ARTE

ARTE (940)

NELLA MENTE DI VINCENZO SCAMOZZI

Un intellettuale architetto al tramonto del Rinascimento
Vicenza, Palladio Museum, 25 maggio - 20 novembre 2016

Un progetto condiviso di Canadian Centre for Architecture e CISA Andrea Palladio,
in collaborazione con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin nel quattrocentesimo anniversario della morte di Vincenzo Scamozzi (1616-2016)

Come si diventa architetto nel Rinascimento? Spesso nella bottega di un pittore, come Bramante in quella di Piero della Francesca. Altre volte – è il caso di Palladio – fra i blocchi di pietra di un cantiere. Vincenzo Scamozzi (1548-1616) inaugura una strada diversa: figlio di un facoltoso impresario edile, è il primo architetto moderno a formarsi partendo dalla biblioteca. I libri saranno i mattoni del suo progetto: fare architetture fondate su una visione teorica rigorosa, capace di includere conoscenze nuove, provenienti da altri paesi e altre culture, a partire dalla tradizione gotica, e dagli stimoli delle nuove scienze.

In occasione del quattrocentesimo anniversario della morte di Scamozzi, avvenuta a Venezia nel 1616, il Palladio Museum e il Canadian Centre for Architecture di Montreal – in collaborazione con Stiftung Bibliothek Werner Oechslin di Zurigo – realizzano la mostra “Nella mente di Vincenzo Scamozzi”: l’obiettivo è raccontare come Scamozzi concepiva le proprie architetture. La mostra propone quindi un viaggio attraverso i volumi della biblioteca personale di Scamozzi (ritrovati in biblioteche e collezioni italiane ed europee con un lungo lavoro di ricerca da parte della studiosa americana Katherine Isard) e i suoi affascinanti disegni di architettura. Fra questi ultimi saranno in mostra il celebre foglio con il progetto del duomo di Salisburgo (1607), che rientra per la prima volta in Italia dalle collezioni del Canadian Centre for Architecture di Montreal, e l’album di disegni di cattedrali gotiche francesi che Scamozzi, primo fra tutti gli architetti rinascimentali, realizzò durante un viaggio fra Parigi e Venezia nell’anno 1600. Per coinvolgere il pubblico non specialista, la mostra affianca ai materiali originali un ricco apparato di modelli tridimensionali e di animazioni video prodotte per l’occasione dal Palladio Museum.

Scamozzi è l’ultimo dei grandi architetti del Rinascimento, stretto fra la tradizione trionfale della generazione di Palladio e il mondo nuovo di Galileo Galilei. Cerca una propria dimensione in una visione dell’architettura come pratica razionale, attenta agli aspetti funzionali, all’economia dei mezzi, ma anche a un nuovo rapporto con il paesaggio, producendo capolavori come la Rocca Pisana di Lonigo, il teatro di Sabbioneta, le Procuratie Nuove in piazza San Marco a Venezia.

In occasione della mostra vengono editi da Marsilio la raccolta di studi e il catalogo della mostra a cura di Franco Barbieri, Guido Beltramini, Katherine Isard, Werner Oechslin con studi, fra gli altri, di Hubertus Günther, Mario Piana, Margaret Daly Davis, Wolfgang Lippmann, Fernando Marías, José Riello, Massimo Bulgarelli, Konrad Ottenheym, Deborah Howard.

Informazioni
Aperta dal martedì alla domenica, 10-18.
Biglietto: intero € 6,00 - ridotto € 4,00 - scuole € 2,00 - Palladio family € 10,00
http://www.palladiomuseum.org/exhibitions/scamozzi
Twitter / Facebook / Instagram: PalladioMuseum
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Tel. +39 0444 323014 / Fax 0444 322869

Ufficio stampa
Studio Esseci di Sergio Campagnolo
http://www.studioesseci.net
Tel. +39 049 663499 / Fax +39 049 655098
Referente: Roberta Barbaro Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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Walker Evans a PM

XI edizione Fotografia Europea

Reggio Emilia Palazzo Magnani 7 maggio - 10 luglio 2016
Palazzo Magnani presenta, per la prima volta in Italia, due mostre dedicate al grande maestro della fotografia americana Walker Evans: l’intenso lavoro foto-redazionale degli anni trenta e gli scatti dei maestri italiani rivelano la potenza della fotografia d’autore.

