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Cercavano armi, trovano una tigre in un casolare

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Gli agenti di polizia del commissariato di Scampia hanno trovato il felino in buone condizioni dentro una gabbia. Il proprietario stava cercando un acquirenti a cui venderlo.

Gli agenti di polizia del commissariato di Scampia hanno trovato in un casolare nelle campagne di Mugnano di Napoli un cucciolo di tigre di 4 mesi, chiuso in una gabbia di un’azienda agricola che vendeva prodotti ortofrutticoli, il cui proprietario ha raccontato di aver trovato il felino qualche mese fa nei pressi del casolare. Avrebbe poi custodito il tigrotto – piccolo ma già potenzialmente pericoloso per l’uomo – in attesa di un acquirente disposto a comprarlo.  Una versione dei fatti al vaglio degli investigatori che sono riusciti a compiere la singolare scoperta dopo la segnalazione di una partita di armi in zona. Armi che, al momento, non sono state ancora rinvenute. Il titolare dell’azienda è incensurato e non risulta legato, secondo i primi riscontri effettuati dagli agenti, ad alcun gruppo criminale dell’area a nord del capoluogo campano. Il felino, che gode di buona salute, sarà messo in sicurezza dal personale e dai veterinari dell’Asl e accudito in una struttura specializzata.

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José Mujica, il presidente povero, annuncia: “Adotterò 40 bambini malati”

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Il presidente dell'Uruguay non ha mai avuto figli e abita ancora nella sua casa alla periferia di Montevideo. Conserva uno stipendio di mille euro al mese "per essere uguale al mio popolo".

Il capo di stato più povero del mondo non smette di far parlare di sé. Stavolta Josè “Pepe” Mujica – presidente dell’Uruguay – ha raccontato al quotidiano El Observador che nel marzo del 2015, al termine del suo mandato presidenziale, intende adottare 30 o 40 bambini poveri ed ospitarli nella fattoria dove abita, a Rincon del Cerro, non lontano da Montevideo. Mujica ha rinunciato a vivere nella lussuosa residenza presidenziale ed ha scelto di rimanere nella sua casa di contadino, dove tuttora gestisce un appezzamento di terra di 26 ettari insieme alla moglie Lucia Topolansky. La coppia non ha mai avuto figli e già nel 2006, quando Pepe era ministro “de Ganadería, Agricultura y Pesca”, tentò di aprire una scuola “dei mestieri rurali” direttamente sul suo terreno, senza però riuscire nel suo intento. Pochi mesi fa avrebbe appreso dal presidente di un orfanotrofio che ci sono decine di ragazzini di età diverse che nessuno vuole adottare. perché malati di Hiv, disabili o semplicemente troppo grandi e poco “appetibili” per le coppie in cerca di figli. Da qui è nata l’idea di farsene carico, ma solo al termine del suo mandato, che scadrà nel 2015.

Josè Mujica è balzato all’onore delle cronache anche qualche giorno fa, quando ha vinto in Parlamento la sua “battaglia” a favore della legalizzazione della coltivazione e vendita della marijuana. Il presidente ha affermato che quello sarebbe stato il modo più efficace per combattere il traffico illegale della droga leggera. Con la nuova legge il prezzo dell’erba sarà fissato a un dollaro al grammo, con l’obiettivo di contrastare il mercato illegale che la vende a 1,40 dollari. Il tutto sarà regolato da un ente pubblico appositamente costituito, che gestirà una banca dati di cittadini adulti iscritti al consumo di marijuana. “Questo è un tentativo di porre fine al commercio illegale di droga, facendo emergere il mercato, portandolo alla luce del giorno”, ha detto il presidente Mujica in un comunicato. Pepe ha anche spiegato che la legge non promuove il consumo di droga, bensì si limita a identificare il consumatore in modo che le autorità possano “intervenire se esagera”.

 

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L’allarme bomba ad Harvard? Creato da uno studente per saltare un esame

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Due giorni fa è stato diffuso un allarme bomba all'Università Harvard, tutto il mondo è stato per ore col fiato sospeso nel timore di una strage. Invece era stato inventato da uno studente di 20 anni che voleva saltare un esame. Ora, però, rischia 5 anni di carcere e 250mila euro di multa.

