L'ALCHIMIA DEL COLORE

L'Alchimia del Colore L'Alchimia del Colore

Mostra Dall’11 dicembre al 10 aprile 2016 Venezia, Palazzo Mocenigo - White Room

I rinnovati spazi al piano terra di Palazzo Mocenigo, recuperati grazie al supporto di Mavive e inaugurati lo scorso giugno, oltre alla Sala Multimediale e a un attrezzato Laboratorio del Profumo presentano anche una white room destinata ad eventi e mostre temporanee.

È qui, perfettamente in linea con la “vocazione” del museo di San Stae, sede del Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume, che viene proposto dall’11 dicembre 2015 al 10 aprile 2016 un suggestivo “viaggio” attraverso le tecniche della “tintura” naturale del tessile.

La mostra, dal titolo emblematico – L’alchimia del colore – dà conto di come tale processo abbia rappresentato una delle prime attività tecnologiche dell’uomo, la cui evoluzione, sia in ambito culturale che economico, è sempre andata di pari passo con quella umana.

A cura di Stefano Panconesi, Sissi Castellan, Chiara Squarcina e Augusto Panini l’esposizione presenta le materie prime e i prodotti del processo della tintura.
Si tratta dei tessuti e delle matasse base impiegate per la successiva lavorazione, che sono il risultato di un processo naturale avvenuto utilizzando una palette di colori attinti dalla natura – radici, fusti, cortecce, foglie, fiori, frutti e alcuni insetti – da cui derivano i pigmenti originari: giallo, rosso, blu, arancio, bruno, verde e viola.

Gli affascinanti aspetti di questa storia millenaria vengono dunque sviluppati nel percorso espositivo cha ha inizio con la descrizione delle diverse tecniche utilizzate dall’uomo fin dell’antichità per disegnare, colorare e decorare.

Esse comprendono la macerazione, la bollitura e, più in generale, tutte quelle attività che implicano l’utilizzo dell’acqua, vero e proprio elemento “fondamentale” in ogni fase di questo lavoro, fino all’avvento della chimica, nel Settecento, e alla scoperta del primo colorante di sintesi, avvenuta nel 1856 grazie al chimico inglese William Henry Perkin.

Si passano poi in rassegna le varie attrezzature utilizzate per tingere i diversi materiali. Dalle vasche in terracotta della tintoria di Pompei, ai “vagelli” in legno del Medioevo, fino alle odierne vasche in acciaio: tutte dovevano contenere acqua a sufficienza per far girare al meglio il materiale da tingere e dovevano poter essere riscaldate fino ad arrivare alla bollitura.

Vengono quindi analizzati i componenti fondamentali del processo tintoriale – acqua, sale, piante – che possono variare nella loro composizione, insieme alle sue fasi: l’estrazione del colorante, che può avvenire per fermentazione, bollitura e filtraggio, tramite acqua o alcool; il bagno di tintura, anche questo possibile in vari modi (diretta, a mordente, a riduzione e ossidazione) e l’ asciugatura, che prevede che il materiale debba essere steso all’aria in luogo ombreggiato e non a diretto contatto del sole.

Uno spazio particolare infine viene dato ai colori. Ogni pianta, minerale o insetto, dà infatti un colore diverso che combinandosi con i vari mordenti può aumentare in modo esponenziale la gradazione. Ecco allora colori più facili da ottenere, come i gialli/beige e i rossi e molto difficili – e per questo assai più costosi – come i blu e i viola, ai quali si aggiungono anche il bianco e il nero, molto complicati da ottenere con metodi naturali.

La mostra è a cura di Stefano Panconesi, Sissi Castellan, Chiara Squarcina e Augusto Panini

Per maggiori informazioni visitare il sito: http://mocenigo.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/alchimia-del-colore/2015/12/16328/alchimia-del-colore-palazzo-mocenigo/

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