WALKER EVANS Anonymous
a cura di David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé
In anteprima nazionale, dopo le tappe europee di Arles e Bruxelles, arriva a Palazzo Magnani il grande maestro della fotografia americana Walker Evans. In mostra oltre 200 tra fotografie d’epoca e riviste originali che presentano il lavoro foto-redazionale sviluppato da Evans sulle riviste americane a partire dal 1929. Mentre i mass media indugiavano sul culto della celebrità e del consumismo, Evans fotografava anonimi cittadini e la loro vita quotidiana, creando immagini dirette e frontali delle condizioni del Paese, con uno stile austero e distaccato privo di ogni forma di idealismo romantico. I suoi intensi scatti, prevalentemente in bianco e nero, lo hanno consacrato pioniere della straight photography e sono divenuti simboli della cultura americana degli anni del New Deal.
WALKER EVANS Italia
a cura di Laura Gasparini
Una mostra inedita che presenta, in anteprima nazionale, una selezione di fotografie di Walker
Evans provenienti da collezioni pubbliche e private italiane. Uno straordinario viaggio alla scoperta delle radici americane della fotografia italiana del dopoguerra e dell’influenza che Evans ebbe sulla cultura visiva italiana dell’epoca. Accanto alle oltre 50 opere del maestro americano, sarà possibile ammirare numerosi libri ed edizioni rare presenti nelle raccolte personali di Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Luigi Ghirri, insieme ad alcuni scatti esemplari degli stessi maestri italiani scaturiti dalla riflessione sulla lezione del grande Walker Evans.

INFO, ORARI E INGRESSI
Fondazione Palazzo Magnani
corso Garibaldi 29 – Reggio Emilia
www.palazzomagnani.it
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tel. 0522 454437

Per maggiori informazioni: http://palazzomagnani.invionews.net/user/xfu5cnj/show/wuhbyhy?_t=b0e8e236

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HELMUT NEWTON. FOTOGRAFIE. WHITE WOMEN / SLEEPLESS NIGHTS / BIG NUDES

Dal 07 Aprile 2016 al 07 Agosto 2016
VENEZIA
LUOGO: Casa dei Tre Oci

CURATORI: Matthias Harder, Denis Curti

ENTI PROMOTORI:
Fondazione di Venezia

COSTO DEL BIGLIETTO: 12 € intero, 10 € ridotto studenti under 26 anni, over 65, titolari di apposite convenzioni, 8 € ridotto speciale gruppi superiori alle 15 persone, 24 € ridotto famiglia (2 adulti + 2 under 14), 5 € ridotto scuole. Gratuito bambini fino ai 6 anni, un accompagnatore per ogni gruppo, disabili e accompagnatore, due insegnanti accompagnatori per classe, giornalisti con tessera, guide turistiche

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 041 2412332
E-MAIL INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
SITO UFFICIALE: http://www.treoci.org

COMUNICATO STAMPA: La Casa dei Tre Oci, un progetto di Fondazione di Venezia, condotto in partnership con Civita Tre Venezie, con questa mostra conferma il proprio ruolo nel panorama della cultura artistica e della fotografia in particolare, con i propri spazi esclusivamente dedicati alla fotografia.
La galleria immagini della mostra ai Tre Oci
Dal 7 aprile al 7 agosto 2016, la mostra Helmut Newton. Fotografie. White Women / Sleepless Nights / Big Nudes presenta, per la prima volta a Venezia, oltre 200 immagini di Helmut Newton, uno dei fotografi più importanti e celebrati del Novecento.
L’esposizione, curata da Matthias Harder e Denis Curti, è organizzata in collaborazione con la Helmut Newton Foundation. È il frutto di un progetto nato nel 2011 per volontà di June Newton, vedova del grande fotografo.

La rassegna raccoglie le immagini di White Women, Sleepless Nights e Big Nudes, i primi tre libri di Newton pubblicati alla fine degli anni ‘70, volumi oggi considerati leggendari e gli unici curati dallo stesso Newton.
Nel selezionare le fotografie, Newton mette in sequenza, l’uno accanto all’altro, gli scatti compiuti per committenza con quelli realizzati liberamente per se stesso, costruendo una narrazione in cui la ricerca dello stile, la scoperta del gesto elegante sottendono l’esistenza di una realtà ulteriore, di una vicenda che sta allo spettatore interpretare.