Ricordate l’allarme bomba all’università Harvard, negli Stati Uniti? Ebbene, si trattava semplicemente di una bufala alla quale hanno creduto i dirigenti dell’ateneo e le autorità di polizia, che hanno sgomberato i quattro campus, annullato le attività didattiche e diramato la notizia. In tutto il mondo si è temuto a un attentato terroristico per colpire gli USA, oppure al gesto di un folle sullo stile della strage di Newtown. In realtà l’allarme era privo di ogni fondamento ed era stato lanciato da Eldo Kim, studente di 20 anni, denunciato ieri per aver provocato l’emergenza. Lo scopo del ragazzo? Quello di saltare un esame che temeva particolarmente. Non sapendo come fare, ha pensato bene di inviare una e mail alla segreteria dell’Università, denunciando che in quattro edifici dell’ateneo erano state piazzate delle bombe pronte ad esplodere in qualsiasi momento. l’oggetto del messaggio di posta elettronica era “bombe intorno alla città universitaria”. Non solo: nel corpo dell’e-mail Eldo Kim ha persino fornito un dettaglio preoccupante, spiegando che l’ordigno era del tipo “shrapnel”, ovvero riempito con sfere di piombo che, una volta esplose, avrebbero potuto creare una carneficina.

L’allarme è stato lanciato immediatamente. La polizia di Harvard ha chiamato l’Fbi, i servizi segreti e il dipartimento di polizia di Boston. Gli edifici sono stati evacuati e gli artificieri hanno iniziato a cercare ovunque l’ordigno, mentre ovviamente tutte le attività didattiche – compresi gli esami – sono stati sospesi. Apprendendo la notizia, Eldo Kim ha sghignazzato ed esultato: temeva proprio un esame, e per questo ha escogitato la bufala dell’allarme bomba, inviando l’email da un servizio chiamato Guerrilla Mail, che consente di inviare messaggi di posta elettronica assolutamente anonimi.

Il ventenne è stato scoperto solo ieri e, interrogato, ha confessato tutto. Voleva sfuggire a un esame, ma potrebbe pagarla cara: se verrà condannato lo attendono cinque anni di carcere, tre ani di libertà condizionata e 250mila dollari di multa.

 

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Diario dalla Terra dei Fuochi: a scuola si va a lezione di biocidio

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Ai ragazzi viene spiegato in classe cosa sta accadendo in questi luoghi. A un mese dalla grande protesta "Fiume in piena" cresce la consapevolezza di ciò che per troppi anni è stato taciuto. Ma continuano le domande: cosa succederà, ora? Quando interverranno concretamente su queste terre avvelenate?

Continua il mio diario dalla Terra dei Fuochi.

È passato poco più di un mese dalla manifestazione Fiume in piena, che ci ha visto uniti, tutti, senza contrapposizioni, senza divisioni, a combattere per il diritto alla vita. Qualche ombra c’è stata, è vero, anche quella scura giornata di novembre, ma non ha importanza, perché abbiamo raggiunto un risultato importante, non banale, non scontato, per niente trascurabile: la consapevolezza. La nostra, quella degli altri. Gli altri, che per noi gente della terra dei Fuochi, sono una schiera indefinita di autorità, istituzioni, giornali, tv, pubblico. Dal Presidente del Consiglio al Governatore della Regione, dal giornalista della tv tedesca al medico di famiglia, volevamo questo: che ci vedessero. Vogliamo che ci vedano mentre siamo ancora vivi, mentre abbiamo la forza di scendere in piazza, quando siamo ancora persone e non nomi e facce per un album fotografico, non numeri, non dati sulla mortalità per cancro.

Sembra che ci siamo riusciti. Mi ha fatto piacere, quando alcuni giorni fa, il figlio diciottenne dei nostri vicini mi ha raccontato come nella loro scuola don Patriciello e alcuni esperti gli abbiano parlato della Terra dei Fuochi. Qualcosa è cambiato. Qualche mese fa questi ragazzi non avevano la minima idea di cosa succedesse qui. Apprendevano le notizie dai Tg, ma non capivano, era come se alla Tv parlassero di un altro posto, di un’altra storia. Giuseppe mi ha mostrato il video che hanno girato in classe, dove si vede il prete che spiega in parole poverissime, usando il dialetto napoletano e smorzando la durezza del messaggio con qualche battuta, quello che ha spiegato ai ministri, al Presidente della Regione, ai leader politici. Quello che continuerà a descrivere e a raccontare in sedi e contesti ufficiali. Ridono i ragazzi, sono attenti e non sembrano spaventati, né turbati, anche se, dopo, quelle parole sedimenteranno. Tra qualche giorno, tra qualche mese, i ragazzi capiranno che la loro compagna di classe non è morta di tumore al seno per una fatalità. Capiranno chi sono.

