L'eccentrica Maniera di Portelli

Carlo Portelli Restituzione della Croce Firmata e datata 1569 Tavola Borgo San Lorenzo (Firenze), Olmi, chiesa di Santa Maria Carlo Portelli Restituzione della Croce Firmata e datata 1569 Tavola Borgo San Lorenzo (Firenze), Olmi, chiesa di Santa Maria

Firenze. Dal 22 dicembre al 30 aprile la Galleria dell’Accademia dedica la mostra «Carlo Portelli. Pittore eccentrico fra Rosso Fiorentino e Vasari», a cura di Lia Brunori e Alessandro Cecchi, a un artista della Maniera fiorentina che, per quanto autore di importanti commissioni e fra i più attivi nelle imprese medicee, non ha goduto sin qui di fortuna critica.
Proprio la Galleria dell’Accademia conserva il suo capolavoro, la monumentale pala dell’Immacolata Concezione (1566) ed intorno a questa tavola visionaria e neorossesca (che scandalizzò lo storiografo Raffaello Borghini (1584) per l’irriverente nudità di Eva in primo piano) sono raccolti circa 50 fra dipinti e disegni a definire il ruolo di Portelli: non di contorno nella pittura fiorentina di metà Cinquecento per la sua originalità, fantasia e capacità di concettose invenzioni pittoriche.

Secondo Vasari, Portelli si sarebbe formato con Ridolfo del Ghirlandaio. Nel 1539 collaborava già col Salviati agli apparati effimeri per le nozze di Cosimo I con Eleonora di Toledo, portando a compimento un dipinto con l’Incoronazione di Cosimo I di cui esiste il disegno preparatorio dello stesso Salviati al Louvre, ora in mostra. Ma sono soprattutto le sue grandiose pale d’altare a dimostrare la sua attività e già quella della Trinità di Santa Felicita (poco dopo il 1544) lo rivela un artista di sapiente orchestrazione compositiva, scalando in profondità le figure nello spazio pittorico.

L’attività di pittore di soggetti religiosi culmina negli anni 1550: del 1555 l’«Annunciazione», la «Disputa sulla Trinità» in Santa Croce e l’«Adorazione dei Pastori», del 1557 l’affollato «Martirio di san Romolo» (in cui appare evidente l’influenza del Rosso). Di questo è in mostra uno studio preparatorio a matita rossa per la testa della fanciulla di profilo, caratterizzato dal suo segno filiforme, in punta di penna, che definisce sommariamente le figure (iscrittosi nel 1563 all’appena fondata Accademia del Disegno, lo sarebbe rimasto fino alla morte, nel 1574).

Gli anni 1560-1570 affiancano alle pale d’altare (il «Compianto», 1561, l’«Immacolata Concezione», 1566, la «Restituzione della Croce», 1569, il «Cristo che predica con i santi Giovanni Battista ed Evangelista e i committenti», 1571) la produzione di Sacre Famiglie (ora in musei stranieri o passate sul mercato) e allegorie della Carità (Madrid, Arezzo e Firenze) e di ritratti come testimoniano i dipinti al Musée Jacquemart-André di Fontaine-Chaalis e il Ritratto allegorico e di Giovanni dalle Bande Nere di Minneapolis.

Portelli, dopo i lavori per le nozze nel 1565 di Francesco de’ Medici e Giovanna d’Austria, chiuse la sua carriera collaborando allo Studiolo del Principe in Palazzo Vecchio con l’«Alessandro Magno e la famiglia di Dario» (disegno al Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi). Catalogo Giunti.

di Giovanni Pellinghelli del Monticello, edizione online, 16 dicembre 2015

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