White Women
In White Women, pubblicato nel 1976, Newton sceglie 81 immagini (42 a colori e 39 in bianco e nero), introducendo per la prima volta il nudo e l’erotismo nella fotografia di moda. In bilico tra arte e moda, gli scatti sono per lo più nudi femminili, attraverso i quali presentava la moda contemporanea. Queste visioni trovano origine nella storia dell’arte, in particolare nella Maya desnuda e nella Maya vestida di Goya, conservati al Prado di Madrid.
La provocazione lanciata da Newton con l’introduzione di una nudità radicale nella fotografia di moda è stata poi seguita da molti altri fotografi e registi e rimarrà simbolo della sua personale produzione artistica.

Sleepless Nights
Sono ancora le donne, i loro corpi e gli abiti, i protagonisti di Sleepless Nights, pubblicato nel 1978. In questo caso, però, Newton si avvia a una visione che trasforma le immagini da foto di moda a ritratti, e da ritratti a reportage quasi da scena del crimine. È un volume a carattere più retrospettivo che raccoglie 69 fotografie (31 a colori e 38 in bianco e nero) realizzate per diversi magazine (Vogue, tra tutti) ed è quello che definisce il suo stile rendendolo un’icona della fashion photography.
I soggetti, generalmente modelle seminude che indossano corsetti ortopedici, donne bardate con selle in cuoio, nonché manichini per lo più amorosamente allacciati a veri esseri umani, vengono colti sistematicamente fuori dallo studio, spesso in atteggiamenti provocanti, a suggerire un uso della fotografia di moda come puro pretesto per realizzare qualcosa di totalmente differente e molto personale.

Big Nudes
Con questo volume del 1981, Newton raggiunge il ruolo di protagonista nella storia dell’immagine del secondo Novecento.
I 39 scatti in bianco e nero di Big Nudes inaugurano una nuova dimensione della fotografia umana: quella delle gigantografie che, da questo momento, entrano nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.
Nell’autobiografia dell’artista pubblicata nel 2004, Newton spiega come i nudi a figura intera ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato, da cui ha prodotto le stampe a grandezza naturale di Big Nudes, gli fossero stati ispirati dai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF (Rote Armee Fraktion).

Helmut Neustätder, in arte Helmut Newton, nasce a Berlino il 31 ottobre del 1920 da una ricca famiglia di origine ebrea. L’ambiente della borghesia berlinese gli permette di seguire le proprie passioni e di avvicinarsi al mondo della fotografia fin dalla giovane età: a soli 12 anni acquista infatti la sua prima macchina fotografica.
Con la diffusione delle leggi razziali naziste, lascia la Germania nel 1938 e trova temporaneamente rifugio a Singapore, ma poco dopo si vede internato ed espulso in Australia dalle autorità britanniche. A Sydney si arruola con l’esercito australiano per combattere nella II Guerra Mondiale. Grazie alla devozione nei confronti del paese che lo ospita, nel 1946 ottiene la cittadinanza australiana, e nel 1948 conosce e sposa l’attrice e fotografa June Brunnell (in arte June Browne o Alice Springs), alla quale resterà legato per oltre 50 anni.
Dopo la guerra lavora come fotografo freelance a Melbourne, collaborando con diverse riviste tra cui Playboy. Nel 1961 si trasferisce a Parigi, dove inizia a conoscere fama e popolarità grazie ai suoi scatti, pubblicati dalle più note riviste di moda internazionali come Vogue, Elle, GQ, Vanity Fair e Marie Claire, ed esposti in tutto il mondo.
Nel 1976 pubblica il suo primo volume di fotografie White Women, immediatamente osannato dalla critica per il rivoluzionario gusto estetico, segnato da un erotismo predominante. Raggiunge l’apice della carriera e della fama a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 con le serie Sleepless Nights e Big Nudes, quando inizia inoltre a lavorare per grandi firme come Chanel, Versace, Blumarine, Yves Saint Laurent, Borbonese e Dolce&Gabbana.
Conclude la sua carriera nel 1984, realizzando con Peter Max il video dei Missing Persons, Surrender your Heart. Si ritira così a vita privata, vivendo tra Montecarlo e Los Angeles. Muore il 23 giugno del 2004, a 83 anni, in un incidente stradale a bordo della sua Cadillac.