È sempre difficile per gli adolescenti accettare una realtà dura. Vogliono solo starsene in camera ad ascoltare musica, persi in chi sa quale mondo immaginario in cui sono chi vogliono essere. Questi ragazzi, invece, devono digerire una verità amarissima. Lo faranno tra una corsa in motorino e un giro al centro commerciale. Non perderanno la leggerezza, l’incoscienza, l’esaltazione delle esperienze della loro età, perché gli serviranno a sopravvivere nei giorni bui, saranno un rifugio in cui ripararsi quando la realtà li investirà come un tram. Quando ti dicono che il tuo cuginetto di sette anni ha un cancro al colon. Quando vedi tua madre cominciare a star male.

Forse non è cambiato molto. Forse il decreto legislativo sulla terra dei Fuochi sarà solo l’ennesimo provvedimento emergenziale di facciata. Noi, stiamo cambiando però. E come, se stiamo cambiando.

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Il New York Times sedotto da Napoli: “Città ai confini tra la vita e la morte”

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 “Vedi Napoli e poi muori”: devono averlo pensato anche al New York Times dopo aver letto il bellissimo reportage realizzato da Rachel Donadio, corrispondente specializzata in “cultura europea” di stanza a Roma fino a qualche mese fa, e successivamente trasferita a Parigi. La giornalista ha mandato “alle stampe” un racconto di Napoli nel quale non è difficile rispecchiarsi. Una città “ai confini”, dove vita e morte, bellezza e squallore, sono il refrain costante in ogni descrizione. La giornalista racconta il “traffico indisciplinato, i clacson, la gente che urla in dialetto dentro le viuzze con i panni appesi, l'odore di bucato bagnato, le giarrettiere di pizzo nero in mostra nelle vetrine nei negozi, le statue della Madonna illuminate da neon blu e addobbate coi fiori di plastica, i teschi scolpiti sui muri delle chiese, gli immigrati che vendono merce falsa, gli adolescenti che corrono contromano sui motorini, l'odore di caffè e frittura, vongole fresche e brezza che soffia dal mare”. Il tutto regolato da due forze primordiali: vita e morte.

La giornalista racconta il suo primo incontro con napoli, avvenuto anni fa, “quando stavo lavorando come baby sitter a Roma. Era in inverno e si stava svolgendo il famoso mercatino di Natale. Ero in viaggio con un gruppo di studiosi e archeologi, che mi raccomandarono di tenermi stretta la borsa (a Napoli la criminalità di strada è un problema reale). (…) La mia stanza d'albergo aveva una vista mozzafiato sulla baia sottostante, con le nave che scivolavano nel porto, sotto un sole caldo. Affascinata, ho giurato a me stessa che sarei tornata a napoli ancora e ancora. Ed è quello che ho fatto”.

Rachel Donadio non descrive una Napoli turistica. Non la rende “carne da macello” per turisti, ma luogo da vivere appieno. Racconta dei caffè in Piazza Dante e delle librerie di seconda mano verso Piazza Bellini. Poi Spaccanapoli, via dei Tribunali e il labirinto di squallidi vicoli, tra chiese, pizzerie e negozi che – anche oggi – vendono le statuette del presepe, tra Giuseppe, Marie, stelle del calcio, pescivendoli, politici. A Napoli sembrano poter trovare tutti il loro posto nella “sacra famiglia”. Il New York Times suggerisce una visita ai dipinti di Caravaggio presso il Museo di Capodimonte e un'altra a quello Archeologico, centrando l'obiettivo sulla secolare cultura partenopea, che “ha conosciuto tante correnti di pensiero, ma mai il moralismo”. Non manca una ricostruzione dello sbarco dei greci, e una curiosa valutazione: “Ancora oggi si può dire che Napoli è una città greca. La luce che la illumina è più forte ed essenziale ed antica qui, e in tutta la Magna Grecia, rispetto a Roma – con la sua morbida luce rosa – o al nord Italia, con le sue innumerevoli sfumature di grigio”.

