distinct from what it is today: it is the same thing.

MS: This idea makes me think of the work you will be showing in May at the Galeria Central. In it you use old photos of people travelling around the world, and so you return to the theme of journeying, something that is central to your work.

NC: This show is related to all the material I have been collecting for some time and which I continue to collect. I have been to many old bookshops and for some time I have thought about history and epochs as reflected in images. I do not like travelling: I prefer to remain in my own intimate sphere, in my home; however, through my search for these images I have undertaken a poetic, abstract journey. The various images found in old books become postcards from various places around the world. They are very old pictures of exotic places; in the past people loved to send postcards from exotic places: India, Japan, Africa, or photos of tribes. But I always cut the face into a kind of portrait.

MS: How did the creative process come about in this case?

NC: I find and buy these books, then I leave them in the studio without thinking about them but continuing to observe them; this is how what these pictures give birth to is produced. It is as though the plan was already inherent in the image and emerged by imposing itself; Michelangelo comes to mind: he stated that his sculpture already existed inside the block of stone or marble, and that he simply dug it out. I think it is like this for me too. I take this raw material and it begins to emerge by itself; all I do is slowly work and clean away until I arrive at this result.

MS: Another central theme of your work is the presence of you yourself, of your body. We can feel your presence in the female figures too, as in the Viajantes series; however, we never see your face. Can we speak of self-portraiture or is there some other way of defining your presence in the works?

NC: It is not a question of self-portraiture but of "allegory". It is as though I modelled these allegories on my own body and made from it a possible but inexistent culture. So I speak and joke a bit about the "Mad Max" film: in a world teetering on the edge of an apocalypse, everything is falling apart and the protagonists recompose the world by putting the various pieces back together again. When I create these Viajantes, it is as though I am gathering up bits and pieces of cultures and appropriating them to create a kind of folkloric and contemporary identity/entity which does not actually reveal where it is. You might imagine it is Oriental, though it isn't; this other image might seem "very Brazilian" or tropical, but it isn't. I create a-topical people who could be from any place, and so I always displace myself through an act that becomes a part of the construction. While I am making a work I become a part of it: an extra element to be added to the rest. I once read a phrase by Richard Serra who said that, when he looked at a classical marble sculpture, he thought in particular about the sculptor's action as though he could see the artist in the moment he sculpted the marble. Something similar happens with me. My presence is frozen into the work during the act of creation. For me the camera is like the Gorgon's terrible gaze. While constructing these people it is as though I have been stung by a jellyfish and remain paralysed inside the image. So I do not consider it a portrait but the testimony to an almost mystical experience. The final outcome of this creative process resembles a collage. My body acts as a magnet and attracts objects that find me, then the jellyfish arrives and stings me, freezing me in the image together with the objects. The journey through the objects seen in the Viajantes series is, then, an introspective journey, one that starts from a thought; it does not imply movement but is the result of a personal experience that passes through the experiences of others. Those who try to find a "place" for themselves in their own culture, in their own world, pass through this metaphor, through this introspective journey.

  • Artists:
    Nino Cais
  •  
  • Photo credits:
    1. Nino Cais, Untitled, 2014, Ink jet print on cotton paper, 40x60cm, 2. Nino Cais, Untitled, 2014, Ink jet print on cotton paper, 40x60cm; Courtesy of the artist
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La Fondazione Ferrero annuncia la proroga di "Felice Casorati" al 15 febbraio

Mostra prorogata fino al 15 febbraio 2015

Ci sarà ancora tempo fino al 15 febbraio 2015 per ammirare ad Alba i capolavori di Felice Casorati: è stata prorogata fino a quella data la mostra Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe allestita nelle sale della Fondazione Ferrero.

Curata da Giorgina Bertolino e organizzata dalla Fondazione Ferrero, dalla GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte, l’esposizione inaugurata il 24 ottobre 2014 sta riscuotendo giudizi molto positivi dalla critica e un grande successo di pubblico: sono già 70mila le persone arrivate finora ad Alba per contemplare i 65 capolavori esposti, in prestito da musei e istituzioni nazionali e internazionali e da prestigiose collezioni private. 

Con la decisione di prolungare di 15 giorni il periodo di apertura, la Fondazione Ferrero intende rispondere alle numerose richieste giunte da gruppi, associazioni, istituti scolastici e singoli appassionati, desiderosi di visitare la mostra dedicata alla ricerca, alla storia pubblica e alla ricezione internazionale della pittura casoratiana, dagli anni dieci agli anni cinquanta del Novecento.

Invariato l’orario di apertura: 

lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 15-19

sabato, domenica e festivi 10-19; martedì chiuso

Ingresso gratuito

Gli eventi collaterali

Nel suo ultimo mese d’apertura, l’esposizione è accompagnata da un programma di appuntamenti a ingresso libero, dedicati all’approfondimento della figura dell’artista e dell’ambiente in cui ha operato.