Per maggiori informazioni e per scaricare i materiali, visitare: http://www.arte.it/calendario-arte/venezia/mostra-helmut-newton-fotografie-white-women-sleepless-nights-big-nudes-23009

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REGGIO CALABRIA IN FESTA PER L'INAUGURAZIONE DEL NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

Reggio Calabria - Il 30 aprile, al termine di un lungo iter di rinnovamento avrà ufficialmente luogo l’apertura del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La giornata si annuncia come una festa per la città e per tutta l’area dello Stretto che saluterà il gran ritorno di un polo ampliato negli spazi e allestito con reperti appositamente restaurati e pezzi mai esposti in precedenza.

Le novità dell'esposizione permanente
Tutti i livelli dell'esposizione permanente saranno inaugurati e dalle 15, al termine di una cerimonia che conterà sulla presenza del Ministro Franceschini, il pubblico potrà finalmente ammirare gratuitamente le opere conservate a Palazzo Piacentini. L'ingresso libero sarà assicurato anche nella giornata del 1 maggio in coincidenza con la domenicaalmuseopromossa dal Mibact ogni prima domenica del mese.

Oltre ai Bronzi di Riace e ai pezzi delle collezioni distribuiti nelle nuove sale in oltre 200 vetrine, sarà consentito l'accesso anche alla mostra temporanea "Olimpo. Dei ed eroi del mondo greco" che estenderà la programmazione fino al 31 maggio.

Nella sezione preistorica, a quasi cinquant'anni dalla loro scoperta saranno esposti gli enormi resti dell'Elephas Antiquus riemersi sulle colline di Archi e risalenti al II periodo interglaciale. Ma l'attesa più grande riguarda un grande mosaico con scena di palestrarinvenuto nel sottopalazzo Guarna dopo il terremoto del 1908 e l'apertura delle Tombe ellenistiche scoperte durante i lavori di costruzione di Palazzo Piacentini. Un assoluto vanto per il Museo di Reggio che nelle sue viscere conserva una vera e propria necropoli.

Lo spirito di grande festa sarà accompagnato da uno speciale annullo filatelico e preceduto invece da tre giorni di chiusura del complesso - dal 26 al 29 aprile - per consentire i preparativi.

 

LUDOVICA SANFELICE - ARTE.IT

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ANTONELLO DA MESSINA A PALAZZO MADAMA

Torino - Nell'elegante Camera delle Guardie di Palazzo Madama, un allestimento scenografico appositamente progettato accoglierà il "Ritratto d'uomo" di Antonello da Messina, una delle opere più prestigiose della collezione torinese che dal 22 aprile al 27 maggio troverà la compagnia di un altro capolavoro dell'artista siciliano.

Grazie all'eccezionale collaborazione stretta con il Museo regionale di Messina, la città sabauda avrà infatti l'onore di ospitare la tavola bifronte che da un lato rappresenta l'"Ecce homo" (verso) e dall'altro la "Madonna con il Bambino benedicente e francescano in adorazione" (recto). Un'opera a lungo oggetto di dibattito, la cui attribuzione è avvenuta solo nel 2003, anno in cui la Regione Sicilia si decise ad acquistarla all'asta e destinarla al museo messinese.

Il prestito si inserisce in un progetto della Fondazione Torino Musei e del Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama che mira a fare sistema con realtà analoghe per sviluppare la capacità di fruizione di grandi capolavori. Un programma di art sharing che dal 1 giugno al 10 luglio trasferirà le opere a Messina, la dove la memoria dell'artista e della sua fine pittura capace di fondere armonicamente tradizione fiamminga e scuola italiana in volumi di misteriosa e solenne bellezza è custodita con gelosia.

LUDOVICA SANFELICE
20/04/2016

Per maggiori informazioni visitare: http://www.arte.it/notizie/torino/antonello-da-messina-a-palazzo-madama-11681

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VIAGGIO NELLA MENTE DI ARIOSTO PER I CINQUECENTO ANNI DELL'ORLANDO FURIOSO

Ferrara - Il 22 aprile del 1516, una tipografia di Ferrara finiva di stampare l'’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Il poema venne ampliato e corretto fino al 1532, ma questa data segnò l'inizio del viaggio di un'opera cardinale nella storia della letteratura italiana.