Ma quella descritta è anche una città ingovernabile. “Napoli ora ha un sindaco di sinistra, Luigi De Magistris, ex magistrato anti mafia che ha tentato di risolvere il problema dei rifiuti, strettamente legato alla criminalità organizzata. Napoli non è stata mai una città facile da governare”. Nel 1547 -ad esempio – i napoletani si ribellarono contro l'Inquisizione spagnola, un secolo più tardi toccò ai contadini ribellarsi ai padroni spagnoli, rifiutando di pagare loro le tasse che poi servivano a finanziare guerre che non li riguardavano minimamente. Ma come dimenticare la Resistenza, scoccata nel 1943, quando donne e uomini napoletani cacciarono i nazisti dalla città?

Ed è sempre l'istinto di sopravvivenza quello meglio descritto da Donadio, che arriva a riportare un proverbio “O Francia o Spagna, purché se magna, un esempio di realpolitik pericolosamente vicina al nichilismo. Eppure questa città è piena di vita”. Poi un racconto del cibo: il carpaccio di pesce, i paccheri o una semplice pizza margherita. “Una volta un amico mi ha detto: questa pizza è come un bacio sulla fronte”. E come dargli torto. “Campa un giorno e campalo bene”, scrive infine la giornalista. Alla quale, c'è da giurarci, dalla gelida e raffinata Parigi mancherà da morire vivere a cavallo “tra la vita e la morte” a Napoli.

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Buon compleanno Papa Francesco (e grazie)

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Compie 77 anni il Pontefice che in pochi mesi ha ricreato il dialogo tra i fedeli e la Chiesa. Anche i non credenti gli riconoscono quella capacità di empatia con i giovani che giorno dopo giorno lo rende amato in tutto il Mondo.

Avrai anche compiuto 77 anni ma dal giorno della tua elezione ti sei mosso con la freschezza di un ragazzino nella pesante cornice del Vaticano. Con un pizzico di ironia ti dico che i giornalisti dovrebbero essere i primi a renderti grazie ogni mattina: hai il seguito di una pop star; scrivere di te significa poter parlare ad un vastissimo mondo di persone interessate alla tua quotidiana attività. Hai rinnovato la comunicazione della Chiesa: se Giovanni Paolo II fu il papa della televisione, tu sei quello dei social network. La cosa che era mancata nell'ultima fase del povero Karol Wojtyla ammalato e sofferente e nel pontificato di Papa Benedetto XVI, era l'empatia coi giovanissimi. Quella attitudine che invece tu hai. Sei stato capace di ricreare un dialogo coi ragazzi: con gesti semplici d'affetto durante le occasioni pubbliche, rispondendo di persona alle lettere, con le telefonate a sorpresa (già, abbiamo scoperto che il Papa telefona!). Con piccoli e grandi (ma sicuramente significativi) atti di carità. Sciogliendo coaguli di potere fin troppo radicati ed estesi nella grande macchina della Chiesa Cattolica. Hai ricordato al mondo che il primato di autorità del vescovo di Roma non si esercita con un anello d'oro, con un'auto blindata e con le scarpe Prada. Ma parlando e scherzando coi ragazzi (abbiamo scoperto che il Papa può farsi anche le foto col cellulare!); affrontando il tema dell'omosessualità in maniera moderna, salendo una semplice utilitaria per andare da un Capo di Stato. Affrontando a viso aperto la vergogna della pedofilia e delle molestie sessuali all'interno della Chiesa.

Chi scrive non ha il dono della fede e pensa che il destino di tutti noi sia strettamente legato ad una responsabilità: lasciare ai posteri un mondo migliore di come l'abbiamo trovato. Uomini come te, caro Papa Francesco, guide spirituali e morali così incisive, così preminenti, non possono che fare del bene a tutti noi. Al di là del credo religioso. Qualche mese fa a Fanpage.it pubblicammo un articolo su come fare per scriverti o come fare per assistere alle tue udienze pubbliche. Sotto quel pezzo, potenza dei social network, nel corso delle settimane si sono accumulate decine di lettere, di preghiere, di considerazioni. Storie di speranza e disperazione, di attesa e gioia.

«Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza» hai detto, durante l'omelia dello scorso 19 marzo, festa di San Giuseppe. Sbaglierò sicuramente, ma a me sembra l'ideale risposta a quel «Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza» pronunciato molti anni or sono da un altro famosissimo leader argentino. Che avrò cura di non nominare, altrimenti ti accusano nuovamente di essere un comunista.

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Carceri il decreto arriva in Cdm: 3mila detenuti in meno

Fonte: FANPAGE

Se a questa cifra si aggiungono i 4mila usciti per le precedenti misure, il totale sale a 7 mila. Cancellieri: "Ci saranno misure per favorire la cura dei tossicodipendenti in comunità di recupero, consentendo anche ai tossicodipendenti recidivi di partecipare a programmi di recupero alternativi".

“Martedì (oggi – ndr) porteremo in Consiglio dei ministri dei provvedimenti molto importanti sulla giustizia penale e civile e sulle carceri”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, parlando a margine di una visita all'istituto penitenziario di Bollate (Milano). Provvedimenti che dovrebbero produrre “un calo stimato e potenziale di circa 3mila detenuti”. Se a questa cifra si aggiungono i 4mila usciti in virtù delle precedenti misure, la cifra sale a 7mila. E' “un decreto legge sulle carceri che tocca le categorie dei tossicodipendenti e degli stranieri e un disegno di legge su processo civile e processo penale” ha aggiunto il Guardasigilli.

Faranno parte del pacchetto, il braccialetto elettronico obbligatorio per i condannati ai domiciliari, salvo diversa disposizione del magistrato di sorveglianza, l’istituzione del Garante nazionale dei detenuti (in tutela extra-giudiziale dei diritti di quanti si trovano in carcere), l’innalzamento, rispetto agli attuali 45, dei giorni di liberazione anticipata ogni 6 mesi per buona condotta, il passaggio da 3 a 4 anni del periodo in cui si può beneficiare dell’affidamento in prova ai servizi sociali. Per quanto riguarda i detenuti tossicodipendenti, ci sarà la possibilità d affido terapeutico per favorire la cura nelle comunità di recupero anche in caso di recidiva per reati minori. Prevista anche un'altra misura per gli extracomunitari colpevoli di reati: in alcuni casi gli ultimi due anni di carcere li sconteranno nelle prigioni dei paesi di origine. Il provvedimento avrà valore retroattivo dal gennaio 2010 e varrà due anni dall’entrata in vigore della legge.

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Papa Francesco: “La Chiesa non è rifugio per gente triste, ma casa della gioia”

Fonte: Fanpage.it

Il Pontefice nel suo Angelus ricorda: "Questa è la domenica della gioia e la Chiesa è la casa della gioia".

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la terza domenica di avvento, detta anche la domenica della gioia, papa Francesco torna a parlare del rapporto dei cristiani con Dio e nel suo Angelus commenta con passione le letture. Il messaggio è rivolto ai tanti fedeli che affollano piazza San Pietro in questi giorni in cui ci si avvicina al Natale ed è chiaro: “La Chiesa non è un rifugio per gente triste, la Chiesa è la casa della gioia!”. E, continua il Pontefice: “Grazie all'aiuto di Dio, noi possiamo sempre ricominciare da capo, riaprire gli occhi, superare la tristezza e il pianto e intonare un canto nuovo”.

Poco prima poi Bergoglio aveva salutato i tanti bambini in piazza, giunti per quello che è un appuntamento tradizionale romano: la benedizione dei bambinelli. A loro il papa ha mandato un saluto, dicendosi “dispiaciuto perché siete sotto la pioggia”, ma ribadendo: “Io sono con voi e quando pregherete davanti al vostro presepe, ricordatevi anche di me, come io mi ricordo di voi. Vi ringrazio e buon Natale”.

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Terra Dei Fuochi: M5S vuole prelievi alla discarica ma il direttore si rifiuta

Fonte: Fanpage

E' polemica tra i parlamentari del Movimento 5 Stelle, in visita ispettiva presso Cava Sari, e i gestori della discarica di Terzigno: i due parlamentari volevano effettuare dei prelievi sulle acque.