Martedì 20 gennaio, alle ore 21, l’auditorium della Fondazione Ferrero ospiterà Lucilla Giagnoni, attrice della scuola di Vittorio Gassman, con un monologo scritto da Maria Rosa Panté, intitolato Casorati: Arte e scienza. Il binomio viene esplorato attraverso l’accostamento tra Felice Casorati (1835-1890), matematico pavese studioso delle funzioni di variabile complessa, e il suo omonimo pittore novarese (1883-1963), uomo di cultura e interessi multidisciplinari.

Giovedì 22 gennaio, alle ore 16,30, all’Archivio di Stato di Torino (piazzetta Mollino 1), la curatrice Giorgina Bertolino su invito dell’associazione Pro Cultura Femminile, terrà una conferenza dal titolo Felice Casorati e il ritratto. Un percorso tra opere d'invenzione e di committenza

Il ritratto è una chiave per comprendere la pittura casoratiana: dal Ritratto di signora, con cui l’artista esordisce alla Biennale di Venezia del 1907, è questo uno dei generi artistici che ha interpretato con più intensità, attraverso un ricco spettro di varianti, come attestano numerose delle opere in mostra ad Alba. 

Giovedì 5 febbraio, alle ore 21, l’auditorium della Fondazione Ferrero ospiterà l’incontro: Nella Marchesini: dalla scuola casoratiana a una pittura singolare. La cornice della mostra dedicata a Felice Casorati è l’occasione per approfondire la ricerca di Nella Marchesini (1901-1953), sua prima allieva. In anteprima all’uscita del Catalogo generale, promosso dall’Archivio Malvano-Marchesini ed edito da Silvana Editoriale, Giorgina Bertolino insieme ad Alessandro Botta e a Emanuela Genesio, illustreranno il ricco percorso dell’artista: dagli anni della scuola casoratiana e della frequentazione della cerchia gobettiana a quelli della seconda guerra mondiale. La pittura, i carteggi, gli scritti, le immagini delle opere e le fotografie d’epoca accompagneranno il pubblico nella conoscenza dell’intreccio tra arte e vita che ha contraddistinto questa intensa e preziosa ricerca. 

La mostra

Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe è una mostra “museo”: quaranta dei sessantacinque dipinti esposti provengono dalle collezioni di musei e istituzioni nazionali e internazionali. Celebrato come uno dei maestri dell’arte italiana del secolo scorso, Felice Casorati fu protagonista di quel rinnovamento del linguaggio artistico che ebbe nelle Biennali di Venezia e nelle sedi del circuito espositivo europeo e americano uno spazio di scambio e di confronto. La mostra raccoglie un nucleo di opere filologicamente coerenti rispetto alla provenienza e alla storia delle mostre, con dipinti appartenenti a collezioni museali e private, acquisiti o esposti all’estero e nelle sale della Biennale. Le opere sono state individuate tra quelle che Casorati stesso, durante la sua lunga carriera artistica (iniziata nel 1907 e conclusa con la scomparsa nel 1963), scelse di presentare nei contesti espositivi internazionali. 

Alcuni dipinti, partiti dall’Italia nei primi decenni del Novecento, rappresentano per il pubblico di oggi dei veri e propri inediti espositivi. La collaborazione della GAM di Torino ? depositaria della più ampia collezione pubblica di opere di Felice Casorati ? conferma l’impostazione scientifica del progetto, avvalorato dal Comitato scientifico presieduto da Danilo Eccher, direttore della Galleria torinese e composto da personalità autorevoli: Edith Gabrielli, Carlo Sisi, Ester Coen, Flavio Fergonzi, Maria Cristina Bandera, Luigi Cavallo, Ana Gonçalves Magalhães, Virginia Bertone. L’esposizione è sostenuta dalla Fondazione Cassa di risparmio di Cuneo e dalla Compagnia di San Paolo.

Felice Casorati. Collezioni e mostre tra Europa e Americhe è fondata su una approfondita ricerca iniziata nella primavera del 2013. Gli esiti sono confluiti nel catalogo, curato da Giorgina Bertolino ed edito da Silvana Editoriale. Il volume documenta e analizza le opere esposte ed è arricchito dai saggi della curatrice, di Sergio Cortesini, Annamaria Chiara Donini, Ana Gonçalves Magalhães. 

Nel periodo di apertura dell’esposizione allestita ad Alba, la GAM di Torino presenta una selezione di disegni di Felice Casorati, provenienti dal Gabinetto Disegni e Stampe del museo. Organizzata nella Wunderkammer, la mostra Felice Casorati. Il pensiero assorto è curata dal vice-direttore Riccardo Passoni: anch’essa è stata prorogata e rimarrà aperta fino al 15 febbraio 2015.

Info

Fondazione Ferrero - Ufficio Stampa tel. 346 3325466 ? 0173 295094

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.fondazioneferrero.it

in collaborazione con: 

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo tel. 049 663499; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ulteriori informazioni e immagini: www.studioesseci.net

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Questa è guerra! 100 anni di conflitti messi a fuoco dalla fotografia

Questa è guerra! racconta un secolo di guerre attraverso 120 immagini , selezionate da Walter Guadagnini, tra le più emblematiche dei diversi conflitti. 