Il cavaliere che esce di senno per amore della bella Angelica fu il primo bestseller e grazie al ricco universo immaginario in cui la vicenda fu ambientata, tanto nella sua epoca quanto in quelle successive, produsse e ispirò immagini e oggetti. Un segno indelebile che acinquecento anni di distanza la Fondazione Ferrara Arte e il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo celebrano con l'esposizione "Orlando Furioso. Cosa vedeva Ariosto quando qchiudeva gli occhi" che inaugurerà a Palazzo dei Diamantiil prossimo 24 settembre.

Una mostra dal carattere trasversale che raccoglierà dipinti, arazzi, sculture, ceramiche, manoscritti miniati, stumenti musicali e armi orcherstrando un incantesimo volto ad immergere i visitatori nelle fantasie che popolavano la mente dell'Ariosto nell'attività di componimento. Quando davanti ai suoi occhi si spalancavano campi di battaglia e si agitavano duelli.

In cerca delle possibili fonti iconografiche, delle muse di un così prodigioso esercizio, i curatori Guido Beltramini e Adolfo Tura, con la consulenza di un comitato scientifico di studiosi del poema e di storici dell'arte, e con il sostegno di grandi musei del mondo, hanno dato vita ad un viaggio nelle visioni ariostesche rintracciando capolavori di grandi artisti contemporanei del poema.
Al richiamo del corno di Roncisvalle hanno risposto opere come la Scena di Battaglia diLeonardo, Il Gattamelata di Giorgione, l'Andromeda liberata da Perseo di Piero di Cosimo che ispirò il salvataggio di Angelica dalle spire del drago, la Minerva caccia i vizi dal giardino delle virtù di Andrea Mantegna che dal Louvre verrà a testimoniare come le figure fantastiche che Ariosto vide nel camerino d’'Isabella d’'Este siano simili alle creature incontrate da Ruggero nel regno di Alcina. E ancora Baccanale degli Andrii di Tiziano, straordinaria concessione del Prado, e poi Raffaello e Michelangelo muse dei successivi rimaneggiamenti del poema trasformato dallo stesso Ariosto anche sul fronte linguistico con la bonifica del testo dai localismi.

LUDOVICA SANFELICE
21/04/2016

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AGOSTINO CANCOGNI. ORIZZONTI

Dal 01 Febbraio 2016 al 01 Aprile 2016
VIAREGGIO | LUCCA

LUOGO: Gruppo Deutsche Bank Finanza e Futuro
CURATORI: Piero Garibaldi

ENTI PROMOTORI:
Con il patrocinio di
Ass.ne Culturale Archivio Grazia Leoncini
La Marguttiana
Museo Ugo Guidi

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 349 0908365

E-MAIL INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

COMUNICATO STAMPA:
Nel corso del 2015 Agostino Cancogni ha allargato i propri “Orizzonti” professionali ed umani.
L'esperienza vissuta durante la “Jinling Artist in Residence Program” ha consentito al pittore versiliese, in compagnia di altri colleghi toscani, di trascorrere un intenso mese lavorativo in Cina durante il quale il contatto con l'ambiente accademico, la critica ed il pubblico fruitore di arte ha permesso alle opere dell'artista di essere apprezzate.
Il progetto culturale, a cura del Professor Andrea Baldini, è stato organizzato dalla Nanjing International Cultural Exchange Association e dall'Art Institute of Nanjing University in collaborazione con il Museo Ugo Guidi di Forte dei Marmi e l'Università di Pisa.
Il percorso di appuntamenti si è articolato in “Colorful Tuscany: An Invited Exhibition of Italian Artists” ospitata presso il Sifang Art Museum, “Through The Looking Glass: Another Day in Tuscany” allestita al Fangshan Art Village e “New Ways of Seeing”accolta nella Nanjing University Gallery e al Xianlin Campus.
Il gradimento nei confronti di Cancogni non si è limitato al contesto delle mostre ma in qualità di rappresentate dell'arte italiana è stato protagonista di conferenze ed incontri, come “China Meets Italy: a Conversation on Contemporary Art”, che hanno riscosso l'attenzione dei media i quali attraverso articoli ed interviste, documentati presso il sito e la pagina fb della residenza, hanno promosso l'iniziativa.
“Orizzonti” a cura di Piero Garibaldi svela, dal 1 Febbraio al 1 Aprile, una serie di lavori messi a punto nello studio universitario di Nanchino, ammirabili dal Lunedì al Venerdì con orario 9:30- 13:30/15:30-17:30 presso “Gruppo Deutsche Bank Finanza e Futuro”, in Via S.Andrea 209, ang. Via Mazzini, a Viareggio.
L'incontro con l'artista previsto dalle 17 alle 18:30 del 5 Febbraio e del 1 Aprile sarà momento per approfondire l'argomento del periodo trascorso in oriente con riferimenti per informazioni al 3490908365 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
L' Ass.ne Culturale Archivio Grazia Leoncini, La Marguttiana ed il Museo Ugo Guidi patrocinano “Orizzonti” che è preambolo alla mostra celebrativa della residenza che verrà inaugurata nello stesso Museo il 14 Febbraio.