“Non siete autorizzati a prelevare campioni d'acqua”: è polemica tra esponenti del Movimento 5 Stelle, in visita ispettiva presso Cava Sari, e i gestori della discarica di Terzigno, tristemente famosa per i veleni e le proteste dei comitati nel 2010, spesso represse con la violenza. Il deputato Luigi Gallo e il senatore Andrea Cioffi, entrambi del Movimento 5 Stelle, hanno effettuato una visita ispettiva all'interno della discarica, l'unica legalmente gestita in un guazzabuglio tossico di discariche abusive sequestrate dall'autorità giudiziaria.

E' di poco più di un mese fa la notizia riportata dal Fatto Quotidiano secondo la quale, nel 2012, in una relazione di gestione c'era la presenza costante di due sostanze: il tricloropropano e il dibrometano, solventi altamente cancerogeni. In seguito, nella relazione 2013, di queste sostanze non c'è più traccia:  “Il gestore all’atto dell’ispezione non ha segnalato altre situazioni di criticità oltre quelle note e relative prevalentemente ai parametri ferro, manganese e fluoruri. Ciò contrasta con quanto descritto nella Relazione di gestione 2012, pagina 22, in cui il gestore dichiara l’avvenuto superamento dei limiti, sistematicamente e a partire dal mese di aprile 2012, in tutti i pozzi di monitoraggio, per il tricloropropano e il dibromoetano”. Così si legge nel “rapporto conclusivo delle attività di ispezione ambientale ordinaria”. I due parlamentari sono andati in visita ispettiva in relazione a questo e per dare seguito a una interrogazione parlamentare che, a luglio scorso, chiedeva maggiori controlli e l’intervento del Nucleo Operativo Ecologico (Noe)

Qualche momento di tensione con il comitato delle Mamme vulcaniche, animatrici della protesta antidiscarica del 2010, esasperate dall'immobilismo che affligge quell'area da anni: “Perché noi non possiamo entrare? – chiede Luisa Lettieri, una delle attiviste storiche – Qui tutti vengono a fare solo passerelle”.

Accompagnati da due tecnici, i parlamentari hanno chiesto anche di poter effettuare dei prelievi, anche in considerazione del fatto che la discarica sorge nel Parco Nazionale del Vesuvio, in mezzo ad altre discariche abusive e tra numerosi vigneti e uliveti. “L'uso irriguo è stato vietato da un'ordinanza sindacale – ricorda il tecnico che accompagna i  5 Stelle – Ma vogliamo rassicurare i cittadini”. A questo, scoppia la bagarre: senza autorizzazione preventiva e senza contraddittorio, inviando i campioni ad uno stesso laboratorio, non se ne fa niente. Ma i parlamentari promettono: “Lo faremo la prossima volta, torneremo”.

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Esasperato dallo shopping della fidanzata si uccide al centro commerciale

Fonte: Fanpage

E' accaduto in Cina, dove dopo ore di shopping l'uomo ha litigato con la ragazza prima di togliersi la vita.

 

Esasperato dallo shopping sfrenato a cui si era dedicata la fidanzata, un ragazzo cinese di Xuzhou, nella provincia di Jiangsu nell'est della Cina, dopo un litigio con la ragazza si è tolto la vita all'interno di un centro commerciale del Paese orientale. Come racconta il quotidiano britannico Daily Mail, il 38enne aveva accompagnato la sua donna a fare shopping in un centro commerciale del posto nel quale poi erano rimasti per oltre cinque ore a fare compere tra i negozi. Al termie dello shopping sfrenato l'uomo aveva finalmente convinto la donna ad a andarsene ma giunta nei pressi dell'uscita la ragazza ha insistito per rimanere ancora attratta da un negozio dove era in corso una svendita di scarpe. A questo punto secondo alcuni testimoni citati sempre dal quotidiano britannico l'uomo sarebbe andato su tutte le furie e avrebbe inveito contro la fidanzata. Dalla discussione sarebbe nato un violento diverbio tra i due culminato poi nel gesto estremo del ragazzo che è saltato nel vuoto da un piano superiore del centro commerciale. Il giovane si è lanciato da un balcone precipitando su alcune bancarelle posizionate nella hall del centro commerciale. Immediato l'intervento dei soccorsi ma per lui non c'è stato nulla da fare

 

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