Questa è guerra! Si può ammirare a Padova, in Palazzo del Monte di Pietà, dal 28 febbraio al 31 maggio 2015, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

L’invenzione della fotografia cambia radicalmente la rappresentazione della guerra: il racconto diventa soprattutto immagine, sintesi, evidenza, emozione, con una diffusone planetaria prima inimmaginabile. La Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam producono reportages leggendari come quelli di Capa, Cartier-Bresson, Jones Griffiths. Le guerre recenti, in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee e ancora in corso in Congo, Libia, Palestina, Sudan, sono testimoniate sempre più da cittadini-reporter. La guerra cambia e la fotografia guarda ad essa con occhi diversi. Questa mostra forte e appassionante documenta in quali modi la fotografia ha raccontato i grandi conflitti del passato e come racconta quelli di oggi. In un percorso ricco, ben documentato, attivamente coinvolgente.

La mostra – la prima del genere in Italia – presenta alcune caratteristiche particolari, che la rendono un evento in grado di attirare l'attenzione di un vasto pubblico di appassionati non solo di fotografia, ma anche di storia e di costume. 

La scansione è quella cronologica tradizionale, che affronta le varie guerre che si sono succedute nel corso del XX secolo e all'inizio del XXI: la Prima Guerra Mondiale, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d'Algeria, la Guerra del Vietnam, quella serbo-bosniaca, il lungo conflitto medio-orientale, le guerre in diverse parti dell'Africa, dal Rwanda al Congo, l'attacco alle Torri Gemelle e la conseguente Guerra al Terrore e i più recenti focolai in Ucraina e ancora in Medio Oriente. Ma all'interno di queste vicende, sono stati individuati punti di vista particolari, che hanno caratterizzato il rapporto tra la guerra e la documentazione e la narrazione fotografica. 

Per quanto riguarda la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, l'accento cade sulle incredibili novità tecnologiche che questo conflitto ha sperimentato per la prima volta, ed ecco dunque le foto aeree, che trasformano il territorio in una composizione quasi astratta, le foto dei carri armati, nuovi strumenti di combattimento, e le stesse macchine fotografiche, che sono, per la prima volta nella storia, nelle mani dei soldati stessi, che inviano a casa o ricevono da casa i ricordi più preziosi. Tutte immagini che provengono dall'eccezionale e ancora poco studiato patrimonio del Museo della Terza Armata di Padova. 

A questo proposito, particolare importanza ha la selezione di oltre 20 fotografie scattate dalla Principessa Anna Maria Borghese, nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa al fronte, straordinario esempio di come la fotografia abbia saputo raccontare la vita quotidiana dei soldati con la vera istantaneità delle prime macchine Kodak. 

Allo stesso modo, anche la Guerra Civile Spagnola è narrata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, e dai numerosi giornali che hanno coperto fotograficamente l'evento come mai prima era successo. E proprio da uno di questi servizi compare una delle foto più celebri della mostra, e dell'intera storia della fotografia, il Miliziano Caduto di Robert Capa, autentica icona del XX secolo, che viene presentata assieme a un'altra immagine celeberrima, quella scattata da Gerda Taro – compagna di Capa – a una miliziana che si sta addestrando a sparare. E' questa un'altra caratteristica fondamentale della mostra: l'avvicinamento tra le foto degli amatori, dei protagonisti in prima persona degli eventi, e quelle dei grandi fotoreporter, a dimostrare come la fotografia sia stata davvero a tutti gli effetti il mezzo preferito di espressione e di racconto degli eventi nel corso del secolo. Ecco allora che la seconda Guerra Mondiale viene narrata dalle strepitose e preziosissime immagini dei giganti della fotografia del Novecento : Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith e Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt, Eugeny Chaldey. Di tutti questi autori si sono privilegiate le immagini che raccontano non tanto le battaglie (solo la selezione di Smith è interamente dedicata ai soldati in battaglia), ma le conseguenze che la guerra ha portato alle popolazioni : ecco allora la documentazione oggettiva, spietata di Sander della Colonia prima e dopo i bombardamenti, le commoventi immagini del rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine di Ernst Haas, le strepitose, a volte drammatiche , a volte anche umoristiche immagini di Cartier-Bresson sui campi profughi, con la celebre icona della collaborazionista nazista additata da una sua vittima. Ma a fianco di queste, ecco anche le storie della Resistenza italiana, alcune ricostruite a posteriori e altre invece realizzate proprio sul campo da un partigiano il cui nome è rimasto, probabilmente storpiato, solo nella memoria di Robert Capa (a cui aveva affidato le immagini) ed è così passato alla storia. 