Per maggiori informazioni, visitare: http://www.arte.it/calendario-arte/lucca/mostra-agostino-cancogni-orizzonti-23767

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IL SIMBOLISMO. ARTE IN EUROPA DALLA BELLE ÉPOQUE ALLA GRANDE GUERRA

Dal 03 Febbraio 2016 al 05 Giugno 2016
MILANO
LUOGO: Palazzo Reale

CURATORI: Michel Draguet, Fernando Mazzocca, Claudia Zevi

ENTI PROMOTORI:
Comune di Milano Cultura
Palazzo Reale
24 ORE Cultura – Gruppo 24 Ore

COSTO DEL BIGLIETTO: intero 12 €, ridotto 10 €, ridotto speciale 6 €, famiglia € 10 adulto (1 o 2 adulti) € 6 per bambino da 6 a 14 anni

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 02 54914

E-MAIL INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

SITO UFFICIALE: http://www.mostrasimbolismo.it

COMUNICATO STAMPA:
“Il Simbolismo. Dalla Belle Époque alla Grande Guerra” è una grande mostra che si inserisce in un preciso programma che Palazzo Reale dedica all’arte tra fine Ottocento e inizio Novecento e che ha già visto l’inaugurazione di Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau (fino al 20 marzo 2016).

Promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e Arthemisia Group, la mostra è curata da Fernando Mazzocca e Caludia Zevi con la consulenza alla curatela di Michel Draguet.
Dal 3 febbraio al 5 giugno 2016, le sale di Palazzo Reale proporranno il confronto di oltre 150 opere tra dipinti, sculture e una eccezionale selezione di grafica, che rappresenta uno dei versanti più interessanti della produzione artistica del Simbolismo, provenienti da importanti istituzioni museali italiane ed europee oltre che da collezioni private, rievocando l’ideale aspirazione del Simbolismo a raggiungere un effetto unitario per creare un’arte totale.

Nelle varie accezioni in cui si è manifestato in Europa – dall’Inghilterra alla Francia, dal Belgio all’area nordica, dall’Austria all’Italia – il Simbolismo ha sempre dato un grande rilievo ai miti e ai temi che coincidevano con i grandi valori universali della vita e della morte, dell’amore e del peccato, alla costante ricerca dei misteri della natura e dell’umana esistenza.
Attraverso 18 sezioni tematiche il percorso espositivo evocherà le atmosfere e la dimensione onirica che i diversi artisti desideravano raggiungere per superare le apparenze: il visitatore attraverserà questo periodo passando dalla dimensione onirica di Fernand Khnopff alle ardite invenzioni iconografiche di Klinger, dalle rappresentazioni demoniache di Odillon Redon e Alfred Kubin alle rappresentazioni dei miti di Gustave Moreau, dal sentimento di decadenza di Musil al vitalismo di Hodler, ma anche le suggestioni dei Nabis, le interpretazioni dell’amore di Giovanni Segantini e la magia della decorazione di Galileo Chini.

