Morto a 15 anni per troppo lavoro, assemblava gli iPhone

Morto a 15 anni per troppo lavoro, assemblava gli iPhone HTTP://fanpage.it

Fonte: FANPAGE

Nuove polemiche sullo sfruttamento di manodopera alla Pegatron, sulle linee di produzione dell'iPhone 5C. Un giovane di 15 anni muore per polmonite dopo un mese di lavoro: è la quinta morte sospetta nell'azienda.

Ci sono delle storie che quando si leggono sembrano inverosimili. E’ successo (ancora) in Cina, e purtroppo questa volta è capitato ad un ragazzino, con poco più di 15 anni. In una fabbrica della Pegatron, un’azienda che assieme alla Foxconn (a sua volta tristemente famosa per i numerosi suicidi da parte dei dipendenti), assembla e produce parte della componentistica per i dispositivi di Apple. Si tratta della quinta morte sospetta in questa azienda, ed ormai l’ipotesi della coincidenza è assolutamente da scartare.

Si chiamava Shi Zaokun e lavorava nell’azienda da poco più di un mese, grazie ad un’assunzione che sarebbe avvenuta con diverse irregolarità, una su tutte l’età: secondo quanto sostiene China Labor Watch (un’associazione con base negli Stati Uniti, il cui scopo è quello di denunciare gli sfruttamenti sul lavoro in Cina), Shi aveva solo 15 anni, ma nei documenti dell’ospedale dove è stato ricoverato e dove è deceduto, risultava averne 20. L’ovvia ipotesi è che per assumerlo ed evitare tutti i divieti di far lavorare un minorenne, l’azienda abbia falsificato la data di nascita sui documenti, facendolo risultare più grande di cinque anni.

Dall’altra parte invece, i rappresentanti legali di Pegatron sostengono a voce alta che sarebbe stato il ragazzo ad aumentare la sua età pur di farsi assumere, presentando tutta una serie di documentazioni false, in modo da ottenere un posto di lavoro che l’avrebbe costretto a lavorare fino a 12 ore senza fermarsi un attimo.

Pegatron ha ovviamente negato con forza qualsiasi collegamento tra il lavoro e le morti dei suoi dipendenti, e la stessa Apple dopo aver inviato sul posto un team di medici esperti a valutare le condizioni di lavoro, ha ufficialmente dichiarato di non aver riscontrato nulla di anomalo.

China Lavor Watch ha chiesto di poter effettuare l’autopsia per riuscire ad individuare le cause della morte del ragazzo, processo ospedaliero che costerebbe circa 1500 euro, cifra che la famiglia non riuscirebbe a coprire minimamente. Per questo motivo, l’associazione ha dato il via ad una raccolta fondi per raggiungere la somma necessaria.

Quella di Shi è solo una delle tante storie di sfruttamento in Cina: secondo le ultime stime ufficiali, sono circa 600 mila le morti all’anno per il troppo lavoro. Numeri assurdi, che rappresentano una realtà davvero disumana, finanziata per lo più dall’implacabile consumismo dei paesi occidentali.

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