Le distruzioni della guerra sono esemplificate dagli scatti realizzati a Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti, e da una parete di funghi atomici, prove fotografiche degli esperimenti continuati nel corso degli anni Cinquanta. Poi, la guerra di Algeria con i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger e quella che è stata definita “l'ultima guerra fotografica”, quella del Vietnam. Qui Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths propongono tre sguardi diversi, che pongono però sempre in discussione la necessità di questa guerra, evidenziandone anche il carattere simbolico. Il racconto della guerra, da questo momento in poi, è affidato principalmente alla televisione; la fotografia, pur sempre presente sui campi di battaglia, diviene più uno strumento di riflessione, addirittura di discussione : per questo la mostra abbandona il reportage e trova invece immagini di grande potenza e incisività in alcune immagini realizzate da alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo. La Beirut martoriata di Gabriele Basilico, le ricostruzioni storiche, da grande quadro di storia di Luc Delahaye, i colori allucinati di Richard Mosse che raccontano l'allucinata guerra in Congo, l'esperienza multimediale di Gilles Perress, le torri d'avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj diventano quasi delle opere d'arte concettuale, e infine due possibili conclusioni della mostra : da un lato la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, che ritorna così a un tema “storico” dopo molti anni di sperimentazioni più specificamente sociali, dall'altro il progetto – interamente prodotto e finanziato per questa occasione – di Adam Broomberg & Oliver Chanarin, una delle coppie di artisti oggi maggiormente sulla cresta dell'onda, che da anni riflettono proprio sulla guerra e sul modo di rappresentarla, che mettono in luce come anche nel dramma della guerra possano esistere dei momenti in cui il caso può far sì che accada un lieto fine.

A queste immagini, si accompagnano poi i giornali del tempo, documentari, la possibilità di visitare siti web particolari che offrono spunti di riflessione sugli eventi e soprattutto sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione. 

Una mostra realmente multimediale, con al centro le immagini, e gli uomini e le donne. 

Biglietto intero: 11 euro

Biglietto ridotto: 9 euro

Biglietto scuole: 2 euro

  

Ufficio Stampa:

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

Relazioni con i media:

dott.ssa Alessandra Veronese – Responsabile

dott. Giovanni Cocco

Telefono 049-8234800

In collaborazione con

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo - Padova

tel. 049.663499 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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A occhi spalancati. Capolavori dal Museo dell'Impressionismo Russo di Mosca

Eccezionalmente a Venezia, i 50 capolavori assoluti

del futuro Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca.

Unica “anteprima” internazionale del Museo che

aprirà i battenti il prossimo autunno.

“A occhi spalancati” è l’anticipazione, meglio l’anteprima di un nuovo grande museo di Mosca, quello dell'Impressionismo Russo che aprirà i battenti nella capitale russa nel prossimo autunno. Per annunciare e far conoscere quello che è destinato ad essere uno dei “musei imperdibili” per ogni turista che si recherà a Mosca, la direzione della futura istituzione ha deciso di anticipare l’apertura al pubblico con due importanti preview: la prima si è svolta in Russia, nel Museo di Ivanovo, all'inizio dell'autunno scorso e ora è la volta di Venezia, unica tappa estera. Qui, dal 13 febbraio al 12 aprile, in Palazzo Franchetti, il pubblico italiano e internazionale potrà ammirare 50 capolavori del futuro museo moscovita, il meglio del meglio della sua imponente collezione d’arte. Un “biglietto da visita” estremamente raffinato, per annunciare una collezione di sicuro interesse internazionale.

La rassegna veneziana è curata da Yulia Petrova, direttore del Museo dell'Impressionismo Russo, e da Silvia Burini e Giuseppe Barbieri, responsabili del Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) dell'Università Ca' Foscari e di una serie di prestigiose e apprezzate attività espositive che dal 2010 hanno diffuso in Italia alcuni essenziali aspetti dell'arte russa degli ultimi due secoli. È un’indicazione interessante dell'originale politica culturale e della speciale mission dell'istituzione moscovita: favorire, attraverso esposizioni temporanee, in Russia e all’estero, la conoscenza di una rilevante tendenza dell’arte russa, in particolare quella che caratterizza l'epoca tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una fase ancora poco conosciuta, a parte alcuni grandi nomi, della vicenda artistica e del ruolo internazionale della moderna arte russa.

Le 50 opere sono esposte in un percorso che accosta tra loro soggetti tematicamente contigui (il paesaggio, la scena urbana, la figura in un interno), con una dovuta ma non sempre vincolante attenzione alla cronologia. Il momento di maggior fioritura dell’Impressionismo in Russia è di qualche lustro successivo alla svolta dell'arte francese intervenuta tra settimo e ottavo decennio dell'Ottocento, e comprende soprattutto l'ultimo decennio del secolo e l’inizio di quello successivo. Ma questo non significa che possa essere considerato la variante provinciale di quello francese e nemmeno la sporadica scelta di maniera di qualche pittore. L’Impressionismo era già divenuto infatti il tempestivo punto di riferimento per l’opera di paesaggisti come Fedor Vasil’ev, aveva influenzato la ricerca di Polenov e di Repin, dopo un loro soggiorno in Francia e, grazie a questi maestri, era presto diventato oggetto di studio per gli studenti della Scuola di Pittura, Architettura e Scultura di Mosca, alcuni dei quali destinati - come Konstantin Juon, Petr Petrovicev e Stanislav Zukovskij, tutti presenti in mostra – a un ruolo di primaria importanza prima, durante e dopo l'avvento delle Avanguardie.