In mostra sono presenti diverse opere presentate alle Biennali di Venezia che sono state una straordinaria vetrina di confronto internazionale, dove i protagonisti del Simbolismo europeo, come von Stuck, Hodler, Klimt, hanno dialogato con gli italiani. Tra questi vanno segnalati soprattutto Sartorio presente con l’imponente ciclo pittorico “Il poema della vita umana”, realizzato per la Biennale del 1907, quella dove venne allestita la famosa “Sala dell’Arte del Sogno” che ha rappresentato la consacrazione ufficiale del Simbolismo. La mostra si chiude immergendo lo spettatore nell’atmosfera fantastica delle “Mille e una notte”, il ciclo decorativo realizzato da Zecchin alla vigilia della Grande Guerra.

Per maggiori informazioni, visitare: http://www.arte.it/calendario-arte/milano/mostra-il-simbolismo-arte-in-europa-dalla-belle-%C3%A9poque-alla-grande-guerra-23491

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SEMEL IN ANNO - OMAGGIO AL CARNEVALE

Dal 04 Febbraio 2016 al 09 Febbraio 2016
ROMA
LUOGO: Edarcom Europa Galleria d'Arte Contemporanea

CURATORI: Francesco Ciaffi

COSTO DEL BIGLIETTO: ingresso gratuito

TELEFONO PER INFORMAZIONI: +39 06 7802620

E-MAIL INFO: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

SITO UFFICIALE: http://www.edarcom.it

COMUNICATO STAMPA:
Giovedì 4 febbraio 2016 alle 17 la galleria d'arte Edarcom Europa, in via Macedonia 12/16 a Roma, inaugura la mostra "Semel in anno - Omaggio al Carnevale", con opere di Enrico Benaglia, Angelo Colagrossi, Roberta Correnti, Marta Czok, Maurizio Massi, Ernesto Piccolo e Cynthia Segato.

Le danze popolari di Enrico Benaglia, le sagome allo specchio di Angelo Colagrossi, i Pulcinella di Roberta Correnti, le fiabe di Marta Czok, i clown di Maurizio Massi, gli Arlecchini di Ernesto Piccolo e i Pinocchi-Bacchi di Cynthia Segato sono le opere in mostra, selezionate dalla collezione della galleria, per la loro capacità di descrivere, partendo da spunti diversi e attraverso linguaggi eterogenei, i temi più rappresentativi del Carnevale: il gioco, il travestimento, la festa e lo scherzo.

Per maggiori informazioni, visitare: http://www.arte.it/calendario-arte/roma/mostra-semel-in-anno-omaggio-al-carnevale-23955

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IL FASCINO OSCURO DELLA FOTOGRAFIA FORENSE

DAL 27 GENNAIO AL 1 MAGGIO
LUDOVICA SANFELICE
26/01/2016

Torino - Come tracce al riscontro col luminol, la storia della fotografia forense si rivela davanti ai nostri occhi attraverso un nucleo di opere che ne abbracciano più di un secolo. Un focus su undici casi-studio, con cui CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia presenta a Torino “Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai Droni”, esposizione ideata da Diane Dufour che osserva le potenzialità dell’impiego scientifico del mezzo fotografico. Un ramo dell’albero che pur sporgendosi fuori dai perimetri della ricerca artistica sa esercitare su chi osserva un lugubre fascino alimentato dalla Storia.

La linea del percorso si tende quindi tra i due approcci (la fotografia artistica e quella forense sono davvero tanto dissimili?) presentando anche in Italia la “prima mostra senza opere e senza artisti”. Un esercizio sorprendente che a partire dalla schedatura con il sistema Bertillon, il riconoscimento biometrico adottato dalla polizia d’Europa e Stati Uniti e racchiuso nei due scatti di fronte e di profilo, esplora il servizio reso dalla fotografia forense in diversi ambiti legali, storici, sociali; passando dall’originale “fotografia del crimine” stampata nella Sindone e prendendo ad esempio in esame anche le prove fotografiche dei campi di concentramento utilizzate nel processo di Norimberga, o più avanti negli anni le immagini delle fosse comuni in Kurdistan e di un attacco con i droni in Pakistan.

Una conferma di quanto gli studi sulla fotografia abbiano molto da proporre anche in settori estranei all’arte e al fotogiornalismo, ma soprattutto uno spunto per riflettere una volta di più sul rapporto tra scatto e capacità di catturare la realtà e documentare la verità.

Per maggiori informazioni, visitare: http://www.arte.it/notizie/torino/il-fascino-oscuro-della-fotografia-forense-11423

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