La tradizione di dipingere alla maniera impressionista continua poi per buona parte del Novecento, ed è documentata in mostra con opere di Koncalovskij, Grabar', Kustodiev, Baranov-Rossiné, con altri pittori insospettabili, come Sergej Gerasimov o Georgij Savickij, e persino con artisti molto legati al realismo socialista, come Aleksandr Gerasimov e Dmitrij Nalbandjan. D'altra parte l'immagine guida della mostra – i Manifesti sotto la pioggia di Pimenov (1973) - dimostra con ogni evidenza come la matrice impressionistica caratterizzi con un certo rilievo anche il periodo del disgelo post staliniano.

La mostra veneziana allinea insomma le prime esplicite rimeditazioni e rielaborazioni della rivoluzione artistica francese, evidenzia la tenace persistenza, per buona parte del Novecento, di questo approccio alla raffigurazione della vita individuale e dei suoi scenari e sottolinea la perdurante attualità di questa matrice. Per questo l'arco cronologico delle opere in mostra spazia da alcuni rari dipinti giovanili di Konstantin Korovin, il più famoso esponente dell’Impressionismo russo, e di Valentin Serov sino ad anni recentissimi, con pittori come Vladimir Rogozin e Valerij Kosljakov, che non si possono certo considerare “impressionisti” in senso stretto ma per i quali sono risultate fondamentali le ricerche dei loro predecessori alla fine del XIX secolo e che raccolgono oggi, idealmente ed efficacemente, in una chiave contemporanea, la loro eredità.

Il Museo dell’Impressionismo Russo di Mosca nasce dalla collezione privata di Boris Mints, avviata oltre dieci anni fa, anche mediante l'acquisto sul mercato occidentale di una serie di dipinti che sono tornati così in Russia e che tra poco saranno disponibili per i visitatori del Museo.

Il Museo dell'Impressionismo non espone tuttavia solo una collezione privata. C’è la ferma volontà di creare, mediante l'impiego di nuove tecnologie (alcune delle quali saranno sperimentate per la prima volta proprio nella mostra di Venezia), uno spazio che coinvolga i visitatori di varie estrazioni e a diversi livelli. Il museo è pensato insomma come uno spazio dinamico, interattivo, dove l’esposizione permanente verrà accompagnata da strutture e attività educational e di ricerca sulle raccolte del museo stesso. Sono previsti una sala cinema e uno spazio per mostre temporanee.

Come abbiamo accennato, quella di ”impressionismo russo” è una definizione che ha confini molto vasti. Il Museo raccoglie pertanto opere dei classici maestri del periodo più propriamente riferibile a questa tendenza storica, così come di pittori che hanno trovato nella matrice impressionista, anche solo per un tratto del loro percorso, una referenza insostituibile per la loro ricerca e la loro evoluzione.

Gli storici dell'arte hanno l'abitudine di far risalire al 1863 (l'anno de Le déjeuner sur l'herbe e de l'Olympia di Manet)l'apparizione della nuova arte in Russia. In quell'anno un gruppo di giovani pittori si ribellò all'autorità dell'Accademia delle Arti di Pietroburgo, fino ad allora indiscussa. La principale conseguenza di tale gesto fu la nascita di un secondo polo di influenza artistica, Mosca, dove, nel 1870, con l'aiuto di un mercante appassionato d'arte, Pavel Tret'jakov, si costituì la Società dei Pittori Ambulanti (Peredvizniki). Lo scopo era quello di diffondere la conoscenza artistica al di fuori delle grandi città, con mostre itineranti. La Società rimase attiva fino al 1923, organizzò più di 50 rassegne ed ebbe un ruolo capitale nel dischiudersi di una nuova fase dell'arte russa.

L'estetica degli Ambulanti segnò la generazione successiva, ma provocò anche un completo riorientamento dell'arte russa che fino a quel momento aveva seguito le grandi scuole europee senza mostrare una vera e propria originalità. Gli Ambulanti puntavano decisamente sul realismo e sull'impegno nella vita sociale. Il loro maggiore punto di riferimento culturale era Lev Tolstoj, di cui condivisero le opinioni ben prima che egli le esponesse chiaramente in Cto takoe iskusstvo (Che cos'è l'arte, 1898).

A partire dal 1874 Savva e Elizaveta Mamontov cominciarono a riunire un gruppo più o meno permanente di artisti russi nella loro proprietà diAbramcevo. I fondatori di questo "gruppo" furono Repin, Polenov, e Valentina Serova, insieme al figlio Valentin, e più tardi si unirono a essi i fratelli Viktor e Apollinarij Vasnecov, Korovin e Vrubel'. Si discuteva, si lavorava e si parlava di arte medievale russa e popolare. Si praticavano pittura e scultura ma anche arti applicate (la chiesa di Abramcevo è opera collettiva dei Vasnecov, Polenov e Repin), c'era persino un teatro d'opera privato dove vennero allestiti molti spettacoli, come La fanciulla di neve di Rimskij-Korsakov.

La Corista (1883) di Konstantin Korovin (1861-1939) è probabilmente la prima opera impressionista russa: precorreva i tempi e non fu capita dai contemporanei. E tuttavia vi si percepiscono i due elementi tipici del suo approccio impressionistico: il decorativismo e la tendenza allo studio-bozzetto, evidenti nei suoi paesaggi parigini eseguiti a partire dal 1900. Sono scene serali, la città è inondata di luce, Korovin infonde vita negli episodi che si svolgono per strada, grazie a pennellate ampie, impulsive, quasi rozze. Nei suoi paesaggi si respira un'atmosfera teatrale, e ciò non deve stupire, dato che l’artista era anche un bravo scenografo teatrale, particolarmente famoso per le sue realizzazioni per opere liriche.

L'opera di Korovin occupa un posto centrale nella tradizione moscovita e costituisce un esempio efficace del desiderio dei pittori locali di raggiungere la spontaneità nella loro rappresentazione della vita e della bellezza. Con la fine del XIX secolo molti artisti avevano sviluppato a Mosca uno stile più o meno comune e tale evoluzione portò inevitabilmente alla formazione di un gruppo, l'"Unione dei Pittori russi" che per un breve periodo si unì al pietroburghese "Mir iskusstva" (Il mondo dell'arte), anche se tra i due gruppi esistevano differenze inconciliabili. I moscoviti, pur in grado diverso, erano dominati dall'Impressionismo, dall'esigenza della rappresentazione della vita individuale e sociale, mentre i membri di "Mir iskusstva" tendevano già al modern (la variante russa dello Jugendstil, del liberty o dell'art noveau, in una sorta di "plurilinguismo stilistico"). In Russia è molto complesso distinguere tra questi orientamenti, in primo luogo perché i due termini sono strettamente collegati tra loro e inoltre perché manca quella forte tradizione romantica alla quale invece si erano potuti rifare gli artisti contemporanei europei.

Informazioni utili:

Sede della mostra: Palazzo Franchetti

Campo Santo Stefano, San Marco 2847, Venezia

Date: dal 13 febbraio al 12 aprile 2015

Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18

Chiuso il lunedì 

Ingresso: libero

Catalogo: Terra Ferma 

Ufficio Stampa

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

tel. 049 663499, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.studioesseci.net

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Il misterioso alfabeto di Grisha Bruskin

Un misterioso alfabeto costituito da 160 personaggi: angeli, demoni con il volto di animali, figure trafitte da un fulmine, uomini che portano sulle spalle la loro ombra, o scrutano nei segreti del libro. Per la sua prima esposizione a Venezia Grisha Bruskin, uno dei più importanti artisti russi viventi, apprezzato e riconosciuto a livello internazionale almeno dalla metà degli anni ’80, ha scelto il progetto “Alefbet”: cinque grandi arazzi (2,80m x 2,10) rappresentano il cuore della rassegna, cui si giunge tuttavia esaminando in precedenza i disegni preparatori dell’artista, i gouaches e 6 straordinari dipinti, ossia le diverse tappe in cui si è articolato questo complesso e affascinante “archivio del segno”. Una sintesi densissima, che fa memoria di una millenaria tradizione, quella ebraica del Talmud e della Kabbalah, nel momento stesso in cui la rivela come possibile e permanente chiave di lettura simbolica della nostra storia e del nostro presente. “Alefbet” è una rassegna di eccezionale impatto visivo, che non potrà lasciare indifferente il visitatore, accompagnato e coinvolto nel percorso da una serie di originali apparati multimediali, realizzati in collaborazione con CamerAnebbia-Milano di Marco Barsottini, che evidenzieranno la formidabile carica narrativa dell’opera di Bruskin.

La mostra è promossa dal Centro Studi sulle Arti della Russia (CSAR) di Ca’ Foscari, ed è curata da Giuseppe Barbieri e da Silvia Burini in collaborazione con la Fondazione Querini Stampalia. Catalogo Terra Ferma, con saggi di Evgenij Barabanov, Giuseppe Barbieri, Grisha Bruskin, Silvia Burini, Boris Groys, Michail Jampolskij.

Alla fine degli anni ‘50 Bruskin scopre nella tematica ebraica un soggetto del tutto nuovo per la realtà sociale e l’arte sovietica, dato che in URSS mancava in modo categorico una qualsiasi forma di vita ebraica quotidiana e religiosa. Bruskin vi giunge in maniera, per così dire, indiretta: proveniva infatti sì da una famiglia ebrea, di scienziati, lontana però da problematiche religiose. La sua comprensione di essere ebreo, la sua ebraicità, avviene perciò – è lui stesso a ribadirlo più volte - attraverso i libri e i racconti dei parenti. Un’esperienza che si configura quindi come una vera e propria “ricostruzione” archeologica, che lo conduce a uno stile particolare e originalissimo, in cui i frammenti di un passato perduto e riafferrato sembrano scaturire, almeno inizialmente, da una specie di carnevale pittorico un po’ fiabesco, ricco di motivi allegorici e simbolici ma anche surrealisti.

Un forte cambiamento, anzi una vera rottura, si registra negli anni ‘80 quando Bruskin comincia a frequentare i maggiori esponenti della Soc Art, Prigov, Orlov, Lebedev. Da questo momento il suo stile cambia, e da un primitivismo un po’ ornamentale giunge a una maniera asciutta che assume il sembiante plastico dai poster sovietici (nello stesso stile in cui Kabakov fa la serie dedicata alla Kommunal’ka). L’interesse di Bruskin per la produzione ideologica sovietica nasce di sicuro in seguito alle frequentazioni con i soc-artisti, ma mentre Orlov guarda alla monumentalità del regime, Bruskin è più attratto dalle statue più modeste di pionieri, soldati e lavoratori che abbellivano facciate e parchi al tempo di Stalin. Ma il tema ebraico non viene dimenticato, anzi rimane in parallelo alla problematica sovietica: l’artista scrive che tra l’approccio talmudico e quello marxista c’è molto in comune.

Nel suo Fundamental’nyj leksikon (1986), una specie di grammatica bruskiniana, origine e sintesi di tutta la sua lingua, l’artista compie un’opera di sistematizzazione del sistema segnico sovietico con la stessa accuratezza con cui nella Torah si elencano i peccati dell’umanità: in ogni celletta c’è una statua di gesso che tiene in mano un segno visivo, una medaglia, il modellino del mausoleo di Lenin, un segnale stradale o una carta geografica. Bruskin ricerca in sostanza una lingua meno esoterica rispetto ad altri suoi compagni, privilegia il racconto, la narrazione. È come se si presentasse a nome di un archeologo del futuro, che cerca di comprendere il senso degli artefatti di una civiltà passata. Questa apertura era dettata anche dalle mutate condizioni politiche. Non c’era più il pubblico ristretto degli anni ‘70, che spesso coincideva con gli artisti stessi, per mostre che avevano sede nei loro appartamenti. Ai tempi della perestrojka invece si afferma finalmente la possibilità di fare mostre in sale espositive e quindi di esporre lavori anche di grandi dimensioni.

Fundamental’nyj leksikon fu esposto a Mosca nel 1987, in una sala della Kashirka, la sede degli episodi artistici più importanti della fine degli anni ‘80, alla mostra “L’artista e la contemporaneità”. In quella circostanza Bruskin - con il suo linguaggio nitido e i suoi quadri finemente dipinti – si affermò come l’artista più importante della perestrojka.

Fu un momento molto importante perché, nonostante il potere ufficiale cercasse di costruire un caso intorno alla mostra, una parte dell’opera fu acquistata dal famoso regista Milos Forman che era stato invitato ufficialmente da Gorbacev e in questo modo cadde il divieto di esporre arte non ufficiale in URSS. Non solo. Dopo un anno Fundamental’nyj leksikonebbe un ruolo fondamentale per il mercato dell’arte russa. A un’asta diventata famosa di Sotheby’s venne venduto infatti per 200.000 sterline, mentre poco prima Otvety di Kabakov era stato venduto per appena 38.000 dollari.

Comincia il “boom” russo: Bruskin si trasferisce a New York e inizia ad aumentare il formato delle figure di Fundamental’nyj leksikon, che divengono sculture monumentali ma in seguito anche statuette di porcellana e poi arazzi.

Il progetto “Alefbet” è appunto una parte essenziale di questo lungo e complesso macrotesto bruskiniano. Un alfabeto “cucito”, materico. Un archivio che si fa testo.

Scrive l’artista che il giudaismo, per ragioni storiche, non ha creato un corrispettivo artistico equivalente alle sue iniziative spirituali. «Io ho sempre sentito un vuoto culturale e ho voluto riempirlo con un livello artistico individuale. Gli ebrei sono il popolo del Libro, il libro è il loro simbolo fondamentale: il libro è il mondo e il mondo è il libro, il libro è il proto modello della mia arte e di Alefbet in particolare».

«Mi rapporto ad Alefbet come a una concezione artistica e nient’altro, come a una sorta di gioco di biglie. Era importante per me creare qualcosa in forma di pagine, di palinsesto, di scrittura, di notizia, di commento.... Alefbet è anche scritture misteriose, rebus, un dizionario mitologico, sviluppa la lingua in un sistema di simboli e mitologemi, allegorie che bisogna essere capaci di decifrare, indovinare. Dove occorre trovare la propria personale spiegazione.

Lo sfondo è rappresentato da scritture e sopra vi sono posizionati i personaggi, che sono 160. Tra di essi non succede nulla, sono solamente rappresentati e sono collegati dal contesto. Ogni eroe è dotato di un accessorio e diviene una figura simbolo, una figura mitologema, una di quelle figure che creano una sorta di dizionario, collezione, alfabeto che in ebraico si dice appunto alefbet. “Alefbet” è il mio personale commentario al Libro».

L’arazzo è accompagnato da un commentario ai commentari, che è scritto dall’artista. Lo spettatore, seguendo la tradizione del Talmud, deve aggiungere i propri commentari ai commentari dell’artista e in questo modo potrà avvicinarsi alla verità. “Alefbet” è una sfinge che pone degli enigmi allo spettatore. Usando una metafora della Kabbalah si può dire che ogni elemento dell’opera, fino al personaggio più accessorio, è una piccolissima particella del mistero complessivo della storia, una scintilla di luce. Lo spettatore, muovendosi da un mitologema a un altro, percependone il senso e le relazioni, mette insieme le schegge ricostruendo il significato del quadro.

Grisha Bruskin (Grigory Davidovich Bruskin) nasce a Mosca nel 1945. Nel 1968 termina gli studi presso l'Istituto tessile di Mosca e l'anno successivo entra nell'Unione degli artisti dell'URSS. La sua prima mostra personale, allestita nel 1983 a Vilnius, viene chiusa pochi giorni dopo l’inaugurazione per ordine del Partito comunista lituano. L'anno successivo un'altra sua mostra, ospitata alla Casa centrale dei lavoratori dell'arte di Mosca, viene chiusa a un giorno dall'apertura per ordine della Sezione moscovita del Partito comunista. La sua prima mostra non censurata, L'artista e la contemporaneità, apre al pubblico nel 1987 presso la sala espositiva Kashirka di Mosca. Il 7 luglio 1988, in occasione della prima asta organizzata da Sotheby's a Mosca, sei opere di Bruskin vengono battute a un prezzo record per l’arte contemporanea russa. Nello stesso anno l’artista prende la residenza a New York, dove avvia la collaborazione con la Marlborough Gallery. Nel 1999 realizza su commissione del Governo tedesco il trittico monumentale La vita sopra tutto per il Reichstag di Berlino. Nel 2005 partecipa all'imponente mostra collettiva Russia! allestita al Guggenheim di New York. Nel 2012 vince il premio Kandinsky per l'arte russa contemporanea per il progetto H-Hour. Oggi l'artista vive e lavora a Mosca e New York. 

Informazioni utili:

Sede della mostra: Fondazione Querini Stampalia, Venezia, Campo Santa Maria Formosa, Castello 5252

Date: dal 12 febbraio al 13 settembre 2015

Apertura al pubblico: da martedì a domenica con orario 10-18.

Chiuso il lunedì.

Ingresso: libero.

Catalogo: Terra Ferma.

Ufficio Stampa

Fondazione Querini Stampalia

Sara Bossi

tel. 339 8046499/041 2711441, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Studio ESSECI, Sergio Campagnolo

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Max Mara Art Prize for Women: Corin Sworn

Glasgow-based Corin Sworn (b.1976 ,London) was awarded the biannual Max Mara Art Prize for Women in collaboration with the Whitechapel Gallery in January 2014. Established in 2005 to promote and nurture women artists in the UK and celebrate the contribution they make to contemporary art, the Prize is collaboration between theCollezione Maramotti, Max Mara and the Whitechapel Gallery.

A major new art commission by the artist will be unveiled in May 2015 at the Whitechapel Gallery. The work follows Swonrn's six month residency in Rome, Naplesand Venice and marks the culmination of the fifth edition of the Prize.
The new work focusses on the rich history of the Italian Commedia dell'Arte, the improvised theatrical comedies from the 16th century onwards performed by touring troupes of actors. Combining architecture, sculpture and textiles, the installation will set the stage for a live performance. Sworn was particularly interested in the evolution of la commedia through history, and the instances of mistaken identity which often appear in its storylines. The role of clothing in 16th and 17th century Italian society, and the ability of the newly professionalised role of the actor to destabilise relationships and hierarchies is also explored.

During the residency the artist studied rare manuscripts of traditional plays, visited theatre productions and buildings such as Renaissance architect Andrea Palladio's Teatro Olympico in Vicenza, whose grand trompe-l'œil stage set is the oldest in the world.

 

Special Event:

Nov 20th 2014, 7pm | Talk and Performance (tickets: 8,50£, reduced 6,50£)

May 19th 2015, 10am - 11am | Media View

  • Artists:
    Corin Sworn
  •  
  • Open:
    Wednesday, 20 May 2015
  • Close:
    Sunday, 19 July 2015
  • Address:
    77-82 Whitechapel High St, London E1 7QX
  • Phone:
    +44 20 7522 7888
  • Web:
    Whitechapel Gallery
  • Opening hour:
    Tue - Sun | 11am - 6pm |
  • Closing day:
    Mon
  • Admission:
    Free
  • Transport:
    Aldgate East
  • Photo credits:
    Max Mara Art Prize for Women. Corin Sworn residency in Naples in collaboration with MADRe, July 2014. Courtesy of Collezione Maramotti.
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